Dall’Olanda all’Albania le mafie internazionali cercano nuovi business

imagesPrima notizia: Gianluca Racco, trent’anni, affiliato alla cosca di Siderno, inserito nell’elenco dei cento latitanti più pericolosi d’Italia, è stato arrestato venerdì in Olanda, in un quartiere alla periferia di Amsterdam.Per Nicola Gratteri, procuratore aggiunto alla Dda di Reggio Calabria, si tratta di un’operazione importante, nata dai rapporti di forte collaborazione che dopo l’eccidio di Duisburg si sono instaurati tra la magistratura antimafia italiana e le autorità di polizia di tutta Europa.Operazione che rivela, dice Gratteri, «la dimensione sempre più internazionale assunta dalla ‘ndrangheta, con molti latitanti che vivono in Olanda, Germania, Spagna e da qualche tempo anche nel sud della Francia».
Secondo notizia: ieri notte in un raid in mare, nel canale tra l’Albania e Otranto, unità aeronavali della Guardia di Finanza pugliese hanno intercettato un gommone da diporto che procedeva ad alta velocità. A bordo c’erano quattro persone che stavano trasportando 316 chili di droga: hashish, marijuana e pasta base per la preparazione di eroina. Stupefacenti destinati alle cosche italiane per lo smercio sul territorio nazionale e forse per essere avviate alle piazze europee. L’imbarcazione procedeva a luci spente e stava cercando di raggiungere la costa salentina.
Sono solo le ultime due notizie di una lunga serie di operazioni, intercettazioni, arresti e indagini che stanno scoperchiando il pentolone ribollente delle cosiddette “mafie allogene”, della dimensione internazionale delle mafie nostrane, del carattere transnazionale delle grosse operazioni che riguardano non solo il narcotraffico, o il traffico delle armi, o quello delle merci taroccate che arrivano a tonnellate nei porti di Napoli e Gioia Tauro chiuse in migliaia di containers, provenienti soprattutto dalla Cina e dal sudest asiatico, che nessuno riesce a controllare, ma ancor di più il traffico di essere umani, uomini donne e bambini, e soprattutto del gran giro delle movimentazioni finanziarie che spostano “virtualmente”, senza neppure bisogno di maneggiare il denaro, i proventi criminali da un conto all’altro, da un paradiso fiscale all’altro, da un continente all’altro. Come raccontava dieci anni fa Nicola Calipari nella sua indagine sulla ‘ndrangheta australiana, che da Griffith e Canberra faceva arrivare i versamenti sui conti correnti di banche calabresi intestati a sodali e parenti.
Ora la Direzione investigativa antimafia dedica al fenomeno delle “organizzazioni criminali allogene” un lungo capitolo, molto dettagliato. Ma cosa sono, e da dove provengono le mafie straniere che sono presenti a vario titolo, e con diversi ambiti operativi e dislocazioni geografiche, sul territorio italiano, o che con il nostro Belpaese e la sua criminalità organizzata intrattengono consistenti “business”?
La Dia elenca la mafia albanese, cinese, romena, nigeriana, sudamericana, maghrebina e nordafricana, russa, bulgara e rom, quest’ultima specializzata nell’organizzazione di furti e rapine in appartamento, nello sfruttamento di minori nell’accattonaggio ma anche nelle estorsioni, l’usura, il riciclaggio. Vediamole a una a una, non senza aver chiarito preliminarmente che qui si parla di organizzazioni criminali, e si vuole tenere fermo il fuoco sulla mafia nelle diverse componenti con cui è presente, opera e si caratterizza in Italia; e non si parla invece, né deve essere fraintesa alcuna traslazione che riguardi le comunità, i gruppi etinici o i popoli e i paesi di provenienza; esattamente come non ci può mai essere alcuna traslazione tra le mafie locali e le popolazioni o gli abitanti delle corrispondenti regioni e città del Mezzogiorno.
A proposito della mafia albanese la Dia scrive: «I riscontri confermano la pervasività della criminalità organizzata albanese, strutturata in sodalizi dediti al traffico internazionale di stupefacenti e allo sfruttamento della prostituzione, capeggiati da soggetti dimoranti nella madrepatria, dove vengono normalmente reinvestiti i proventi delle attività illecite».
