Intervista a Cesare Petrillo

Novembre 10, 2009 di sottoosservazione

imagesDavide Turrini
«In Italia se si prova a dire qualcosa di oggettivamente vero ci sono un milione di suscettibilità che vengono toccate». Parola di Cesare Petrillo, co-direttore della Teodora Film, società di distribuzione italiana che porta a fatica in sala da più di un decennio almeno cinque titoli l’anno, rimanendo un’azienda in attivo. «Questa è la vera domanda da cui partire: è possibile fare film in Italia senza il sostegno di Rai, Mediaset o Sky? Per questo chiunque è costretto a star zitto. Io no, però, perché non me l’ha ordinato il medico di fare questo mestiere. Parlo e divento il rompicoglioni della situazione».

Però nessuno ti ha ancora fatto fuori…
Forse perché il cinema, a livello industriale, non è una questione abbastanza importante. Ma se il giro d’affari fosse pari a quello del petrolio non sarei più qui. Leggi il seguito di questo post »

“LIBERO” ATTACCO AI BARONI ROSSI DI RAITRE

Novembre 10, 2009 di sottoosservazione

imagesPANSA SCATENATO: “FAZIO, FLORIS, DANDINI E AUGIAS SONO IN ARMI PER SALVARE L’EX PRETINO RUFFINI? MACCHÉ: INSORGONO IN DIFESA DELLE PROPRIE CHIAPPE D’ORO, FINGENDO DI FARLO PER LA DEMOCRAZIA – Come dobbiamo definirli, questi campioni? ipocriti, sepolcri imbiancati e gatte morte”…

Giampaolo Pansa per “Libero”

Domenica sera, facendo zapping con il telecomando, mi sono imbattuto nel presidente della Camera, Gianfranco Fini. Stava duettando con Fabio Fazio, il re di “Che tempo che fa”. Anzi, più che duettare, facevano cicì e ciciò. Si dice così nell’italiano nazional-popolare. Per indicare due madame che se la contano amabilmente, talora sbaciucchiandosi.

Mi è venuto da ridere. E ho pensato che non sono mai riuscito a presentare un libro nel teatrino di Fazio, per una colpa imperdonabile: il presunto anti-antifascismo, attestato dai miei libracci sulla guerra civile. Invece ecco Fazio accogliere con il tappeto rosso quel collaudato fascistone di Fini. Con il pretesto di un libro firmato dal presidente della Camera e scritto da chissà chi. Leggi il seguito di questo post »

Le nostre prigioni. Sofri: l’inferno al di qua del muro

Novembre 10, 2009 di sottoosservazione

imagesMorire in carcere, morire di carcere. Salvo che le notizie esplodano grazie a luci e suoni (le fotografie di un cadavere massacrato, la registrazione di una sfuriata sul sottoscala adatto ai massacri) non se ne parla.
Non si parla dei suicidi di detenuti, argomento da specialisti e da familiari. E, guardate, non si parla nemmeno dei suicidi di agenti penitenziari, benché colpiscano anch’essi per numero e circostanze. Le notizie sulle violenze in carcere mettono ancora una volta gli uni contro gli altri i detenuti e i loro custodi, guardie e ladri. Leggi il seguito di questo post »

Benedetto Centro

Novembre 10, 2009 di sottoosservazione

imagesOk a Casini e Rutelli. Ma serve anche una nuova classe dirigente cattolica. Per costruire un partito del 15 per cento. Ecco la strategia del Vaticano. Dove il dopo-Berlusconi è già iniziato

