Per gentile concessione dell’editore, proponiamo la prefazione e il capitolo conclusivo di “Italy, Vatican State”, il nuovo saggio di Michele Martelli, firma di MicroMega, che l’editore Fazi pubblica in questi giorni.
Un atto d’amore di fronte al degrado
di Ferruccio Pinotti
Un atto d’amore. Italy, Vatican State, il nuovo libro di Michele Martelli, autore dell’eccellente Quando Dio entra in politica (2008) e di Senza dogmi. L’antifilosofia di Papa Ratzinger (2007), oltre che di altri brillanti saggi, è innanzitutto un atto d’amore per un’Italia repubblicana sempre più pesantemente privata dei suoi fondamenti democratici, cioè laici; asservita a lobby occulte e palesi, guidata da leader sempre più proni al volere delle gerarchie vaticane. Un atto d’amore di altissimo valore civile, condotto con lo spessore dello studioso e con la passione dell’intellettuale impegnato.
Nell’affascinante percorso disegnato in Italy, Vatican State, il filosofo ci conduce alle radici del problema dei problemi della nazione italiana: l’essere da sempre «cortile di casa» del potere forte per eccellenza, il Vaticano; strumento e base di partenza di una strategia non solo interna ma internazionale, raffinata e adattiva rispetto alle sfide dei tempi.
Un quadro a tinte fosche? Niente affatto. Martelli, nella sua prosa fluida e ironica, colta e piacevole, descrive con grande efficacia i passaggi che hanno condotto alla preoccupante situazione attuale.
«Che cosa è stata la Chiesa/Stato pontificio per l’Italia? Lasciamo rispondere per noi Machiavelli e Guicciardini: un flagello, la principale causa della nostra tradizionale frammentazione e divisione politica e della corruzione dei nostri costumi. E che cosa è stata invece per dissidenti, critici, liberi pensatori, razionalisti ed eretici d’Italia e d’Europa? Una terribile macchina repressiva, nera dispensatrice di infelicità e di morte. Ne sapevano qualcosa ebrei, catari, dolciniani, hussiti, valdesi, ugonotti, libertini, giansenisti e via angosciosamente enumerando. Quasi tutti sottoposti a scomuniche, espropri, torture, carceri, roghi, oppure sterminati con pogrom, stragi e massacri indiscriminati. Per opera di tribunali ecclesiastici e (in)civili, o di “eserciti crociati” e di sante “armate di Cristo”», scrive Martelli.
Grazie al Vaticano e alla complicità di leader politici pronti a svendere pezzi di democrazia faticosamente conquistati, l’Italia è infatti divenuta laboratorio politico per aggregazioni altamente discutibili, quanto a metodi e obiettivi. L’opera, tuttora in atto, di demolizione del tessuto civile del paese prospetta così anche nell’oggi un’Italia neo-medievale, arretrata, che perde colpi non solo in termini di libertà di stampa e di espressione, ma di diritti considerati normali in tutti i paesi avanzati.
La distruzione della laicità ben descritta e analizzata in queste pagine si accompagna a una trasformazione inquietante, che non esita a usare metodi e figure di dubbia moralità. E tutto questo avviene perché il sistema dei controlli e dei contrappesi, tipici delle democrazie liberali pienamente realizzate, in Italia rischia di essere a poco a poco annullato, sminuzzato, fatto a pezzi, distrutto.
Ne deriva un micidiale mix, un gorgo terribile per uscire dal quale – come suggerisce l’autore del volume – non resta altro che un ritorno forte alla laicità, un’educazione alla laicità permanente che coinvolga soprattutto le giovani generazioni, alle quali questo libro idealmente si rivolge e a cui va proposto come testo formativo.
Perché è vero che, come scrive Martelli in una bellissima sintesi intellettuale, «Senza laicità, la democrazia è una scatola vuota».
I sette principi irrinunciabili del laicismo
di Michele Martelli
La Costituzione è la mia Bibbia Civile. In quei 139 articoli si trova tutto quello che è necessario – Carlo Azeglio Ciampi
Stato laico e legislazione civile
«Della democrazia la laicità non è che il sinonimo»[1]. Lo Stato laico, come si è visto, non è che lo Stato liberaldemocratico. I pilastri su cui esso si regge sono essenzialmente quattro: la divisione dei poteri, l’alternanza maggioranza-minoranza, la libertà individuale (a condizione che non danneggi la libertà altrui), l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Il suo opposto è lo Stato teocratico, forma estrema e senile del dispotismo. Come lo Stato/Chiesa vaticano. Dove il papa (l’ultimo sovrano assoluto della storia, in coppia col re wahabita dell’Arabia Saudita) regna da autocrate, riunendo in sé i tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario), e ignorando il principio del Governo della maggioranza e il rispetto della libertà e dell’eguaglianza individuale. (continua…)
Destra, ultima fermata
marzo 31, 2010di Pietrangelo Buttafuoco
In principio fu la scoperta degli Hobbit, dopo di che gli altri cominciarono a scoprire “il noi” contenuto nella parte di mondo chiamata “destra”. Un modo di stare insieme secondo un alfabeto fatto di saghe, epiche, maghi, minuscoli guerrieri, foreste infestate di orchi e fiammeggianti sovrani della luce. Stupidaggini, forse. Proiezioni adolescenziali, magari. E tutto ciò fu rubato dalle pagine di Tolkien pur di non perpetuare il rancore di una pesante eredità: la sconfitta militare e un Dopoguerra eterno annodato al collo peggio di un cappio da cui penzolare nella certezza inamovibile dell’inutilità di stare al mondo. Figurarsi quanto utile, invece, per la destra, era quel tentativo di stare nella scena politica. Qualcuno ci lasciava la pelle. Era ancora il tempo in cui c’era il regime e l’arco costituzionale. Si faceva la lotta al sistema.
Non era più sufficiente risolverla con la colla e il secchio dell’attacchinaggio. Bussava alle spalle della giovinezza – Giovinezza! – il mito più che capacitante di farla finalmente estetica, la battaglia politica: e giù con i Campi Hobbit, allora. (continua…)
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