Archivio per luglio 2010

Google e Cia, insieme per spiarci

luglio 31, 2010

Dopo anni di cooperazione, l’azienda californiana e l’agenzia d’intelligence americana investono in un futuristico progetto per controllare cosa succede in rete

Nell’articolo: ”Siamo in grado di vedere, ricostruire e seguire i collegamenti invisibili tra individui, documenti e fatti, ipotizzando anche i trend futuri di questi legami e assemblando dossier in tempo reale sulle persone”, ha dichiarato l’amministratore delegato della Recorded Future, l’ex militare svedese Christopher Ahlberg

Enrico Piovesana per “Peacereporter

Con il pretesto della lotta al terrorismo, le agenzie di spionaggio statunitensi stanno sviluppando sistemi sempre più elaborati disorveglianza e schedatura di massaattraverso il monitoraggio e l’analisi di ciò che accade in rete, su internet.
Il campo d’azione dei servizi segreti sono sempre meno i luoghi del mondo fisico (locali pubblici, abitazioni private, sedi di associazioni, ecc) e sempre più quelli delcyberspazio (siti web, social netowrk, server di posta, blog, chat, ecc).
Non può quindi stupire – ma inquietare, sì – la sempre più stretta collaborazione tra le strutture governative d’intelligence Usa e Google: il gigante della rete che tiene traccia di tutte le nostre attività in rete. (continua…)

L’Arizona e la legge sull’immigrazione

luglio 31, 2010

Un tema esplosivo quello dell’immigrazione in America. Un grave peso lasciato da Bush ad Obama. L’indifferenza del Congresso e la spinta dell’Arizona

Nell’articoloI “latini” hanno un ruolo fondamentale nella questione, visto che dal 2002 hanno ormai superato gli afro-americani come prima minoranza del paese, contando 32,8 milioni di persone (il 60% dei quali di origine messicana), 12% della popolazione nazionale. Nel 2008 Obama ha ottenuto il 68% dei loro consensi, sfruttando il calo dei repubblicani che alle presidenziali del 2004 avevano contato sul 44% delle loro preferenze

Matteo Pretelli per “Limes

Dopo l’aspro dibattito che ha portato alla discussa legge di riforma della sanità, l’altro tema che sta imperversando negli Stati Uniti – e che condizionerà le prossime elezioni di mid-term di novembre – è quello della lotta all’immigrazione clandestina (circa 11 milioni, metà dei quali messicani, gli stranieri che risiedono illegalmente negli Stati Uniti).

Durante il secondo mandato del presidente Bush i timori per la presenza nel paese di illegal aliens non hanno portato alla firma di alcuna legge di riforma dell’immigrazione a causa delle divisioni fra democratici e repubblicani. I primi sono in buona parte propensi a far emergere gli immigrati dalla clandestinità e favorire la loro acquisizione della cittadinanza americana, mentre i repubblicani bollano l’idea come una “sanatoria”. L’unico accordo ha portato il 26 ottobre 2006 all’approvazione del Border Secure Fence Act, che ha autorizzato la costruzione di un “muro” lungo 700 delle 2.000 miglia che dividono gli Stati Uniti dal Messico. Obiettivo è combattere il continuo flusso di droga e clandestini che dal paese centro-americano giunge negli Stati Uniti. Sebbene la legge non abbia trovato consensi unanimi, ha avuto il beneplacito della maggioranza dei democratici, compreso l’attuale presidente Barack Obama (allora senatore dell’Illlinois). Questo non ha, però, risparmiato la dura opposizione di parte dell’opinione pubblica, con contestazioni di attivisti per la difesa dei diritti civili, ambientalisti e comunità dislocate lungo il confine. (continua…)

Dall’album di w0arz

luglio 31, 2010

presa qui

La storia di Li Lu, da Tienanmen all’ufficio di Buffett

luglio 31, 2010

Nell’articolo: Ma l’improbabile saga di Lu è ricca di colpi di scena da ben prima dell’investitura di Buffett. Nato a Tangshan nel 1966, ha fatto a meno dall’età di nove mesi del padre ingegnere e della madre, arruolati a forza nei programmi di rieducazione della rivoluzione culturale. Fu affidato a famiglie adottive finchè, dopo un terremoto che ne fece strage, a dieci anni tornò da alcuni parenti. Spinto dalla nonna, si gettò negli studi fino alla laurea in fisica a Nanchino

Marco Valsania per “Il Sole 24 Ore

Da ragazzino reso orfano da Mao e leader delle proteste di piazza Tienanmen, a successore di Warren Buffett, dall’altra parte del mondo, alla guida dell’impero finanziario Berkshire Hathaway. Non è una favola. È invece l’ultimo sogno dello stesso Oracolo di Omaha. Che, come si conviene ai presagi di oracoli che si rispettino – e Buffett non ha rivali a Wall Street – sembra pronto ad avverarsi.

