Silvio, Romano, Beppe, i vecchi amici di Flavio

C’era una volta in Sardegna

Andrea Fabozzi per “Il Manifesto

Non si può non citare Francesco Cossiga, in quanto sardo e in quanto frequentatore dei misteri delle Repubblica. Un po’ per scherzo un po’ per profezia, nel 2003 l’ex presidente della Repubblica annunciò: «Forza Italia sta per nominare un vice coordinatore in Sardegna, Flavio Carboni». Non andò così, ma sette anni dopo ecco Carboni a braccetto con Forza Italia, nel frattempo Popolo della libertà, sorpreso secondo le accuse nella fondazione di un nuovo comitato d’affari assieme al coordinatore del Pdl Denis Verdini. Allora l’obiettivo dell’ironia di Cossiga era il numero uno di Forza Italia in Sardegna, il lombardo Romano Comincioli, spedito nel 2002 dal suo illustre compagno di classe Silvio Berlusconi a mettere ordine nel partito sardo. Comincioli alla fine degli anni Settanta era stato il tramite dell’amicizia tra Berlusconi e Carboni. E anche lui, Comincioli, nel frattempo senatore, quest’estate è tornato: è il «nuovo» coordinatore dei berlusconiani sardi.
Eppure sull’isola il più alto in carica del gruppo, nonostante le difficoltà della sua giunta, resta Ugo Cappellacci, anche lui coinvolto nell’inchiesta sull’eolico. Ugo il governatore è il figlio di Giuseppe Cappellacci, uno che ha frequentato molto quel gruppo di amici negli anni Settanta: Berlusconi, Confalonieri, Comincioli e Carboni. Fu proprio il padre del presidente della regione in carica, commercialista in Cagliari, a preparare le carte del progetto immobiliare Olbia 2. Quel sogno in costa Turchese per il cavaliere è finito male, il modello brianzolo della città satellite non è stato esportato in Gallura. Ma di quelle estati in barca – un’imbarcazione più modesta del 22 metri che Carboni avrebbe comprato solo qualche anno più tardi – il cavaliere conserva il ricordo, materializzatosi nella villa La Certosa che acquistò proprio da Carboni (allora era molto più modesta, bastarono tre miliardi di lire) con l’intermediazione di Cappellacci senior.
Un altro sardo che conosce molto bene Flavio Carboni è l’ex ministro dell’interno Beppe Pisanu. Non fa più parte del circolo berlusconiano, anzi bordeggia l’arcinemico Gianfranco Fini, e adesso che presiede la commissione antimafia pare molto interessato a fare luce sui misteri della Repubblica. Adesso. Nel gennaio 1983 Pisanu dovette dimettersi dall’incarico di sottosegretario al Tesoro per i suoi rapporti con Flavio Carboni. Rapporti che intratteneva, spiegò al magistrato che indagava sul fallimento del banco Ambrosiano, in quanto considerava Carboni «un interlocutore valido per le forze politiche di ispirazione cattolica».
Andò così: Pisanu conosceva benissimo Carboni, anzi ne proteggeva l’attività di imprenditore in quanto, spiegò ancora al magistrato, «mi disse di essere in affari col signor Berlusconi» e in definitiva era un «sardo che intendeva operare in Sardegna e che mostrava di avere vari interessi e vari contatti con persone qualificate». Attraverso Carboni, Pisanu fa la conoscenza di Roberto Calvi, lo incontra sulla barca di Carboni dove è stato ospite anche Berlusconi. Nell’82 Pisanu, sottosegretario al Tesoro, incontra Calvi nei giorni precedenti la sua fuga, fatale, a Londra. Le opposizioni lo chiamano in parlamento e Pisanu minimizza: spiega che non ci sono rischi per il banco Ambrosiano che invece in capo a una settimana viene dichiarato insolvente dal governo. Pisanu, dopo le dimissioni, fu ascoltato dalla commissione P2 e disse di aver «sottovalutato» la delicatezza della sua amicizia con Calvi e Carboni. In realtà Angelo Rizzoli, allora formalmente proprietario del Corriere della Sera che era controllato dalla P2, testimoniò alla commissione P2 che Calvi si vantava di aver manovrato Pisanu in parlamento e che il sottosegretario aveva ricevuto in cambio 800 milioni da Carboni.
Flavio Carboni è stato arrestato molte volte, indagato e processato per una serie assortita di reati, ma è stato quasi sempre assolto, al di là della condanna definitiva a otto anni e sei mesi per il crack dell’Ambrosiano. È stato assolto in secondo grado anche due mesi fa (quando era di nuovo sui giornali per gli affari dell’eolico) dall’accusa di aver fatto uccidere Calvi in associazione con la mafia e la banda della Magliana. Era stato assolto anche in primo grado. Sui suoi rapporti con la banda della Magliana Carboni è dovuto tornare a febbraio di quest’anno, quando è stato interrogato dai magistrati che indagano sul sequestro di Manuela Orlandi. Quanto ai rapporti con la mafia, era stato Carboni stesso a metterli in piazza quando si offrì alla Democrazia cristiana per collaborare alla soluzione del sequestro Moro. Da imprenditore Carboni era stato amico anche dell’editore e fondatore di Repubblica, Carlo Caracciolo, come ha ricordato ieri sul Foglio Giuliano Ferrara. Aveva comprato delle quote del quotidiano La Nuova Sardegna, ma anche quella storia gli andò male, un altro processo (e alla fine un altro proscioglimento).

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