Archivio per maggio 2011

Come un cane da caccia impazzito dietro a un mucchio di selvaggina

maggio 31, 2011

Pubblicate le lettere di Marie-Dominique Chenu a Vittorio Peri

Paolo Vian da “L’Osservatore Romano

“Sono molto vecchio: i miei occhi sono malati. La mia scrittura non è buona, e provo difficoltà a leggere, a lavorare. Talvolta cedo alla tristezza”. Così scriveva da Parigi l’8 aprile 1987 il più che novantenne (era nato il 7 gennaio 1895) teologo domenicano Marie-Dominique Chenu a una famiglia di amici, romani di adozione, Franca e Vittorio Peri, con le loro cinque figlie. Quasi per consolarlo nelle prove e nelle tentazioni dell’abbattimento, Vittorio gli risponde, il 25 aprile, con una delle lettere più belle del carteggio che qui si presenta. Non si limita a esprimere a Chenu la convinzione che egli sia, rispondendo ai requisiti classici della doctrina orthodoxa, della sanctitas vitae, dell’approbatio Ecclesiae (per l’antiquitas ecclesiastica si tratta solo di attendere), un Padre della Chiesa, ma gli confida, con una straordinaria metafora venatoria, ciò che lui, Chenu, aveva rappresentato nella sua vita di cristiano e di studioso, a partire dall’incontro, nel 1953, dello “studentello” italiano con il volumetto di Chenu, Une école de théologie: Le Saulchoir (1937): “Non ho nessun particolare ricordo psicologico di me nel passato, ma ugualmente mi resta di quei mesi parigini una sensazione: come di essere guidato, tra incontri di persone e di idee e di situazioni, dall’istinto di un cane da caccia impazzito dietro a un mucchio di selvaggina, che correva e volava in tutte le direzioni. Almeno… così io immaginavo che provi psicologicamente un cane da caccia! Studiavo Origene: che spiegava come i cacciatori e i pescatori inseguivano misticamente, sui colli e nel mare, la sfuggente selvaggina delle parole e degli uomini di Dio, vedendone solo il dorso e le orme, sulla sabbia o nelle fessure della roccia. I profeti, insieme, costituiscono le maglie della rete di Dio. Ognuno di noi è preso nelle maglie della sua misura, del suo profeta, dove Dio lo spinge. A me è toccata la ventura bellissima di incappare in padre Chenu, per il quale, con lui, ringrazio il Signore”. (continua…)

Andrej Dragan, le opere in mostra a Milano

maggio 31, 2011

Il fisico polacco, diventato fotografo di culto, è in mostra a Milano con ‘To be or not to be’, dal 31 maggio al 5 giugno presso la fondazione museo Minguzzi di Milano. Altre foto qui

di Joaquín Sorolla y Bastida

maggio 31, 2011

In poche parole

maggio 31, 2011

“La tanto bramata fama è quasi sempre una prostituta incoronata. “

(Honorè De Balzac)

