Archivio per febbraio 2011

Theodor Herzl, l’utopista che fondò il sionismo

febbraio 28, 2011

Arturo Colombo per “Il Corriere della Sera”

Ha avuto un’ottima idea Luigi Compagna a intitolare Theodor Herzl. Il Mazzini d’Israele il suo libro, uscito con la prefazione (postuma) di Francesco Cossiga (Rubbettino, pp. 250, € 15), che sottolinea come «ripercorrere le vicende del sionismo e del suo fondatore potrà essere utile a ripercorrere anche le nostre, a riscoprire, nel bene e nel male, uomini e idee, a “ripassare”i valori fondanti che hanno dato vita al nostro Paese» . Infatti, sostenere — come fa Compagna — che Herzl fu un «singolare impasto di idealismo e di spirito pratico» significa cogliere alcune decisive affinità con il fondatore della Giovine Italia, in primis la «fusione dello spirito patriottico con quello religioso» . Nato a Budapest e vissuto dal 1860 al 1904 — dunque, a non poca distanza rispetto a Mazzini (1805-1872) —, Herzl comprese, e si comportò di conseguenza con grande capacità, come proprio durante l’Ottocento, che era il secolo delle nazionalità, occorreva il coraggio di sostenere con fermezza— come farà a Basilea, nel 1897, istituendo il primo congresso sionista mondiale — che gli ebrei, se volevano salvarsi da persecuzioni e discriminazioni ricorrenti, dovevano impegnarsi a creare «uno Stato come gli altri» . A prima vista, Herzl poteva sembrare «un politico dell’irrealtà» che, sconvolto dal famigerato affaire Dreyfus, aveva lanciato al mondo quel «piccolo grande» libro, dal titolo semplice e paradigmatico, Lo Stato ebraico, dove sosteneva, fin dal 1896, che dare vita a un simile Stato costituiva «una necessità universale» . Da qui, spiega bene Compagna, l’opera febbrile di Herzl si sviluppa in due direzioni complementari: sia per «mobilitare le risorse spirituali e materiali del suo popolo disperso» (creando, per esempio, quel «parlamento della nazione ebraica» , da lui stesso presieduto fino all’ultimo giorno della sua vita), e sia per «convincere gli altri popoli ad aiutarne il risorgimento» . Interessa poco, almeno a mio avviso, verificare che Herzl, dopo aver indicato la Palestina come «una terra senza popolo per un popolo senza terra» , di fronte alle continue difficoltà per «risuscitare il progetto del Sinai» , aveva optato per una zona dell’Uganda. Trovo molto più eloquente e ben documentata tutta l’analisi che Compagna dedica a ripercorrere quelle che definisce «le buone ragioni» , su cui farà leva Herzl nel giro pur breve degli anni che gli rimanevano da vivere, affinché quella che poteva sembrare una generosa «utopia» riuscisse a farsi strada, a trovare sempre nuovi consensi, per legittimare così quell’obiettivo di lotta, che avrà bisogno di anni ma che si realizzerà finalmente nel 1948, proprio nell’antica terra dei padri. Mi pare, quindi, esatto il giudizio conclusivo di Compagna, quando insiste a spiegare come mai e perché l’azione, pionieristica eppure così fondamentale, di Herzl ha «inizio in diaspora, velata di lacrime e afflizione, ma si conclude, luminosa e libera, in terra d’Israele» .

Informazione Corretta

Gli 80 anni di Gorby l’anomalo

febbraio 28, 2011

«E’ diverso dagli altri». Così confidò Margaret Thatcher a Ronald Reagan dopo aver incontrato il giovane membro del Politburo nel 1984. Poi furono gli anni della glasnost e della perestroika, della caduta dei regimi dell’Est, del colpo di Stato che lo destituì, del sopravvento di Eltsin e della fine dell’Unione Sovietica, della morte dell’amata Raissa… e degli spot pubblicitari

