L’onore dei vinti

Centomila prigionieri italiani in Sud Africa nel campo di Zonderwater durante la seconda guerra mondiale

Nell’articolo: “Alla fine della guerra circa duemila prigionieri chiesero al governo sudafricano di restare nel Paese che li aveva ospitati e trattati con umanità in quegli anni tragici per i destini del mondo, ma inizialmente furono accolte solo ottocentocinquanta domande. Tuttavia, negli anni a venire, almeno duemila ex prigionieri tornarono in Sud Africa per motivi di lavoro e numerose famiglie italiane si stabilirono nella provincia di Pretoria”

di Gaetano Vallini per “L’Osservatore Romano

Quattordici quartieri, cinquanta rioni, trenta chilometri di strade, scuole, mense, luoghi di culto, un ospedale con tremila posti letto, teatri, campi di calcio, tennis, bocce, basket, pallavolo, palestre, sale di scherma, ring per il pugilato, una rivista ufficiale, officine, laboratori e campi coltivabili. No, non è la descrizione di una cittadina ben attrezzata, ma quella di un campo di prigionia della seconda guerra mondiale. Un campo decisamente particolare:  quello di Zonderwater, nei pressi di Pretoria, in Sud Africa, destinato ad accogliere i soldati italiani catturati dagli Alleati nei vari fronti del continente africano, da El Alamein all’Etiopia.
Dotato inizialmente di tende precarie e servizi insufficienti, il campo fu successivamente trasformato in una vera e propria “città del prigioniero” grazie alla lungimiranza delle autorità sudafricane e degli stessi detenuti che, pur rinchiusi tra i reticolati, si resero protagonisti di una vicenda irripetibile, realizzando con il proprio lavoro gli edifici e le strutture che consentirono loro di vivere dignitosamente il periodo di prigionia. Il campo di Zonderwater – in cui tra il 1941 e il 1947 transitarono oltre centomila militari italiani – dimostrò al mondo che attraverso il rispetto della Convenzione di Ginevra si poteva alleggerire la difficile condizione della detenzione. Per questo fu additato dalla comunità internazionale come un modello esemplare. E gli italiani costretti a restarvi ne conservarono un ricordo positivo.
 Alla poco nota storia di questo singolare campo è dedicato il libro di Lorenzo Carlesso Centomila prigionieri italiani in Sud Africa (Ravenna, Longo Editore e Regione del Veneto, 2009, pagine 230, euro 24), un’opera che arricchisce la collana “Civiltà veneta nel mondo” curata da Gianpaolo Romanato dell’università di Padova, ideale proseguimento della pubblicazione Veneti in Sud Africa edita a settembre 2008. Dottorando in storia dell’ateneo patavino, con il supporto dell’Associazione degli italiani in Sud Africa, Carlesso ha condotto una rigorosa ricerca consultando archivi militari e civili. Molte notizie le ha attinte dalla preziosa documentazione raccolta da Emilio Coccia, presidente dell’associazione degli ex prigionieri del campo (Zonderwater Block Ex Pow Association), il quale oggi spera che, con i riflettori puntati sul Sud Africa per il campionato mondiale di calcio, questa storia straordinaria possa essere conosciuta da molte più persone e che qualche italiano, tifoso al seguito degli azzurri, inserisca tra le proprie mete una visita a questo luogo della memoria.
Dopo un ampio capitolo introduttivo che ripercorre le tappe della guerra in Africa, l’autore ricostruisce minuziosamente lo sviluppo della struttura di detenzione. Aperto nell’aprile del 1941, il campo presentava una precaria condizione logistica che si rifletteva negativamente sulle condizioni dei prigionieri italiani, costretti a vivere in tende, senza scarpe, con indumenti laceri, cibo scarso e assistenza insufficiente. Non solo. Anche la gestione era più rude, con i militari di sorveglianza non di rado rei di violenze sui coscritti.
Dal dicembre 1942, sotto la gestione del colonnello dell’esercito sudafricano Hendrik Prinsloo, chiamato a sostituire il precedente comandante per la sua inadeguata gestione, la vita dei prigionieri migliorò nettamente. “Ufficiale dotato di esperienza e senso dell’onore – sottolinea Carlesso – Prinsloo esercitò le sue funzioni con disciplina e umanità, riuscendo a ottenere risultati ineguagliabili. Al termine della guerra fu sempre invitato alle cerimonie di commemorazione organizzate dagli ex prigionieri”. E non c’è da meravigliarsi, visto che trattò gli italiani come soldati che avevano compiuto il loro dovere verso la patria e che quindi avevano il diritto di essere rispettati e nei confronti dei quali venne applicata alla lettera la Convenzione di Ginevra. Tanto che alla morte di ogni prigioniero avviava una rigorosa inchiesta per stabilire cause ed eventuali responsabilità.
