Archivio per gennaio 2010

Le rivelazioni di Antonio Martino sull’affare Airbus A400M

gennaio 31, 2010

Il 22 gennaio scorso le agenzie hanno dato notizia che si era concluso con un nulla di fatto l’incontro di due giorni tenuto a Berlino dai rappresentanti dei paesi clienti del programma A400M sul futuro del progetto. In particolare, il ministro della Difesa della Repubblica federale di Germania, Karl Theodor zu Guttenberg, aveva definito inaccettabile l’opzione di ricevere un minor numero di aerei A400M per il prezzo stabilito di 20 miliardi di euro. “Ottenere meno per gli stessi soldi per me è inaccettabile” era stato il lapidario commento di Guttenberg.

La vicenda aveva attirato l’interesse degli organi d’informazione nei giorni precedenti. Per esempio, il 6 gennaio in un lungo articolo significativamente intitolato “Airbus minaccia di bloccare l’A400M” il Sole 24 Ore dava conto delle difficoltà del programma e del suo incerto futuro. Per chi non lo sapesse, l’aereo in questione dovrebbe essere dedicato al trasporto militare e rappresentare un primo esempio d’iniziativa europea in materia d’industria della difesa. Il consorzio dell’aereo, istituito nel 1970 (sic) è composto da sette paesi – Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Belgio, Lussemburgo e Turchia – e ha recentemente incontrato difficoltà che hanno fatto aumentare i costi previsti di 5,3 miliardi di euro. Airbus sarebbe disposta ad accollarsi al massimo tre miliardi di questi costi aggiuntivi ma chiede che gli altri 2,3 miliardi siano sborsati dai paesi interessati; altrimenti, in mancanza di un accordo entro la fine del mese, cancellerà del tutto il progetto per dedicarsi esclusivamente all’aviazione civile. (continua…)

Putin vende missili a Gheddafi

gennaio 31, 2010

Solo poche ore prima il direttore di Rosoboronexport, la società statale che vende nel mondo le armi russe, Anatoly Isaikin, aveva smentito le voci di un contratto miliardario con la Libia:«Sono interessati a comprare, ma è prematuro parlare di intese». Ma ieri è stato nientemeno che il premier Vladimir Putin ad annunciare il supercontratto col quale Mosca vende a Tripoli armi per 1,3 miliardi di euro, che da solo fa un quarto di tutte le esportazioni belliche made in Russia. Putin ha firmato l’affare con il ministro della Difesa libico Yunis Jaber, che ha visitato la Russia nei giorni scorsi.
Resta il mistero sulla lista della spesa del colonnello Gheddafi, che proprio Putin all’epoca della sua presidenza aveva riportato nella lista degli amici del Cremlino, dopo un allontanamento successivo alla fine dell’Urss. Il premier russo ha svelato l’esistenza del contratto incontrando Vladimir Gorodezky, direttore dell’Izhmash, la famosa fabbrica di armi dove è nato il kalashnikov, facendo quindi capire che potrebbe essere uno dei beneficiari dello shopping libico. (continua…)

I liberisti che boicottano la Fiat

gennaio 31, 2010

Dazi? Protezionismo? Embargo contro la Cina? Macché, i ragazzi della Giovane Italia, l’organizzazione dei Pdl junior, hanno invitato a boicottare la Fiat e i prodotti «riconducibili alla casa torinese». Con manifestazioni e bandiere al vento. In 30 città.
Non stropicciatevi gli occhi, è proprio così: i futuri ministri liberal-liberisti vogliono punire i consumatori limitando la scelta delle automobili e i risparmiatori che hanno in portafoglio titoli del gruppo torinese. Accentuando la causa della loro stessa protesta: i licenziamenti dovuti alla chiusura, tra due anni, dello stabilimento di Termini Imerese. Meno auto Fiat vendute, più licenziamenti. (continua…)

Il Salafismo: un discorso di rottura con la società

gennaio 31, 2010

Sulla scia della polemica sul velo integrale in Francia, Samir Amghar, sociologo specializzato sul salafismo, spiega le origini e l’espansione di questa corrente radicale dell’Islam rispondendo ad alcune domande di Boris Thiolay, giornalista de “L’express.fr”

La polemica sul velo integrale mette in luce il ruolo giocato dai salafiti. Da dove viene questo movimento?