La sfida delle macchine intelligenti

maggio 31, 2011

Gilberto Corbellini e Roberto Cordeschi per “Il Sole 24 Ore

Nelle storie della filosofia italiana del Novecento, del pensiero di Somenzi, non vengono quasi mai presentate in modo articolato le specifiche posizioni. Ciò è probabilmente dovuto al fatto, rilevato da Dario Antiseri e Silvano Tagliagambe in un ritratto intellettuale che invece cattura i principali percorsi teoretici esplorati da Somenzi, che questi è stato «una figura atipica nell’ambito della filosofia italiana e del panorama delle riflessioni in campo epistemologico, soprattutto per il tipo di formazione e le vicende che lo condussero all’insegnamento e all’attività di ricerca, ai quali arrivò da fisico sperimentale e da ufficiale del Genio aereonautico». Viene subito in mente che di Benedetto Croce si diceva amasse fare dell’ironia sulla filosofia di Herbert Spencer, sottolineando che era un ingegnere ferroviario.
Il percorso di ricerca intrapreso da Somenzi si è collocato al livello delle implicazioni filosofiche dei risultati scientifici, a cominciare dalla possibilità di utilizzare le conquiste delle scienze empiriche per mettere ordine e dare un senso concreto alle grandi tradizioni filosofiche occidentali. Somenzi proponeva ai filosofi di raccogliere una sfida che, attraverso la collaborazione con gli scienziati, e partendo dai risultati dell’indagine sperimentale e teorica sui principi che regolano il funzionamento dei sistemi materiali organizzati, avrebbe dovuto portare a «una spiegazione esclusivamente scientifica sia dei fenomeni vitali sia delle nostre attività mentali». In un articolo del 1969 sulle tendenze della ricerca epistemologica in Italia, Somenzi caratterizzava il suo approccio come fondato sulla «possibilità che gli studi di filosofia della scienza, estendendosi dal campo delle scienze da tempo costituite al campo interdisciplinare delle scienze in corso di sviluppo, come la cibernetica stessa, la biologia molecolare, la psicolinguistica e l’etologia, conducessero alla formazione di una filosofia scientifica ben più agguerrita di quella propugnata vent’anni fa da Hans Reichenbach sulla base di un’esplicita rinuncia ad affrontare con strumenti e metodi scientifici la problematica filosofica dei valori, in particolare dei valori etici ed estetici». (continua…)

La guerra segreta fra Iran ed Egitto

maggio 31, 2011

Guido Olimpio per “Il Corriere della Sera”

Guerra di 007 tra Egitto e Iran. La sicurezza egiziana ha fermato sabato sera Qassem Al Husseini, un diplomatico iraniano al Cairo accusato di spionaggio. Per il funzionario, rilasciato ieri, scatterà l’espulsione. Da Teheran hanno cercato di ridimensionare l’incidente, ma hanno acceso le loro «antenne» . Perché l’arresto di Qassem Al Husseini può far saltare qualcosa di più serio. La spia non era, infatti, da sola. Gli iraniani – secondo quanto rivelato da fonti diplomatiche al Corriere – si sono mossi fin dai primi giorni di aprile dopo l’annuncio che Egitto e Iran sono pronti a ristabilire i rapporti diplomatici interrotti nel 1980. Una svolta storica che i mullah hanno accompagnato con una seconda iniziativa. Riservata. Teheran vuole allargare la presenza della sua intelligence in Nord Africa e ha mobilitato l’Armata Qods, il braccio clandestino dei pasdaran. Il suo comandante, Ghassem Soleimani, ha attivato diversi operativi destinati ad agire in Egitto e passato direttive precise al rappresentante iraniano al Cairo Mojtaba Imani, convocato di gran fretta a Teheran. A un ufficiale della Qods, inviato con la classica copertura diplomatica, è stato affidato il compito di gestire il network. Era Al Husseini? O lui aveva solo un ruolo esplorativo? Gli 007 iraniani – secondo gli ordini di Soleimani -devono sfruttare l’apertura egiziana per ampliare il traffico d’armi in favore dei palestinesi di Hamas a Gaza. Un team di agenti ha studiato come favorire il transito del materiale che arriva in Sudan dall’Iran e poi prosegue verso la striscia palestinese grazie alla filiera del contrabbando. Tre elementi sudanesi – uno di loro è conosciuto come «l’esperto» – si sono trasferiti di recente nella penisola del Sinai per coordinare l’invio delle armi insieme. Altrettanto importante il ruolo di alcuni pasdaran fino a poche settimane fa basati a Khartum e ora arrivati in Egitto. L’altra missione degli agenti è l’infiltrazione nel tessuto politico egiziano e la diffusione dell’ideologia khomeinista. La rivolta contro il regime ha creato opportunità che Teheran non vuole farsi sfuggire. Ci sono tanti giovani delusi da quanto è accaduto e gli iraniani hanno molto da offrire. Consigli, aiuti e, se necessario, fondi. Per il «piano Egitto» l’Armata Qods – sostengono le medesime fonti diplomatiche -avrebbe un budget di diversi milioni di dollari. Un piccolo tesoro per una grande operazione.

