Ferrara: come si fabbrica un Tartaglia

Dicembre 19, 2009 di sottoosservazione

Dietro quella storia oscena del demente e vigliacco che spara un oggetto di marmo contro la faccia di Silvio Berlusconi non c’è solo la cupa condizione della lotta politica in Italia, che dura inalterata dal Cinquecento, che riemerge a tratti nelle diverse forme del banditismo fazioso, del lavacro ideologico realizzato sulla pelle delle persone, della vendetta civile in ogni stagione, anche la più felice, della storia degli italiani.

Dietro l’intolleranza violenta di un momento c’è la farsa mite, strisciante, della tolleranza universale. Qui è lo scandalo. Quando per la prima volta la residenza privata di un uomo politico fu presa di mira da una folla inferocita e mentalmente insana, quando al termine di un comizio dell’opposizione il manipolo dei linciatori e lanciatori di monetine si trasferì sotto l’Hotel Raphael di Roma dove abitava l’uomo nero del momento, Bettino Craxi, nel nostro Paese era in pieno corso una rivolta plebea contro i partiti e le classi dirigenti, animata e nutrita da un pezzo dell’establishment con l’appoggio codino, reazionario, di un manipolo di gazzettieri e togati decisi a tutto, perfino a servirsi di un poliziotto dai comportamenti assai discutibili, in cerca di gloria politica, chiamato Antonio Di Pietro. Il cocco di Enzo Biagi e dell’avvocato Vittorio D’Ajello, il beniamino della salotteria milanese più intrisa di mediocrità. Leggi il seguito di questo post »

Il doppio registro di Bobo

Dicembre 19, 2009 di sottoosservazione

Bobo Maroni è il leghista bifronte. Gli piace mostrarsi ragionevole ed equilibrato, quando indossa i panni ministeriali. Coraggioso, quando fa il ministro dell’Interno che lotta contro la mafia. Perfino simpatico e divertente, quando infila gli occhiali scuri e suona l’organo Hammond nel gruppo soul Distretto 51. Del resto, uno degli slogan gridati a Milano nel 1994, alla manifestazione del 25 aprile, era: “Maroni, Maroni, arresta Berlusconi!”. Ma quando deve fare i fatti, quando deve parlare alla pancia della Lega, si trasforma.

Sa che cosa piace alla sua gente. Ricorda bene che la prima volta che andò a Pontida, non lo fecero nemmeno salire sul palco del raduno leghista: “Nella prima edizione il servizio d’ordine mi bloccò perché non ero ancora papabile per diventare un dirigente. Poi è cambiata la vita”. Sì, Bobo l’ex militante di Democrazia proletaria è diventato il leghista che sa fare la faccia feroce. Tanto da non lasciarsi scavalcare neppure da un Gianfranco Miglio ancora ideologo del secessionismo. Quando Miglio, nell’aprile 1994, proclama: “Avremo una nuova Costituzione federale entro settembre”, Maroni subito rilancia: “A me sembra un po’ troppo in là”. Leggi il seguito di questo post »

L’esercito iraniano in Iraq, occupato pozzo petrolifero

Dicembre 19, 2009 di sottoosservazione

 Alla diri­genza iraniana piacciono le provocazioni. I seguaci del pre­sidente Ahmadinejad pensano di trarne dei vantaggi, di com­pattare i ranghi davanti agli av­versari e di mostrare coraggio. Così l’ultima sortita l’hanno ri­servata al vicino Iraq. Un repar­to militare ha occupato un’im­portante installazione petroli­fera al confine tra i due Paesi. Con un’incursione, preceduta nei giorni scorsi da manovre si­mili, i soldati si sono imposses­sati del Pozzo numero 4 di Fakka, 230 chilometri a sud est di Bagdad. Un mini blitz effet­tuato senza sparare un colpo ma dal valore simbolico: tanto è vero che gli invasori — so­stengono gli iracheni — han­no piantato una bandiera ira­niana sulle strutture per rimar­care che è roba loro. Leggi il seguito di questo post »

Israele e i pendii di Masada

Dicembre 19, 2009 di sottoosservazione

Il recente incendio appiccato da coloni ebrei a una moschea in Cisgiordania è solo l’ultimo campanello d’allarme del fondamentalismo ebreo ortodosso che si sta impadronendo dello stato di Israele – scrive l’analista israeliano Akiva Eldar – un fondamentalismo che richiama alla mente l’episodio degli zeloti che perirono nella fortezza di Masada

Per decenni i coloni hanno rubato le terre di inermi contadini palestinesi, e i governi israeliani hanno pavimentato le strade dei coloni. Ogni anno, durante la raccolta delle olive, malfattori ebrei compiono incursioni negli uliveti della Cisgiordania, e la “longa mano” delle forze di sicurezza israeliane si rivela troppo corta per aiutare i palestinesi. Nei rari casi in cui esse catturano i colpevoli, un giudice caritatevole “prende in considerazione le circostanze attenuanti”. 