Il salafismo si presenta come “l’autentico Islam”, quello delle origini. Il termine salaf designa i “devoti antenati”, i compagni del profeta Maometto. I suoi seguaci rifiutano qualsiasi interpretazione moderna del Corano e degli hadith – i racconti dei fatti e delle gesta del Profeta – del quale essi imitano il comportamento alla lettera. La dottrina salafita si inscrive nella linea di discendenza dei teologi più rigoristi dell’Islam wahhabita (il wahhabismo è la corrente islamica scaturita dalla “riforma” religiosa realizzata da Muhammad ibn Abd al-Wahhāb (1703–1792) (N.d.T.) ), che è il dogma ufficiale dell’Arabia saudita. (continua…)

Il vero Stranamore che si fece bombarolo per salvare il mondo

gennaio 31, 2010
A vederlo così, non alto di statura, con le folte sopracciglia ancor più nere dei capelli, con quel volto ilare, con quello sguardo a spillo, acuto e sfottente, timore non ne incuteva. Eppure era l’uomo che per quasi cinquant’anni aveva tenuto testa ai sovietici e ai loro amici filocomunisti americani.
Teller, certo, ungherese di Budapest, scienziato di fama mondiale, padre della bomba H, del Laser a raggi X, dello Scudo spaziale e delle Guerre stellari, ha fatto tutto quanto si poteva fare per meritarsi l’odio dei comunisti. In Italia è uscita di recente una suo biografia Il vero dottor Stranamore (Cortina) di Peter Goodchild. In America hanno invece pubblicato le Memorie di Edward Teller – e anche le sue lettere a Maria Mayer, l’affascinante amica tedesca Nobel 1963 per gli studi sulla struttura nucleare (i «numeri magici»). Non sappiamo se siano complete, anzi immaginiamo che non lo siano. Ma quanto è scampato all’autocensura basta non solo a darci la misura di cosa è stata e come è nata la Guerra fredda che per quasi trent’anni ha coinvolto su opposti fronti Stati Uniti e Unione sovietica, l’angoscia di certi momenti (l’arresto di Klaus Fuchs, fisico teorico e agente segreto di Mosca a Los Alamos, 1949, l’invasione della Corea del Sud, 1950, lo Sputnik russo, 1957, l’U2, aereo spia americano, 1960, i missili sovietici a Cuba, 1962), le drammatiche perplessità degli alti comandi Usa, le incertezze e le esitazioni dei politici e degli scienziati impegnati nella realizzazione degli armamenti nucleari; e anche la risolutezza di questo eccezionale fisico, profeta e inventore dello Scudo spaziale, che instancabilmente lavorava per difendere il principio della «sopravvivenza reciproca assicurata» contro quello della «distruzione reciproca assicurata» nel tentativo di realizzare la superarma capace di mettere fine a tutte le guerre.
«Meglio salvare delle vite umane che vendicarle», ripeteva.
Stranamore?, forse, ma con il segno cambiato. Insomma non nel senso dello scienziato pazzo nazista, consigliere del presidente Usa che sogna e progetta la guerra totale per un inconscio sentimento di rivalsa e condanna verso l’umanità colpevole di non aver capito e accettato il demiurgo Hitler. (continua…)

Sono diventato un automa per non soffrire mai più, la mia vita è solo inganno

gennaio 31, 2010

Le lettere, così come i diari, ci consegnano la vita come viene vissuta, giorno per giorno, contingente, imperfetta, autentica. In questa assenza di pianificazione sta il loro valore. Così è per l’epistolario di T.S. Eliot (1888-1965), preso di mira da critici a caccia di prove del suo antisemitismo e della sua misoginia. Il secondo volume, appena uscito in Inghilterra e già diventato un «caso» editoriale, The Letters of T.S. Eliot, 1923-25 (Faber&Faber, pagg. 878, sterline 35; a cura di Valerie Eliot e Hugh Haughton), demolisce il mito della crudeltà dello scrittore nei confronti della prima moglie Vivien, cronicamente malata di nervi: «Sono sfinito, non posso più andare avanti», scrive nel 1923, in una delle tante lettere cariche di sensi di colpa inviate al critico John Middleton Murry, «un senso di colpa sottile, che mi paralizza e mi uccide». Ma al contrario riaccende il dibattito sul suo antisemitismo, esacerbato dal ricordo del libro di Anthony Julius T.S. Eliot: Anti-Semitism and Literary Form, del 1995, che montava un vigoroso processo intorno a quella che definiva la macchia razzista di tutta l’opera dello scrittore. «Negare l’antisemitsmo nell’opera di Eliot – commenta oggi Julius impugnando nuovamente il suo libro – non è intellettualmente né moralmente rispettabile, benché molti critici rispettabili lo facciano». (continua…)