Nel 2008, a carico della mafia albanese, ci sono 148 persone segnalate per rapina, 70 per estorsione, 35 per associazione per delinquere, 14 per riciclaggio, 6 per incendi, 264 per danneggiamenti, 53 per produzione traffico e spaccio di stupefacenti, 64 per sfruttamento della prostituzione e pornografia minorile. Le città in cui sono state condotte le più significative operazioni di contrasto sono Monza, Cremona, Pescara, Milano, Bologna, Verona. Ma la Dia scrive che le attività della mafia albanese riguardano soprattutto Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto, Abruzzo, Emilia Romagna, Toscana, Campania e Puglia. Infine, «per quanto riguarda le sinergie con le realtà mafiose endogene, viene confermato il collegamento storicamente consolidato con la ‘ndrangheta».
Sulla mafia cinese , la Dia scrive che «nel panorama complessivo degli insediamenti stranieri in Italia, la comunità cinese occupa una posizione di rilievo per le elevate capacità di inserimento nel contesto economico e imprenditoriale. Forti delle loro tradizioni e della radicata tendenza all’emigrazione, i cittadini cinesi hanno infatti intrapreso percorsi produttivi e commerciali spesso coronati da successo stabilendo consolidate reti internazionali di rapporti, e hanno sviluppato attività produttive estremamente competitive e remunerative nei settori della ristorazione, dell’abbigliamento, dell’import-export di prodotti artigianali, dell’alberghiero e del turismo, facendo ampio ricorso a connazionali clandestini, sfruttati come forza lavoro e obbligati a prestare la loro opera in un regime di violazione delle normi fiscali e in materia di tutela del lavoro».
Pochissimi nel 2008 i casi di cinesi segnalati per reati: appena 8 persone accusate di rapina, 11 di estorsione, 12 di associazione per delinquere, 5 di riciclaggio, 37 di danneggiamento, 6 di produzione e traffico di stupefacenti, 195 di sfruttamento della prostituzione e pornografia minorile, 162 persone infine sono state accusate di contraffazione di marchi e prodotti industriali. Le regioni di penetrazione preferite dai cinesi sono Emilia Romagna, Lombardia, Campania, Lazio, Veneto e Toscana.
Di tutt’altro livello di crimine organizzato si tratta quando si parla di mafia romena , che nel 2008 ha accumulato 3 persone segnalate per attentati, 246 per rapine, 147 per estorsioni, 80 per associazione a delinquere, 33 per riciclaggio, 9 per incendio, 753 per danneggiamento, 129 per sfruttamento della prostituzione e pornografia minorile. Trieste, Mantova, Udine, Monza, Cremona, Torino, Genova e Bologna le città e le province preferite dai romeni.
Per quanto concerne la mafia nigeriana la Dia scrive che «il nord Italia si conferma quale polo privilegiato di attrazione per le forme delittuose di tipo associativo, con particolare riferimento alla Lombardia, al Piemonte e al Veneto, seguite dall’Emilia Romagna e dal Lazio». I delitti sono soprattutto quelli di sfruttamento della prostituzione anche minorile, un vero e propio monopolio, come peraltro ha scritto in un bellissimo libro sulle donne africane Laura Maragnani, che «viene consuetamente gestito inauna situazione di accordi di pacificazione con la criminalità endogena insistente sul territorio, mentre permane il ricorso a minacce e violenze per l’assoggettamento delle vittime».
La mafia sudamericana invece si occupa soprattutto di «importazione della cocaina e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, che costituiscono le forme principali delle attività illegali dei cittadini sudamericani e dell’area caraibica, operanti principalmente in Lombardia e in Liguria».
Pericolosissima e diffusa anche la mafia maghrebina e nordafricana , che nel 2008 ha avuto segnalazioni a 8 persone per attentati, 1055 per rapine, 239 per estorsioni, 136 per associazione a delinquere, 63 per riciclaggio, 32 per incendio, 1427 per danneggiamento, 110 per produzione traffico e spaccio di stupefacenti, 48 per sfruttamento della prostituzione e pornografia minorile, 82 per contraffazione di marchi e prodotti industriali.
Ancora agli esordi risulta la mafia russa , molto cauta e guardinga, più annidata nel business “legale” della ristorazione e del turismo, degli approvvigionamenti energetici, della compravendita di immobili e del gioco d’azzardo. Le persone segnalate dalla Dia nel 2008 sono pochissime: 2 per rapina, 3 per estorsione, 11 per associazione a delinquere, 1 per riciclaggio, 22 per danneggiamenti, 1 per produzione e traffico di stupefacenti, 1 per sfruttamento della prostituzione, 1 per contraffazione di marchi industriali.

Gemma Contin

http://www.liberazione.it/

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  1. Joe Says:

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