L’improbabile eroe di questa odissea dei nostri giorni è Li Lu, 44 anni, cinese di nascita, americano d’adozione, gestore di hedge fund di professione. E ora in pole position per prendere le redini di almeno parte del più ambito tesoro dell’alta finanza, un portafoglio da cento miliardi di dollari con partecipazioni da American Express a Coca-Cola, da Glaxo al Washington Post. Fino al 10% nel gruppo cinese di batterie al litio Byd. (continua…)

Il sistema Verdini, un cda di amici: «La sua banca era senza controllori»

luglio 31, 2010

Gli ispettori di Bankitalia: «Gravi irregolarità

Giusi Fasano per “Il Corriere della Sera

Punto primo: «L’assetto di governo della banca è privo di contraddittorio e di controllo». Poi un rilievo generale sui «processi organizzativi risultati lacunosi». Altra questione: lo «sviluppo degli impieghi di denaro non è improntato a canoni di prudenza», per non parlare del «mancato o non corretto esercizio dei controlli antiriciclaggio». E infine le «operazioni in conflitto di interessi». Eccole, le «gravi irregolarità» costate il commissariamento al Credito cooperativo fiorentino (Ccf) di Campi Bisenzio, l’Istituto bancario guidato fino a pochi giorni fa da Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl. Questi cinque punti (e molto altro ancora) sono nella lista delle «violazioni» rilevate dagli ispettori della Banca d’Italia, Vincenzo Catapano e Antonio Cattolico, nella relazione di 109 pagine con la quale è stato proposto al ministro Giulio Tremonti di commissariare la banca: proposta votata all’unanimità dal Direttorio di Bankitalia e accolta dal ministro. Ora la relazione è sul tavolo del procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi («Ci sono spunti interessanti per nuove indagini») e del suo sostituto Luca Turco. Ma anche la procura di Roma ne possiede una copia perché la banca di Verdini è stata al centro di molti passaggi di denaro che hanno a che fare con l’inchiesta sull’eolico in Sardegna sulla quale i magistrati romani stanno cercando di fare luce. (continua…)

C’è una guerra dentro la guerra tra genieri italiani e talebani

luglio 31, 2010

In Afghanistan i guerriglieri tendono agguati contro i nostri specialisti. Da aprile disinnescate 50 bombe

Nell’articolo:. Sul versante militare i dati parlano chiaro: tra gennaio e metà luglio su 362 caduti alleati 210 sono stati uccisi dagli Ied, il 58 per cento contro il 61 nel 2009, il 42 per cento nel 2007 e appena il 16 per cento nel 2002. A maggio gli attacchi con bombe sono stati 1.128, più del doppio di quelli verificatisi nello stesso mese del 2009 come ha rilevato il Joint Ied Defeat Organization, creato tre anni or sono e che ha fotografato l’esplosione del fenomeno

da “Il Foglio

C’è una guerra silenziosa e letale dentro la guerra afghana, tra gli artificieri alleati e gli attentatori dinamitardi talebani. Un confronto che si gioca tutto sulle armi più efficaci degli insorti, gli ordigni esplosivi improvvisati (Ied – Improvised Explosive Device) posizionati lungo le strade per colpire i convogli e le pattuglie alleate, ordigni che causano non soltanto la maggior parte delle perdite registrate tra i 130 mila soldati internazionali ma che sono anche responsabili della morte di centinaia di soldati e poliziotti afghani e di gran parte delle vittime civili.
Dei sette caduti italiani registrati da gennaio in Afghanistan, cinque sono stati uccisi dai talebani e di questi ben quattro sono genieri dei reparti antibomba. (continua…)

