Wu Ming 4 contro «la gang sessuale che ci governa»

AUTORE COLLETTIVO. Mentre il romanzo d’esordio forse diventerà un film, esce un’antologia di racconti che squarciano, in maniera obliqua, gli anni Zero. Un membro del gruppo ci parla di copyleft, Saviano, l’agente Santachiara, la Lega, Tolkien, Osama Net Laden

Luca Mastrantonio per “Il Riformista

Non se ne sono mai andati, ma in questi giorni stanno tornando, editorialmente uniti e potenti come non capitava da tempo. Sono i Wu Ming, già Luther Blisset – collettivo di scrittori che esordì con il sorprendente Q – in questi giorni in libreria con l’antologia Anatra all’arancia meccanica (Einaudi, Stile libero). E non solo: dopo tanti tentativi andati a vuoto, potrebbero vedere Q, il loro romanzo d’esordio, finalmente sul grande schermo, per Fandango, che ne ha opzionato i diritti.
L’antologia raccoglie racconti usciti tra il 2000 e il 2010, con stili e generi multipli, uno sguardo sempre obliquo, come sintetizza Tommaso De Lorenzis che firma il testo introduttivo: «Anatra all’arancia meccanica è una selezione di racconti redatti dal collettivo Wu Ming durante il primo decennio del secolo. Testo babelico che mischia surreali cronistorie dell’anno Duemila e visioni negative, ruvidità degli slang e reminiscenze dialettali, derive oniriche e quadri d’un realismo secchissimo, quest’antologia garantisce un’immersione negli abissi di un’epoca ineffabile. Troppo controversa per essere passata. Troppo fulminea per dirsi pienamente contemporanea. Troppo incerta per valere da anticipazione d’un qualche futuro».
Con la Nona del “Ludovico Van” in sottofondo, il libro va gustato freddo, suggerisce De Lorenzis, «come la peggiore vendetta, così da esaltare i sapori di una comicità grassa, a tratti greve, sovente manesca e facinorosa. C’è molto da ridere al principio di queste storie. E tuttavia, mentre ci si avventura verso il fondo del Doppio Zero, emerge l’acido retrogusto della tragedia. Si consiglia di accompagnare il tutto con una buona bottiglia di “Latte Più”. Annata 1962. Cantine Burgess, ovviamente». In puro stile Drughi è la follia del racconto in versi, il più urticante, L’istituzione-branco, ispirato al caso di Eluana Englaro. C’è un gruppo di uomini, tra cui il «Primus dei ministri primus habens/ parrucca di pelo di ratto faccia/ bistrata di biacca piastriccio d’ombretto da funebri pompe», che fanno onanistico scempio dei propri corpi flaccidi e del corpo inerte di una ragazza senza vita. Questo, per dare conto della temperatura dell’antologia.
Il Riformista ha intervistato Wu Ming 4, Federico Guglielmi, curatore anche di una recente riedizione de Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm, di J.R.R. Tolkien, per Bompiani.

Notizie sul film tratto da “Q”? Perché non partecipate alla scrittura? Troppe mani sulla tastiera?
Al momento Q è sotto opzione da parte della Fandango e due sceneggiatori sono al lavoro sul soggetto. Noi non abbiamo voluto essere coinvolti. Il fatto è che in dieci anni abbiamo incontrato almeno una dozzina di produttori o sedicenti tali che volevano fare un film da Q e ci hanno soprattutto fatto perdere tempo. Alla fine siamo giunti alla naturale conclusione che quel tempo è meglio dedicarlo ad altro. Se qualcuno prima o poi ne trarrà un film andremo volentieri a vederlo al cinema da comuni spettatori.

“Anatra all’arancia meccanica” propone una cura Ludovico sui generis.
Ovviamente è una “cura” eufemistica. Si tratta di uno sguardo impietoso sull’Italia e sul mondo. O meglio: sul mondo visto dall’Italia.

L’antologia è narrativamente implicata con i nostri grandi eventi dell’inizio del decennio scorso, il G8 di Genova e l’undici Settembre. Eppure non sono al centro della scena. Una scelta chiara. Perché?
Noi cerchiamo sempre di scegliere uno sguardo obliquo. Si tratta soprattutto di raccontare cosa sta attorno ai grandi eventi, quali smottamenti si determinano ai loro margini. Non sappiamo se questa sia la “migliore” narrazione degli eventi, ma quando si tratta di lavorare sulla contemporaneità a noi risulta congeniale, perché una prospettiva schiacciata sul presente rende più difficile capire quale sia la vera portata di un accadimento storico. Ciò che oggi può sembrare epocale, tra dieci anni potrebbe apparirci come secondario. Per questo nei racconti dell’antologia, tutti o quasi ambientati nel qui e ora, abbiamo preferito “zoomare” su storie singolari e specifiche.

In uno dei racconti, c’è Osama Net Laden, caricatura di Osama. È l’ennesimo vecchio della montagna o realmente il terrorista numero uno nemico dell’Occidente?
Osama Net Laden è il corrispettivo di Bin Laden nel mondo immaginario in cui si svolgono un paio di nostri racconti di ispirazione disneyana. In quel mondo fa esplodere il grattacielo sede della Walt Bizney Entertainment. Abbiamo scritto quel racconto nel 2000.