Roberto Zichittella per “Il Riformista

Auguri a Mikhail Sergeyevich Gorbaciov (o Gorbachev, o Gorbachyov oppure Gorbacëv come scriveva quell’implacabile pignolo di Alberto Ronchey). Insomma, Gorby compie ottant’anni il 2 marzo e a Mosca sarà una festa con i fiocchi. Prima una festa privata, poi una pubblica alla quale sono stati invitati tutti i massimi dirigenti della Russia.
Gorbaciov va incontro al suo compleanno a testa alta. Gli anni lo hanno un po’ appesantito, il volto si è fatto un po’ più tondo e sulla fronte campeggia sempre la grande macchia rossastra che divenne il suo tratto distintivo e fece la gioa dei vignettisti di tutto il mondo. L’ultimo presidente dell’Unione Sovietica e Premio Nobel per la pace non è un pensionato che trascorre le sue giornate chiuso nel caldo di un dacia sfogliando gli album delle fotografie. È un uomo ancora lucido, energico, combattivo, pronto a dire la sua sui fatti del mondo e sulle vicende della sua patria. Lo si è visto a Mosca pochi giorni fa, il 21 febbraio, quando Gorbaciov ha incontrato i giornalisti e per un ora e mezza ha parlato di tutto: Putin e la Russia, il Medio Oriente e Gheddafi, il suo imminente compleanno e le tappe principali della sua carriera. (continua…)

La leggenda della santa socialista

febbraio 28, 2011

Angelica Balabanoff, la piccola rivoluzionaria “mai tranquilla”: una biografia di Amedeo La Mattina

Enzo Bettiza per “La Stampa

La prima pagina del libro (Amedeo La Mattina, Mai sono stata tranquilla, Einaudi 2011) comincia con la descrizione di un’alba d’inquietante agonia del 25 novembre 1965. «Una vecchietta sta morendo in un appartamento romano di Montesacro. Bacia nell’aria un volto che aleggia sulla sua testa canuta» sospirando, nel più accorato dei diminutivi russi, mamuška mamuška… La morente, di cui nessuno sarebbe in grado di precisare l’età inoltratissima, esala l’ultimo mormorio quasi ignota, dimenticata da tutti. È passato più di mezzo secolo dal giorno in cui, mentre abbandonava gli odiati privilegi della tenuta patrizia dov’era nata, venne colpita dallo struggente urlo di malaugurio che la mamuška, la madre padrona, una ricca vedova ebrea di Cernigov in Ucraina, le aveva scagliato addosso: «Tu sarai maledetta per tutta la vita e quando morirai mi chiederai scusa».

Non si sa bene se quella fuga dai territori zaristi verso il Belgio, dove allora si davano convegno illustri «sovversivi» e dottori di marxismo, avvenne negli ultimi due anni dell’Ottocento o ai primi del Novecento. Neppure si sa con certezza se la fuggitiva ribelle, la mezza russa Angelica Balabanova, con desinenza prussificata in Balabanoff, avesse meno o più di vent’anni nel momento della rottura con la facoltosa famiglia i cui beni e vantaggi la riempivano di vergogna e sensi di colpa. La sua vera data di nascita è rimasta sempre avvolta nel mistero. «Qualcuno – scrisse Montanelli in un raro “coccodrillo” dedicato dalla stampa italiana alla scomparsa – gliene attribuiva novanta, altri novantacinque. Forse li aveva dimenticati anche lei e comunque non le pesavano». La Mattina, biografo appassionato della vegliarda un tempo famosa, poi condannata da gran parte della cultura progressista alla damnatio memoriae, conclude così l’ultima delle sue ricche 370 pagine: «Questo libro è il merito che spetta a una donna che ruppe con Mussolini e con Lenin. Una “santa del socialismo” che diventò anticomunista e implacabile fustigatrice delle debolezze umane e politiche della sinistra italiana». (continua…)