Il comandante accolse numerose richieste dei detenuti, infondendo in tutti coraggio e alimentando lo spirito d’iniziativa. Migliorò l’assistenza sanitaria, uno dei fiori all’occhiello del campo, con il grande ospedale, il convalescenziario (realizzato grazie ai fondi del Vaticano) e il laboratorio di analisi; strutture che, con il contributo prezioso del personale medico militare italiano, resero possibili quattromila operazioni chirurgiche, quindicimila interventi ambulatoriali e, soprattutto, garantirono un tasso molto basso di mortalità.
Prinsloo promosse l’istruzione – ben undicimila italiani analfabeti impararono a leggere e a scrivere – e offrì la possibilità di praticare attività ricreative e sportive, nonché di svolgere lavori, perché riteneva indispensabile mantenere occupati i prigionieri. I quali ricevevano una paga dalle autorità sudafricane. Così all’interno del campo vennero prodotti manufatti artigianali, venduti anche ai civili, e allestite alcune mostre. “Ai prigionieri che decisero di collaborare dopo gli eventi del settembre 1943 e che per tale motivo furono inviati a lavorare al di fuori del campo, assicurò – racconta lo storico – un adeguato trattamento economico e una giusta paga da parte dei datori di lavoro”. Non solo. Nei lunghi mesi dell’attesa del rientro deplorò i ritardi a cui furono sottoposti i prigionieri, chiedendo alle autorità alleate una maggiore celerità nei rimpatri.
Non tutti però dopo l’armistizio decisero di accettare la cooperazione con gli angloamericani. “Una tenace minoranza – spiega Carlesso – rivendicò la propria adesione all’ideologia fascista. Anche a Zonderwater si venne a creare quella drammatica spaccatura che divise l’Italia a partire dagli avvenimenti dell’8 settembre 1943. Una “guerra civile” fatta di aggressioni, intimidazioni, accuse reciproche, e regolamento di conti, che spinsero il comando del campo a separare i due schieramenti. La notizia della fine della guerra in Europa allentò la tensione, lasciando spazio al desiderio del rientro a casa”.
Prinsloo, oltre alla perenne gratitudine dei prigionieri italiani, ottenne anche riconoscimenti ufficiali e varie onorificenze, tra cui l’Ordine della stella della solidarietà italiana, istituita nel 1947 per “ricompensare quanti abbiano specialmente contribuito alla ricostruzione dell’Italia”, e un attestato di benemerenza della Santa Sede, che volle così riconoscerne la grande umanità dimostrata alla guida del campo. Tale attestato, datato 5 giugno 1946 e firmato da monsignor Giovanni Battista Montini, allora sostituto della Segreteria di Stato, è stato donato dalla famiglia Prinsloo alla Zonderwater Block Ex Pow Association che lo ha esposto nel museo del cimitero del campo, dove sono conservati anche la divisa e la spada del comandante, anch’esse dono della famiglia.
Una figura di riferimento per i prigionieri era quella del cappellano militare. Nel campo se ne alternarono venti. Grazie a loro i prigionieri poterono beneficiare dell’assistenza religiosa che fu garantita e favorita dall’appoggio delle autorità. Nei primi mesi del 1944 ogni blocco ebbe una cappella in muratura. Il progetto era stato presentato al comando del campo dal cappellano capo, don Rosario Napolitano. Nuove baracche vennero adibite a cappelle e le decorazioni interne furono realizzate dai prigionieri. L’arte sacra ideata dagli italiani, sottolinea Carlesso, trovò il modo di esprimersi anche al di fuori del campo. Il sergente carrista Rolando Sacchi progettò, ad esempio, la chiesa di San Giuseppe nella cittadina di Middelburg, mentre il fante Edoardo Villa – oggi affermato scultore – realizzò l’altare. Ottaviano Aniello e Francesco Nicotera furono, invece, impegnati nella costruzione della chiesa del campo esterno di Pietermaritzburg, con un campanile di dieci metri; successivamente dichiarata monumento nazionale, la chiesa ospita sulla facciata la dedica Mater Divinae Gratiae/ Captivi Italici/A.D. mcmxliv.
Alla fine della guerra circa duemila prigionieri chiesero al governo sudafricano di restare nel Paese che li aveva ospitati e trattati con umanità in quegli anni tragici per i destini del mondo, ma inizialmente furono accolte solo ottocentocinquanta domande. Tuttavia, negli anni a venire, almeno duemila ex prigionieri tornarono in Sud Africa per motivi di lavoro e numerose famiglie italiane si stabilirono nella provincia di Pretoria.
Il volume si conclude con una breve descrizione dell’attività e del ruolo svolto dalla Zonderwater Block Ex Pow Association che, a partire dal 2 novembre 1947, ha contribuito a tenere vivo il ricordo dell’esperienza vissuta dai soldati italiani in Sud Africa. E tra i risultati raggiunti dall’associazione c’è anche il riconoscimento all’uso perpetuo del cimitero, dove riposano le salme di 252 compatrioti, divenuto sacrario militare, e l’apertura all’interno dello stesso di un museo della memoria. Un ricordo certo migliore di quello conservato da quanti ebbero invece la disgrazia di essere catturati su altri fronti – nei campi di transito in vista del rientro vennero registrati oltre seicentomila militari internati italiani – sopravvissuti all’orrore della prigionia in Russia e nei lager nazisti.