Come coniugate il copyleft che praticate sul web e l’aver scelto di venire rappresentati dal più potente agente letterario italiano, Santachiara?
Noi non siamo fuori dalle regole, abbiamo le nostre. Il copyleft si regge su un principio molto semplice: io ti regalo il prodotto del mio ingegno, ma tu non puoi apporci sopra un prezzo, non puoi rivendere il mio regalo. Quindi nessuno stridìo con la politica del nostro agente letterario: i lettori possono avere gratis i nostri testi se vogliono, scaricandoli dal nostro sito o fotocopiandoli per uso personale, le imprese editoriali o cinematografiche invece no. Va da sé che paralleli con il mondo del calcio si fa davvero fatica ad azzardarne.

Nel racconto “Pantegane e sangue”, pervertite il mondo Disney. Con quale filtro fumettistico raccontereste la perversione di questi mesi di cronache erotico-giudiziarie di Berlusconi?
No. Scriveremmo altro e l’abbiamo fatto. Nell’antologia c’è un racconto in forma di poesia, L’istituzione-branco, che racconta in una chiave immaginifica e grottesca ben altre imprese sessuali da parte della gang che governa il paese. È stato scritto all’inizio del 2009, molto prima che scoppiasse la sex connection berlusconiana.

Il racconto “Momodou” è narrazione antirazzista, antipadana. Come si può combattere certo razzismo proletario della base della Lega?
Si potrebbe cominciare evitando di dire che la Lega non è razzista per bieco tatticismo politico. Ma poi la questione si gioca dal basso: o gli sfruttati recuperano la coscienza di essere tali o continueranno a prendersela con chi è appena sceso da un barcone invece che con chi ha prodotto la sua traversata disperata. Da che mondo è mondo le grandi conquiste sociali si sono ottenute quando i poveracci hanno lottato compatti, non gli uni contro gli altri. Questo andrebbe sempre ricordato e raccontato, senza sosta.
De Lorenzis, nell’introduzione, scrive che la vostra risata non è cinico disincanto, ma resistenza.

Consapevoli, però, che la risata non seppellirà i potenti. Berlusconi, infatti, non dimostra che le risate, registrate o spontanee per le sue barzellette, ci hanno sepolto?
C’è una citazione che apre Anatra all’Arancia Meccanica. È presa da un’intervista dell’anno scorso a Elio e le Storie Tese: «Quando ti raccontano una barzelletta cento volte, mica continui a divertirti. Questo paese non mi fa più ridere. Ma bisogna continuare a fare resistenza».

In “Arzestula” riprendete il canto popolare antifascista di Almirante al Cantagallo. Penso a Saviano e l’elogio dei valori dell’antimafia di Almirante, le parole in difesa di Israele, la posizione quasi pasoliniana negli scontri polizia vs. studenti a Roma. Politicamente siete molto distanti?
Che tra noi e Saviano ci sia una differenza di vedute politica su molti aspetti del presente è palese a chiunque ci conosca. Noi però siamo abituati a considerare che a parlare per un autore è soprattutto la sua opera. Gomorra è un libro fondamentale non tanto o non solo per quello che rappresenta, ma per il suo contenuto. Quel libro racconta a chiare lettere che la criminalità organizzata italiana non è un residuo del passato, ma la più efficiente incarnazione del turbo-capitalismo moderno. Saviano è riuscito a dirlo con una potenza narrativa inedita. E questo resta.

A proposito di destra e sinistra, parliamo del lavoro che sta facendo su J.R.R. Tolkien, di cui ha curato la nuova edizione “Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm”, per Bompiani. Come e perché la destra in Italia si è appropriata del mondo tolkeniano?
Non è tanto che la destra si fosse appropriata di Tolkien in Italia, è che fino a pochi anni fa quasi nessun altro si era occupato di questo autore. Gli studi su Tolkien prodotti dalla destra italiana in qualunque contesto internazionale susciterebbero tutt’al più ilarità. Ma finché non ne sono stati prodotti o tradotti altri è chiaro che non c’era contraltare a tutte quelle sciocchezze. Un filone di studi seri si è sviluppato molto lentamente, prima negli anni Ottanta, con i lavori pionieristici di Alessandro Portelli e di Emilia Lodigiani, poi con quelli dell’outsider Franco Manni. Infine da qualche anno la Marietti 1820 ha iniziato a pubblicare i più importanti saggi internazionali su Tolkien, è nato un gruppo di studi, nonché nuove associazioni di appassionati che stanno soppiantando la moribonda Società Tolkieniana Italiana, fondata dai seguaci di Julius Evola. Ma è un processo lento, che ancora va a cozzare contro vecchie rendite di posizione e pregiudizi, come qualunque cosa si muova in questo paese. In questo contesto io provo semplicemente a fare del mio meglio per restituire Tolkien a se stesso.

 

 

Tag:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 92 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: