Andreotti: non noto differenze morali

images«La Prima Repubblica? Cherubini e diavoli ma abili a nascondersi»

 

Senatore Andreotti, è scandalizzato dalle cronache di questi giorni? O è tutto un già visto per chi di politica si occupa dalla nascita della Repubblica, come lei? «La Prima Repubblica non era nè meglio nè peggio della Seconda».

Però si sapeva poco o niente della vita privata dei politici.
«Forse adesso c’è un clamore maggiore intorno alle notizie. Non farei differenze di merito morale».

Il capogruppo alla Camera del Pdl Fabrizio Cicchitto, per difendere il premier in un’intervista al «Riformista», dice che allora c’era «la regola civile che il privato è privato e non è politico».
«Però questa regola non può essere portata, come tutte le cose del resto, all’esasperazione».

Che giudizio dà delle rivelazioni sulle feste e le ragazze a Palazzo Grazioli? È giusto per un politico invocare la privacy?
«Chi fa politica rinuncia a parecchio della sua privacy perché diventa un uomo pubblico, e questo lo deve sapere. Non si possono avere solo gli onori e non gli oneri».

Sempre Cicchitto ricorda «fior di ministri democristiani e socialisti che erano dei gaudenti».
«Sono luoghi comuni».

Non dica che non si ricorda le feste di De Michelis, del Quirinale ai tempi di Leone. Si è scritto di Craxi… tanto per citare i casi più noti, ma non gli unici di dominio pubblico.
«Molte di queste cose fanno parte di malignità che si sottintendono quando si parla di uomini pubblici».

E quelle che non sono malignità?
«La Prima Repubblica non era il Paradiso terrestre ma neanche l’Inferno. C’erano angeli, cherubini e serafini, ma anche diavoli e lucifero».

Cicchitto parla anche di «noti omosessuali nella Dc, e nessuno li attaccò per queste loro abitudini che potevano essere facilmente provate. È un giudizio corretto?
«Secondo me quando si rievoca la Prima Repubblica ci si torna con una dose molto massiccia di qualunquismo. Io non credo che il bilancio globale fosse diverso da quello che si può fare per quanto riguarda l’oggi».

C’è chi invoca la morale cattolica, che permette di dividere pubblico da privato, contrapposta a quella protestante che impone invece, vedi gli Stati Uniti, la massima trasparenza e correttezza.
«Lasciamo stare».

Se ne fa un gran parlare.
«Se vuole una diversità è che oggi i sistemi informativi sono molto più capillari e forti e anche una piccola cosa diventa grande se riecheggia da un media ad un altro».

L’atteggiamento italico — pecco ma poi mi pento — non c’entra?
«Non farei differenze morali. La morale cattolica è una: le cose giuste sono giuste e quelle sbagliate e riprovevoli sono sbagliate e riprovevoli. Chi usa il potere in modo personalistico o deviato è da riprovarsi. Sempre».

Ma qui si parla di scandali sessuali, almeno per ora nella sfera del privato, più che di mal uso del potere o di altri tipi di abusi.
«Ma non è che c’è l’Ovra (il sistema di spionaggio fascista). Che vuole che le dica, c’è sempre qualcuno che è più bravo a non mettersi sotto il riflettore, altri lo sono meno».

Gianna Fregonara

http://www.corriere.it/politica/09_giugno_29/andreotti_intervista_b3de982e-646c-11de-91da-00144f02aabc.shtml

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