Prima le parabole televisive, poi quelle evangeliche. In Vaticano funziona così. E dunque, dopo un lungo braccio di ferro, una settimana fa il consiglio di amministrazione della Rai ha approvato la nomina di Marco Simeon alle ambitissime relazioni istituzionali dell’azienda. Troppo insistente lo sponsor del trentenne avvocato ligure per dirgli di no. Per mesi il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone ha tempestato di telefonate il direttore generale Mauro Masi per ottenere la promozione del suo protetto, già piazzato nella fondazione per i beni artistici della Chiesa. Il nome di Simeon è finito anche nella trattativa con il gentiluomo di Sua Santità Gianni Letta per ottenere una photo opportunity di Silvio Berlusconi con il papa. Alla fine Bertone l’ha spuntata: perché tra la Curia e palazzo Grazioli non c’è più il calore di una volta, ma i patti vanno mantenuti. Leggi il seguito di questo post »

GASPARE MUTOLO, L’AUTISTA DI TOTÓ RIINA: “NEGLI ANNI ‘70 DOVEVAMO RAPIRE BERLUSCONI”

Novembre 10, 2009 di sottoosservazione

38596_tnANTICIPAZIONE DI VANITY FAIR

C’è un pittore che cancella tutte le firme dai suoi quadri e riscrive un diverso nome. È la prima volta dopo venticinque anni che può farlo. Prima fu il boss mafioso Luciano Liggio a rubargli l’identità artistica e autografare le sue tele più riuscite. Poi gli toccò usare il nome che si erano inventati per lui quando era entrato nel programma di protezione. Ora, finito di scontare la pena, può uscire allo scoperto: è Gaspare Mutolo, che a Vanity Fair, in edicola dall’11 novembre, racconta una carriera di artista autodidatta che sfiora tutti i nomi della cupola di Cosa Nostra. Ma rivela anche di un mancato sequestro che avrebbe potuto cambiare la storia d’Italia.

Lei è stato condannato per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. Poi è diventato il primo pentito del clan vincente, ha aiutato Falcone, è stato l’ultimo a vedere Borsellino nella sua veste di magistrato. E intanto dipingeva. Come ha cominciato?
«Nell’83 finii al carcere di Sollicciano, prima del maxiprocesso, stavo in cella con un altro gruppo di mafiosi, ma ogni mattina passavo davanti a quella dell’Aragonese e rimanevo incantato. Si chiamava Mungo, ma veniva da Aragona e si era dato quel nome d’arte. Aveva l’ergastolo perché aveva ammazzato la moglie per gelosia e buttato il cadavere. Dipingeva benissimo. All’ora d’aria gli andavo vicino. Chiedevo: è difficile dipingere? E lui: se vieni in cella con me t’insegno. Ho chiesto il trasferimento». Leggi il seguito di questo post »

Moro, ecco la verità su Zaccagnini e Paolo VI

Novembre 10, 2009 di sottoosservazione

aldomoro180L’allora segretario della Dc e il Pontefice erano disposti a fare «tutto il possibile» per il leader sequestrato dalle Br. Senza debolezze

Venti anni dalla sua morte… Conobbi Benigno Zaccagnini la sera del 17 o 18 marzo 1978, subito dopo il rapimento di Moro e la strage di via Fani. Elio ed Ettorina Brigante, sorella di sua moglie Anna, che lo ospitavano nella loro casa di via della Camilluccia, mi chiesero per telefono se potevo dare un ’sostegno spirituale’ a Benigno. Da quella sera spessissimo, anche fino a notte tarda, gli sono stato vicino nel tempo di quei 53 giorni di un dolore che per lui durò altri 11 anni, fino alla morte, 5 novembre 1989. L’ho visto pensare, soffrire, piangere e pregare fino alla sera dei funerali di Moro.

