Se John Turturro si innamora delle favole di Italo Calvino

Valerio Venturi
John Turturro comes to Italy. Il favoloso attore e regista americano presenta Fiabe italiane/Italian Folktales , spettacolo ispirato alla raccolta omonima scritta da Italo Calvino nel1956 e a Lo trattenemiento de peccerille di Giambattista Basile. Lo show – produzione dello Stabile di Torino e dello Stabile di Napoli, progetto speciale del Ministero dei Beni culturali per le celebrazioni dei 300 anni del Carignano – nasce dalla passione di Turturro per le storie e per l’Italia, paese d’origine della sua famiglia. In attesa della doppia cittadinanza – è questione di poco – Turturro spiega la genesi di una idea.
Tutto ebbe inizio quando Katherine Borowitz, sua fidanzata (ora moglie e attrice), gli regalò una copia della raccolta di Calvino. Era il 1981. John già si chiedeva: si può drammatizzare l’innocenza del folklore, riportato alla sua purezza dallo stile “leggero” dello scrittore italiano? La sfida pareva stimolante – e non solo per lui: «Ho saputo che anche Fellini voleva lavorare con Italo Calvino, e che i due ne avevano parlato per un po’ senza arrivare a nulla. Mi piacerebbe enormemente sapere quale fosse la storia cui Fellini era interessato…».
Per intanto c’è questa versione delle Italian Folktales firmate da Turturro, para-connazionale cresciuto con babbo e mamma che gli raccontavano vicende fantastiche, divenuto poi attento lettore e interprete: «Abbiamo dovuto compiere un lavoro di drammaturgia su alcune fiabe – ha spiegato Turturro – perché non si possono certo rappresentare una dopo l’altra. La brevità è ciò che le rende attraenti, ma rappresenta anche una difficoltà estrema. Il problema è l’equilibrio: se costruisci troppo, la favola sparisce. Insomma: questo che stiamo per rappresentare è un neonato tutto nuovo, un brand new baby». Lo show è incentrato su una decina di fiabe, tra cui “Giovannin senza paura”, “Le tre vecchie”, “Il principe Granchio”, “La scuola della Salamanca”, “Le tre raccoglitrici di cicoria”, “Sperso per il mondo” e “Salta nel mio sacco”; tutte incrociate tra di loro: «L’unico modo di lavorare su questi testi era di combinarli – dice Turturro -. E la combinazione di Calvino con Basile è stata la soluzione. Il primo è brillante, intelligentissimo, aereo. Lavorava su materiali preesistenti e il risultato è molto diverso dalle Cosmicomiche o da Marcovaldo ma c’è indubbiamente una relazione. Giambattista Basile invece può essere greve: rappresenta un umorismo diametralmente opposto; dà la possibilità di mettere insieme il basso e l’alto, il pesante e il delicato. E mi pare che proprio questo sia lo spirito della favola». E forse dell’Italia? «È stato straordinario per me scoprire come, a differenza delle fiabe tedesche intrise di violenza e crudeltà, la tradizione italiana sia all’insegna della bontà e della mitezza; tutte racchiudono echi di altre culture: ottomana, mediorientale, orientale. Sono lo specchio di un’Italia senza confini, un continente piu che una nazione.» Le novelle inoltre raccontano gli archetipi: «se le favole continuano ad affascinarci, è anche perché i problemi della vita sono sempre gli stessi, nonostante i progressi. In questo c’è qualcosa di religioso. Non è un caso che Hollywood punti sul fantastico in un momento di crisi economica come questo».
John Turturro torna nei teatri della Penisola dopo l’ottima prova di Questi fantasmi di De Filippo, messo in scena al Teatro Mercadante di Napoli. L’habituè riscopre così le sue e le nostre radici: «Ormai lavoro più in Italia che in America. Ho girato un film su Napoli e ho intenzione di portare Questi fantasmi di De Filippo anche sul grande schermo, non appena avrò trovato un’altra star internazionale che possa affiancarmi. Creare opportunità e posti di lavoro nel Paese dei miei avi mi riempie di gioia. So che papà e mamma da lassù approvano». Approva anche la moglie, che l’ha ispirato ed aiutato nella scelta dei testi di Italian Folktales e che salirà sul palco; approva la famiglia di Italo Calvino, che ha concesso i diritti confidando nella qualità del lavoro dell’artista italo-statunitense. Non resta che attende e verificare di persona il fantastico mondo di Calvino e Basile secondo Turturro: lezioni americane al Teatro Stabile di Torino dal 19 di gennaio. Poi in giro per l’Italia e forse in Usa.
Lo spettacolo è scritto da Katherine Borowitz, Carl Capotorto, Max Casella e John Turturro. Gli attori sono Jess Barbagallo, Katherine Borowitz, Max Casella, Richard Easton, Erika La ragione, Aurora Quattrocchi, Giuliano Scarpinato, Aida, Diego e John Turturro. Italianissimi anche i responsabili di scene, costumi, luci e i musicisti della Compagnia Artistica “La Paranza del Geco” di Sergio Caputo, abitante della città vecchia di Sanremo che fu vissuta e amata dal giovane Calvino.

Liberazione

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Una Risposta a “Se John Turturro si innamora delle favole di Italo Calvino”

  1. zoria Dice:

    LA COMPAGNIA ARTISTICA LA PARANZA DEL GECO
    E’ STATA FONDATA ED E’ATTUALMENTE PRESIDENTE
    - SIMONE CAMPA -con sede in TORINO.
    rettificare

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