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33 Risposte to “L’onore dei vinti”

  1. salcini massimo Says:

    E’ vere sapevo della esistenza dei nostri prigionieri in Sud Africa anche un amico di mio papà ( sig. Bunucci Giovanni )era stato fatto prigioniero e portato in Sud Africa poi dai suoi racconti era andato a lavorare presso una famiglia sudafricana cui teneva i contatti .
    Mio Padre era stato fatto prigioniero dai tedeschi ed effettivamente la sua parentesi di vita in un lagher tedesco non era stata buona come si legge dai nostri in Sud Africa.
    Speriamo che questi ricordi restino tangibili nella mente delle nuove generazioni io cerco sempre di ricordare a mio figlio il nonno Mario.
    Un cordiale saluto

    massimo salcini da Viterbo

  2. patrizia bernardini Says:

    Sono la figlia di uno degli italiani fatti prigionieri dagli inglesi e deportati nel campo di Zonderwater. Mio padre Bernardini Luigi, deceduto a 94 anni lo scorso 4 febbraio, raccontava la vita trascorsa nel campo lavorando e facendo sport. Abbiamo trovato , conservate fra le sue cose, anche foto deila prigionia e delle partite di calcio tra prigionieri ed inglesi. Mio padre in particolare era fra quelli che andava a lavorare fuori del campo nelle farm.Diceva, nei suoi racconti, di essere stato fortunato rispetto a coloro che erano stati fatti prigionieri dei tedeschi.I miei figli ascoltavano i suoi racconti con grande emozione ed oggi, sentendo parlare dai media di quel campo di prigionia a loro già noto, ricordano più che mai con tanto affetto il loro grande nonno.
    Un cordiale saluti

    patrizia bernardini da Roma

  3. IOLANDA marzaioli Says:

    Sono la nipote di ZOllo Pasquale, prigioniero di guerra Zonderwater morto pochi anni fa; stiamo cercando riferimenti che ci riconducano a lui, foto, lettere cartoline, notizie della sua vita nel campo di zonderwater…chiunque abbia notizie puo’ contattarmi gentilmente? Iolanda Marzaioli su facebook

