LA FINE DELLA PARABOLA DI LUIGI ZUNINO
I destini del decadente impero immobiliare di Luigi Zunino si decideranno mercoledì 29 luglio, quando il tribunale fallimentare di Milano deciderà sulla richiesta di fallimento avanzata dalla procura di Milano a seguito di un attenta analisi dei bilanci del gruppo. I banchieri creditori manifestano ottimismo ma dentro la procura c’è chi sostiene che ormai la partita è persa e che il fallimento sarebbe questione di giorni.
È una partita pesantissima quella del colosso d’argilla che faceva capo a Luigi Zunino. All’inizio sembrava una delle tante crisi provocate dal terremoto dei subprime nel settore immobiliare ma gli inquirenti hanno scoperto che c’era dell’altro: un arcipelago di società che facevano del gruppo Zunino qualcosa di simile al gruppo Ferruzzi negli anni 90, grazie a una miriade di scatole vuote che si compensavano a vicenda. In ballo c’è un indebitamento gigantesco: ufficialmente si parla di 3 miliardi di euro ma i ben informati suggeriscono la cifra di 4 miliardi. E sono gli stessi che fanno pronostici terribili per il futuro del gruppo. Prima della crisi Risanamento era uno dei gruppi più coccolati dal sistena bancario ora è una mina vagante. Il gruppo Intesa Sanpaolo è il più esposto con la Risanamento di Luigi Zunino: si parla di 674,2 milioni, una cifra considerevole, che fino a prima della crisi sembrava essere semplice ossigeno per un gruppo in forte espansione in Italia e in Francia. A ruota si trovano Banco Popolare con 376,4 milioni e UniCredit con 345,3 milioni. Le stesse banche creditrici dovrebbero poi garantire il buon esito dell’aumento di capitale. All’iniezione di liquidità dovrebbe accompagnarsi la concessione immediata di un finanziamento ponte, di importo compreso tra i 50 e i 100 milioni, che supporti la gestione corrente dell’azienda. Secco invece il comunicato dell’Istituto di Piazzetta Cuccia: «Mediobanca, in seguito ad articoli di stampa, precisa di non avere alcuna esposizione nei confronti del gruppo Zunino». Dopo aver erogato denaro al gruppo Zunino toccherà ora alle tre banche citate intervenire, nella speranza che non sia troppo tardi, con un aumento di capitale da 250-300 milioni. È piuttosto evidente che le banche in cambio del possibile salvataggio chiederanno un azzeramento dell’attuale governance compreso Luigi Zunino, dimessosi dopo l’apertura dell’inchiesta giudiziaria.
La parabola del gruppo Zunino è figlia delle anomalie del sistema bancario prima della crisi dei subprime, quando il denaro costava caro soltanto ai poveracci e alle imprese che non avevano padrini nei salotti della finanza e della politica. Ma è anche figlia dell’illusione immobiliarista che consentiva erogazione di denaro da parte delle banche nella convinzione che la crescita dei beni immobili potesse essere eterna. Così non è stato, dopo decenni di crescita anche il tanto amato mattone è stato frantumato dai titoli tossici e dalla speculazione finanziaria con la complicità delle banche. D’altronde Luigi Zunino lo aveva capito subito che se voleva trovare ossigeno finanziario per l’espansione in Italia e in Francia doveva entrare in piazzetta Cuccia. E infatti le cronache dei giornali ci raccontano che l’immobiliarista, amico si dice di Giovanni Bazoli, prima di chiedere soldi a Corrado Passera ha dovuto pagare l’ingresso nell’Olimpo del denaro acquistando nel 2005 un pacchetto del 2% di Mediobanca. Era soltanto l’inizio del battesimo, dal 2005 lo scaltro Zunino ha continuato a rastrellare Mediobanca fino ad arrivare al 5% garantendosi così una poltrona nel consiglio di sorveglianza. Le alleanze tessute da Zunino erano multiple: non soltanto banchieri italiani come Giovanni Bazoli, Corrado Passera, Cesare Geronzi e Alessandro Profumo che gli avrebbero garantito, ad esempio, i finanziamernti necessari all’operazione immobiliare di Sesto San Giovanni ma grandi rapporti con Vincent Bollorè presente nel patti di sindacato di Mediobanca con il 10%. A questo proposito il Sole 24 ore scrive una cosa interessante: «Qui, nel cuore di Parigi, Zunino era riuscito a conquistare un patrimonio che ancor oggi vale 1,5 miliardi grazie al sostegno di gruppi bancari italiani ed esteri come Westdeutsche e Deutsche Postbank o la francese Crédit Mutuel». Ironia della sorte, compare sempre un istituto francese tra i finanziatori di parte del pacchetto raccolto dalla Tradim di Zunino in Mediobanca. Ripercorrendo i bilanci di Tradim negli anni in cui sono stati effettuati gli acquisti si scopre, per esempio, che parte della quota iniziale del 2% di Mediobanca era stato finanziato dalla banca francese Natexis, intestataria di titoli di piazzetta Cuccia in pegno a fronte di un finanziamento di 110 milioni. Tra gli altri istituti che avevano titoli Mediobanca in garanzia, figuravano alla fine del 2006 anche Banca Intermobiliare (finanziamento di 55 milioni) e la Banca Popolare di Milano (finanziamento per 60 milioni garantito anche da titoli Risanamento).