Il monastero della tortura

luglio 31, 2010

Nell’articolo: La vera attività del carcere incomincia di notte, quando arriva in auto Lavrentij Berija. I giudici iniziano allora gli interrogatori e i pestaggi nei loro uffici, e incomincia il coro di gemiti e urla. Del resto, l’ordine superiore dice che un’inchiesta non deve durare oltre le due settimane, per cui è necessario ricorrere a mezzi estremi per ottenere le confessioni

Marta Dall’Asta per “Avvenire

Un’aberrante logica ha fatto sì che dopo la rivoluzione russa molti edifici sacri, soprattutto monasteri, siano tornati utili agli scopi della repressione con le loro mura, le celle, i sotterranei…
Il prototipo di questa mostruosa metamorfosi è il tante volte ricordato monastero delle isole Solovki, diventato il lager scuola di tutto il futuro Arcipelago. Ma non è il solo esempio, ce ne sono anche di più terribili per le violenze che vi si perpetravano, come il monastero di Santa Caterina, presso Mosca, trasformato nel 1938 in un carcere specializzato in torture, la famigerata e misteriosa «dacia delle torture», o prigione di Suchanovka. Misteriosa perché sembrava che non esistessero testimoni sopravvissuti, la si conosceva solo attraverso voci incontrollate e leggende; la voce popolare collegava insistentemente la prigione al nome di Berija.

Lidija Golovkova, grande esperta di nuovi martiri del periodo sovietico, e conseguentemente dei luoghi della loro morte, carceri e fosse comuni, nei primi anni ’90 l’ha fortunosamente identificata e letteralmente riportata alla luce, con tutto il carico di storie atroci che vi sono collegate. Ed ha pubblicato un libro perché tutto questo pesante fardello di memorie trovasse un senso, e non corresse il rischio di scomparire nuovamente. [...] (continua…)

Radiohead: The National Anthem

luglio 30, 2010

“NEL BIENNIO ’92-’93, DIETRO TANGENTOPOLI C’ERA UN DISEGNO POLITICO DI UN GRUPPO DI PERSONE DELLA BORGHESIA AZIONISTA E DEL PCI CON L’AIUTO DI UNA MANINA AMERICANA DEI SERVIZI. OGGI SIAMO ALL’OPERETTA

luglio 30, 2010

Fabrizio D’Esposito per A, da “Dagospia

Nella Prima Repubblica, Paolo Cirino Pomicino fu battezzato ‘o ministro per eccellenza. A Napoli, era il numero uno della corrente andreottiana della Democrazia Cristiana. Tangentopoli travolse lui e il suo partito. Ma Pomicino non ha mai abbandonato il campo della politica. Nonostante quarantadue processi, due condanne e vari infarti si è costruito un doppio ruolo di osservatore e militante del centrodestra.

Nella Seconda Repubblica è stato deputato ed europarlamentare, ha scritto tre libri esplosivi sulla fine dei vecchi partiti, ne sta preparando un quarto, e con lo pseudonimo di Geronimo, infine, verga commenti scomodi sul quotidiano “Libero”. Oggi ha settant’anni ed è presidente, <a titolo gratuito> specifica lui, del comitato tecnico-scientifico del ministero dell’Attuazione del programma, retto dal neodc Gianfranco Rotondi.

Prima la cricca di Anemone e Balducci, poi la banda dei quattro della P3: anche la Seconda Repubblica sta crollando a colpi di inchieste?
<La sensazione generale è questa. Ma ci sono molte differenze con la fine della Prima Repubblica. Innanzitutto stavolta non c’è un disegno politico>. (continua…)

Tisserant l’americano

luglio 30, 2010

Paolo Vian per “L’Osservatore Romano

L’indizio è minimo ma significativo. Siamo nel gennaio 1923, in Biblioteca Vaticana si stanno trasportando le casse con i manoscritti e gli stampati della Biblioteca Chigiana che qualche giorno prima il presidente del Consiglio dei ministri italiano Benito Mussolini ha inopinatamente deciso di “aggregare” alla biblioteca papale per blandire, prime mosse per la Conciliazione, l’antico prefetto dell’Ambrosiana e della Vaticana Achille Ratti, divenuto Pontefice col nome di Pio XI, ma rimasto, nel cuore e nell’animo, sempre un bibliotecario. Ebbene, col vigore e con l’euforia dei suoi quarant’anni non ancora compiuti, Eugène Tisserant, lo “scrittore orientale” della Biblioteca, non esitò un attimo a prendere sulle spalle le casse con i preziosi volumi per trasportarle all’interno, come uno degli uomini di fatica della Biblioteca. Lo slancio fu tale che nel trasporto Tisserant si ruppe l’ulna destra all’altezza del polso e dovette rimandare di qualche settimana la partenza per una missione, voluta dallo stesso Pio XI, nei paesi  balcanici  e nel vicino Oriente alla  ricerca  di  manoscritti  e  stampati che il rimescolamento politico in quello scenario, bruscamente orbato dalla  presenza  della Grande Porta, poteva  fornire  con propizia abbondanza. (continua…)