La strana disfatta

gennaio 31, 2010
BARBARA SPINELLI
Non stupisce lo strano silenzio che circonda, d’un tratto, la guerra iniziata da americani ed europei in Afghanistan, quasi nove anni fa. Guerra senza più bussola, che nel 2001 scacciò i talebani e ora è tutta intenta a facilitare il loro ritorno al potere, addirittura remunerandoli in cambio di qualche gentilezza sulla costituzione. Guerra di cui «abbiamo ormai abbastanza», ammette con candore lo stesso comandante della Nato in Afghanistan, generale McChrystal. Guerra degradata a simulacro, già da tempo. Nessun occidentale vuol finirla, nessun ministro della difesa rinuncia a foto di gruppo con soldati al fronte, ma in cuor suo ciascuno sa la verità: la guerra che solennemente vien continuata è in fondo già considerata perduta. La commedia è recitata da voltagabbana ignari del pudore, che hanno bisogno della messa in scena per evitare l’onta di una fuga. Solo per i soldati e i loro capi il conflitto non è simulacro ma dura prova in cui si rischia la morte, si guadagna l’onore, si merita una pietà ancora più grande. Degenere e posticcia, questa guerra è paradigma dei tempi che viviamo. Sono uomini vuoti che vediamo ai comandi della politica, come nel poema di Thomas Eliot: «Siamo gli uomini vuoti /Siamo gli uomini impagliati /Che appoggiano l’un l’altro /La testa piena di paglia». Figure senza forma, ombre senza colore, forza paralizzata, gesto privo di moto: da sempre, le facce e le voci dei voltagabbana «sono quiete e senza senso». (continua…)

Tra “Pigs” e Paesi Baltici, l’Europa teme l’effetto domino

gennaio 31, 2010

di Federico Rampini

“TOO big to fail”, troppo grande per essere lasciato fallire. È il pericolo che ha piegato i governi di tutto l’Occidente nel 2008 di fronte al collasso dei giganti bancari. Impossibile subìre il crac delle maggiori banche americane, inglesi, svizzere o belghe: gli Stati sono dovuti intervenire, dissanguando le loro finanze.
“Too big to fail”, oggi l’incubo si ripresenta sotto un’altra forma, non meno drammatica. Che fare se è un intero Stato come la Grecia a rischiare la bancarotta, quali le conseguenze per l’Eurozona? Possiamo permetterci di assistere senza intervenire? E se il crollo greco fosse il primo di un effetto-domino, destinato a travolgere altri paesi? Partendo dalla “periferia”: perché lì si trovano paesi che già prima della crisi avevano finanze pubbliche più dissestate, Stati meno efficienti, sistemi industriali meno competitivi.

Questa nuova emergenza si è imposta ai leader europei mentre affluivano al World Economic Forum. All’inizio della settimana il premier greco Georgios Papandreou ha dovuto rivolgersi in affanno ai mercati internazionali per finanziare il suo debito pubblico. In apparenza ha guadagnato tempo, collocando titoli del Tesoro per 5 miliardi di euro. A un costo altissimo: un interesse del 6,25% che andrà a cumularsi ai debiti greci. E la tregua è stata illusoria. Gli stessi investitori internazionali che avevano presentato domande cinque volte superiori all’offerta di Bot greci, 24 ore dopo fuggivano disordinatamente. Vendite in massa di titoli di Atene hanno fatto schizzare i tassi ancora più su, fino a 3,7 punti sopra i Buoni del Tesoro tedeschi: una forbice-record mai raggiunta da quando la Grecia entrò nell’euro. Un segnale tremendo in vista dei prossimi appuntamenti coi mercati. Quest’anno Papandreou deve riuscire a raccogliere altri 54 miliardi, la metà entro aprile. E se non ce la facesse? (continua…)