Insomma Luigi Zunino, come figlio legittimo di un sistema bancario che oggi sarà costretto, se i giudici del tribunale fallimentare glielo permetteranno, a farsi carico di una società immobiliare ammorbata dai debiti e un mercato immobiliare da cui difficilmente spunterà un acquirente. «Risulta acclarata la manifesta insolvenza nella quale si trova la società Risanamento spa e con essa il suo gruppo, quantomeno a far tempo dalla formazione del bilancio relativo all’esercizio 2008». È la conclusione alla quale sono arrivati i consulenti tecnici, Sandro Aceto e Silvano Cremonesi, della procura di Milano. Secondo quanto emerge dalla richiesta di dichiarazione di fallimento, a beneficiarne sarebbero soprattutto i grandi istituti bancari che hanno concesso la moratoria sul debito a Zunino, ovvero Intesa Sanpaolo, Unicredit, Italease (ora Banco Popolare), Banca Popolare di Milano, Meliorbanca e Monte dei Paschi. Alcuni creditori, in genere i piccoli, potrebbero anche ottenere subito i propri soldi ma con il rischio di una revocatoria in caso di fallimento, mentre i grandi creditori preferirebbero «confidare su accordi – scrivono i pm – che, in una prospettiva non dichiarata ma all’evidenza liquidatoria, consentirebbero loro il rientro attraverso articolate procedure».
Bruno Perini
http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090725/pagina/16/pezzo/255868/
Etichette: luigi zunino
dicembre 11, 2010 alle 2:16 am |
Dal portale Indymedia al link:
http://piemonte.indymedia.org/article/10926
Avvocati d’affari: parcelle & mattoni.
Od anche… Business lawyer: notule & cemento. Come preferite. Fate voi.
Luigi Zunino, immobiliarista a tutto tondo, grande appassionato di cavalli, a 44 anni diventa il più giovane cavaliere del lavoro.
E’ stato definito “il più furbo dei furbetti” perché ha saputo dribblare abilmente le inchieste della magistratura che hanno falciato speculatori del mattone a sua immagine e somiglianza, come Stefano Ricucci e Danilo Coppola (con quest’ultimo ha concluso un cospicuo numero di affari). Ma non riuscirà a passare indenne tutti i cicloni giudiziari.
Per le sue mani son passati fior di business miliardari. Milano Santa Giulia, Montecity-Rogoredo (ex Montedison), aree Fiat Avio (Torino), immobili a Parigi sugli Champs Elysées, l’ex area Falck di Sesto San Giovanni, il famoso Badrutt’s Palace Hotel di Saint Moritz, palazzi della Milano bene in via Montenapoleone e via Manzoni, mega attici come i 3 appartamenti nel cuore di Manhattan a New York (grattacielo del Plaza Hotel), etcetera, etcetera.
Un fiuto per gli acquisti e le compravendite che s’è felicemente coniugato con una serie di straordinarie e vincenti intuizioni. Come quella d’investire su aree ex industriali superinquinate (v. l’ex Montedison di Milano Santa Giulia, le aree Falck ed altre). Che passano di mano, con speculazioni e plusvalenze da capogiro.