Quando la poesia modernizza un paese

luglio 30, 2010

Franco La Cecla per “Il Sole 24 Ore

L’immagine di Rabindranath Tagore a noi evoca molti elementi fuorvianti. Un bel vecchio, alto, possente, con una lunga barba bianca e lunghissimi capelli e una veste candida, ampia, fino ai piedi. Sembrerebbe un saggio, un asceta, un guru, come siamo abituati a vederne, da Osho a Sai Baba. Tutt’al più possiamo pensare che ci ricordi Tiziano Terzani, quel magnifico personaggio che negli ultimi anni della sua vita ci ha insegnato molto della nobiltà con cui è necessario vivere fino all’ultimo. E certamente Tiziano, che conosceva l’India benissimo, pensava a Tagore quando si vestiva come lui di bianco con lunghe candide vesti.

Rabindranath Tagore però era tutt’altro che un guru ed era anche molto poco asceta. È stato uno dei personaggi che più hanno influito nella formazione di una coscienza laica, aperta al piacere, attenta ai diritti e alle aspirazioni delle donne, antinazionalista, ma anche antitradizionalista, pur essendo profondamente radicato nella spiritualità indiana. Se lo prendo come personaggio di cui noi italiani avremmo bisogno è proprio perché è stato, lui che ha vissuto a cavallo tra due secoli (era nato nel 1861 ed è morto nel 1940) qualcuno che ha fatto irrompere la modernità laica in un mondo ancora arroccato alle differenze di casta e a una concezione schizofrenica dell’indipendenza.
Tagore ha formato la classe dirigente che ha poi gestito l’indipendenza indiana, è stato amico di Nehru e di Gandhi, ha formato Indira Gandhi, ma anche tutta la classe d’intellettuali bengalesi che hanno dato il via alla magnifica stagione dei grandi registi indiani, primo tra tutti Satyajit Ray. Da noi, nello stesso periodo non c’è stato nessuno con il suo respiro internazionale, la sua capacità cosmopolita e allo stesso tempo una lettura profonda dello spirito nazionale: l’inno indiano è stato creato proprio da Tagore. Soprattutto da noi non c’è stato nessuno che ha traghettato l’Italia dell’Ottocento verso una modernità, che l’ha aperta a valori laici e universali. Si potrebbe pensare a Gramsci, ma in Tagore c’era una capacità di parlare alle masse che Gramsci non aveva. A tutt’oggi, la gente per strada canta le canzoni di Tagore, suona la sua musica e sono canzoni d’amore, di nostalgia, di apertura alla natura, al mistero della vita, al mistero delle profondità dell’anima. (continua…)

DOCUMENTI STORICI

luglio 30, 2010

Ecco il testo approvato dall’Ufficio di Presidenza del Pdl. Si tratta di un documento di sei pagine, votato da trentatrè componenti, ad eccezione dei tre esponenti finiani (Urso, Ronchi e Viespoli), da “Dagospia

“L’Italia necessita di profondi cambiamenti sia nella sfera economica che in quella politica e istituzionale. L’azione del nostro governo presieduto da Silvio Berlusconi e la nascita del Pdl rappresentano ciascuno nella propria sfera, la risposta più efficace alla crisi del Paese. Il governo ha dovuto agire nel pieno della crisi economica più grave dopo quella del 1929, riuscendo ad evitare, da un lato, gli effetti più dirompenti della crisi sul tenore di vita delle famiglie e dei lavoratori, e, dall’altro lato, preservando la pace sociale e la tenuta dei conti pubblici. Con la nascita del Pdl, dall’altra parte, la vita politica italiana ha fatto un ulteriore passo in avanti verso la semplificazione e il bipolarismo. Occorre aggiungere che, in questi anni, gli elettori hanno sostenuto e premiato sia l’azione del governo che la nuova realtà politica rappresentata dal Pdl”.