Google rimette in riga

febbraio 26, 2011

Il motore di ricerca ha cambiato la sua ricetta per dare risultati più rilevanti e punire chi copia e basta

da “ilpost

Google è il motore di ricerca più utilizzato online, controlla quasi i due terzi di tutte le ricerche effettuate dagli utenti su Internet e ha un peso enorme nella promozione e nel successo dei siti web: deve quindi anche combattere ogni giorno contro i siti che cercano di scoprirne i segreti per conquistare i primi link nelle pagine dei risultati. Per tenere alla larga i siti di scarso valore, quelli pieni zeppi di pubblicità con testi e link copiati integralmente da altri siti, i responsabili di Google hanno deciso di cambiare in parte le formule matematiche (l’algoritmo) utilizzate dal motore di ricerca per offrire i risultati delle ricerche online. (continua…)

Visse d’arte, amore e molte sigarette. Così la Francia ricorda Gainsbour

febbraio 26, 2011

A vent’anni dalla morte il Paese celebra il cantante icona nazionale, gran seduttore dal fascino maledetto

Alberto Mattioli per “La Stampa

CORRISPONDENTE DA PARIGI
E dire che era un adolescente timido. Racconterà il primo amore, la modella Elisabeth Levitsky, che fu lei a dover prendere l’iniziativa. Poi «si è seduto accanto a me, ha appoggiato la chitarra e ha spento la luce. E, dato che quella notte abbiamo fatto l’amore sette volte di fila, non l’ha mai dimenticata». (continua…)

I Preraffaelliti in mostra a Roma

febbraio 25, 2011

Frederic Leighton Nausicaa, 1878 Olio su tela, cm 145X67 Collezione privata

«I miei Burke e Hare Una storia d’amore perfida e ironica»

febbraio 25, 2011

Boris Sollazzo per “Liberazione
Troppa grazia, un doppio John Landis liscio. Dopo il colpaccio di Extra, la sezione del festival del cinema di Roma diretta da Mario Sesti, che si era aggiudicato l’anteprima di Burke & Hare- Ladri di cadaveri per la rassegna capitolina, ecco che il cineasta di Animal House e Una poltrona per due, dei Blues Brothers e di Un lupo mannaro americano a Londra torna nella capitale per l’uscita in sala, targata Archibald. Da venerdì 25 febbraio – ieri c’è stata un’anteprima della Fondazione Cinema per Roma – tutti potranno godersi il ritorno in grande stile del regista cult per eccellenza. In gran forma sul set e fuori, come si può vedere da questa chiacchierata, un mix tra le parole pronunciate all’Auditorium qualche mese fa e l’incontro di ieri.

John Landis torna con “Burke & Hare”. E raccontando l’Edimburgo di un secolo e mezzo fa ci stupisce.
E perché mai? Credete davvero che i registi vogliano fare film tutti uguali? Molti giornalisti vedono in questo film un horror, per me invece è una commedia romantica. Il problema che spesso vivono critici, pubblico e soprattutto produttori è dare etichette agli artisti. La regia è un percorso complesso che lavora su diversi piani di lettura. La differenza tra me e molti altri è la convinzione che chi mi guarda sia intelligente, non ho disprezzo per chi è in platea. Bisogna scuotere il pubblico, non accontentarlo con la solita ricetta che già ha apprezzato, fare qualcosa in più. In questo senso va tutto ciò che stupisce: i riferimenti colti alla letteratura, la grande cura nella ricostruzione.  (continua…)

Gli insospettabili liberali in camicia nera

febbraio 25, 2011

Roberto Festorazzi per “Avvenire

Tra i “fascisti riverniciati”, ossia quella parte di intellettuali che nel dopoguerra fece professione di antifascismo e lavò l’antica camicia nera fino a stingerla del tutto, un posto particolare occupano i liberali e i laici di varie tendenze. Una personalità di rilievo fu quella di Augusto Guerriero, un conservatore illuminato i cui scritti meriterebbero di essere riscoperti. Noto anche con lo pseudonimo di Ricciardetto, che usava nei suoi articoli pubblicati su “Epoca” a cominciare dagli anni Cinquanta, Guerriero fu il commentatore principe di politica estera del “Corriere della Sera”, fino al suo siluramento avvenuto nel 1972.  (continua…)

