Archivio per marzo 2010

MINZO NON SCODINZOLA, MORDE

marzo 31, 2010

“DAGOSPIA MI ACCUSA D’ESSERE OSSEQUIENTE CON BERLUSCONI SOLO PERCHÉ L’HO SEMPRE RACCONTATO CERCANDO D’INTERPRETARLO” – “L’OBIETTIVO DEL TG1 È FAR ARRIVARE I DISCORSI DEL CAPO DELLO STATO AL TARGET PIÙ LARGO POSSIBILE” – “GLI EDITORIALI? HO IL GUSTO DI DIRE LA MIA. NON MI SONO MAI AUTOCENSURATO”…

Da anni Augusto Minzolini non stacca mai il cellulare e risponde a tutti. A partire dalle 22.30 il direttore del Tg1 comincia a scremare le chiamate, per sfinimento. Dunque il fatto che soltanto il 18 dicembre 2009 siano riusciti a intercettare una sua telefonata è da considerarsi di per sé un evento di portata storica.

Quella volta Minzolini raccontava al suo vecchio amico Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, la lunare trasferta del giorno prima in procura a Trani: un’inutile sfacchinata per essere interrogato circa le presunte pressioni esercitate dall’American Express al fine d’impedire che i media si occupassero di un’inchiesta sulle carte di credito revolving. (Da notare che il suo telegiornale fu l’unico a dare la notizia). Mal gliene incolse, perché l’interrogatorio era stato secretato dal pubblico ministero Michele Ruggiero. Che ora ha indagato il direttore del Tg1 per violazione del segreto istruttorio.

La telefonata si chiudeva con un’efficace sintesi di Bonaiuti: «Quindi una stronzata». E Minzolini che confermava: «Ma sì, soltanto che però ti fa capire che siamo in un paese di folli, guarda, proprio di folli…». Trascorsi tre mesi, il giornalista non ha cambiato idea: «Quella frase è il più bell’editoriale che abbia mai scritto» dice a “Panorama”.

L’ufficio nella sede Rai di Saxa Rubra è una serra tropicale a clima costante. «Benedetto uomo, mangia solo banane e ananas per mantenersi in forma, ci credo che poi ha sempre freddo» sussurra materna una segretaria. Una confidenza da licenziamento, ma il più abile retroscenarista d’Italia apprezzerà. (continua…)

Chi è l’esperto di diritti umani che accusa Israele e colleziona cimeli nazisti

marzo 31, 2010

Marc Garlasco, l’inviato di human rights watch si firmava “Heil Hitler”

Tira una brutta aria nel quartier generale di Human rights watch (Hrw) a Manhattan, che contende ad Amnesty International il primato e i finanziamenti nella battaglia per i diritti umani. E l’imbarazzo della celebre Ong ha un nome di origine italiana: Marc Garlasco. E’ stato per anni il principale esperto militare dell’organizzazione, inviato in tutti i teatri di guerra, dall’Afghanistan a Gaza. Di giorno, Garlasco rispondeva ai giornalisti, accusando americani e israeliani delle peggiori nefandezze. Di notte, l’esperto si trasformava in “Flak88”, il suo nickname nei forum nazistoidi. Garlasco era un accanito collezionista di cimeli hitleriani.

E’ stato un blogger a notare come l’esperto militare scrivesse su Amazon recensioni entusiastiche di libri sul Terzo Reich. Come simbolo in rete, Garlasco aveva adottato una svastica. Flak88 è un nome in codice per un’arma tedesca e il corrispondente numerico di “Heil Hitler”. Assidue erano le sue frequentazioni nei siti internet che inneggiano alla Wehrmacht (suo nonno aveva vestito la divisa della Luftwaffe). Il governo israeliano di Netanyahu aveva accusato più volte Hrw di parzialità. (continua…)

Perchè non possiamo non dirci laici

marzo 31, 2010

Per gentile concessione dell’editore, proponiamo la prefazione e il capitolo conclusivo di “Italy, Vatican State”, il nuovo saggio di Michele Martelli, firma di MicroMega, che l’editore Fazi pubblica in questi giorni.

