«Craxi: circa 11 miliardi; Citaristi e Forlani: otto miliardi; Pomicino: cinque miliardi e mezzo; Martelli: cinquecento milioni; Giorgio La Malfa: trecento milioni; Egidio Sterpa: cinquanta milioni; Carlo Vizzini: trecento milioni; De Michelis: cento milioni; Altissimo: duecento milioni; Umberto Bossi: duecento milioni». Non si tratta di un fortunato gratta e vinci, ma di un piccolo scampolo di “dazioni” di era tangentopoli; solo un piccolo modestissimo scampolo, diciamo un elenco quasi emblematico. Desunto da questo libro-documento scritto da un magistrato, Mario Almerighi ( Tre suicidi eccellenti. Gardini. Cagliari. Castellari , Editori Riuniti, pp. 239, euro 12,00), che ci scaraventa, come in una Macchina del Tempo, negli Anni Ruggenti di Manipulite. Un libro-documento, preciso nei particolari e nell’iter cronologico, con i fatti, i nomi, i personaggi seguiti giorno per giorno con ritmo e sequenze da noir . Per la serie la realtà batte l’immaginazione.
E’ il 20 luglio 1993. «Intorno alle ore 10.10, il corpo esanime di Gabriele Cagliari giace sul pavimento del bagno annesso alla cella. Il suo corpo è coperto da un busta di plastica legato intorno al collo».
E’ il 23 luglio 1993, «erano le 8.30-8,45. Ho visto il corpo esanime di Gardini, forse era ancora agonizzante. All’altezza della tempia destra c’era un foro».
I due suicidi che fanno tremare i Palazzi sono stati preceduti da un altro cadavere eccellente. E’ il 25 febbraio 1993, «finalmente, dopo sette giorni dalla scomparsa, verso le ore 11,20, in zona Monte Corvino, una pattuglia a cavallo avvista un corpo umano disteso sopra un appezzamento di terra arato di recente». E’ un cadavere completamente sfigurato. La testa «scarnificata fino all’osso dello sterno, un grande squarcio all’altezza della zona temporale del cranio semivuoto, una parte della teca cranica staccata dalla testa». Una pistola Smith & Wesson con una cartuccia esplosa infilata nell cintura dei pantaloni. E’ il corpo di Sergio Castellari. Anche per lui i giudici, dopo ripetute e accurate indagini, sentenziano: suicidio. Un uomo brillante, intelligente, ricco, amante di belle donne, di cavalli e di ville, «perfettamente inserito nel Sistema». Quando muore, ha solo 61 anni.
Un filo nero lega insieme i tre suicidi da prima pagina. Sergio Castellari è un grand commis di Stato, già direttore generale degli affari economici del ministero delle Partecipazioni statali, consulente Eni, mani in pasta dentro Efi, Enichem, Iri, Efim. Gabriele Cagliari, 67 anni, area politica Psi, già direttore Anic, è presidente dell’Eni, è l’uomo-chiave per le grosse partite che si chiamano Nuova Pignone, Sai Assicurazioni, Saipem. E Gardini è Raul Gardini, il bello e dannato di una dinasty capitalista antica e rinomata in campo agroalimentare, quella che fa capo a Serafino Ferruzzi, di cui ha sposato la figlia Idina. Laureato in agraria alla Bocconi, «è uomo intelligentissmo e brillante, dalle grandi ambizioni; denominato “il Corsaro” per la sua spregiudicatezza e il suo cinismo negli affari, ma anche perché appassionato di barche a vela»; presidente della Montedison e creatore del pool della chimica nato dalla fusione di Enichem e Montedison, denominato Enimont, la più grande concentrazione industriale della storia italiana.
Il filo nero si chiama appunto Enimont: quello che conduce direttamente dentro il cuore più tenebroso della stagione Tangentopoli. Enimont, la “madre di tutte le tangenti”, e sinonimo di maxi-tangente. Ecco, in estrema sintesi – si legge a pagina 211 – cosa dichiara Carlo Sama (manager Montedison e cognato di Gardini) al pubblico ministero in riferimento alla maxitangente Enimont del 1991: «70 miliardi sono andati al Psi, nella persona del suo segretario politico, Bettino Craxi. Qualche decina di miliardi è stata versata alla Dc per il tramite del suo segretario politico Forlani. La restante parte della tangente è stata versata a vari personaggi politici che avevano avuto un peso nella definizione dell’affare Enimont. Qualche miliardo è andato a Cirino Pomicino, in relazione alla sua carica di responsabile del Cipi; qualche miliardo a Claudio Martelli, per la sua posizione favorevole alle logiche imprenditoriali della Ferruzzi e della Montedison nel settore della chimica; qualche miliardo a Franco Piga, per il ruolo dallo stesso svolto nella predisposizione del prezzo di cessione delle azioni Enimont; qualche miliardo a Gabriele Cagliari, nella sua qualità di presidente dell’Eni; qualche miliardo all’ingegner Alberto Grotti, vicepresidente dell’Eni. Altre somme di denaro che non ricordo sono state versate a Pompeo Locatelli e Vincenzo Palladino».