“Immediatamente dopo il nostro congresso fondativo, tuttavia, e soprattutto dopo le elezioni regionali, sono intervenute delle novità che hanno mutato profondamente la situazione, al punto da richiedere oggi una decisione risolutiva. Invece di interpretare correttamente la chiara volontà degli elettori, nella vita politica italiana hanno ripreso vigore mai spente velleità di dare una spallata al governo in carica attraverso l’uso politico della giustizia e sulla base di una campagna mediatica e scandalistica, indirizzata contro il governo e il nostro partito, che non ha precedenti nella storia di un Paese democratico. L’opposizione, purtroppo, non ha cambiato atteggiamento rispetto al passato, preferendo cavalcare l’uso politico delle inchieste giudiziarie e le speculazioni della stampa piuttosto che condurre un’opposizione costruttiva con uno spirito riformista”. (continua…)

Spatuzza: ‘La mia verità’

luglio 30, 2010

Un memoriale dal carcere scritto dal pentito di mafia e inviato a ‘L’espresso’. Per raccontare cos’è Cosa nostra, come ci è entrato e perché ha deciso di uscirne

a cura di Lirio Abbate, da “L’Espresso

L’ex boss palermitano Gaspare Spatuzza torna a parlare e lo fa questa volta in esclusiva con “L’espresso” seguendo una traccia indicata di argomenti. È un documento unico pieno di riferimenti alla società civile, ai giovani e alla religione. Un duro attacco ai boss e a chi fa affari con loro. Dalla cella in cui è detenuto scrive della voglia di ricerca della verità. Lo ha fatto per far comprendere come gli anni di carcere lo hanno cambiato, ma anche per manifestare solidarietà a chi è minacciato dalla mafia. Spatuzza dal 26 giugno 2008 collabora con la giustizia, accusandosi di oltre 40 omicidi e in particolare della strage di via D’Amelio e di aver partecipato alla stagione stragista del ’93. I pm di Caltanissetta e Firenze con le sue dichiarazioni hanno aperto nuovi scenari investigativi sugli attentati a Falcone e Borsellino e per le bombe del ’93. L’ex sicario racconta i contatti degli stragisti Graviano con Dell’Utri e Berlusconi, e della trattativa che ci sarebbe stata con lo Stato. Il procuratore di Caltanissetta Lari, l’aggiunto Gozzo e il pm Marino hanno aperto nuove inchieste: le indagini sulla fase esecutiva di via D’Amelio saranno chiuse entro l’anno. Per i pm Spatuzza è attendibile ma il sottosegretario Mantovano gli ha negato il programma di protezione

Sono Gaspare Spatuzza (…) soltanto chi vive sotto questa spada di Damocle sa quanto costa un atto di libertà. La libertà di dire ciò che si pensa, con altre parole la verità, cosa che oggi in tanti non vogliono nemmeno sentirla pronunciare (…) Non posso sottrarmi a quelle poche domande che tra l’altro trattano temi sociali, cosa che mi sta molto a cuore. Primo perché amo la mia terra, secondo, credo che sia più che un dovere dare delle spiegazioni a chi appartiene a quella società civile di cui è parte offesa di tutta questa triste storia (…).

Il lungo silenzio in carcere che è poi esploso in una voglia di giustizia.
Nel gennaio del 2005, sono stato trasferito nel penitenziario di Ascoli. Da subito mi rendo conto che quel sistema non mi consentirà di portare avanti quel bellissimo percorso iniziato nell’anno 2000. Percorso di ravvedimento, vissuto in silenzio, meditazione e astinenza di cose superflue. Tanto che, inoltravo richiesta alla direzione di applicarmi la così detta aria riservata. Tanto per capirci si tratta di un circuito penitenziario molto ristretto, ancora più duro del così detto 41/bis. Ma non posso accedere, perché la mia condotta carceraria non necessita di un ulteriore inasprimento. Le voglio dire che in tredici anni di 41/bis non ho mai trasgredito il regolamento penitenziario. Qualcuno, malignamente potrà dire che questo comportamento così lineare è basato solo alla scopo di ottenere benefici. Rispondo che sino a oggi non ho chiesto un giorno di liberazione anticipata. Tanto è vero che, “per libera scelta” da circa due anni vivo in un regime penitenziario ancor più afflittivo del 41/bis. La mia posizione odierna – che sarebbe da collaboratore di giustizia – mi dà la possibilità di beneficiare di permessi premio, ma non ne ho fatta richiesta. (…) Mi ha molto colpito la filosofia. Imbattendomi con tutti questi grandi filosofi che inseguivano tutte quelle materie che il suo fine era di aprire la mente all’uomo. Esempio di quell’uomo che ha deciso di fare un salto nel buio, che poi buio non era, ma la conoscenza. Sto parlando della caverna di Platone. Sa un po’ in quell’uomo mi sono rivisto io. Diciamo che questo studio ha contribuito a dare lo stimolo finale a quel desiderio espresso tredici anni fa negli uffici della squadra mobile di Palermo. (continua…)