Un atto d’amore di fronte al degrado

di Ferruccio Pinotti

Un atto d’amore. Italy, Vatican State, il nuovo libro di Michele Martelli, autore dell’eccellente Quando Dio entra in politica (2008) e di Senza dogmi. L’antifilosofia di Papa Ratzinger (2007), oltre che di altri brillanti saggi, è innanzitutto un atto d’amore per un’Italia repubblicana sempre più pesantemente privata dei suoi fondamenti democratici, cioè laici; asservita a lobby occulte e palesi, guidata da leader sempre più proni al volere delle gerarchie vaticane. Un atto d’amore di altissimo valore civile, condotto con lo spessore dello studioso e con la passione dell’intellettuale impegnato.
Nell’affascinante percorso disegnato in Italy, Vatican State, il filosofo ci conduce alle radici del problema dei problemi della nazione italiana: l’essere da sempre «cortile di casa» del potere forte per eccellenza, il Vaticano; strumento e base di partenza di una strategia non solo interna ma internazionale, raffinata e adattiva rispetto alle sfide dei tempi.
Un quadro a tinte fosche? Niente affatto. Martelli, nella sua prosa fluida e ironica, colta e piacevole, descrive con grande efficacia i passaggi che hanno condotto alla preoccupante situazione attuale. 
«Che cosa è stata la Chiesa/Stato pontificio per l’Italia? Lasciamo rispondere per noi Machiavelli e Guicciardini: un flagello, la principale causa della nostra tradizionale frammentazione e divisione politica e della corruzione dei nostri costumi. E che cosa è stata invece per dissidenti, critici, liberi pensatori, razionalisti ed eretici d’Italia e d’Europa? Una terribile macchina repressiva, nera dispensatrice di infelicità e di morte. Ne sapevano qualcosa ebrei, catari, dolciniani, hussiti, valdesi, ugonotti, libertini, giansenisti e via angosciosamente enumerando. Quasi tutti sottoposti a scomuniche, espropri, torture, carceri, roghi, oppure sterminati con pogrom, stragi e massacri indiscriminati. Per opera di tribunali ecclesiastici e (in)civili, o di “eserciti crociati” e di sante “armate di Cristo”», scrive Martelli.
Grazie al Vaticano e alla complicità di leader politici pronti a svendere pezzi di democrazia faticosamente conquistati, l’Italia è infatti divenuta laboratorio politico per aggregazioni altamente discutibili, quanto a metodi e obiettivi. L’opera, tuttora in atto, di demolizione del tessuto civile del paese prospetta così anche nell’oggi un’Italia neo-medievale, arretrata, che perde colpi non solo in termini di libertà di stampa e di espressione, ma di diritti considerati normali in tutti i paesi avanzati.
La distruzione della laicità ben descritta e analizzata in queste pagine si accompagna a una trasformazione inquietante, che non esita a usare metodi e figure di dubbia moralità. E tutto questo avviene perché il sistema dei controlli e dei contrappesi, tipici delle democrazie liberali pienamente realizzate, in Italia rischia di essere a poco a poco annullato, sminuzzato, fatto a pezzi, distrutto.
Ne deriva un micidiale mix, un gorgo terribile per uscire dal quale – come suggerisce l’autore del volume – non resta altro che un ritorno forte alla laicità, un’educazione alla laicità permanente che coinvolga soprattutto le giovani generazioni, alle quali questo libro idealmente si rivolge e a cui va proposto come testo formativo.
Perché è vero che, come scrive Martelli in una bellissima sintesi intellettuale, «Senza laicità, la democrazia è una scatola vuota».

I sette principi irrinunciabili del laicismo

di Michele Martelli

La Costituzione è la mia Bibbia Civile. In quei 139 articoli si trova tutto quello che è necessario – Carlo Azeglio Ciampi

Stato laico e legislazione civile
«Della democrazia la laicità non è che il sinonimo»[1]. Lo Stato laico, come si è visto, non è che lo Stato liberaldemocratico. I pilastri su cui esso si regge sono essenzialmente quattro: la divisione dei poteri, l’alternanza maggioranza-minoranza, la libertà individuale (a condizione che non danneggi la libertà altrui), l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Il suo opposto è lo Stato teocratico, forma estrema e senile del dispotismo. Come lo Stato/Chiesa vaticano. Dove il papa (l’ultimo sovrano assoluto della storia, in coppia col re wahabita dell’Arabia Saudita) regna da autocrate, riunendo in sé i tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario), e ignorando il principio del Governo della maggioranza e il rispetto della libertà e dell’eguaglianza individuale. (continua…)