    Grazie

  4. farese nicolino Says:

    mio padre FARESE ANTONIO, nato a S.Stefano del Sole (AV) il 23/01/1916 ed ivi morto nel 1995, è stato pigioniero a Zonderwater (Serg.Magg. del 70° fanteria/Ancona). Spesso mi parlava della sua esperienza fatta in prigionia della quale ha portato con sè qualche cimelio (foto-giornali da campo fatti a mano-tessere, ecc.). Purtroppo non ho fatto in tempo a chiedere ulteriori informazioni. Sarei grato se qualcuno che lo ha conosciuto mi desse sue notizie. Grazie! Nicolino Farese

  5. Francesco Vitale Says:

    Mio padre Mario Vitale, S.C. Furiere della Regia Marina è stato prigioniero presso Zonderwater dal ’41 al ’46. Posseggo qualche ricordo (libretto paga, registrazione effetti personali all’atto della liberazione, spartiti musicali – mio padre si dilettava nel canto e credo che colà facesse parte di un qualche complessino, in realtà lui non amava parlare di quel periodo della sua vita ed era molto reticente).

  6. niccolucci daniela Says:

    Sono la figlia di Niccolucci Alfo del distretto di Siena, chiamato alle armi il 12 /02/1940 -40° reggimento fanteria Napoli, partito per la Libia imbarcandosi a Napoli il 17/02/1940 sbarcato a Tripoli il 19/02/1940 e fatto prigioniero dagli inglesi il 21 gennaio 1941 credo a Tobruk e portato nel campo di concentramento in Sud Africa.
    Nelle lettere che scriveva a mia madre il mittente era
    Niccolucci
    autiere
    n°prigioniero 90126
    campo n°19 (in seguito è variato)
    blocco n° 5 (in seguito è variato)
    compagnia n° 16
    Ho ritrovato le lettere dopo la morte nel 2007 di mia madre (mio padre è morto nel 1982) e sto cercando per me e per i miei figli di saperne di più
    perchè lo devo a mio padre ,alla sua gioventù non goduta.
    Dalle lettere e dalle foto so che era andato a lavorare in una fattoria ma non ci sono dati ,solamente una foto lungo fiume o mare con scritto ” Rangate 6 gennaio 1946″ . E’ sbarcato a Taranto il 15 aprile 1946 ed è ritornato a Siena il 18 aprile 1946. Vi ringrazio perchè di questi prigionieri si parla poco e ne ho bisogno per tramandare ai miei figli ed ai miei nipoti.

  7. marcello aiello Says:

    sono il nipote di Ottaviano Aiello, il prigioniero del campo di pietermaritzburg, che ha progettato la chiesa che tutt’ora esiste in città. Avrei bisogno di informazioni sull’organizzazione del campo stesso. RINGRAZIANDOVI.
    mARCELLO Aiello

  8. Basilio Rapucci Says:

    Anche nostro padre Rapucci Renato, ha combattuto in Libia, e fatto prigioniero prima in Sud Africa (Zonderwater) nel mese di Febbraio 1941e poi in Inghilterra ( al confine con il Galles sino al 1946.
    Questo percorso è stato fatto con il foglio matricolare dal quale risulta la chiamata alle armi nel 1938, la licenza fatta a fine 1938, ed il successivo rientro a Tripoli nel gennaio 1939.
    I fatti di armi hanno inizio anell’estate 1940, con l’arrivo a Tobruk, e poi con il successivo ripiegamento sino alla resa avvenuta a fine inverno 1941 dopo la battaglia di al Bayda.
    Per quanto riguarda il viaggio sino a Zonderwater, la successiva sistemazione in baracche, e poi il trasferimento in Inghilterra.
    Di questo periodo ho una foto qualche lettera ed un ricordino consegnato in occasione della pasqua nel 1943 a zanderwater.
    Ho anche i libri ed un quaderno relativo ai corsi di inglese fatti.
    Purtroppo ci mancano i racconti diretti perchè Egli ci ha lasciati nel 1955, e sia io che mio fratello eravamo troppo piccoli.
    Se ci sono persone che hanno qualche notizia in più sarei felicissimo di riceverla.
    grazie

    • Laura Porciani Says:

      Anche mio padre è stato in Inghilterra.al confine con il Galles e precisamente nel Campo 61 di Wynolls Hill di Broadwell a Coleford, nella Contea del Gloucesterscire. se ni scrivi mi farà piacere, vorrei sapere in quali campo è stato tuo padre. Grazie molte.
      Laura Porciani. e-mail