La battaglia per i Velasquez e i Renoir rubati al barone ebreo

luglio 30, 2010

Bruno Ventavoli per “La Stampa”

E’ la più grande causa per la restituzione di opere d’arte depredate agli ebrei ai tempi dell’Olocausto. Dopo vent’anni di richieste fallite gli eredi di Mór Lipót Herzog, banchiere budapestino con il gusto dell’arte, tornano all’attacco. Martedì scorso si sono rivolti a un tribunale americano per citare in giudizio il governo ungherese e rientrare in possesso di una quarantina di quadri che l’avo aveva accumulato. I più sono esposti al Museo delle Belle Arti di Budapest, sei El Greco, Courbet, Van Dick, Velázquez, Renoir, Manet, Cranach il vecchio. Il catalogo vale oltre 100 milioni di dollari. La memoria ferita dei discendenti molto di più. La storia di questo immenso patrimonio artistico risale all’inizio del secolo breve e sanguinario. Mór Lipót Herzog era celebre nella Budapest Belle Époque. Come molti altri ebrei di successo aveva ottenuto il titolo di barone dall’imperatore. Sapeva fare affari, ma più dei soldi amava il bello. E nel corso della sua vita aveva costruito una delle più ricche collezioni private della mitteleuropa. (continua…)

Cinque miti sul protezionismo

luglio 30, 2010

Jagdish Bhagwati per “Il Sole 24 Ore”, Traduzione di Anna Bissanti, © PROJECT SYNDICATE, 2010.

L’anno scorso a un dibattito intitolato Buy american, hire American: policies will backfire («Le politiche ispirate al “compra americano, assumi americani” avranno un effetto contrario a quello auspicato»), svoltosi a New York alla presenza di centinaia di persone, il mio team composto da tre promotori del libero commercio ha sfidato un terzetto di sostenitori del protezionismo, molto noti e spesso sotto i riflettori.

Ci aspettavamo di perdere il favore del pubblico con una percentuale di 45 a 55, ma in realtà abbiamo inflitto loro una cocente sconfitta, aggiudicandoci il favore del pubblico con una percentuale impensabile di 80 a 20. Il feedback di numerosi tra i presenti è che abbiamo prevalso facilmente poiché avevamo portato le «motivazioni e prove», laddove i nostri avversari avevano presentato «affermazioni e invettive».

Evidentemente, oggi il pessimismo che spesso opprime i sostenitori del libero commercio è ingiustificato. Le tesi dei protezionisti, vecchi e nuovi, sono semplici miti che è possibile contestare e sfatare facilmente. Prendiamone in considerazioni alcuni tra i più noti.

1 – I costi del protezionismo sono trascurabili.
Questo, naturalmente significa che se il protezionismo è conveniente da un punto di vista politico, non si dovrebbero versare lacrime perché si infliggono sacrifici al paese adottandolo, atteggiamento che molti democratici degli Stati Uniti trovano conveniente seguire. Paradossalmente, questo mito è stato il prodotto di una metodologia inappropriata, scaturita dalla ricerca del mio illustre professore di Cambridge Harry Johnson, rimasta alquanto inesplicabilmente la tesi favorita del mio illustre studente del Mit Paul Krugman sin dagli anni 90. Mentre però questi temi continuano a funzionare bene a Washington, nessun serio studioso li fa suoi, grazie alle convincenti confutazioni pubblicate nel 1992 da Robert Feenstra, il più illustre studioso “empirico” odierno delle politiche commerciali, e nel 1994 da Paul Romer della Stanford University. (continua…)


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