Passera: no al fondo internazionale salva banche

Laura Galvagni per “Il Sole 24 Ore

Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, dice no alla proposta della Commissione europea avanzata dal commissario Michel Barnier di creare un fondo salva banche attraverso l’imposizione di nuova tassa sulle attività creditizie. Il progetto, già in parte respinto da Gran Bretagna e Germania, è stato bocciato seccamente dal banchiere italiano intervenuto ieri all’inaugurazione del parco tecnologico ComoNext: «Sono contrario all’idea di fare fondi internazionali per gestire eventuali fallimenti». Una posizione che Passera ha contestualizzato dando varie motivazioni: «Le ragioni vere sono due: non ha senso che banche ben gestite e prudenti coprano i buchi di istituti malgestiti; in secondo luogo, i fallimenti non si arginano con i fondi ma con regole e controlli adeguati».

Se non bastasse c’è un altro motivo: «Siamo in un mondo fatto di Paesi con regole diverse e meccanismi di supervisione differenti. Far funzionare un fondo, che peraltro dovrebbe essere di portata enorme, e fare in modo che sia utile è praticamente impossibile». Senza contare che applicare ulteriori tasse rischierebbe di essere controproducente per le banche italiane: «Ci sono Paesi dove la fiscalità è del 15-20 per cento, altri dove è del 30 per cento. Non si può parlare di nuove tasse che tocchino differenti nazioni allo stesso modo, perché dove già le banche contribuiscono alla fiscalità in maniera elevata, come nel nostro caso, si può dire che il settore abbia già dato. In altre zone, dove la pressione è del 15-20 per cento, forse si potrebbe immaginare una tassazione più adeguata». E poi, per voler essere chiari: «È naturale che quei paesi che hanno messo trilioni di dollari per salvare le banche vogliano i soldi indietro, ma ci sono tante realtà, come quella italiana, dove non è stata messa una lira e quindi non c’è nulla da recuperare». Se sul fondo nazionale progettato dalla Ue Passera ha espresso tutte le sue perplessità, il banchiere ha invece sollecitato un maggiore coordinamento europeo in tema di limiti alle vendite allo scoperto. La scelta della Germania di fermare lo short selling, per il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo è da valutare «assolutamente razionale» ma con riserva: «Perché queste scelte abbiano valore devono essere coordinate tra i principali Paesi e ben comunicate: la Germania prendendo un’iniziativa corretta ma non coordinata e sicuramente non ben comunicata ha ottenuto l’effetto opposto. Anziché dare una sensazione di robusta reazione alla speculazione, ha dato un segnale di debolezza». Diverso l’apprezzamento per la decisione di Banca d’Italia di sospendere l’obbligo di valutare mark to market i bond denominati in euro detenuti dagli istituti: «Bankitalia ha allineato il paese al comportamento di tutto il resto d’Europa» e la decisione è tanto più «corretta» ora che i mercati sono così volatili.

Quanto all’agenda di Intesa Sanpaolo, Passera ha fatto intendere che per l’Ipo di Fideuram si terranno due consigli di amministrazione cruciali nel mese di giugno: uno il quattro e l’altro il 22. Al termine del secondo, sarà possibile sapere se la banca intenderà procedere con la quotazione entro l’estate o se invece preferirà «congelare» l’operazione in attesa che la situazione sui mercati si stabilizzi. La banca sta sondando gli investitori per capire l’accoglienza che il debutto a Piazza Affari di Fideuram potrebbe ricevere anche perché l’istituto non intende dover scontare una sottovalutazione (3-3,5 miliardi le stime) dell’asset a causa della tempesta che ha investito i mercati. A giugno, ha poi ricordato Passera, è tra l’altro «verosimile» che Intesa chiuda un’altra operazione straordinaria, ossia la cessione di 150-200 sportelli al Crédit Agricole. Il banchiere ha infine commentato le parole di Angelo Benessia, presidente della Compagnia Sanpaolo, primo azionista di Intesa con quasi il 10% del capitale, sull’opportunità di un’uscita delle fondazioni dal capitale delle banche. L’impegno di Torino «è assolutamente confermato e di lungo periodo» ha detto Passera aggiungendo che il pensiero di Benessia è «stato inteso male». Nessuna intenzione di vendere la quota, insomma, se non, eventualmente, in un «lontanissimo futuro». Dello stesso avviso Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, che valuterà possibili disimpegni solo se troverà qualcuno che paghi «sei, sette, otto euro». Ieri il titolo ha chiuso a 2,14 euro.

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