Informazione Corretta

La causa copta in Egitto

maggio 31, 2011

Original Version: Copts’ cause is a cross

La Chiesa copta nell’Egitto post-Mubarak è divisa tra i timori nei confronti degli estremisti salafiti e il dibattito sul ruolo che essa deve avere per i cittadini copti egiziani – scrive  Gamal Nkrumah,  giornalista egiziano di origini ghanesi, esperto di questioni africane. da “Medarabnews

***

La principale minaccia alla stabilità politica dell’Egitto all’indomani della rivoluzione del 25 gennaio sembra essere la deteriorata relazione fra cristiani copti e musulmani laici da un lato, e  i salafiti dall’altro. I cristiani copti dell’Egitto sono estremamente preoccupati. La ragione del loro sconforto risiede nell’improvvisa comparsa dei salafiti sulla scena politica.

La Chiesa copta ortodossa ha goduto di notevoli privilegi e di un’ampia tolleranza non ufficiale, risultato di un accordo di scambio tra la Chiesa copta e il regime dell’ex-presidente Hosni Mubarak, sin da quando quest’ultimo fece rilasciare il papa copto Shenouda III, incarcerato nel 1982. La comunità degli esperti, i cristiani copti, e i musulmani, ritengono che papa Shenouda III sia stato, da allora, infinitamente grato a Mubarak.

Papa Shenouda ha esortato i copti ad interrompere immediatamente le proteste in corso di fronte alla sede della televisione di stato. Precedentemente, aveva loro raccomandato di astenersi dal radunarsi in piazza Tahrir durante i giorni elettrizzanti della rivoluzione del 25 gennaio; e li aveva supplicati di non cimentarsi con la politica. (continua…)

‘Farò di Treviso l’Italian Valley’

maggio 31, 2011

Un incubatore di imprese hi tech con clienti in tutto il mondo. Dai software per il web alle applicazioni iPad. Nel mezzo della campagna veneta, in un borgo di 500 abitanti. L’ultima sfida di Renzo Rosso, il fondatore di Diesel

Cristina Cucciniello per “l’Espresso

Frazione di Ca’ Tron, comune di Roncade, provincia di Treviso, un borgo di 448 anime nel verde della pianura veneta. Può sembrare strano stabilirci un’azienda: figuriamoci crearvi addirittura un incubatore di start up, ovvero una sorta di asilo nido per progetti imprenditoriali innovativi.

Non per Renzo Rosso, però. Il fondatore e proprietario dell’azienda di abbigliamento Diesel ha fatto di ‘Be stupid’- slogan di una provocatoria campagna pubblicitaria nonché titolo della sua autobiografia appena edita da Rizzoli – una filosofia di vita. E c’è appunto questa ispirazione dietro alla recente decisione di Rosso di investire in H-Farm, un venture incubator con sede a Ca’Tron ma operativo a livello globale in ambito web, digital e new media, il cui obiettivo è lo sviluppo di nuovi progetti imprenditoriali.

«Il furbo vede le cose come sono, lo stupido come potrebbero essere», si legge nell’autobiografia di Rosso: che ha visto la piana del trevigiano come potrebbe essere in futuro, ovvero il nucleo di una sorta di Silicon Valley italiana.  (continua…)

Darwin, il capitano FitzRoy e l’imprevedibilità dell’evoluzione

maggio 31, 2011

Pubblichiamo il prologo che apre il nuovo saggio di Telmo Pievani, “La vita inaspettata. Il fascino di un’evoluzione che non ci aveva previsto” (Raffaello Cortina Editore), in questi giorni in libreria.

di Telmo Pievani, da “Micromega

Darwin fu un grande uomo, Signora, fu un genio, venuto al mondo per uno scopo speciale. Ma ha oltrepassato il segno. Sì, è andato oltre il segno per il quale era destinato - Laura Fitzroy, 1934

Entrare nella storia è ambizione diffusa. Entrarci non per meriti acquisiti, ma per aver portato sulla propria nave un passeggero famoso, è destino beffardo. Il capitano della marina britannica Robert FitzRoy, discendente diretto del primo duca di Grafton, il figlio illegittimo di Carlo II e della duchessa di Cleveland, avrà per sempre nelle cronache l’inconsistenza di un’ombra furtiva alle spalle del gigante. Un’ombra per di più colpevole, perché ostinatamente non volle capire la grandezza della rivoluzione scientifica e culturale scatenata dal suo illustre compagno di viaggio. Il capitano del Beagle, la cui biografia comincia e finisce con una tragedia, e il cui nome sarà inevi­tabilmente legato a quello di Charles Robert Darwin, è un perfetto cattivo della storia. È il perdente che nessuna mano­vra d’archivio riabiliterà, l’eroe di battaglie ottocentesche che nessuno capì, l’uomo di mare che odiò la solitudine e che la solitudine lentamente uccise.