Gli orrori della Wehrmacht

marzo 31, 2010

Anche l’esercito regolare tedesco fu coinvolto nei crimini contro l’umanità

di Gaetano Vallini
Arrivò a contare quasi diciotto milioni di uomini e, nella più sanguinosa delle guerre della storia, per un certo periodo riuscì a occupare mezza Europa. Ciononostante, quella che è considerata una delle più spietate ed efficienti macchine da combattimento mai approntate finì per soccombere in una totale disfatta. La Wehrmacht, l’esercito voluto da Adolf Hitler in sfregio alla pace di Versailles, fu molto più che una poderosa forza armata. Vincolata com’era a un giuramento di fedeltà al führer prima ancora che alla patria, attraverso i suoi vertici si abbrutì in quell’umiliante sottomissione, divenendo strumento della dittatura nazista e complice di una folle guerra di distruzione e di un inumano progetto di purificazione razziale.
Dopo anni di silenzio, il dibattito su cosa fu la Wehrmacht è stato infuocato in Germania, dove ci si è confrontati su questioni rilevanti:  fino a che punto le forze armate regolari tedesche furono coinvolte nei crimini del Terzo Reich? In quale misura presero parte attiva alla pianificazione e alla realizzazione di azioni belliche contro la popolazione civile e persino alla deportazione e allo sterminio di milioni di ebrei? Perché si fecero coinvolgere nei crimini contro l’umanità? Che cosa sapevano i soldati delle atrocità compiute sotto la bandiera con la croce uncinata? Sono le stesse domande cui ha cercato di dare una risposta Guido Knopp nel libro Wehrmacht (Milano, Corbaccio, 2010, pagine 325, euro 24) nel quale lo storico e giornalista ripercorre la storia dell’esercito del führer soprattutto attraverso le testimonianze di quanti ne fecero parte, dai generali ai semplici soldati. (continua…)

Destra, ultima fermata

marzo 31, 2010

L’impossibilità di fare futuro oltre il berlusconismo. Mentre la Lega vince imponendo la sua prassi

di Pietrangelo Buttafuoco

In principio fu la scoperta degli Hobbit, dopo di che gli altri cominciarono a scoprire “il noi” contenuto nella parte di mondo chiamata “destra”. Un modo di stare insieme secondo un alfabeto fatto di saghe, epiche, maghi, minuscoli guerrieri, foreste infestate di orchi e fiammeggianti sovrani della luce. Stupidaggini, forse. Proiezioni adolescenziali, magari. E tutto ciò fu rubato dalle pagine di Tolkien pur di non perpetuare il rancore di una pesante eredità: la sconfitta militare e un Dopoguerra eterno annodato al collo peggio di un cappio da cui penzolare nella certezza inamovibile dell’inutilità di stare al mondo. Figurarsi quanto utile, invece, per la destra, era quel tentativo di stare nella scena politica. Qualcuno ci lasciava la pelle. Era ancora il tempo in cui c’era il regime e l’arco costituzionale. Si faceva la lotta al sistema.
Non era più sufficiente risolverla con la colla e il secchio dell’attacchinaggio. Bussava alle spalle della giovinezza – Giovinezza! – il mito più che capacitante di farla finalmente estetica, la battaglia politica: e giù con i Campi Hobbit, allora. (continua…)

Harvard: l’università più famosa «cominciò» con uno scandalo

marzo 31, 2010

Il primo rettore del college della «nuova Cambridge» puritana era un lestofante che la fece fallire subito

Ben 75 premi Nobel sono usciti dalla Harvard University, considerata l’Ateneo più prestigioso del mondo. La scuola della gente che conta. Ci hanno studiato fior di politici, John Adams, Theodore Roosevelt, Franklin Roosevelt, fino a John Kennedy e George W. Bush. Anche l’attuale inquilino della Casa Bianca Barack Obama porta il marchio di Harvard, così come il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, il presidente messicano Calderon e quello colombiano Uribe. Pochi sanno, però, che all’inizio l’Harvard College fu teatro di un clamoroso scandalo e rischiò di chiudere i battenti dopo appena un anno di attività. Tutta colpa del suo primo rettore, un lestofante che rubò perfino le rette degli studenti. Quando scoprirono i furti e gli incredibili abusi, i rigorosi puritani del Massachusetts capirono di aver commesso una grave imprudenza affidando il neonato College alle cure di un giovanotto di soli 27 anni, Nathaniel Eaton, che era appena arrivato dall’Inghilterra con la fama di grande erudito.

