Perché non torno in Europa: l’antisemitismo è ancora vivo

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La lettera di Rudolf Carnap dagli Sta­ti Uniti a Karl Popper 30 maggio 1945

Caro dottor Popper,
la Fondazione Guggenheim mi ha ri­sposto dicendomi che le borse di studio sono disponibili solo per le persone che vivono in America. Me ne rammarico molto poiché lei avrebbe avuto qui una buona probabilità di ottenerla. Se le fos­se possibile magari di venire in questo Paese con altri mezzi (per esempio con una borsa di studio Rockefeller), allora lei potrebbe fare domanda per una bor­sa di studio Guggenheim; è richiesta so­lo la residenza negli Stati Uniti, non la cittadinanza. Le notizie da Vienna sono molto inte­ressanti, ma finora piuttosto limitate. Ha mai preso in considerazione la possi­bilità di ritornarci se le fosse offerto un incarico? Il suo R. Carnap

Una prima lettera di Karl Popper a Rudolf Carnap nel mese di giugno 3 giugno 1945

Caro professor Carnap,
ho presentato la mia domanda per la cattedra lasciata vacante dal professor Findlay, ma ora dovrò ritirarla, dato che mi è stato offerto un posto di do­cente incaricato in Logica e metodo scientifico alla London School of Eco­nomics e, naturalmente, accetterò que­sta offerta. Spero davvero che lei e sua moglie stiano bene. K. R. Popper

La seconda lettera di Karl Popper a Rudolf Carnap nello stesso mese di giugno 23 giugno 1945

Caro professor Carnap,
ho accettato l’incarico di insegnamen­to in Logica e metodo scientifico alla Lon­don School of Economics, sono molto fe­lice di questo sviluppo. Sono molto contento che la sua schie­na vada meglio, anche se avevo sperato che il problema fosse ormai totalmente scomparso. Spero che l’estate le porti sol­lievo. Per quanto riguarda la sua doman da circa un possibile ritorno in Europa continentale, la mia risposta è: no, mai! Lei è di diverso parere? I più cordiali saluti, il suo K. R. Popper

Karl Popper scrive a Isaiah Berlin 17 febbraio 1959

Caro Isaiah,
ho appena finito di leggere la sua confe­renza inaugurale, che ho ricevuto qualche tempo fa, e per la quale non l’ho ancora ringraziata. Difficilmente mi è capitato di leggere qualcosa sulla filosofia della politica con cui sia stato così completamente d’accor­do su tutte le questioni importanti — e le questioni sono davvero molto importanti. Mi compiaccio per la sua chiara distinzio­ne fra quella che lei chiama libertà negati­va e libertà positiva; con la sua professio­ne di fede — che anche se solo implicita, non è meno chiara ed energica — per la libertà negativa; per la sua esposizione dei pericoli dell’ideologia della libertà positi­va; per la sua presa di posizione contro lo storicismo morale; per i suoi avvertimenti contro l’ipotesi che i problemi sociali pos­sano essere risolvibili di principio, e che tutti i beni (reali) debbano essere compati­bili, e in armonia; e soprattutto per la sua dichiarazione sui diritti umani assoluti. Su tutte queste cose siamo perfettamen­te d’accordo; e ritengo che il modo in cui lei ha discusso e presentato queste idee sia ammirevole. Suo per sempre Karl Popper