  9. luciano chiaretti Says:

    mio padre Alfonso Chiaretti classe 1919 fatto prigioniero a Tobruk 8 dicembre 1941 traferito a Zoderwater nella primavera del 1942
    Mi raccontava che dopo il 1943 è andato a lavorare nelle fattorie e trasferito nel campo di smistamento diKroostand.Ritornato in ITALIA nel gennaio 1947.Ho alcune foto .Se ci sono persone che che hanno delle notizie sarei lieto di riceverle.Grazie di cuore a tutti coloro che scrivono e ricordano con affetto le sofferenze che hanno patito i loro cari.

  10. niccolucci daniela Says:

    Sto cercando alcuni compagni di prigionia di mio padre i cui nomi ho ritrovato nei libri di corsi d’inglese vorrei rintracciare qualche familiare pochissimi parlano di questi prigionieri, i nomi sono:
    Cipriani Guglielmo
    GELI NELLO
    BIANCALONI GIUSEPPE
    APREDA LUIGI
    BACCHERETI OSVALDO
    Altri nomi in africa settentrionale nel 1940
    DAVIDDI RENATO
    LAMARINO VITO
    PRILE MICHELE

  11. Giovanna Palumbo Says:

    Buonasera,
    anche mio padre è passato da Zonderwater. Apparteneva al 60 Battaglione mitragliere, fu fatto prigioniero ad Agedabia e dopo Zonderwater è stato mandato in Inghilterra nei campi di concentramento 21 (Comrie, Perth, Scotland), poi 96 (Wolseley Road, Rugley, Staffodshire) e infine nel campo 134 (Loxley Hall, Utoxeter, Staffordshire
    ). Mi piacerebbe avere qualche ulteriore notizia da chi è stato in quei posti. Quando mio padre me li raccontava, io ero troppo piccola per capire. Percepivo solo il dolore e le sofferenze patite.

  12. Fulvio Zullo Says:

    Mio padre Zullo Ferdinando, di Alvignano (CE) sergente maggiore dei carristi fu fatto prigioniero a Bardia. Subi’ la crudelta delle guardie scozzesi a Geniefa , nelle famose “gabbie “, come venivano chiamati i recinti. Mandato prigioniero a Zonderwater nel 1941, fece ritorno in Italia nel 1946. Mio padre è morto nel 1967 a soli 57 anni. Le troppe sofferenze subite in 7 anni di guerra e prigionia minarono il suo cuore. Comumque ha sempre parlato bene del comandante di Zandwater, generale Prisloo. I nostri prigionieri si salvarono grazie allo sport che praticavano. Si legga il libro di Carlo Annese” I diavoli di Zanderwater.

  13. Giusy Festante Says:

    Mio nonno si chiamava Francesco Festante, nn so quasi niente però sto cercando due figli gemelli maschi avuti durante la sua permanenza in fattoria neglia anni 1943\1946

  14. Rolando Sciampi Says:

    Mio Padre Sergente Maggiore Cesare Sciampi prigioniero a Zonderwater POW 88943 addetto all’ufficio accettazione dell’Ospedale bocco 9……
    da maggio 1941 sino a agosto 1945 (poichè malato), mori’ nel 1957 per cause di guerra ( ferito e malattia contratta in prigionia )….

  15. luca nardini Says:

    ciao
    volevo sapere dove trovare una lista di tutti i prigionieri di guerra italiani ed evntualmente delle foto
    mio nonno si chiamava ARTIBANI GUIDO
    nato il 14.10.1912 e catturato nell’africa orientale
    rimase prigioniero fino al 1945-1946 vicinopretoria
    di più non mi raccontò

  16. nicla crisà Says:

    sono la nipote di Caruso Arturo classe 1907 è stato prigioniero nel campo di zonderwater, era perito agrario e ci raccontava di un campo con insalate giganti da lui coltivate mi piacerebbe avere altre notizie.