IL MAYFLOWER E WINTHROP - Erano gli anni della grande migrazione inglese verso il Nuovo Mondo. Nel 1620 avevano compiuto per primi la traversata dell’Atlantico i famosi padri pellegrini a bordo della mitica Mayflower. Si erano semplicemente andati a rifugiare in un angolo remoto dove praticare la loro religione e vivere in pace. Ma dieci anni dopo, nel 1630, prese avvio con uno spirito ben diverso la vera ondata dei colonizzatori. Gente che non si accontentava di un rifugio lontano, ma coltivava l’ambizione di cambiare il mondo. La guidava un avvocato di 42 anni, John Winthrop. I padri pellegrini erano poveri e umili. I compagni di Winthrop erano persone colte e benestanti. Abbandonavano l’Inghilterra per non sottostare ai precetti di una religione che essi giudicavano iniqua e sgradita a Dio. Winthrop si sentiva investito di una missione cruciale per l’avvenire dell’umanità intera. Lui e i suoi compagni di viaggio dovevano offrire l’esempio di una nuova way of life. Alla partenza esortò a tenere un comportamento irreprensibile perché «saremo come una città sulla collina, gli occhi di tutti saranno su di noi». Dovevano dimostrare che il re Carlo I Stuart aveva sbagliato a perseguitare i puritani. Far vedere come, fuori dell’Inghilterra, una comunità abituata a vivere in linea coi principi biblici era benedetta e poteva prosperare. L’emigrazione rientrava in un piano divino di lotta del bene contro il male. In questa chiave, il puritanesimo va letto come una rivolta contro l’Europa intera, la terra del papismo, la culla di una falsa religione, il trasloco al di là dell’Atlantico doveva segnare il trionfo di una nuova forma di civiltà. Winthrop è un personaggio gigantesco ma quasi dimenticato. Lo hanno definito «il primo grande americano», il Mosè che guidò il popolo della Bibbia sulle acque dell’Atlantico verso la nuova Terra promessa. (continua…)

Il successo economico di Israele non può vincere lo sconforto politico

marzo 30, 2010

In Israele l’economia è fiorente, ma politicamente non esiste più una prospettiva per il futuro – scrive il giornalista israeliano Nehemia Shtrasler

La Pasqua ebraica non è una festività che ci obbliga a farci un esame di coscienza. Non è lo Yom Kippur. Ma rappresenta l’Esodo dall’Egitto: un passaggio dalla schiavitù alla libertà. Celebra l’unificazione del popolo ebraico. E così, alla vigilia della festività, dobbiamo riflettere sul perché “questa notte è diversa da tutte le altre”. Abbiamo davvero fatto progressi verso la libertà negli ultimi 62 anni?

Esaminiamo questo interrogativo guardando ai due aspetti principali delle nostre vite: quello politico e quello socioeconomico.

Quando si tratta di politica, sembrerebbe che l’approccio della sinistra abbia vinto. La destra ha accettato il vecchio concetto della sinistra dei “due stati per due popoli”. È un fatto che anche il primo ministro Benjamin Netanyahu stia ripetendo lo stesso ritornello che una volta era proposto solo dallo scrittore pacifista Uri Avnery.

Ma questa è astuzia in pieno stile Netanyahu. Egli ha rubato lo slogan della sinistra per scopi propagandistici, e non si sogna neanche per un istante di metterlo in atto. Netanyahu continua a costruire nei sobborghi arabi di Gerusalemme Est, compresi Sheikh Jarrah e Silwan. Continua ad espandere i quartieri ebraici a nord di Gerusalemme. Per giunta appoggia in segreto l’incessante attività edilizia in Cisgiordania, nonostante il cosiddetto congelamento temporaneo degli insediamenti. (continua…)

Piccola Posta di Adriano Sofri

marzo 30, 2010

Caro Giuliano, certo che si fa un abuso di galera preventiva. Lo si fa a tappeto, per un pregiudizio inveterato, per abitudine, per distrazione, nei confronti della massa senza nome di detenuti tipici, schiuma della terra. Lo si fa a ragion più voluta nei confronti delle persone di rango e reddito medioalto che di tanto in tanto un’onda anomala travolge provvisoriamente. Allora entrano in gioco vanità e pubblicità, predilezioni politiche – che non vuol dire partitiche, e possono anche essere il colpo al cerchio e alla botte che passi per equanimità – e aspirazioni di carriera. L’abuso della galera preventiva è di norma frutto di un cinismo senza ambizioni, di routine. E’ il caso più penoso e meno grave. Non sanno quello che fanno, e comunque non se lo chiedono. Fanno come tutti o quasi, lasciano che passi il tempo che li separa dalla sera, dalla promozione e dalla pensione. (continua…)