Ebbene: ancora oggi, nelle Commemorazioni anche solenni come quella a Montecitorio e nei libri a lui dedicati con belle parole sull’uomo, sul politico e sul testimone di ‘laicità’ cristiana ­magari un po’ adattata alle circostanze di oggi – c’è sempre un vuoto, e su quei 53 giorni si scivola via tra pudore e timore, come fosse meglio non parlarne. Aleggia come l’ombra di una ‘omissione’ – ci hanno fatto anche libri! – con sottintesa un’accusa che tocca non solo Zaccagnini, ma con lui anche Paolo VI. Già: nelle Lettere di Moro si leggono cose dure verso Zaccagnini, ma anche verso Paolo VI, che «ha fatto pochino, forse ne avrà scrupolo». E nessuno ricorda che Moro aveva informazioni solo dai carnefici, che forse nulla gli dicevano della realtà in cui proprio Paolo VI le provò tutte, in Italia e all’estero, presso organismi internazionali, Croce Rossa, Amnesty e Onu, e fece raccogliere una grande somma, nel caso servisse. Leggi il seguito di questo post »

M’ARRAZZO, MA NON PER PRIMO

Novembre 10, 2009 di sottoosservazione

imagesGIÒ STAJANO, LA TRANS USCITA SALVA E SANTA DALLA MASCHIA GIOVENTÙ FASCISTA (E DAGLI ORMONI DI GORILLA) – “LO SCANDALO DOVEVA RIMANERE NELL’OMBRA, DOVE TUTTO È SEMPRE ACCADUTO DALLA NOTTE DEI TEMPI” – “AAA Fascinosa esperta in culinaria e golosità offresi” – Imprenditori, politici, calciatori. Una fetta della Roma che contava è passata per quell’appartamentino…

Alberto Alfredo Tristano per “il Riformista

Il Duce in persona, tenendolo in braccio, lo espose al pubblico adunato a Villa Borghese: era un «giovane figlio della maschia gioventù italica…». Parecchi anni e molti scandali dopo, il pargolo è diventato Maria Gioacchina Stajano Starace, contessa Briganti di Panico. Meglio conosciuta come Giò Stajano.

Il nome più celebre del mondo omo-trans italico. Una vita, cento vite: aspirante artista in via Margutta, giornalista di riviste proibite, il cambio di sesso a Casablanca, pornostar a Parigi, squillo di lusso ai Parioli, un presente da convinta figlia del Signore nel natìo Salento.

«Per mio nonno Achille Starace è stato meglio essere fucilato a Piazzale Loreto che morire sapendo della mia sessualità», dice oggi al Riformista. Di Natalì, del caso Marrazzo, non ha molta voglia di parlare, se non per dirne il peggio: «È deleterio per tutti quello che è venuto fuori, sarebbe stato meglio se fosse restato nell’ombra, dove tutto è sempre accaduto dalla notte dei tempi. Queste cose danno fastidio alle persone cosiddette perbene, quelle che mandano alla ghigliottina… Ma queste sono cose che non mi appartengono più da un pezzo. Ho già pensato abbastanza alle mie situazioni sessuali…». Leggi il seguito di questo post »

Come un terremoto

Novembre 9, 2009 di sottoosservazione

260Q05B1La crisi del comunismo sui giornali mondiali all’indomani del crollo del muro

di Andrea Possieri

A sfogliare oggi i giornali del novembre 1989 sembra quasi di annusare e inghiottire il pulviscolo di quel cemento armato rinforzato che, a poco a poco, scendeva giù come strame da quel muro di “quinta generazione”, terribile e svillaneggiato, che divideva in due la città di Berlino e che veniva picconato con una forza liberatoria dai primi vagiti di libertà. Le cronache dell’epoca ci restituiscono un clima di festa liberatorio e improvviso, spontaneo quanto contagioso. E al tempo stesso, quelle medesime cronache, ci riconsegnano sentimenti opposti di paura e di speranza, di dubbi e di timori.
Zbigniew Brzezinsky, sul “Washington Post” del 12 novembre, fu tra i pochi osservatori che, da subito, avvertì lucidamente che la caduta del muro di Berlino significava non tanto e, non solo, la fine dell’ordine di Yalta ma anche il collasso della leadership sovietica – “ho avuto la precisa sensazione di una leadership travolta dalle difficoltà e da una diffusa atmosfera di stanchezza” – e, soprattutto, preludeva al crollo imminente dell’Unione sovietica. “Sotto il profilo socio-economico – scriveva il politologo statunitense, già consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca – l’Unione sovietica dà soprattutto l’impressione di un Paese del terzo mondo in piena stagnazione”.
Lo storico Michail Heller, invece, intervistato lo stesso 12 novembre, fornì un’interpretazione del tutto opposta:  “Aspettiamo prima di dire che il comunismo è morto e che tutto è finito. A mio avviso, debbono passare ancora decenni e forse più. Il comunismo si trasforma, come una bestia che cambia pelle”. E al giornalista che gli chiedeva se esisteva concretamente la possibilità di una riunificazione delle due Germanie, la risposta era categorica:  “Da escludere. Nessuno lo vuole. Soprattutto la Germania Federale. E tantomeno Mosca”. Leggi il seguito di questo post »

