Il noto giornalista americano Seymour Hersh presenta alcuni stralci di un colloquio avuto con il presidente siriano Bashar al-Assad, su temi che spaziano dalla presidenza americana al rapporto con Israele, alla questione nucleare iraniana
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Ho parlato con Bashar al-Assad, il presidente della Siria, questo inverno a Damasco. Assad ha assunto la presidenza dopo la morte del padre, nel 2000, quando aveva trentaquattro anni, e ha manifestato una certa simpatia per il presidente Barack Obama, che, come Assad, ha dovuto far fronte a un rapido “periodo di apprendimento”.
Una notazione: la trascrizione del nostro colloquio, fornita dall’ufficio di Assad, è risultata generalmente accurata, ma non ha incluso un dialogo che abbiamo avuto a proposito dell’intelligence. Un alto funzionario siriano mi aveva detto che l’anno scorso la Siria, che si trova sulla lista del Dipartimento di Stato riguardante i paesi che sponsorizzano il terrorismo, aveva rinnovato la propria condivisione dell’intelligence sul terrorismo con la CIA e l’MI6 della Gran Bretagna, dopo una richiesta di Obama che è stata recapitata da George Mitchell, inviato del presidente per il Medio Oriente. (La Casa Bianca ha rifiutato di commentare). Assad ha detto che aveva accettato questa collaborazione, e poi ha aggiunto che anche lui ha avvertito Mitchell che “se non succede niente dall’altra parte” – in termini di progressi politici – “porremo fine a tale collaborazione”.
Seguono le citazioni dalla nostra conversazione.
Il Presidente Barack Obama:
Bush ha dato a Obama questa grossa patata bollente, che ancora scotta, a livello nazionale e internazionale. Lui, Obama, non sa come prenderla.
L’approccio è cambiato; non più diktat, ma più ascolto e più riconoscimento dei problemi dell’America in tutto il mondo, in particolare in Afghanistan e in Iraq. Ma allo stesso tempo non ci sono risultati concreti …. Quello che abbiamo è solo il primo passo …. Forse sono ottimista su Obama, ma ciò non significa che io sia ottimista su altre istituzioni che svolgono un ruolo negativo o paralizzante per Obama.
Se parliamo di quattro anni, un anno serve per imparare e l’ultimo anno per lavorare alle prossime elezioni. Così, restano solo due anni. Il punto – con questi problemi complessi in tutto il mondo, dove gli Stati Uniti dovrebbero svolgere un ruolo per trovare una soluzione – è che due anni sono un tempo molto breve …. È sufficiente per una persona come Obama? Leggi il seguito di questo post »







Piccola Posta di Adriano Sofri
febbraio 9, 2010 di sottoosservazioneTag: adriano sofri, piccola posta
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