Dio e Cesare secondo Sant’Ambrogio

gennaio 31, 2010

Politica e questione morale nella seconda metà del IV secolo

Dinanzi agli interventi delle autorità ecclesiastiche nelle questioni temporali, è frequente che alcuni interlocutori parlino di ingerenza e vogliano ricordare a tali autorità, non senza una certa ironia, che si deve dare “a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Ciò mette in evidenza, quantomeno, due questioni di un certo spessore:  in primo luogo che oggigiorno nella cultura occidentale il dualismo politico religioso è pacificamente accettato come modo di intendere i rapporti fra l’autorità politica e quella religiosa; in secondo luogo, che il testo evangelico a cui abbiamo fatto allusione non è percepito in maniera univoca.
Lo studio sistematico dell’epistolario politico di sant’Ambrogio ha, fra le altre virtù, quella di contribuire a chiarire il contenuto di questa frase di nostro Signore. La prossimità temporale del santo agli accordi di Milano del 313, il suo passato come funzionario pubblico dell’Impero, la sua santità di vita e i suoi interventi, come vescovo di Milano (374-397), dinanzi alle autorità politiche del suo tempo, si presentano come credenziali più che sufficienti per questo compito. (continua…)

“Non sappiamo che Bonino pigliare”

gennaio 30, 2010

Rieti. Il citofono suona una volta a vuoto. Al di là del vetro, la parrocchia è deserta. E’ pomeriggio, forse è l’ora del pisolino post pranzo. Alla seconda scampanellata il sacerdote, in servizio a Rieti da innumerevoli anni, viene di persona ad aprire. Alla richiesta di un commento sulla candidatura Bonino, il parroco per prima cosa sospira. Pensa al monte Terminillo “innevato che è una meraviglia” e ricorda con nostalgia i tempi in cui, dice, “la chiesa non soffriva di timidezza e la domenica organizzava per i fedeli gite lassù” – sci, pranzo e messa sul calar della sera oppure messa al sorgere del sole, sci e pranzo. “E insomma”, dice, “allora sì che con i fedeli c’era un bel rapporto”. Invece adesso “il clero sonnecchia” e la gente “manco ci va, al Terminillo”, stazione sciistica di fasti mussoliniani caduta in disgrazia dopo il boom dei Settanta. D’improvviso il sacerdote, dopo essersi chiesto “chissà che cosa ha in mente l’Udc”, sbotta: “Ma che hanno paura di perdere clienti?”. La frase non è rivolta all’Udc, come si potrebbe inizialmente pensare, ma alla chiesa, secondo il parroco “troppo defilata su Emma Bonino, una donna che su certe questioni amministrative ci capisce più della Polverini, ma che su alcuni temi è davvero lontana da noi. Come fanno i cattolici di sinistra, dico io, a restare inerti di fronte a un Pd che si è fatto scavalcare da una candidata che predica l’amore libero, il divorzio, l’aborto e che tra un po’ dirà che i sessi sono tre o quattro?”. (continua…)

I principi arabi cercano di superarsi a vicenda, e la posta in gioco è sempre più alta

gennaio 30, 2010

I principi arabi hanno la minima idea di ciò che realmente accade intorno a loro nel mondo arabo? – si chiede il noto corrispondente britannico Robert Fisk

Il principe dell’Arabia Saudita Al-Walid bin Talal è un uomo particolare.
Dice di non voler essere primo ministro del Libano – tutti coloro che vogliono essere primi ministri del Libano lo affermano – ma è immensamente ricco. E’ vero, il suo conto in banca è sceso da  23,7 miliardi di dollari a “soli” 13,3 miliardi a partire dal 2005 (così ha riportato la rivista Forbes). Ma egli ha appena annunciato di voler costruire l’edificio più alto del mondo – un colosso alto 1 km che farà impallidire il suo vicino, l’emiro di Dubai, che il mese scorso tra le dune di sabbia dei suoi falliti creditori ha inaugurato il misero Burj Khalifa, alto 828 metri. Al-Walid, nipote del re Abdullah, comprensibilmente chiama la sua ditta Kingdom Holdings, la holding del Regno. Tra l’altro, è anche uno dei principali azionisti della News Corp di Rupert Murdoch, motivo per cui non leggerà questo articolo sul Times. Lunga vita alla Kindgom Holdings! (continua…)

«Non si combatte l’abusivismo cominciando dalla povera gente»

gennaio 30, 2010

Raffaele La Capria. Lo scrittore sugli scontri a Ischia tra polizia e cittadini per un abbattimento: «Si dà il vero esempio combattendo le grandi speculazioni. Le denunciammo con Rosi ai tempi di “Le mani sulla città” ma purtroppo non è servito a molto»

«L’abusivismo va combattuto, è sicuro. Ma il modo in cui questo principio è stato messo in atto ultimamente mi sembra non soltanto tardivo, ma soprattutto poco efficace». Esordisce così lo scrittore napoletano Raffaele La Capria, quando gli si chiede di commentare gli scontri di giovedì sull’isola d’Ischia tra la polizia e i cittadini che tentavano di impedire l’abbattimento di una casa abusiva.