Wu Ming 4 contro «la gang sessuale che ci governa»

febbraio 25, 2011

AUTORE COLLETTIVO. Mentre il romanzo d’esordio forse diventerà un film, esce un’antologia di racconti che squarciano, in maniera obliqua, gli anni Zero. Un membro del gruppo ci parla di copyleft, Saviano, l’agente Santachiara, la Lega, Tolkien, Osama Net Laden

Luca Mastrantonio per “Il Riformista

Non se ne sono mai andati, ma in questi giorni stanno tornando, editorialmente uniti e potenti come non capitava da tempo. Sono i Wu Ming, già Luther Blisset – collettivo di scrittori che esordì con il sorprendente Q – in questi giorni in libreria con l’antologia Anatra all’arancia meccanica (Einaudi, Stile libero). E non solo: dopo tanti tentativi andati a vuoto, potrebbero vedere Q, il loro romanzo d’esordio, finalmente sul grande schermo, per Fandango, che ne ha opzionato i diritti.
L’antologia raccoglie racconti usciti tra il 2000 e il 2010, con stili e generi multipli, uno sguardo sempre obliquo, come sintetizza Tommaso De Lorenzis che firma il testo introduttivo: «Anatra all’arancia meccanica è una selezione di racconti redatti dal collettivo Wu Ming durante il primo decennio del secolo. Testo babelico che mischia surreali cronistorie dell’anno Duemila e visioni negative, ruvidità degli slang e reminiscenze dialettali, derive oniriche e quadri d’un realismo secchissimo, quest’antologia garantisce un’immersione negli abissi di un’epoca ineffabile. Troppo controversa per essere passata. Troppo fulminea per dirsi pienamente contemporanea. Troppo incerta per valere da anticipazione d’un qualche futuro».
Con la Nona del “Ludovico Van” in sottofondo, il libro va gustato freddo, suggerisce De Lorenzis, «come la peggiore vendetta, così da esaltare i sapori di una comicità grassa, a tratti greve, sovente manesca e facinorosa. C’è molto da ridere al principio di queste storie. E tuttavia, mentre ci si avventura verso il fondo del Doppio Zero, emerge l’acido retrogusto della tragedia. Si consiglia di accompagnare il tutto con una buona bottiglia di “Latte Più”. Annata 1962. Cantine Burgess, ovviamente». In puro stile Drughi è la follia del racconto in versi, il più urticante, L’istituzione-branco, ispirato al caso di Eluana Englaro. C’è un gruppo di uomini, tra cui il «Primus dei ministri primus habens/ parrucca di pelo di ratto faccia/ bistrata di biacca piastriccio d’ombretto da funebri pompe», che fanno onanistico scempio dei propri corpi flaccidi e del corpo inerte di una ragazza senza vita. Questo, per dare conto della temperatura dell’antologia.
Il Riformista ha intervistato Wu Ming 4, Federico Guglielmi, curatore anche di una recente riedizione de Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm, di J.R.R. Tolkien, per Bompiani.

Notizie sul film tratto da “Q”? Perché non partecipate alla scrittura? Troppe mani sulla tastiera?
Al momento Q è sotto opzione da parte della Fandango e due sceneggiatori sono al lavoro sul soggetto. Noi non abbiamo voluto essere coinvolti. Il fatto è che in dieci anni abbiamo incontrato almeno una dozzina di produttori o sedicenti tali che volevano fare un film da Q e ci hanno soprattutto fatto perdere tempo. Alla fine siamo giunti alla naturale conclusione che quel tempo è meglio dedicarlo ad altro. Se qualcuno prima o poi ne trarrà un film andremo volentieri a vederlo al cinema da comuni spettatori. (continua…)

Alberto Savinio, un magico trasformista nel teatro del mondo

febbraio 25, 2011

Da oggi al Palazzo Reale di Milano una rassegna dedicata al grande artista-critico-poeta-visionario

