Peppe Barra: Tutta Napoli in una voce

imagesDa quarant’anni e forse più Peppe Barra è la faccia, la voce, la follia e il dolore di Napoli. In tanti, grazie a lui e alla Nuova Compagnia di Canto Popolare di Roberto De Simone di cui faceva parte, riscoprirono all’inizio degli anni 70 la tradizione e la modernità della cultura partenopea. Grazie soprattutto alla sua indimenticabile Gatta Cenerentola (sua nel senso che ne fu tra gli indimenticabili autori-attori), punto di partenza – ma in realtà Peppe era sulle scene sin da picciriello – di un suo personale percorso di ricerca mai interrotto.
La tradizione, la tammurriata, le villanelle, la maschera, la sua voce e quel grandissimo corpo teatrale che da sempre lo abitano, hanno fatto di lui una figura imprescindibile, un ponte di memoria tra l’enorme storia del passato cinque-secentesco del barocco napoletano e la sua evoluzione moderna, sino alla contemporaneità della world music.
Nella sua veste di cantante e autore discografico, Peppe Barra esce in questi giorni con un terzo album da solista (dopo Mo’ vene e Guerra ).
N’attimo (prodotto da Marocco Music) è composto da dodici tracce che, dopo gli anni di impegno e in primo piano anche nelle battaglie sociali, sembrano portare Peppe Barra più a fondo, più rivolto verso se stesso, più intento a cantare l’amore, il dolore, la resistenza e i sogni di un artista che non ha paura comunque di confrontarsi con il mondo che lo circonda. Non è un caso, allora, che tra le tracce di questo ultimo album ci sia un omaggio al musicista angolano Waldemar Bastos di cui Barra canta una versione napoletana di Sofrimento , ode al pianeta terra agonizzante, ma anche la bellissima Armunia in onore del poeta afroperuviano Nicomedes Santa Cruz o la rielaborazione del monologo Che cos’è l’amore del grande Pulcinella, Antonio Petito.
E ancora l’intimità de N’attimo con il sax di James Senese che dà il titolo all’album, l’omaggio all’amore di Picciré , la ballata ironica di Quant’euro ce vonno …

Maestro Barra, le ci sono voluti quasi otto anni per tornare a cantare in un disco da solista. Un’uscita ponderata a lungo, come mai?
Non sono un artista commerciale, e penso che i dischi – come tutti i lavori artistici – vadano pensati a lungo. Ci vuole attenzione nella scelta dei brani e amore nella loro trascrizione. Insomma, i prodotti artistici sono faticosi, non se ne sfornano così, a caso. E anche questo mio lavoro è frutto di un bellissimo gruppo di collaboratori con i quali lavoro da dieci anni e senza i quali non farei nulla.

“N’attimo” è diverso dai suoi lavori precedenti, ha un’intimità maggiore e sembra più autobiografico degli altri dischi. E’ così?
Ho un’età diversa e quindi ho voglia di dire cose diverse da quelle che ho detto e cantato in passato. Ma anche in questo disco mi porto dietro tutti i miei quaranta anni di mestiere, di artigianato, come lo chiamo io. Le memorie fantastiche con la Nuova Compagnia, la ricchezza del mondo popolare, ma anche le mie personali memorie, la mia vita, il tempo che passa…

Lei ha avuto un passato estremamente forte, che oggi rischia di risultare quasi ingombrante. Le fa male ricordare?
Sì, certo. Anche se la memoria è la mia ricchezza più grande. Però nella memoria c’è anche la separazione da mia madre (la grande Concetta Barra, ndr ), mia compagna anche sul palcoscenico. Con la sua perdita ho subìto un doppio lutto, personale e artistico…All’inizio la sua mancanza è stata durissima, ma l’ho superata e ora ho ritrovato anche la possibilità di coltivare una memoria gioiosa. E comunque io non vivo solo nel passato, ma anche in questo nostro presente, spesso così duro.

Cosa non le piace del presente?
L’intero pianeta è cambiato, e non in meglio. I valori che lo governano non mi piacciono e trovo estremamente poveri i momenti di riflessione che l’umanità dedica a se stessa. Comunque, rimango un ottimista.

E cosa le piace, invece?
Mi piace quello che faccio in questa fase della mia vita: incontrare i giovani, insegnare, o meglio, intrattenermi con loro sull’arte e sul passato. Attualmente insegno riscrittura dei testi teatrali antichi all’università Federico II e ho iniziato un corso di arte scenica presso il Conservatorio di Avellino. Di questo lavoro sono davvero contento e sento di poter dare ancora molto, ma soprattutto di poter ricevere moltissimo. Perché forse lei non lo sa, ma l’allievo dà molto più di quanto non dia il maestro…

Dopo una carriera così piena e soddisfacente, è ipotizzabile che lei abbia ancora qualche sogno nascosto nel cassetto?
No perché ho fatto davvero tutto quello che volevo e grazie al cielo ora nessuno mi può più imporre nulla. Qualche anno fa avevo però ancora un sogno nel mio cassettino. Era la messinscena di “Sogno di una notte di mezza estate” in cui avrei voluto interpretare il ruolo di Puck. Poi non se n’è fatto nulla, e pazienza. Del resto, la cultura non credo sia il primo pensiero di chi ci governa. Io per insegnare compro a volte i materiali con i soldi miei…

Peppe Barra è in tour e in questi giorni sarà a: Torre Annunziata (4 luglio); Piacenza (5 luglio); Napoli (10); Roma (19); Salerno (26); Loano (29)

Roberta Ronconi

http://www.liberazione.it/a_giornale_index.php?DataPubb=02/07/2009

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Una Risposta a “Peppe Barra: Tutta Napoli in una voce”

  1. “Neapolitan songs”, a settembre le riprese napoletane di John Turturro. E un concerto in piazza di Elton John  | DaringToDo.com Dice:

    [...] protagonisti del film. Il regista ha infatti incontrato alcuni interpreti doc, come James Senese, Peppe Barra, Pietra Montecorvino, Raiz, Peppe Servillo e Fiorello, al quale sarà affidato  un cameo. Secondo [...]

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