In che senso poco efficace?
Ho visto in televisione che hanno distrutto in modo brutale una casetta di povera gente. Mentre l’abusivismo ha prodotto edifici di ben altra importanza che potevano essere attaccati per primi, se si voleva dare un vero esempio. (continua…)

“Vi racconto gli affari bulgari di Delbono”

gennaio 30, 2010

Parla Francesco Stagni, l’ex missino socio del sindaco dimissionario: “Fu Flavio a chiedermi di subentrare con il 50% della Bulfranz. Voleva investire i risparmi della madre, insieme abbiamo trattato appartamenti. Il vantaggio? Tasse al 15%”

Il socio di Flavio Delbono per gli investimenti bulgari è un ex missino di 58 anni, bolognese, commercialista, che frequenta i Balcani da una ventina d’anni. Francesco Stagni è furente per essere finito in questo scandalo: «La mia attività è regolare e trasparente, querelerò chi mi ha accostato a uno come Divani che non conosco neppure». Non è ancora stato chiamato in Procura. E precisa: «Fu Delbono a cercarmi».

Siete amici?
«Sì. Ci conoscemmo parecchi anni fa, quando lui era assessore comunale al bilancio nella giunta Vitali e io revisore dei conti. Una persona gentile e affabile».

Chi la scelse come controllore del bilancio comunale?
«Mi propose il capogruppo del Movimento sociale, Veronesi. Era il più grosso partito dell’opposizione. Poi sono passato in Alleanza nazionale che nel 2000 mi candidò in Regione: con quattromila preferenze mi piazzai secondo, primo dei non eletti. A Bologna non sono uno sconosciuto». (continua…)

Piccola Posta di Adriano Sofri

gennaio 30, 2010

E’ in libreria da oggi un rapido libro di Enrico Donaggio e Diego Guzzi, “A giusta distanza. Immaginare e ricordare la Shoah”, ed. L’ancora del mediterraneo. Libro prezioso per chi pensa di saperne molto, e per chi vuole cominciare a saperne. Ha 160 pagine, costa 14 euro. Racconta la Shoah, prova a immaginarla per il futuro prossimo in cui non ci saranno più testimoni, la mette a confronto con le catastrofi prodotte e sofferte da umani nel mondo di oggi, e si chiede, e chiede, che uso fare di tutto quello che abbiamo conosciuto. Fa suo il proposito con cui Yehuda Bauer trattò, nel 2006, il Giorno della memoria: “Appartengo a un popolo che ha dato al mondo i dieci comandamenti. Conveniamo sul fatto che ne servono altri tre, questi: tu non sarai l’aggressore, tu non sarai la vittima; e tu non accetterai mai, mai, di restare uno spettatore passivo”.

Il Foglio

Giorgio Bocca: “Non sono uno snob ma odio la gente”

gennaio 30, 2010

Il giornalista: “Questa Italia è ladra e corrotta. Il popolo sovrano? E’ pronto a tutti i delitti”

MASSIMO GRAMELLINI
Il pessimismo allunga la vita. E mantiene dritta la schiena. Quella di Giorgio Bocca è drittissima, e non solo per metafora. All’alba dei novant’anni l’arzillo catastrofista cuneese ha pubblicato un saggio dal titolo molto giorgiobocchesco – Annus Horribilis (Feltrinelli) – scritto in una lingua limpida e densa come i torrenti delle sue valli.

Prima pagina del libro e subito un cittadin per terra: Gianfranco Fini. La sinistra lo adotta e lei gli spara addosso?
«È il tipico carrierista che difende le forme della democrazia, ma nella sostanza permette al sultano di continuare a governare».

Bene, siamo partiti leggeri.
«Chi vuol fare carriera non dovrebbe mai dire quello che pensa. Nel 1948, ero alla Gazzetta del Popolo, mi chiesero per chi avrei votato al referendum. Ma per la Repubblica, risposi io, ingenuo. Stupore assoluto. La Sip, padrona del giornale, sapeva che la sinistra voleva nazionalizzare l’azienda e tifava per i monarchici. Da allora il direttore Caputo mi fece mangiare merda. Ogni notte in tipografia urlava: chi è il coglione che ha passato questa notizia? I colleghi si aprivano come il Mar Rosso e in mezzo rimanevo io… Il mondo è pieno di servi». (continua…)


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