La lettera di Karl Popper a Friedri­ch von Hayek 24 ottobre 1969

Caro Fritz,
ti ringrazio moltissimo per la tua lette­ra dell’11 ottobre 1969 dall’Imperial Hotel di Vienna. È una lettera incredibile, incredibile in molti sensi. È veramente incredibile che tu tenti per la seconda volta di fare una simile cosa per me. E che tu ci abbia pen­sato addirittura prima di aver reso sicura, e pienamente chiarita, la tua posizione, è altrettanto incredibile. La prima volta — quando mi hai por­tato dalla Nuova Zelanda in Inghilterra — avevi una posizione affermata e di grande influenza alla London School of Economics, che era abituata alla presen­za di stranieri. Ora vuoi tentare una co­sa simile quando neppure tu sei ancora là, quando tu stesso sarai un’eccezione, forse invidiata, e quando questo genere di sostegno nei miei confronti potreb­be persino indebolire la tua posizione e le tue prospettive. Per favore, non fare niente di avventa­to. Non ho mai sognato una cosa simile e credo sia estremamente improbabile che ciò possa realizzarsi. Ma posso immagina­re che potrebbe arrecare un danno consi­derevole alla tua situazione. Questa non è pura immaginazione. Sebbene non ci abbia pensato prima, ri­tengo del tutto possibile che io possa non essere gradito a qualcuno a Salisbur­go e, in tal caso, non vorrei ovviamente venire. Nella tua lettera mi fai una doman­da precisa: «È possibile che tu possa pren­dere in considerazione la possibilità di se­guirmi a Salisburgo se… ti offrissero uno stipendio da professore fino all’età di 75 anni?». La mia risposta è che dovrei pen­sarci, ma per le seguenti ragioni non so­no sicuro di dover accettare. L’antisemitismo è ancora forte in Au­stria, il che è molto triste. Non è solo il fatto che temo di soffrirne — in realtà, non lo temo affatto. È, piuttosto, che pen­so che le persone di origine ebraica come me (Hennie è di origine contadina, prove­niente dalla Bassa Austria) dovrebbero stare alla larga dall’Austria in attesa che il sentimento si spenga. Quando alcuni anni fa abbiamo valuta­to che cosa fare e dove sistemarci quan­do fossi andato in pensione, abbiamo pensato di tornare in Austria magari vici­no al paese d’origine del padre di Hen­nie; ma abbiamo deciso di non farlo a causa dell’antisemitismo. Hennie crede che sia peggio a Salisburgo e una catte­dra universitaria è, chiaramente, più esposta di un semplice pensionamento, che era tutto ciò a cui stavamo pensando. Da allora la situazione finanziaria è peggiorata (a causa della svalutazioni del­la sterlina) e dovrei fare proprio qualsiasi cosa per assicurare una pensione sicura e di valore stabile ad Hennie, che rinunciò alla sua carriera di insegnante per seguir­mi in Nuova Zelanda. Ma non penso che, se entro in servizio avendo più di sessan­tasette anni, mi offrirebbero una pensio­ne di reversibilità per Hennie. Lei è preoc­cupata — molto più di me — del fatto che la mia influenza, o piuttosto l’influen­za delle mie idee, venga pregiudicata dal mio lasciare il mondo anglofono. In Au­stria la mia influenza è pari a zero. In Ger­mania devo ammettere che non sembra essere trascurabile. Non so se questo sia un punto di una qualche importanza. Ma penso che scrive­rò ancora peggio in inglese una volta che avrò lasciato l’Inghilterra; e non posso fa­re a meno di pensare — e di sperare — che la lingua inglese sia più importante, dal punto di vista intellettuale, della lin­gua tedesca. Mi rendo naturalmente conto che que­sta richiesta abbassa quasi a zero le pro­babilità di ricevere un’offerta. Ma questo, in sé, confermerebbe soltanto che Hen­nie ed io avevamo ragione sull’esistenza di un pericolo antisemita. Sono molto spiacente di scrivere una lettera così lunga. Mi rendo conto di quanto per te sia importante andare a Sa­lisburgo, nella tua Austria. Deve essere ancor più importante per tua moglie. E Salisburgo è così meravigliosamente bel­la. Spero che riuscirai ad andarci e che sa­rai felice nel nuovo ambiente. Tu sai quanto io sia consapevole del mio debito nei tuoi confronti. Ti ringra­zio ancora. Tuo, per sempre, Karl

 - L’epistolario Pubblichiamo alcune delle lettere di Popper indirizzate a Rudolf Carnap, Friedrich von Hayek e Isaiah Berlin durante gli anni trascorsi in esilio con la moglie Hennie

http://www.corriere.it/cultura/09_ottobre_11/cultura-karl-popper-antisemitismo_a4f5d988-b63f-11de-819a-00144f02aabc.shtml

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