Il sogno nichilista di Cacciari

Novembre 9, 2009 di sottoosservazione

29617_33137_massimocac_1903392_mediumIl programma politico-filosofico del sindaco di Venezia sta per realizzarsi: Venezia senza abitanti. Morte a Venezia, trasformata in parco tematico per zombie, un museo di bellissime rovine a cielo aperto. Se Venezia e il nordest non raccolgono la sfida delle Olimpiadi, la Serenissima e le sue province rischiano di diventare ancora più marginali in Europa e in Italia. E non saranno Brunetta o Laura Fincato a salvarla, né la classe dirigente della Lega, che pure si è rinnovata e ha un legame stretto, ma segue il suo popolo più di quanto lo guidi, megafono di un territorio che ha perso competitività per carenza di infrastrutture e ossequio delle rendite, come quelle dei gondolieri.

Ne è convinto, Cesare De Michelis, professore di Letteratura a Padova e presidente della Marsilio, che «finché io vivo rimarrà a Venezia, è l’unica condizione vera che ho chiesto quando siamo entrati nel gruppo Rcs», ci dice con orgoglio, anche perché ora, con il filone di gialli nordici, tra cui Stieg Larsson, la situazione economica è molto rosea.

De Michelis conosce Cacciari dai tempi della rivista “Angelus Novus”, che hanno diretto assieme dal 1964 al 1975, ma non riesce a perdonagli la sua «affascinante insofferenza» per la gente. «Cacciari sta realizzando il suo sogno nichilista. Venezia si sta spopolando, è in svendita, e lui nega persino che noi perdiamo abitanti», esordisce De Michelis, che incontriamo al bar dell’Hotel De Russie, a Roma, vicino a piazza del Popolo. Leggi il seguito di questo post »

Federico, genio provinciale che intuì la decadenza italiana

Novembre 9, 2009 di sottoosservazione

foto-id=569321-x=198-y=149Parigi – «Siamo nati con tre immagini» diceva Federico Fellini: «II re, il duce, il papa». E ancora: «Per la mia generazione, la prostituta è stata l’alter ego della madre all’italiana. Ci ha iniziato alla vita sessuale con la stessa ineluttabilità con cui quest’ultima ci ha nutriti e vestiti». Era una interpretazione interessante, anche se parziale, ma Fellini non era uno storico o un sociologo, bensì un artista attratto più dalla finzione che dalla realtà, convinto anzi che la seconda fosse la prima: via Veneto o Rimini rifatte in studio, gli attori che al posto delle battute recitavano dei numeri, il copione che non esisteva, il film che era un pretesto… La vita come un susseguirsi di immagini, volti, travestimenti che a seconda di chi guardava cambiava di senso e di significato: la processione religiosa che si fa sfilata militare, défilé di moda, corteo politico, puttan-tour… Non è un caso che nel dedicargli questa imponente mostra al museo Jeu de Paume il curatore, Sam Stourdzé, le abbia dato per titolo La Grande Parade; né che la retrospettiva con cui la Cinémateque di Parigi lo celebra si intitoli «La fabbrica dell’immagine». Leggi il seguito di questo post »