Luca Beatrice per “Il Giornale

La rivincita dei numeri due. Potrebbe essere il sottotitolo ideale per la grande antologica di Alberto Savinio, a oltre trent’anni di distanza dall’ultimo omaggio in un museo italiano, che apre oggi al Palazzo Reale di Milano.
Perché Savinio, che all’anagrafe faceva Andrea de Chirico, era il fratello minore di Giorgio, il più grande pittore del primo Novecento italiano senza se e senza ma. Un confronto su tale piano è impossibile, tale e tanto l’abisso qualitativo dal punto di vista stilistico, linguistico e tematico. Eppure Savinio oggi risulta più contemporaneo dell’inarrivabile fratello, poiché è stato lui, almeno in Italia, a inventare la figura dell’artista a 360 gradi, il dilettante intuitivo e rabdomantico che non ha paura di confrontarsi e misurarsi con diverse pratiche della conoscenza, riuscendo bene un po’ in tutto senza essere specializzato in niente. Un vero intellettuale della pittura: critico, scrittore, uomo di teatro, poeta, visionario. Non si è fatto mancare nulla, insomma. (continua…)

Roma capitale, l’occasione perduta

febbraio 25, 2011

Dal 1870 a oggi, così la città non è riuscita a corrispondere al suo ruolo, finendo risucchiata nella questione meridionale

CLAUDIO PAVONE, da “La Stampa

Il testo che anticipiamo in questa pagina è tratto dall’introduzione scritta da Claudio Pavone per il suo libro Gli inizi di Roma capitale, in uscita da Bollati Boringhieri (pp. 320, e16), che ripropone tre saggi di oltre mezzo secolo fa, quanto mai attuali nel 150° anniversario dell’Unità, su Roma e il Lazio nel 1870. Pavone, che lo scorso autunno ha compiuto 90 anni, è uno dei maggiori storici italiani. Dopo avere partecipato alla Resistenza, è stato a lungo funzionario degli Archivi di Stato e ha insegnato Storia contemporanea all’Università di Pisa. Il suo libro più celebre, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza (uscito da Bollati Boringhieri nel 1991), ha infranto un tabù, chiamando per la prima volta con il suo nome quel che accadde in Italia tra il 1943 e il ’45. Vent’anni fa ne seguì un vivace dibattito .

Quali erano le prospettive che si aprivano a Roma divenuta capitale d’Italia? E quali conseguenze avrebbe avuto per l’Italia avere una capitale tanto ingombrante? L’odi et amo degli italiani per Roma è sintomo delle difficoltà che incontrarono i contemporanei a rispondere con coerenza a questa doppia domanda, difficoltà ancora oggi tutt’altro che scomparse. (continua…)

De Niro: “Essere normale ecco la mia trasgressione”

febbraio 25, 2011

Incontro con il grande attore, che parla del ritorno sul set con Scorsese e del cinema italiano: “Le vostre commedie sono sottovalutate, non hanno nulla da invidiare a quelle di Hollywood”

Curzio Maltese per “la Repubblica

Gli anni passano anche per i miti, ma quando Robert De Niro allarga la faccia in un sorriso, è lo stesso dell’ultimo fotogramma di C’era una volta in America. Un’immagine che ha segnato un tempo, una generazione, una stagione della vita di tutti noi.

Signor De Niro, è sorprendente vederla recitare in italiano in Manuale d’amore 3. Come l’ha convinta Giovanni Veronesi?

“E’ stato puro caso. Mentre scriveva il film, Veronesi aveva conosciuto Danilo Mattei (ex attore di Magni e Risi, ora agente immobiliare, ndr), che è mio amico da trent’anni. Attraverso di lui, mi ha fatto avere il copione. L’ho letto, mi è piaciuto, in più c’era Monica Bellucci. Ed eccoci qua. Lei non ha idea di quante cose nel cinema accadano per caso”.

E’ un personaggio inedito per lei, un professore mite e timido.

