I quarant’anni di Captain America

imagesEzio Guaitamacchi ha incontrato Peter Fonda lo scorso marzo, a Busto Arsizio, in occasione del Film fest di cui l’americano è stato superospite. Il critico musicale ne ha approfittato per fare con l’attore americano una lunga chiacchierata sui 40 anni di “Easy Rider”, film icona della filosofia hippy interpretato (oltre che da Fonda) e firmato da Dennis Hopper. L’intervista fa ora parte della nuova edizione aggiornata del testo di Guaitamacchi “Figli dei fiori, figli di Satana” . Qui di seguito ne pubblichiamo alcuni stralci.

Ezio Guaitamacchi
A quarant’anni di distanza, cos’è stato per te “Easy Rider”?
Confesso che all’inizio, l’enorme successo di Easy Rider è stato quasi imbarazzante, per certi versi addirittura fastidioso. Non era solo il pubblico a identificarmi con Captain America. Gli stessi registi o produttori mi offrivano ruoli che erano, di fatto, tagliati su misura per quel personaggio. Col tempo, ho capito e accettato che quanto si percepiva era legato all’importanza che Easy Rider aveva avuto. Non solo. Finalmente non ero più il “figlio di Henry Fonda” o “il fratellino di Jane”: anche se, per tutti, ancora non ero Peter Fonda ma…Captain America. (…)

Nonostante l’incredibile successo del film, non hai mai voluto fare un sequel…E, credo, te lo avranno chiesto in molti…
Già, ecco il vero motivo per cui ho voluto far morire i protagonisti alla fine della storia (ride…). Prova a pensarci: come fai a ripetere un film del genere? Come fai a dargli un seguito? Dopo un successo tale, la critica ti aspetta con i fucili spianati: qualsiasi cosa tu faccia, viene paragonata all’originale e ne esce sempre sconfitta. Semmai, oggi avrebbe senso riprendere lo spirito di Easy Rider inventandosi altri personaggi per verificare cosa significhi per loro attraversare l’America nel nuovo millennio. Credo che sarebbe interessante e, forse, porterebbe allo stesso tipo di domande e riflessioni fatte per il film originale: cosa sta succedendo oggi al nostro paese? Cosa è diventata l’America? Solo perché oggi gli Stati Uniti hanno un presidnete afroamericano significa che il razzismo è finito? No….Solo perché la maggior parte degli americani è contraria alla guerra in Iraq significa che verranno ritirate le truppe? No….(…)

“Easy Rider” è anche famoso per la sua fantastica colonna sonora…
(…) Io e Dennis Hopper abbiamo messo insieme le nostre rispettive collezioni di dischi e cominciato a selezionare i brani. Devo dire che la scelta dei pezzi e l’accoppiamento degli stessi con le diverse scene del film è stato un lavoro svolto prevalentemente da Hopper. Ed è stato fatto da dio. Persino i miei amici Crosby, Stills & Nash mi hanno detto che non avrebbero saputo fare di meglio. (…)

Billy, il personaggio interpretato da Dennis Hopper, ricorda moltissimo (nel look) David Crosby: giacca a frange, capelli lunghi, baffoni…Crosby è stato una fonte di ispirazione importante?
David Crosby e Graham Nash sono miei grandi amici. Sono stati, entrambi, fonti di ispirazione importanti nella mia vita e non solo per Easy Rider : sono dei veri signori oltre ad essere artisti stratosferici. Detto ciò, il look di Billy non ha niente a che fare con quello di Crosby. Sono stato io che ho suggerito a Hopper di farsi crescere i baffi. “Anche se castano chiaro, devi provare ad assomigliare il più possibile a Che Guervara”, gli dicevo. La nostra idea, infatti, era quella di rappresentare due “rivoluzionari” e il Che per noi era la quintessenza della “rivoluzione”. (…)

E’ vero che a Bob Dylan non era piaciuto il finale tragico?
Innanzi tutto Dylan non ci ha lasciato il permesso di usare la sua canzone It’s alright ma (I’m only bleeding) : diceva che non gli piaceva la sua parte di armonica, che non andava bene quella cosa e quell’altra….insomma, non è stato per niente collaborativo…(…)

Cos’è successo veramente in una villa al Benedict Canyon di Los Angeles, nel 1965, tra te e i Beatles?
(risata)…E’ stato incredibile…Eravamo tutti fatti di Lsd, ma George Harrison e John Lennon stavano puttosto male. Senza dire nulla agli altri, avevano ingerito altra droga prima del trip allucinogeno e questo è un errore che molti fanno e che è spesso alla base di “brutti viaggi”. George, in particolare, aveva la sensazione che le cose intorno a lui gli stessero cadendo addosso…era terrorizzato. David Crosby è venuto da me e mi ha chiesto di parlare con George. “E’ convinto di morire”, mi dice. Così, sono andato da Harrison e gli ho chiesto come si sentiva. Gli ho anche spiegato che da piccolo, mentre giocavo con una pistola di mio padre, accidentalmente è partito un colpo e io sono crollato a terra ferito. “So cosa significa essere morto”, gli ho detto. “Non preoccuparti. il tuo cervello sta lottando per riportarti allo stato percettivo di prima. Devi stare calmo, devi avere pazienza e vedrai che le cose si sistemeranno” (…) Mentre pronunciavo questa frase, John Lennon (che era seduto lì vicino e che ha sempre odiato le persone più intelligenti di lui) si è avvicinato e mi ha chiesto: “Cosa vuoi dire, fratello?”. Quella frase («I know what is like to be dead») lo aveva colpito. Quando ho ascoltato il pezzo dei Beatles “She Said, She Said” e ho ritrovato quella frase sono rimasto scioccato…

http://www.liberazione.it/

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Una Risposta a “I quarant’anni di Captain America”

  1. 40 anni fa. L’anno eclatante | DaringToDo.com Dice:

    [...] questo mentre si gira Easy Rider (Jack Nicholson, Peter Fonda, Dennis Hopper), film manifesto di un’epoca; Woody Allen arriva in teatro con “Prendi i soldi e [...]

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