Ma appiccare il fuoco a una moschea – e in occasione della Festa delle Luci (l’episodio si è verificato venerdì 11 dicembre, quando alcuni coloni hanno appiccato il fuoco in una moschea nel villaggio palestinese di Yasuf, scrivendo messaggi minatori in ebraico sul soffitto dell’edificio (N.d.T.) )? Questa volta hanno davvero esagerato. Neanche il presidente ha potuto ignorare un simile “atto deplorevole”, come lo ha definito. Tuttavia, egli è lo stesso Shimon Peres, che come ministro della difesa ebbe l’onore di piantare il primo albero nell’insediamento di Ofra in Cisgiordania, le cui case sono costruite per la maggior parte su terreni privati palestinesi. Leggi il seguito di questo post »

I lavoratori e la trappola dell’arbitrato

Dicembre 19, 2009 di sottoosservazione

di Luciano Gallino, da Repubblica, 15 dicembre 2009

L’ articolo 35 della Costituzione, primo comma, recita: «La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni». Questa speciale tutela è resa necessaria dal riconoscimento che in tutte le fasi del rapporto di lavoro – l’ assunzione all’ inizio, poi le condizioni in cui si effettua la prestazione lavorativa, sino alla cessazione del rapporto per licenziamento o altri motivi – il lavoratore rappresenta dinanzi al datore di lavoro la parte sostanzialmente più debole. Tale interpretazione è stata ribadita da una lunga serie di sentenze dell’ Alta Corte e della Cassazione. Può dirsi pertanto che gran parte del corpo del diritto del lavoro, nonché i dispositivi volti a rendere effettivo tale diritto, abbiano tra i loro fondamenti il suddetto articolo.

Ma adesso è in arrivo il disegno di legge n. 1167, approvato dal Senato a fine novembre e trasmesso alla Camera per il voto definitivo previsto a gennaio. Il dl. n. 1167 è un orrendo coacervo di 52 articoli che affrontano le materie più disparate, tra cui l’ età pensionabile dei dirigenti medici e il congedo di maternità, i gruppi sportivi delle Forze Armate e l’ albo delle imprese artigiane. Però nel bel mezzo del testo compaiono tre articoli, dal 32 al 34, che sembrano concepiti apposta per indebolire ancora la parte che è già costitutivamente la più debole nel rapporto di lavoro – appunto il lavoratore. Leggi il seguito di questo post »

La crudeltà del lager

Dicembre 19, 2009 di sottoosservazione
MARCO BELPOLITI
Tra i vari modi con cui i nazisti intendevano dileggiare i prigionieri dei Lager, racconta Primo Levi, c’era l’orchestrina che suonava le marce all’entrata e all’uscita dei deportati dal campo, per recarsi al lavoro forzato e le scritte che campeggiavano sui cancelli, spesso ricavate da proverbi o frasi della Bibbia.

La più sarcastica e provocatoria è quella issata, o almeno lo era fino a poco fa, all’ingresso di Auschwitz: Arbeit Macht Frei, il lavoro rende liberi. Due parole, ricordava ancora l’autore di Se questo è un uomo – lavoro e libertà -, che per lui sono sempre state collegate, e che lì, nel campo, diventavano invece un’irrisione terribile della condizione di migliaia e migliaia di uomini e donne costretti a una attività fisica, il lavoro coatto, che li avrebbe ben presto portati alla morte. Tutto questo fa parte di quella che Levi ha definito la «violenza inutile», quella forma d’ulteriore degradazione, avvilimento, che si perpetuava non solo attraverso punizioni fisiche, sofferenze protratte, ma mediante una sottile strategia fatta di regolamenti assurdi, leggi paradossali, espressioni linguistiche rovesciate. Il Lager è il ribaltamento della logica normale, quella che vige nel mondo là fuori, per cui agli intellettuali, a tutti coloro che praticavano mestieri di concetto, era data una pala per scavare, e ai lavoratori manuali affidato invece il compito di comandare il gruppo dei professori, avvocati, notai. Un rovesciamento che fa parte della logica ferrea del Campo: niente somiglia a ciò che usuale nella vita civile. Leggi il seguito di questo post »

Mauro: “Chiamare Travaglio terrorista, un atto gravissimo e da incoscienti”

Dicembre 18, 2009 di sottoosservazione

La luce che entra dai vetri della stanza del direttore di Repubblica non restituisce l’idea del covo dei mandanti morali. Come il discorso composto, pacato per via delle radici, fermo per via della convinzione. Eppure Ezio Mauro dovrebbe essere uno dei capi del network dell’odio, evocato da Fabrizio Cicchitto nell’aula di Montecitorio.

Direttore, che effetto le ha fatto essere indicato come istigatore?

