Usa, quei soldi donati dalle lobby per influenzare politici e leggi

Un’inchiesta del Washington Post mostra come i gruppi di potere interessati a una norma spesso fanno donazioni a favore dei membri del Congresso che devono approvarla

Davide Ghilotti per “Il Fatto”

I politici americani finanziano le loro campagne elettorali con ingenti raccolte fondi. E le lobby se ne approfittano: usano le donazioni per “comprare” modifiche alle norme che non piacciono.Un’inchiesta del Washington Post mostra come, durante l’iter di approvazione delle leggi, i gruppi di potere donano spesso denaro ai politici. Per il quotidiano americano, questa pratica può di fatto alterare il normale corso legislativo, per favorire interessi specifici.

Tra i casi riportati dal Washington Post c’è quello del senatore Max Baucus, presidente della commissione incaricata di supervisionare i nuovi regolamenti in materia di pressione fiscale. Il mese scorso il senatore ha organizzato per il suo compleanno una raccolta fondi che gli ha fruttato 5mila dollari. Nello stesso giorno in cui la Camera votava il nuovo pacchetto fiscale sugli interessi finanziari, del valore di 858 milioni di dollari. Kate Downen, portavoce del senatore, ha negato che Baucus si sia lasciato influenzare dal denaro ricevuto: “Il solo fattore determinante per il voto del senatore è se un procedimento è giusto per il Montana e per il nostro Paese”. Ma secondo David Levinthal, portavoce dell’associazione pro trasparenza Centre for Responsive Politics, “i cittadini percepiscono questo genere di pratiche come casi di quasi corruzione. La gente si chiede se chi dona questi soldi stia cercando di ottenere una particolare iniziativa legislativa. Oppure se sia il politico nella commissione a sollecitare le donazioni perché sa quali sono gli interessi in ballo, e ne vuole trarre profitto”. Associazioni come il Centre for Responsive Politics chiedono che i membri del Congresso sottoscrivano regole più chiare e rendano le donazioni più trasparenti, per fugare ogni dubbio.

Il problema delle donazioni “a tempo”, in perfetta sincronia con le fasi più importanti dei procedimenti legislativi, è stato sollevato per la prima volta lo scorso giugno, quando è stato reso noto che l’Ufficio etico del Congresso (Oce) ha aperto un’inchiesta su donazioni sospette di centinaia di migliaia di dollari, a vantaggio di otto parlamentari, in concomitanza con un voto cruciale su regolamenti più stringenti per le transazioni rischiose di Wall Street. Gran parte delle donazioni è arrivata dal settore finanziario e la somma più grande è andata al presidente della commissione che discuteva la norma, il senatore Charles Schumer: 90mila dollari, di cui 49mila donati dalla Ernst & Young, una delle quattro maggiori società di revisione contabile del mondo. Che lavora per alcuni dei più grandi gruppi finanziari che operano a Wall Street. Proprio questa settimana, lo stato di New York ha presentato una denuncia contro la compagnia, accusandola di aver creato una nube di fumo burocratica con lo scopo di nascondere il debito accumulato dalla Lehman Brothers, la prima società a dichiarare bancarotta nel settembre 2008. “In quel periodo, il senatore Schumer stava combattendo attivamente per promuovere alcune delle proposte di legge più temute dalle banche”, ha dichiarato il suo portavoce Brian Fallon. Dopo le battaglie però, Schumer e gliu altri membri della della commissione hanno trovato il tempo di organizzare 54 eventi nel solo mese di giugno per raccogliere fondi da utilizzare in campagna elettorale. Per il portavoce di Schumer le coincidenze temporali sono irrilevanti. Ora rimane da convincere il resto del popolo americano.

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