Astronave U2

imagesParte il nuovo tour di Bono & C, con due date a Milano. All’insegna dell’universo Web. E con mille diavolerie hi-tech. Ecco come la leggendaria rock band irlandese reinventa se stessa e la modernità

 

Ho scoperto che moltissimi oggi confondono gli U2 con YouTube… spiegava mesi fa il bassista Adam Clayton, ospite del ‘David Letterman Show’, assieme a Bono e compagni: “Dev’essere per questo che in tanti ci inviano i loro videoclip”. Ovviamente scherzava. Il nome della band e quello del noto sito di condivisione audio-video si pronunciano quasi allo stesso modo, in inglese. Ma ora la battuta si carica di una inaspettata valenza profetica. Infatti, sebbene il tour a 360 gradi che segue la pubblicazione dell’album ‘No Line on the Horizon’ debba ancora partire (comincia il 30 giugno dal Camp Stadium di Barcellona e farà tappa in 14 città europee tra cui Milano, il 7 e 8 luglio), già da un pezzo, cliccando sul sito http://www.u2.com, chi vuole può farsi un giro virtuale ammirando l’immenso modulo spaziale posto al centro dello stadio dove è collocato il palco. E godersi in anteprima un assaggio del concerto osservando gli U2 ripresi da ogni prospettiva sul mega schermo ad anello che sovrasta l’avveniristica struttura disegnata da Mark Fisher, lo stesso architetto dello Zoo Tv Tour, di Pop Mart e del Tour Vertigo.

Oppure curiosare tra le decine di videoclip girati da Clayton durante le prove e messi in rete per l’occasione. Gli U2 hanno sempre dato il meglio di sé nei concerti sposando dimensioni kolossal, multimedialità e tecnologia d’avanguardia. Da questo punto di vista si rinnova una tradizione consolidata. La sfida semmai è dimostrare, prima di tutto a se stessi, dopo trent’anni di carriera (il primo disco, un Ep con tre canzoni dal titolo ‘U23′ risale giusto al 1979), dopo avere venduto 145 milioni di dischi, vinto vagonate di Grammy Awards e conquistato un posto d’onore nella Rock’n'Roll Hall of Fame accanto a Dylan, ai Beatles e ai Rolling Stones, che gli U2 non hanno solo un grande passato dietro le spalle, ma fanno parte del futuro.

Le nuove password perciò sono ‘connessione e condivisione’. Ed ecco spuntare il Blackberry (sponsor ufficiale del tour) che offre ai clienti sparsi ai quattro angoli del pianeta la possiblità di seguire l’evento dai propri telefoni cellulari. Perché se non lo avete ancora capito, il concept di questo allestimento art-rock da stadio è in realtà figlio di Internet. La scommessa su cui si gioca non solo il futuro di questi quattro rocker multimiliardari, oggi vicini alla soglia dei 50, ma forse anche quello della musica stessa. A tutto ciò si aggiunge un’altra sfida, la più importante. Dimostrare di sapersi rimettere in gioco ogni volta con l’onestà e la passione che hanno da sempre definito, in senso morale innanzi tutto, il loro essere musicisti. Anche quando, dopo aver scelto di fregarsene della cosiddetta ‘credibilità di strada’ (“Una di quelle idee da libretto rosso ereditate dal punk”, come l’avrebbe definita in seguito lo stesso Bono), gli U2 si sono messi a fare le rockstar. Accadde esattamente ai tempi di Zoo Tv Tour, quando Bono appariva sul palco sfoggiando il nuovo identikit: la giacca di cuoio di Elvis, i pantaloni di pelle di Jim Morrison, gli occhiali scuri di Lou Reed, gli stivali di Jerry Lee Lewis: “Volete il rock’n'roll? Lo avrete”, sembrava dire. Come se dopo gli inni incendiari e la mistica degli anni ’80 gli U2 potessero finalmente concedersi una certa autoironia sul recente status di rockstar globali e al contempo ribadire il proprio lignaggio scherzando con i santi. Quelli del rock e della musica nera, si intende, combattuti tra Dio e i desideri della carne come lo erano all’epoca anche i quattro baldi e cattolicissimi irlandesi Larry Mullen, The Edge, Paul Hewison (Bono) e Adam Clayton.