  17. Gigli Tina Says:

    Ciao…
    Sono Tina, nipote di Gigli Ugo anche lui prigioniero nel campo di zonderwater.
    Mio nonno ha 92 anni e grazie a Dio sta ancora bene…
    Attraverso i suoi racconti sono venuta a conoscienza del periodo trascorso in prigionia.
    Vorrei sapere se ci sono ancora dei “compagni di prigionia” per riallaciare un dialogo in modo tale da NON DIMENTICARE!!!!!!!
    Grazie!!!!

  18. cinzia Says:

    Ciao,sono Cinzia, nipote di Dal Forno Luigi nato 07-11-1917 a Verona. Mio nonno è mancato all’età di 90 anni,lasciando di lui bellissimi ricordi, come i suoi racconti di “prigionia” vissuta in fattoria, coltivando campi e vigneti. Anche lui trovandosi bene, avrebbe voluto rimanere a vivere lì,ma non è stato possibile.Se qualcuno avesse foto o notizie che lo riguardano,sarei felice di riceverle,prima di fare un viaggio in quei luoghi (Johannesburg , Port Elizabeth, Durban),dove è da tempo che desidero andare………….. GRAZIE!!!!!!!! P.s.volevo ringraziare CALOROSAMENTE, chi ha aperto questo sito, che ci permette di parlare dei nostri cari e scambiare notizie.!!

  19. Bruna Says:

    Bruna Dice:
    dicembre 05/2011 alle16.45 Replica
    Sono Bruna, figlia di Roccoli Giulio, mio padre è stato catturato 03/01/1941 nella battaglia di Bardia, internato nel campo 306 Geneifa poi mandato a Zonderwater dal giugno 1941 a luglio 1942 infine imbarcato sulla nave s.s strathaven, destinazione Regno Unito, salpò il 27/05/1942. In Inghilterra sbarcò nel porto di Glasgow poi trasferito nel campo n°19 – Appendon, da settembre 42 a luglio 43 visse nel campo 71, poi da luglio 43 a maggio 46 fu trasferito nel campo 96. Chi si riconosce in questi luoghi, o in queste date sarei felice di essere contattata, mio padre non amava parlare dei suoi 7 anni vissuti in guerra, e deceduto all’età di 62 anni.

    • mari dice Says:

      anche mio padre parlata dei suoi 7 anni vissuti in guerra, sapevamo che era stato fatto prigioniero in Africa dagli inglesi e imbarcato per Glasgow, ma non abbiamo mai saputo il campo. Classe 1920 è deceduto nel 2006, ti lui conserviamo solo una grammatica inglese che aveva acquistato per imparare la lingua,

  20. ghiselli.mario Says:

    sono ghiselli mario figlio di di alfredo, anche mio padre ha trascorso credo 7 anni nel campo di zonderwater dopo la cattura avvenuta a tobruk nul 1941. ora purtroppo non posso più chedere a mio padre altre storie di vita di quel periodo non essendo più con noi dal 2000, me ne dispiace molto.vorrei trovare qualche notizia in più sapendo per certo che a lui avrebbe fatto piacere.sono in possesso di 2 fotografie fatte al campo e spedite ai miei nonni in più ho ritrovato il libretto paga e la macchinetta per radersi (valet) mio padre era alloggiato al blocco 7 campo 26 compagnia 4 il numero di matricola era 115906 questo in data 1 agosto 1942 . la speranza è di avere qualche notizia ,ma nel caso non arrivassero scrivere queste poche righe e leggere gli altri commenti mi ha fatto stare in compagnia con mio padre grazie atutti.

  21. Scarlet Says:

    Salve,

    sto cercando di ricostruire la storia di mio nonno, Caporale Tommaso Orsini, fanteria.
    Fu catturato l’8 aprile 1941 a Massaua dalle truppe inglesi. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa mi ha da poco inoltrato una copia di un Foglio d’Identificazione compilato da mio nonno nel periodo della prigionia, dove egli descrive come sua unità il 136° Battaglione (credo CC NN), della quale nel foglio matricolare non vi è traccia.

