Picasso: la sua donna, il suo quadro

Maria R. Calderoni per “Liberazione
Le donne? Picasso «le domava, le stregava, le aspirava, le spalmava sulle tele». Vero, soprattutto le spalmava sulle tele. Anche in questo libro di Paula Izquierdo niente affatto benevolo nei riguardi dell’uomo Picasso – non per niente si intitola “Le amanti di Picasso. Quando il genio diventa crudeltà”, (cavallo di ferro, pag.168, € 16) – lo ammette: delle sue donne sono pieni i suoi quadri, ce le “spalmava sopra” nel senso letterale del termine. E a modo suo, come solo uno come lui poteva fare: da grande artista.
Sono infatti migliaia i quadri in cui ha rappresentato le tredici donne più importanti della sua vita, da Dora Maar a Olga Koklova, Marie Therèse Walter, Geneviève Laporte, Fernande Olivier, fino a Jacqueline Roque, (“Madame Z”), che sposò e visse con lui fino alla fine dei suoi giorni. Migliaia di quadri, alcuni tra i più belli, sconvolgenti e immortali: “Gli amanti”, “Donna con la chitarra”, “Olga con mantiglia”, “Donna con Colombe”, “Dormiente con persiane”, “La donna fiore” (cioè Francoise Gilot, «tutti noi assomigliamo a un animale, tranne te», ebbe a dirle)…
«Se qualcosa definisce la sua esistenza, sono proprio le relazioni che ebbe con tutte loro», le donne della sua vita; quelle note e quelle sconosciute. Fu «un amante infaticabile delle donne, della pittura e della vita»: l’inestricabile intreccio, il mistero e il prodigio di colui che si chiamò Picasso, il pittore per eccellenza del Ventesimo secolo. 
Mai da solo, sempre con una donna (e anche con più di una…) al fianco. E tutte – tutte le donne che ebbe – suscitarono in lui un entusiasmo creativo, quasi febbrile; tanto da spingerlo sempre a dipingerle compulsivamente, inseguendo e catturando sulla tela, attraverso loro, anche se stesso, la sua vita, le sue passioni, le sue debolezze, le sue cadute; anche la sua idea del mondo. La storia del pittore di Malaga è così anche la storia di tutte le donne che lo accompagnarono nelle diverse tappe della sua vita. La sua donna, il suo quadro, «l’avventura amorosa non è, per lui, fine a se stessa, ma lo stimolo indispensabile al suo potere creativo». Era la “legge di Dora”, secondo la quale, quando Picasso «cambiava donna, cambiava tutto il resto, anche il suo stile nella pittura». La sua donna, il suo quadro.
«Le donne sono macchine per soffrire», ebbe a dire e non c’è dubbio che, quanto a sofferenze, ne ebbe e ne inferse; la sua fu infatti una gran vita incasinata di donne, amori, mogli, storie, tradimenti, frenesie, abbandoni, egoismi, scandali. Il libro, capitolo per capitolo, racconta appunto la storia arruffata, e a volte crudele, di Picasso e le sue donne: «Priapo, minotauro, arlecchino, artista, irresistibile, ubriacatore, magnetico e, soprattutto, sperimentatore». E se è vero che a contraddistinguere la personalità di Picasso «è l’illimitato anelito di sperimentazione, non solo con la pittura ma anche con le persone», tale anelito si realizzò e dispiegò «specialmente se queste persone avevano forme muliebri».
Attività sinonimo di vita, passività sinonimo di morte, era il suo stile: irriducibilmente amò e dipinse fino all’ultimo. Picasso fu il pittore, scrive uno dei suoi biografi, che «scoprì il valore totemico della donna», come formidabile musa, come straordinaria fonte d’ispirazione, come travolgente stimolo di lavoro artistico. Nascevano quadri e quadri dalla sua frenesia amorosa, da ogni nuova esaltazione sessuale: se donnaiolo fu, come lo accusano, fu un donnaiolo altamente creativo… Le sue donne le dipinse – e immortalò – in centinaia di ritratti. Ad esempio di Jacqueline – che sposò avendo 45 anni più di lei – dipinse, nel solo 1963, ormai ottantatreenne, 167 ritratti. E ha il volto di Dora Maar la donna che piange in “Guernica”, l’urlo di Picasso contro il fascismo, l’opera che sarebbe diventata il simbolo universale del dolore delle vittime innocenti.
Detestava essere chiamato maestro («sì, maestro dei miei stivali», rispondeva) e rivendicava di aver preso la tessera del Partito Comunista come «atto concreto» contro Franco. Picasso morì all’improvviso, a 92 anni, «quel giorno aveva lavorato fino a tardi. Morì l’8 aprile 1973, a letto, con la testa piena di progetti, cercando con la mano quella di sua moglie e con una frase sulle labbra».

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