Da Amburgo al Waziristan, l’ 11/9 nella storia di un passaporto

imagesUn passaporto tedesco numero “L8642163”, emesso ad Amburgo il 2 agosto 2001 e ritrovato ieri nelle montagne del Waziristan del sud, terra di rifugio e addestramento per i talebani e al Qaida. La scoperta viene dalle forze pachistane che stanno conducendo l’offensiva nella regione tribale pachistana. Una campagna lanciata a metà ottobre cui i fondamentalisti hanno risposto con una serie di attentati, più di 200 morti, in tutto il paese. Nella roccaforte dei talebani, rifugio dei membri di al Qaida, l’esercito di Islamabad ha trovato il passaporto del coinquilino di Mohammed Atta, il terrorista kamikaze che pilotò il primo aereo dell’American Airlines contro le torri del World Trade Center. L’uomo, Said Bahaji, sulla lista dei più ricercati dalle agenzie di sicurezza internazionali, era compagno di stanza di Atta in Germania e faceva parte della celebre “cellula di Amburgo”.

L’ultimo visto sul suo passaporto reca la data 4 settembre 2001, Karachi. Bahaji, di padre marocchino e di madre tedesca, era tornato per informare Osama bin Laden sull’inizio dell’operazione. Bahaji ad Atta procurò una casa e, secondo le accuse, gli fece avere anche una carta di credito. Di lui, nato nel 1975 nella Bassa Sassonia, si hanno immagini provenienti da un video dell’ottobre 1999. Si vede il tedesco Said Bahaji che ballava felice mentre sta celebrando il proprio matrimonio in presenza di tanti amici. Tra loro anche Mohammed Atta. Nella casa ad Amburgo c’era anche lo yemenita Ramzi Binalshibh, l’unico componente della cellula di Amburgo a vedersi rifiutata la richiesta di visto per gli Stati Uniti. Nel luglio 2001, Binalshibh è in Spagna per concordare definitivamente con Atta gli aspetti dell’attentato. Aveva messo a punto anche un progetto che prevedeva di dirottare un aereo e lanciarlo contro l’aeroporto londinese di Heathrow. Catturato in Pakistan, oggi Binalshibh si trova nel carcere di Guantanamo. Lo attende il processo. Bahaji aveva persino prestato per diversi mesi il servizio di leva nell’esercito tedesco ad Amburgo. I militari pachistani hanno trovato anche il passaporto spagnolo di Raquel Burgos Garcia, la moglie di Amir Azizi, ricercato per le bombe in Spagna del 2004. Nella fotografia si vede una ragazza con il chador, spagnola di adozione ma marocchina di nascita. La scoperta del passaporto è preziosa per stabilire i legami fra gli autori dell’11 settembre e i talebani. Ma soprattutto ci dice della vasta presenza di cittadini europei nelle zone di conflitto fra gli Stati Uniti e la guerriglia islamica. Il Daily Telegraph rivela che sempre i pachistani hanno scoperto un “villaggio jihadista” con insorgenti tedeschi musulmani o convertiti, nelle aree tribali al confine con l’Afghanistan. “Un video per il reclutamento dei nuovi jihadisti presenta il villaggio come se fosse un luogo dal desiderabile stile di vita, con un’ampia scelta tra scuole ospedali, farmacie, asili, tutto a distanza di sicurezza dal fronte”, scrive il quotidiano londinese Telegraph. Il presentatore del video, tale “Abu Adam”, il volto pubblico del gruppo in Germania, punta il dito verso gli spettatori e chiede: “Non vi sembra attraente? Vi invitiamo calorosamente a unirvi a noi”. Adam, il cui vero nome è Mounir Chouka, come Bahaji ha ricevuto un addestramento all’uso delle armi durante il servizio militare prestato nell’esercito tedesco, e in seguito ha trascorso tre anni facendo formazione presso il Federal Office of Statistics dove i colleghi lo descrivono ancora come “un bravo ragazzo”. In un altro video di reclutamento realizzato all’inizio dell’anno, Adam chiede ai suoi sostenitori di “morire con onore”. “Ci sono europei nel Waziristan”, ha detto al Telegraph Khalid Khawajia, ex ufficiale dell’intelligence pachistana, che si descrive come un amico diOsama bin Laden. “La gente più motivata arriva dall’Europa. Faranno qualsiasi cosa per l’islam. Non sono lì perché i loro padri sono musulmani, ma per una loro scelta personale”. L’esercito pachistano che sta avanzando all’interno del Waziristan ha scoperto una specie di “Brigata internazionale di musulmani”. Assieme ai talebani ci sono svedesi, tedeschi, britannici, spagnoli e francesi. Lo scorso febbraio l’Independent aveva raccontato la “guerra civile inglese”. Secondo i servizi segreti, sarebbero quattromila gli inglesi che hanno combattuto o stanno combattendo con i talebani. Spesso, durante le intercettazioni aeree fra Pakistan e Afghanistan, i militari britannici riconoscono i dialetti dello Yorkshire o del Devonshire. Inglesi contro inglesi. Thorsten Albrecht, il padrone di casa ad Amburgo, racconta che Atta e Bahaji erano “inquilini ideali”. Pagavano l’affitto, segnando sull’assegno che la somma proveniva dal Dar el Anser, la Casa dei Seguaci. Albrecht dice che si comportavano come “studenti di filosofia”. Anneliese Bahaji, madre del super ricercato, racconta che il figlio “non era mai violento, ma sempre di aiuto e molto religioso”. L’amico di Atta svolgeva un ruolo centrale nella propaganda online degli estremisti musulmani. Non si trattava soltanto di parole. Attraverso alcuni siti Internet raccoglieva denaro e reclutava volontari disposti a sacrificarsi nel nome della guerra santa contro gli “infedeli”. Nella loro casa di Amburgo verranno trovati molti libri delle Azzam Publications, che prendono il nome dallo sceicco palestinese Abdullah Azzam, il maestro e padre spirituale di Bin Laden. All’università di Amburgo, Bahaji aveva una home page in cui raccontava della Germania: “Che vergogna che gli studenti qui siano così noiosi, aprono la bocca soltanto quando sono ubriachi”

Da “Il Foglio”

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