Sono trascorsi più di vent’anni da allora. E il confine per gli U2 è spostato. Lo dimostra il nuovo album, ‘No Line on The Horizon’ (nessuna linea all’orizzonte), luminoso e potente come non accadeva da tempo. Gli 11 nuovi brani, che costituiranno anche l’ossatura del concerto, sono stati composti e registrati in buona parte in Marocco, segnano infatti una ripartenza. Per la freschezza dell’ispirazione, per l’energia misteriosa che li attraversa, per la voce di Bono che sembra approdata a una radiosa e consapevole maturità espressiva. Eppure, nel 2007, quando la band si trasferisce a Fez assieme a Brian Eno e Daniel Lanois, i produttori che negli anni Ottanta hanno presieduto alla trasformazione del sound degli U2, il gruppo stava uscendo da una crisi profonda. Il protagonismo del leader, impegnato ad abbattere il debito dei paesi poveri e a discutere a tu per tu con i grandi del pianeta, aveva messo a dura prova la tenuta della band. “Ogni volta che se ne presenta l’occasione cercano di ricordarmi che sono un musicista, non un santo”, ha ammesso il cantante. Più di una volta i quattro amici hanno rischiato di dividersi. “Poi abbiamo capito che essere un quarto degli U2 è meglio che essere la parte intera di qualcos’altro”, ha spiegato Mullen, il batterista. Così la band è ripartita. Destinazione il Marocco, appunto. Un viaggio alla ricerca di ispirazione per ritrovare il ritmo interiore necessario in ogni processo creativo. “È impossibile incontrare Dio senza abbandono, senza esporsi, senza mettersi a nudo”, sostiene da anni Bono. E infatti a Fez ha una specie di rivelazione. Dopo avere sondato il cuore scuro del rock, denunciato le ingiustizie del mondo, predicato la redenzione della carne, il Nostro si è spinto a esplorare i confini dell’invisibile. Un concetto forte e al tempo stesso sfuggente, illustrato con eloquenza minimalista dalla foto in bianco e nero di Hiroshi Sugimoto in copertina: sotto il mare, sopra il cielo che sfumano uno nell’altro senza soluzione di continuità. Dove finisce il primo, dove comincia il secondo? Impossibile stabilirlo con certezza.

Così come incerti appaiono i confini tra il visibile e l’invisibile. Tra ciò che riusciamo a vedere e ciò che esiste al di là. La musica e le parole esprimono ripetutamente il concetto. Dopo il prologo fulminante di ‘No Line on the Horizon’ si passa a ‘Magnificent’, brano segnato a fuoco dalla chitarra di The Edge, una lama che lacera il buio, con versi d’amore ispirati alla poesia mistica dei Sufi: “Sono nato per cantare per te, e a te restituisco la mia voce. fino alla fine glorificheremo il Magnifico”. Quindi è la volta di ‘Moment of Surrender’ che parla di resa e abbandono come condizione necessaria per trovare il ritmo del proprio cuore e ristabilire il contatto con l’inconscio. Mentre in ‘Breathe’ (respiro), un rock dalla inconfondibile pulsazione della band, confessa di aver trovato la grazia nel suono. La politica resta una eco lontana. “Non voglio parlare delle guerre, lasciatemi restare nel suono”, ripete in ‘Get on Your Boots’, un omaggio al Dylan di ‘Subterranean Homesick Blues’. Come se adesso per lui contassero solo i sentimenti, la bellezza e la potenza rivelatrice della musica. Infatti, gli U2, a differenza degli Stones o di altri mostri sacri del rock, non riciclano se stessi. Reinventano invece la modernità. Per loro come per il Benigni della ‘Divina Commedia’, e per una buona parte della letteratura e dell’arte oggi l’essere contemporanei passa per la riscoperta di una spiritualità che non ha confini né di tempo né di religione.

Ma: è bene fidarsi delle rockstar? “Sono un commesso viaggiatore, un piazzista. È così che mi vedo”, dichiara Bono, “vendo canzoni porta a porta. Vendo melodie e parole. E anche quando faccio politica vendo idee”. E non è escluso che, vista la coincidenza di date con il vertice G8 dell’Aquila, Bono l’8 luglio, anziché telefonare al papa come fece a Roma ai tempi del Vertigo Tour, questa volta non alzi la cornetta per chiamare Mr. B. Magari per parlare di cose serie come gli impegni a sostegno dell’Africa. Impegni che il governo italiano, come Bono ha fatto notare, ha disatteso più di ogni altro.

Marco Dentice

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/astronave-u2/2103106/9/0

Etichette:

2 Risposte a “Astronave U2”

  1. Barcellona, gli U2 dedicano una canzone a Michael Jackson | DaringToDo.com Dice:

    [...] e potrebbe essere la tournée più redditizia di sempre. Successo scontato: pubblico in delirio e Bono Vox che dedica “Angel of Harlem”, canzone scritta per Billie Holiday, a Michael Jackson. [...]

  2. Riccardo Dice:

    Bell’articolo!

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s


Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 48 other followers