QUINTORIGO, IL CANNONE

marzo 29, 2010

TIRA ARIA MEFITICA E I “LEGIONARI DI CRISTO”, PER PARARSI IL SEDERINO, SCARICANO il loro fondatore, il sacerdote MESSICANO Maciel Degollado (1920-2008)

marzo 29, 2010

UN TIPINO PIO CHE ha abusato sessualmente di seminaristi minorenni, ha concepito figli illegali e RUBATO QUATTRINI MA godeva della protezione di Papa Wojtyla E soprattutto di quella del suo segretario, don Stanislao – E IN DIRETTA TV VA IN SCENA IL DOLORE PER GLI ABUSI DI 40 ANNI FA IN UN ISTITUTO DI VERONA…

Franca Giansoldati per “Il Messaggero”

Dall’incredulità, all’imbarazzo, dallo sgomento, alla terribile presa di coscienza. E’, sicuramente, il mea culpa più sofferto e importante del momento quello che, dopo quattro anni di indagini e accertamenti da parte della Santa Sede, arriva dai Legionari di Cristo.

Vista l’aria che tira i vertici di questa congregazione religiosa di diritto pontificio nata nel 1941 in Messico, con una lettera aperta a tutti i membri del movimento hanno riconosciuto che il loro fondatore, il sacerdote Marcial Maciel Degollado (1920-2008), ha abusato sessualmente di alcuni seminaristi minorenni, ha concepito figli illegali e compiuto altri gravi comportamenti, tra cui, pare, illeciti finanziari. (continua…)

Fiuggi, ultima tappa per giornalisti “veri”

marzo 29, 2010

REPORTAGE. Nel paese delle terme ogni anno si incontrano un centinaio di aspiranti professionisti. Un rito psicomagico che fa tornare alla mente i banchi di scuola, tra tensioni, speranze e ilarità.

Fiuggi. Terme e giornalisti. Sarebbe un incipit sexy, ma nulla è più lontano da una definizione del genere, qui nel paese dove papa Bonifacio VIII veniva a curarsi con le acque benefiche famose in tutto il mondo. Dello sfarzo papalino e dello sciame di turisti di solo qualche anno fa non è rimasta traccia, tranne il nome di un hotel. Chiuso, come tanti altri. «È la crisi», ci dicono al bar mentre alle otto di sera stanno mestamente spegnendo le insegne. Qui, in questo non-luogo, un centinaio di giornalisti per due volte l’anno si immolano a una settimana di full immersion per prepararsi all’esame da professionisti. Quell’abilitazione professionale tanto agognata che ripopola Fiuggi ogni sei mesi di gente da ogni parte d’Italia, isole incluse. È una sorta di rito psico-magico. Una collettiva ipnosi regressiva che fa ripiombare sui banchi di scuola, a quei tempi lontani in cui i peggiori incubi erano avvelenati dai volti dei commissari d’esame alla maturità.

Per sette giorni si è tutti uguali. Non importa quanti anni di esperienza si hanno alle spalle. Da quale testata si arrivi. Dove si spera di riuscire ad andare. Qui il tempo è scandito dal suono della campanella che indica in modo inequivocabile quando si deve rientrare in aula dopo la pausa sigaretta e quando, invece, bisogna mettersi in fila per il ristorante retrò dell’hotel Bristol. Un siciliano (23 anni in una televisione locale) si pente di aver portato i vestiti. Non ce ne sarebbe bisogno, in effetti, perché la sala dove si fa lezione comunica direttamente con il ristorante e si potrebbe passare la giornata in vestaglia e fare comodamente la navetta da una parte all’altra. (continua…)

Un “califfo” nella palude siciliana, anche il neo-boss Liga bussò da lui

marzo 29, 2010

L’ultima volta che ha parlato in pubblico è stato un po’ più borioso e insolente del solito persino con i suoi amici di sempre. Ha detto l’altro giorno: “Siamo al crepuscolo del berlusconismo”.

E ha annunciato l’altro giorno: “Dopo le elezioni regionali noi ripartiremo con il Partito del Sud”. Dopo le elezioni regionali ripartirà da dove era partito anche l’altro governatore della Sicilia: da un sospetto di mafiosità. E’ il destino che tocca a tutti i potenti dell’isola, i troppo potenti e prepotenti.