Mi ha colpito molto per il momento e per la sede. Cicchitto non si è reso conto che parlava in un’aula parlamentare o ha questa concezione del Parlamento? Era interesse di Berlusconi raccogliere i segnali positivi, arrivati dall’unanime condanna del gesto di un folle, dalla tempestiva solidarietà di tutti. Ma Cicchitto non rappresenta una corrente del Pdl, quanto piuttosto una pulsione interna al partito.

L’ha anche rivendicato: “Ho dato voce al popolo del Pdl”.

Certamente l’istinto profondo di Berlusconi è questo. Ed è facile per queste persone mettersi al riparo di una pulsione. Così non fanno politica, salvo che non abbiano un disegno: far saltare il tavolo. E andare alle urne, tentando un’ennesima prova di forza. Come se l’agire politico della destra in Italia si realizzasse in una serie di forzature successive, nell’ incapacità di esercitare la legittimità del governo per il quale hanno ottenuto mandato dagli elettori. Hanno una maggioranza straordinaria e la loro macchina non produce politica. In questi otto mesi, da Casoria in poi, si sono succedute diverse fasi. Prima quella della verità: Berlusconi ha mentito sui suoi scandali. Poi è diventata una questione di libertà: ha definito eversori i giornali di tutta Europa. E ora di legalità, perché attacca Corte costituzionale e capo dello Stato. E questo potrebbe essere ciò che muove i suoi verso il ribaltamento del tavolo. Andare alle elezioni con una piattaforma estrema: cambiamo la Costituzione e facciamola aderire all’anomalia Berlusconi. L’anomalia non è risolvibile: costituzionalizziamola. È come se Berlusconi dicesse al sistema politico: introietta la mia anomalia, sarai sfigurato per sempre. Ma così tutto diventa coerente. È la biografia del premier trasformata in ultima ideologia del paese. La tentazione suprema potrebbe essere andare al voto su questo. Leggi il seguito di questo post »

In Egitto l’Università al Azhar sforna un libro contro i cristiani politeisti

Dicembre 18, 2009 di sottoosservazione

Si chiama “shirk”, idolatria, il peccato che l’islamismo considera il più imperdonabile da parte di Allah. E’ questa l’accusa terribile che un eminente accademico e teologo dell’Università di al Azhar ha appena scagliato contro il cristianesimo. Secondo la visione islamica fondamentalista, anche solo affermare che “Gesù Cristo è figlio di Dio” è politeismo passibile della pena di morte. Il libro “Contro i cristiani”, pamphlet inquisitorio dietro alla pretesa di essere un “Rapporto scientifico”, porta la firma di Muhammad Imarah, membro del comitato scientifico di Al Azhar e dell’Islamic Research Academy dell’ateneo, il più prestigioso dell’intero mondo islamico. Il libello sostiene che la cristianità è “una religione politeista” e che per questo va combattuta. Leggi il seguito di questo post »

Israele Diario Pier Paolo Pasolini

Dicembre 18, 2009 di sottoosservazione

Prosperini, le tangenti eritree e il suk al Pirellone

Dicembre 18, 2009 di sottoosservazione

Ecco la confessione dell’imprenditore che ha pagato un milione di euro all’assessore lombardo per vendere otto pescherecci al regime africano: tangenti del 5 per cento finite sul conto svizzero del politico del Pdl. L’accordo con gli eritrei siglato nell’ufficio di Prosperini al Pirellone in un clima da suk

L’assessorato regionale trasformato in suk eritreo. Con i rappresentanti di un feroce regime dittatoriale africano che trattano affari milionari dentro l’ufficio del leader lombardo della corrente ‘Nordestra’, che intanto cavalca il razzismo facendo incetta di spot elettorali e interviste anti-immigrati nelle tv locali foraggiate dal suo assessorato. E fuori dalla porta, una fila di imprenditori italiani che sperano di guadagnare appalti d’oro in Eritrea, uno degli Stati più poveri del mondo, grazie alle raccomandazioni a pagamento del politico lombardo, ora in carcere per altre tangenti.

Le accuse di corruzione che mercoledì notte hanno portato in cella Pier Gianni Prosperini (tra cui spiccano la presunta tangente di 230 mila euro pagatagli estero su estero dall’imprenditore televisivo Raimondo Lagostena Bassi e i 200 mila euro di fondi pubblici dirottati alle tv amiche per pagarsi decine di comparsate elettorali) sono soltanto il primo capitolo di un’inchiesta molto più ampia. Motivando le ‘esigenze cautelari’ che impongono di tenere in carcere l’assessore al Turismo, sicurezza, sport e giovani della giunta Formigoni, il gip Andrea Ghinetti scrive, tra l’altro, che negli ultimi mesi la procura ha avviato altre indagini, delicatissime, per il reato di “corruzione di funzionari di Stati esteri”. Il giudice si limita a precisare che per queste tangenti internazionali sono indagati “Prosperini ed altri” e che il pm Paolo Storari e il procuratore aggiunto Alfredo Robledo hanno già interrogato diversi “testimoni e coindagati”. Leggi il seguito di questo post »