Dopo il “no” al Fuori concorso di Cannes, il maestro accetta di partecipare alla più barricadera sezione della “Quinzaine”
In fondo doveva andare così. Un sano ritorno alle origini politiche del proprio cinema. A settant’anni d’età la carriera di Francis Ford Coppola fa tappa con il film Tetro al festival di Cannes. Ma non sulla scalinata rossa della selezione ufficiale o degli eventi fuori concorso, bensì nel parallelo e indipendente contenitore della Quinzaine des Realisateurs.
« Tetro è un film indipendente, autofinanziato e auto distribuito», ha affermato il regista newyorchese non più di un mese fa, «una sontuosa prima fuori concorso stonerebbe con le sue caratteristiche intime e personali». Quindi una scelta artistica e produttiva ampiamente voluta. Anche se, rifiutato l’invito di Jacob e soci, prima di accettare la richiesta di Olivier Pere, il giovane direttore della Quinzaine al suo ultimo anno di mandato, Tetro pareva essere destinato al festival di Seattle. Certo, il richiamo della Croisette, quella più sperimentale e barricadera non poteva che solleticare chi, come padre putativo, ha avuto uno come Roger Corman.
L’album degli esordi annovera scatti che vedono Coppola alle prese con l’exploitation o l’horror, fino alla celeberrima infilata dei primissimi anni ’70: Padrino (1972), La conversazione (’74), Il Padrino parte seconda (’74). Parabola magicamente ascendente, progetti colossali con un apice raggiunto talmente in alto ( Apocalypse now , 1979) che dopo, non si poteva che scendere. Tetro si ripresenta con le caratteristiche degli albori, come una delle opere più sentite e introspettive di Coppola.
Bennie (un giovanissimo Alden Ehrenreich, mezzo Sam Riley, mezzo Leonardo Di Caprio) torna in una Buenos Aires in bianco a nero dei giorni nostri per cercare il fratello poeta Tetro (la faccia picassiana di Vincent Gallo) scomparso da un decennio. La famiglia di origini italiane era dapprima emigrata in Argentina ma, visto il successo del padre Carlo (Klaus Maria Brandauer) come direttore d’orchestra, si era trasferita da tempo a New York. Emergerà un passato rimosso e segreto, il tormento e l’irrequietudine familiare, filoni tematici che fanno tanto autobiografia di casa Coppola. Tetro ha comunque faticato parecchio a vedere la luce: Javier Bardem ha abbandonato il set ed è stato sostituito da Carmen Maura (con evidente cambiamento di script in corso d’opera); durante la lavorazione per un mese le comparse e le maestranze argentine senza contratto sono rimaste in sciopero; dall’ufficio del regista sono spariti i file su cui era custodita la sceneggiatura del film. Coppola ha tirato dritto e ha confezionato un film da quindici milioni di dollari coprodotto dalla sua American Zoetrope e anche dall’italiana Bim. Su youtube trovate perfino un video con lo stesso Coppola che si riprende in movimento nella sua casa, tenendo la videocamera con la mano destra, mentre autopromuove Tetro e ne racconta una breve sinossi (http://www.youtube.com/watch?v=8OzSGm6_tmQ). Cinque Oscar, due Palme d’Oro e ora una nuova rinascita. I grandi del cinema non muoiono mai.
Davide Turrini