“Questo mi ha incuriosito. E’ un uomo che riscopre la vita quando vi aveva ormai rinunciato, attraverso l’innamoramento. Le passioni non invecchiano”. (continua…)

«I disegni spiegano più delle parole»

febbraio 24, 2011

Nato a Cesena, 35 anni, il «ragazzo dell’Erasmus» ha appena vinto ad Angoulême il più importante premio d’Europa per il graphic novel

Stefano Montefiori per “Il Corriere della Sera

A due minuti a piedi dai negozi colorati del Canal Saint-Martin, davanti alla Gare de l’Est, c’è un ex convento che il Comune di Parigi ha trasformato in residence per artisti, ricercatori, intellettuali. Manuele Fior vive qui, «grazie alla domanda presentata dal mio editore» spiega. Dal monolocale con soppalco si vede una Parigi alla moda e bohémien al punto giusto. Romantica, come lo spazio al di qua della finestra. In un angolo la chitarra, la libreria Billy e lo stereo che ora suona canzoni dei Diaframma e di Rufus Wainwright, proprio accanto al tavolo da disegno. Attaccati al muro, dei post-it disegnati durante una cena tra amici e le foto di Manuele con la fidanzata francese Anne-Lise scattate nelle macchinette del metrò. È una casa piena di grazia, dove Manuele crea fumetti che hanno appena ricevuto il più importante premio d’Europa, il «fauve d’or» del Festival internazionale di Angoulême. (continua…)

Il manuale dell’anarchico, 40 anni dopo

febbraio 24, 2011

Newsweek racconta William Powell, che a vent’anni scrisse una guida per terroristi di tutto il mondo

da “ilpost

Newsweek questa settimana racconta la storia di William Powell, l’autore del “Manuale dell’anarchico”. Il libro, pubblicato nel 1971, spiegava come fabbricare armi rudimentali, dal TNT al napalm, dai gas lacrimogeni alla dinamite; contiene istruzioni su come produrre droghe e acidi, su come manipolare e intercettare le telecomunicazioni, e altre informazioni utili al combattimento. Come suggerisce il titolo, è una vera e propria guida per prepararsi alla battaglia e alla resistenza armata: ha venduto due milioni di copie in tutto il mondo, ha fornito lo spunto per molti altri manuali simili e si dice abbia ispirato molti terroristi e criminali. (continua…)

Giuseppe Valarioti, un eroe civile

febbraio 24, 2011

Ciao caro amico mio,
mi hanno chiesto una recensione per un libro che parla di Giuseppe Valarioti, “Il caso Valarioti” (Rosarno 1980: così la ‘ndrangheta uccise un politico (onesto) e diventò padrona della Calabria). Vado tranquillo giusto? Si tratta di una persona per bene?
Grazie mille,
Benny

Caro amico mio, vai tranquillo. Valarioti era una persona perbene. Dove sei ora? Torno in Italia il primo dicembre per presentare “La mafia spiegata ai dagazzi”. Prima tappa il primo dicembre appunto a Palermo. Spero di vederti.
Un abbraccio
Antonio

Benny Calasanzio, da “Micromega

Preda di un misto tra vergogna e imbarazzo, condivido con voi la verità: Giuseppe Valarioti per me era uno sconosciuto. Perchè l’unico politico da sbattere in faccia alla collusione di uomini della sinistra con la mafia, per me era Pio La Torre. Poi incontro per caso questo libro, poco pubblicizzato e senza alcuna eco, nato dalla voglia di verità di due giovani giornalisti che dell’illuminare le storie sconosciute delle vittime della ‘ndrangheta ne hanno fatto missione di vita: Danilo Chirico e Alessio Magro (in libreria anche il loro “Dimenticati. Vittime della ‘ndrangheta. La storia e le storie delle donne e degli uomini assassinati in Calabria dall’organizzazione criminale più segreta e potente del mondo”). Un libro preciso e meticoloso, a tratti fluido come un romanzo a tratti chirurgico e scientifico come un saggio, quale in fin dei conti è. (continua…)


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