    Egli fu trasferito da Port Sudan in Sud Africa il 30/06/1941. Sfortunatamente, in corrispondenza del primo luogo di prigionia in Sud Africa, non c’è scritto il nome del campo ma solo una lista che include il nome di mio nonno e porta la data 4/12/1941. Nel riepilogo della Croce Rossa si fa in seguito riferimento al campo n. 328 e poi ad un trasferimento a Durban il 26/03/1942, prima della deportazione in Inghilterra (nei pow camp n. 9, 39, 86, 55, 50). So che suonava vari strumenti (mandolino, tromba, cornetta, ecc.), che era stato trombettiere… e che durante la sua permanenza in Africa negli anni 1940, o durante la campagna del 1935-36, aveva una scimmietta (se qualcuno ha una foto con un militare che ha queste particolarità potrebbe essere lui). Ho una fotografia dove si vede un complesso musicale ma lui non sembra essere tra le persone fotografate.

    Qualcuno può aiutarmi? Che numero aveva Zonderwater? Che campo era il 328? C’è la possibilità che qualcuno lo abbia incontrato?

    Grazie per il vostro aiuto!

  22. rosanna Says:

    sono figlia di un prigioniero degli inglesi nella guerra di Libia
    si chiamava petroni gino
    ho lettere e foto da condividere con chi lo avesse conosciuto laggiu’ .sto scrivendo le sue memorie in parte dettate da lui quando era in vita .
    parti’ da napoli con la nave lombardia nel 1939 destijnazione tripoli ,.
    grazie se mi scriverete

  23. claudia Says:

    Ma come faccio a sapere che fine ha fatto mio nonno? Disperso in guerra a tobruk nel dicembre 1941. Dopo anni é stato dichiarato morto ma non si sa dove, quando e dov é sepolto. Il nome é cesare gaggioli di loiano provincia di bologna.

  24. Gian Paolo Bertelli Says:

    Salve, sono Gian Paolo Bertelli anche mio padre fu uno degli oltre centomila prigionieri di guerra italiani rinchiusi a Zonderwater insieme a mio zio materno. Per chi volesse avere informazioni può iscriversi alla pagina dedicata a Zonderwater su Facebook, qui potrà dialogare con altri figli e nipoti di “ospiti” di Zonderwater ed anche con alcuni reduci (sfortunatamente pochi per questioni anagrafiche…) che erano rinchiusi in Sudafrica. Esiste anche un sito italiano dedicato a Zonderwater realizzato e curato dai discendenti di prigionieri di guerra rinchiusi in quel campo.

  25. Gian Paolo Bertelli Says:

    Per Claudia che cerca notizie di :
    Nome: CESARE
    Cognome: GAGGIOLI
    Data di Nascita: 29/6/1910
    Luogo di Nascita: LOIANO
    Luogo Sepoltura: Sconosciuto
    Data Decesso: 11/12/1941
    Luogo Decesso: –
    E’ possibile richiedere a Roma copia dell’atto di morte (dovrebbe essere possibile avere anche l’atto di morte integrale dall’anagrafe di Loiano) almeno si possono conoscere le circostanze della morte.
    Se ti interessa ti passo l’indirizzo del Ministero e dell’ufficio a Roma. Basta una richiesta in carta semplice.

  26. 5reasonsmethod.nimbol.com Says:

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  27. LIONELLO DE ANGELIS Says:

    Sono Lionello De Angelis e mio padre è stato uno dei centomila prigionieri
    . Purtroppo non è ritornato e riposa ancora a Zonderwater. Chi vuole segua i consigli di Gian Paolo Bertelli e si unisca alla grande famiglia degli ex POW

  28. Elisa Longarato Says:

    Anche mio padre Longarato Vittorio POW 37824 è stato a Zonderwater dal 1941 al 1947.
    Invito tutti a segnalare un pow da inserire nella “lista pow presenti sul data base” del sito: http://www.zonderwater.com/it/prigionieri-di-guerra.html
    Elisa

  29. Giovanna Rea Says:

    mi chiamo giovanna sto cercando notizie su mio nonno.si chiamava antonio pascarella fu detenuto come prigioniero insudafrica vorrei notizie sul suo campo di prigionia so solo che era un caporale.è tornato in italia verso il 1948 purtroppo non so altro se potete darmi qualke notizia ve ne sarei grata. era nato a cervino nel 1904 e ha fatto la campagna di Spagna come volontario

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