Dopo Totò Cuffaro anche Raffaele Lombardo entra nel labirinto del “concorso esterno”, telefonate ambigue, relazioni pericolose, amicizie fatali. Proprio lui che si vantava di non volere stringere la mano a nessuno, che non era come quel Totò vasa vasa che si mischiava con tutti a battesimi e matrimoni e prime comunioni in ogni paese e in ogni borgata della città. Proprio lui che ci teneva alla fama di gelido, uno che non dava confidenza a nessuno tanto da sembrare un robot pieno di manie e di fobie. Era la sua forza in una Sicilia che cambia ma che non cambia mai. E si sentiva forte Raffaele Lombardo, fortissimo, l’incontrastato signore dell’isola. E anche tanto protetto nella sua Catania, ridotta a un feudo dove controllava pure l’aria che si respira, un califfo. E però, proprio da Catania, è arrivato il colpo mortale: le accuse d’intrattenere rapporti con gli eredi dei Santapaola, i peggiori mafiosi mai visti nella Sicilia che sta a oriente. (continua…)

Mondadori: utili e stato di crisi

marzo 28, 2010

Il bilancio è in attivo ma l’azienda manda in pensione decine di giornalisti

di Alfredo Faieta

Milano – L’editoria è in crisi, o sono gli editori che reagiscono in modo scomposto a una fase transitoria dell’economia? E’ questo l’argomento di cui più si discute in questi giorni nei corridoi delle redazioni di testate che fanno capo al gruppo Mondadori. Negli ultimi mesi all’interno delle redazioni di grandi e piccole case editrici crescono tensioni per la decisione di molte società, e in prima linea ci sono i grandi gruppi del settore, di ricorrere allo stato di crisi per poter alleggerire le redazioni spesso tramite prepensionamenti che spesso sono percepiti come licenziamenti in tronco o traumatici svecchiamenti del personale.

Hanno fatto ricorso allo stato di crisi gruppi come Itedi-La Stampa, la prima a chiedere il decreto, il gruppo L’Espresso, Rcs Mediagroup, Il Sole 24 Ore, dov’è in atto una rivolta dei giornalisti contro la decisione di prepensionare una trentina di redattori grazie allo stato di crisi chiesto per due anni, in presenza di rumors circa la volontà del direttore del quotidiano Gianni Riotta di procedere contestualmente a nuove e mirate assunzioni. Rcs e Sole hanno però chiuso il 2009 in profondo rosso con i conti, con perdite nette rispettivamente per 130 e 52 milioni di euro circa, giustificando la necessità di procedere a una ridefinizione degli organici. (continua…)

Tra i ‘dead men walking’ di Gaza dove Hamas processa le sue spie

marzo 28, 2010

Da qui non si scappa neanche sulle ali della fantasia. Perché se mai si riuscissero a saltare le grate coperte di lamiera, i cancelli, le spirali di filo spinato e le guardie armate in divisa blu del carcere di Ansar, ci sarebbero sempre, insormontabili, i valichi chiusi e i confini bloccati della Grande Prigione di Gaza: la “gabbia a cielo aperto”, dove un milione e mezzo di palestinesi vivono rinchiusi da quando Hamas ha preso il potere nella Striscia.
Ansar, un accozzaglia di prefabbricati ed edifici diroccati nel cuore della città, ospita 380 detenuti, tutti “definitivi”, privati anche della speranza dell´appello. Per molti di loro un´inaspettata opportunità d´evasione si presentò, un anno fa, durante l´Operazione Piombo fuso: la vecchia prigione centrale venne distrutta dall´aviazione israeliana e i reclusi ne approfittarono per fuggire. Ma dopo qualche settimana, tutti tornarono in cella. (continua…)

Piccola Posta di Adriano Sofri

marzo 28, 2010

Caro Giuliano, lasciami tornare sulla questione lessicale. La mia protesta contro etichette come pro-vita o antiabortista, che implicano avversari pro-morte e abortisti, non è una trovata recente, e anche qui ne ho scritto da anni. Ma questo non importa, mi importa di più la sostanza. Io sono stato, quanto e probabilmente molto più di te, uno stronzo nei miei personali comportamenti rispetto all’aborto. Ne sono pentito e pieno di rimpianti. Naturalmente questo è più facile oggi, quando sono venute meno le tentazioni. Però si tratta di ripensamenti pentimenti e rimpianti piuttosto antichi, ormai. Detto questo, non accetto di dirmi abortista, e mi offendo se me lo sento dire. (continua…)


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