Trattasi di 168 miliardi, tutti “devoluti” per permettere a Gardini di mantenere le mani sulla chimica, di trarne profitti colossali e poi di defiscalizzarne le perdite, previa maxi-corruzione politica. Quando la colossale truffa viene scoperta, coi segretari di tutti i partiti di governo trascinati sul banco degli imputati – Craxi per il Psi, Forlani per la Dc, Altissimo per il Pli, La Malfa per il Pri, Vizzini per il Psdi – Mani Pulite è già un ciclone che fa strage di quella che è chiamata la Prima Repubblica.
Tangentopoli cominciò il 17 febbraio 1992, con Mario Chiesa – il rampante socialista presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano – colto in flagrante mentre intasca una tangente; poco più di un anno dopo, con politici, imprenditori e faccendieri di vario tipo travolti dagli scandali e dagli avvisi di garanzia, il Pentapartito che regge il governo riceve la mazzata definitiva: alle aministrative del 6 giugno 1993, la Dc perde metà dei voti e il Psi praticamente sparisce, la Lega trionfa al Nord (e Milano è gratificata di un sindaco marca Carroccio, Marco Formentini); mentre Il Parlamento non ce la fa a formare il governo e Scalfaro, allora presidente della Repubblica, è costretto ad affidare la presidenza del Consiglio al governatore della Banca d’Italia Ciampi: nasce il primo esecutivo tecnico nella storia d’Italia. Al grido di “Bettino Bettino il carcere è vicino”, si levano proteste nelle piazze, nelle città e nelle università per la negata autorizzazione a procedere contro Craxi e Rifondazione comunista chiede lo scioglimento delle Camere.
Tangentopoli, la storia infinita. Secondo la tesi di Mario Almerighi, Castellari, Cagliari e Gardini non sono suicidi, ma omicidi. Il libro indaga e mette in fila, con dovizia di particolari, sequenze e incongruenze, tutto l’iter delle tre indagini: misteriose lacune, incomprensibili contraddizioni, circostanze mai chiarite danno effettivamente adito a più di un dubbio. Per esempio. «Nel mese di agosto 2006, la procura di Caltanissetta riapre l’inchiesta sulla morte di Raul Gardini. Ne dà notizia il settimanale L’Espresso : dopo aver indagato sulle presunte complicità tra la mafia e la società Calcestruzzi, i magistrati nisseni hanno chiesto alla Dia di riesaminare tutto il caso, di ripartire da zero, senza tralasciare nulla. Alla base delle nuove indagini, la convinzione dei pubblici ministeri che sia stata Cosa nostra a determinare la scomparsa del Corsaro che aveva sfidato la finanza e la politica. In sostanza, sostiene l’autore, «l’azienda dei Ferruzzi si era inserita a pieno titolo nel sistema tangentizio siciliano del tutto simile a quello nordico, ma con un ingrediente in più: Cosa nostra».
Cronaca di un’Italia «ad altissimo indice di illegalità». Ciò che si racconta in questo libro «apre lo scenario su un’ipotesi agghiacciante: anche il Sistema uccide. Uccide chi diventa inaffidabile».
Castellari, Cagliari, Gardini, l’ultima parola non è stata ancora detta, forse?
Maria R. Calderoni
Etichette: gardini, tangente enimont
luglio 30, 2009 alle 7:36 pm |
[...] altro libro che entra di diritto nelle opere meritorie e coraggiose dell’italietta fatta di pizzo, pizzi, pizzini e pizzette. gianluigi nuzzi svela con perizia scientifica e ritmo incalzante, a colpi di documenti riservati ed inediti, parte dei segreti finanaziari dello I.O.R. che guarda caso intrecciano i peggiori episodi della malapolitica italiana, una su tutte la maxitangente Enimont. [...]