Luigi Zunino parte con la sua Risanamento Napoli Spa e st’’idea geniale in testa. Costruire laddove gli altri hanno inquinato e devastato l’ambiente (senza risanare un bel niente s’intende). Four business in one. Compra a prezzi stracciati, ottiene velocemente le concessioni, costruisce a prezzi altissimi e risolve per le amministrazioni locali il problema dello smaltimento dei rifiuti e del recupero delle aree. Tutto sempre all’ombra della sua “Risanamento” (denominazione che di per sé è già tutto un programma). Sintomatica l’operazione studiata con l’ENI – Divisione Refining & Marketing per lottizzare i terreni contaminati dell’Ente Idrocarburi a Napoli Orientale. 75.000 mq di aree nel passato adibite a deposito e stoccaggio di prodotti petroliferi, impestate di benzene, arsenico ed altre schifezze.
I palazzinari come lui (o sviluppatori immobiliari come loro amano definirsi) con questa tipologia di investimenti hanno fatto una barca di quattrini. Vedi Salvatore Ligresti, Gaetano Caltagirone, Puri Negri, Tronchetti Provera solo per fare qualche nome.
Ma la fortuna può voltare le spalle. Come accade anche a lui. Dopo il periodo delle “mucche grasse” arriva il tempo delle “vacche magre”. Tra i vari segnali premonitori, già nei primi mesi del 2008 quello di lady Zunino, Stefania Maria Cossetti che si spossessa in fretta e furia di un bel pacchetto di titoli Mediobanca per racimolare qualche spicciolo; 33,7 milioni di euro. Troppo pochi per pagare tutti i puffi lasciati in giro. Emerge una voragine impressionante di oltre 4 miliardi di euro di debiti. Piovono decreti ingiuntivi a raffica. Finisce l’era dell’impero Zunino. Il 29 luglio 2009 c’è già la convocazione del tribunale fallimentare. Il 28 luglio 2009, Luigi Zunino deve rassegnare le dimissioni dal consiglio di amministrazione di Risanamento Spa.
Il 3 agosto 2009 anche i valorosi avvocati che hanno sempre supportato Zunino, lavorando alacremente dietro le quinte, devono gettare la spugna. Lontano dai riflettori mediatici uno stuolo di super-avvocati ha compiuto un frenetico ed instancabile lavoro di ausilio ed assistenza per supportare il cavaliere nei suoi salti ad ostacoli e tutte le sue scorribande. Forse s’avvedono un po’ tardivamente della nave che sta per colare a picco. Col naviglio che affonda arriva la notula dello Studio Legale Bonelli, Erede & Pappalardo. Gli avvocati Sergio Erede e Franco Bonelli sono i due soci fondatori di riferimento della law firm. Per Zunino sul lastrico, la notura di BEP è come l’iceberg per il Titanic: 8.445.600,00 di euro l’ultima mazzata. Forse dubbia l’esigibilità data la consistenza dei debiti lasciati da mr. Zunino.
Addio al mito degli avvocati d’affari accorti, attenti e previdenti. Ho sentore che forse ci arà da mettersi in coda per l’ammissione al passivo. A meno che ai business lawyers possa andare bene, a parziale conguaglio, la villa del cavalier Luigi (l’appassionato di cavalli) costruita sulla splendida Isola di Cavallo (tra la Sardegna e la Corsica).
La palma d’oro dei parcellisti Over the top comunque rimane sempre in mano a lui. L’Avvocato da 14 milioni di euro (consulenza Lodo Mondatori per CIR-De Benedetti).
Del quale, per un elementare senso del garbo, c’asteniamo dal proferirne il nome.
Il t-roppo stroppia (ed il silenzio è d’oro).
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http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/03/il-cemento-di-erede/80042/
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Doc. pdf. “ENI_Napoli_centrale_Zunino”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/dec2010/eninapoli.pdf
Doc. Pdf: “Parcella_BEP_Risanamento_2009″
http://piemonte.indymedia.org/attachments/dec2010/parcella_risanamento_agosto_2009.pdf
Doc. Pdf: “Articolo_FQ_Il_cemento_di_Erede”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/dec2010/il_cemento__di_sergio_erede.pdf