Grass: i miracoli della Ddr

imagesCOLLOQUIO CON LO SCRITTORE PREMIO NOBEL

LILLI GRUBER
Günter Grass è nato a Danzica, città all’epoca contesa tra Germania e Polonia, da padre tedesco e madre casciuba. Oggi si prodiga per il riconoscimento delle minoranze etniche come rom e sinti, attività a cui ha dedicato una fondazione. È l’interprete ideale di un Paese che è stato così a lungo diviso, ma cosa significa per una persona dal simile retroterra un concetto come «appartenenza nazionale»?

«Mi sono occupato della storia della mia città natale, Danzica, dove, prima del nazionalsocialismo, come peraltro in altre città del Mar Baltico, convivevano abbastanza pacificamente tedeschi ed ebrei, polacchi e casciubi, le cui culture talvolta si fondevano l’una nell’altra. Per molto tempo questa fu la storia delle città plurinazionali. Le mie origini tedesco-casciube di certo hanno segnato il mio rapporto con la questione dell’appartenenza nazionale. Il nostro passato è segnato dalla deportazione e dall’uccisione da parte dei tedeschi di diecimila rom e sinti. Sono in contatto con alcuni discendenti di quei gruppi etnici, e anche per questo ho deciso di impegnarmi pubblicamente affinché venga concesso loro il permesso di soggiorno e il diritto d’asilo». [...]

Andiamo a Berlino, dove ha vissuto dagli anni 60 fino alla metà degli anni 80. Com’era allora la città, e in particolare come si avvertiva la divisione, la presenza incombente del Muro?

«A Berlino ero immerso ancora più intensamente negli eventi e nella storia, una situazione che rendeva il mio lavoro più vicino alla realtà, soprattutto le mie poesie. Nel 1961 vissi a Berlino l’esperienza della costruzione del Muro e nei giorni successivi, in una lettera aperta alla presidentessa dell’Unione degli scrittori della Ddr, la scrittrice Anna Seghers, incitai gli autori locali alla protesta. Per tutti gli anni della divisione ho incontrato regolarmente scrittori della Ddr, ci leggevamo l’un l’altro ad alta voce i nuovi lavori e ne discutevamo insieme. Le nostre riunioni in appartamenti privati non erano un mistero per le autorità, eppure non venivano ostacolate. A questo periodo risalgono le mie amicizie con scrittrici e scrittori della Germania dell’Est quali Christa Wolf e Jurek Becker, per citarne soltanto due. Dai nostri intensi confronti nacque in me l’impressione che nonostante la divisione o la separazione ci fosse soltanto una letteratura tedesca» [...].

È uscito nell’anno del ventennale della caduta del Muro il suo diario Unterwegs von Deutschland nach Deutschland, le considerazioni a caldo di quei tempi. Cosa è rimasto attuale e quali impressioni e idee, invece, non sottoscriverebbe più? «Dopo la caduta del Muro ho viaggiato per un anno intero scrivendo e disegnando in entrambe le Germanie, sono stato a Dresda e a Lipsia, e ho parlato con gli abitanti della provincia nell’ex Ddr. Allora temevo che, come già accaduto nella storia, da una Germania riunita potessero sorgere altri pericoli. Oggi la penso diversamente. Certo, si sono avverati molti dei miei timori, soprattutto sul versante economico. La disoccupazione e la mancanza di opportunità hanno portato alla fuga di massa dai paesini e dalle città della ex Ddr. La mia critica alla liquidazione totale del sistema della Germania dell’Est attraverso l’Amministrazione fiduciaria purtroppo è rimasta inascoltata». Grass ha sempre sostenuto che la cosiddetta riunificazione fu in realtà un’annessione dell’Est da parte dell’Ovest. E quest’ultimo, come tutti i vincitori, ha riscritto la storia: «La Repubblica Federale ha assorbito la Germania dell’Est con una mentalità capitalistica, basata sulla conquista e sull’espropriazione, che fa parte ormai della storia contemporanea tedesca. Così come ne fa parte la mancanza di rispetto per l’efficienza delle persone, che là hanno fatto cose straordinarie in condizioni ben peggiori rispetto a quanto abbiamo potuto realizzare noi dell’Ovest grazie agli aiuti delle potenze occidentali».

Forse la fretta con cui la Germania è tornata unita è in parte responsabile della cosiddetta Ostalgie: sembra che un terzo dei tedeschi, addirittura la metà nelle regioni orientali, rimpianga la situazione pre-riunificazione. Ma Grass, saggiamente, è scettico rispetto ai risultati di certi sondaggi: «Credo piuttosto che le amare delusioni subite e l’insoddisfazione portino alcuni a rimpiangere, a torto, il passato. Lo stesso motivo per cui tanti pensano con nostalgia alla vecchia valuta, il marco occidentale». E per quanto riguarda le nuove generazioni nate «senza il Muro», che in teoria non dovrebbero avere rimpianti? «La vita a Berlino mostra come le generazioni più giovani abbiano saputo godere, rapidamente e spontaneamente, della fine della divisione. Loro vivono e si muovono in maniera del tutto naturale in un Paese ormai unito».

Vent’anni dopo
Si intitola Ritorno a Berlino il libro, in uscita oggi da Rizzoli (pp. 200, e18), in cui Lilli Gruber e Paolo Borrella, a vent’anni dalla caduta del Muro, ripercorrono «una stagione che ha cambiato l’Europa», da loro vissuta all’epoca come inviati del Tg2 e il Tg1. «Prima di tornare», per farsi introdurre «alla Germania e alla Berlino di oggi» Lilli Gruber (nella foto) ha incontrato Günter Grass. Anticipiamo uno stralcio del loro colloquio.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200909articoli/47392girata.asp

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