Il rammarico di non poter controllare i modi imprevedibili con cui i posteri plasmeranno il ricordo delle nostre vite deve averlo perseguitato fino all’ultimo, fino al taglio di quella lama. Tu, superbo marinaio e topografo perfezionista, contribuisci alle glorie della marina di Sua Maestà nell’emisfero australe. deputato conservatore per due anni, nel 1843 vieni nominato governatore della Nuova Zelanda, inimicandoti in pochi mesi sia i coloni inglesi sia i referenti in madrepatria, a causa dei tuoi tentativi di patrocinare i diritti dei nativi maori e della tua cocciutaggine nel rispettare i trattati firmati con loro. Fai tutto questo, ma sarai per sempre colui che litigava con Darwin nei mari del sud a causa degli austeri silenzi, degli accessi d’ira e della scontata simpatia per lo schiavismo.  (continua…)

CLINT LE FATALISTE

maggio 31, 2011

ALLA VIGILIA DEI SUOI 81ANNI L’ATTORE CHE AVEVE DUE SOLE ESPRESSIONI (CON CAPPELLO E SENZA) SI CONCEDE UNA BIOGRAFIA DA VERA STAR: “EASTWOOD ON EASTWOOD” – LA POLITICA? “SONO TROPPO INDIVIDUALISTA PER STARE A SINISTRA O A DESTRA” – “IO NON HO MAI SAPUTO IN QUALE DIREZIONE MI SAREI DIRETTO. MI CI SONO SEMPLICEMENTE TROVATO” – “NELLA VITA HO CORSO SEMPRE A RITMO DI JAZZ” – “POSSO DIRLO: NON HO AVUTO ALTRO MENTORE AL DI FUORI DEL DESTINO”…

Brano del libro “Eastwood on Eastwood” tradotto da Anna Bissanti e pubblicato da “la Repubblica“, da “Dagospia

Né di destra né di sinistra, individualista
La qualità essenziale per fare il politico è il buonsenso. Non occorrono cultura o intelligenza eccezionali. Anzi, troppa intelligenza può rivelarsi controproducente, mentre un minimo di buonsenso può portare molto lontano. Ma ovviamente, come tutti sanno, non c´è nulla di meno comune del comune buonsenso! Quello della politica è un interesse che nella mia vita è sbocciato con la maturità.

Certamente il cinema vi ha contribuito, ma forse non tanto quanto può credere la gente. Non è nelle sceneggiature che trovo le mie idee, ma viaggiando fuori dagli Stati Uniti. È in Europa che ho iniziato a guardare al mondo in maniera globale, lì ho scoperto che il resto del pianeta non si identificava con l´America. Crescere in America procura sicuramente enormi vantaggi, ma comporta anche qualche svantaggio.

Uno di questi è che credi di non aver bisogno di parlare altre lingue o capire altre culture. Ma il mondo è molto più grande e complesso di quanto in genere non immagini la maggior parte degli americani. Le persone sono diverse. C´è chi frettolosamente balza alla conclusione che questa diversità non possa che provocare conflitti. In realtà, è questa la vera ricchezza del pianeta. La domanda da porsi, pertanto, è: «Pur nella nostra grande diversità, come possiamo convivere su questo pianeta?». (continua…)

Torna Zorba il greco, sanguigno e immortale

maggio 30, 2011

Una nuova traduzione fa rivivere la bellezza del romanzo di Nikos Kazantzakis, titano della letteratura neoellenica. E l’eroe guascone, innocente e ballerino che ha fatto innamorare Hollywood, rivela così anche tutto il suo peso letterario

Ezio Savino per “Il Giornale

Zorba il greco è forgiato nello stesso metallo degli Achab, dei Gulliver, dei Cyrano, dei Jean Valjan. Una tempra indistruttibile. Il suo simulacro esteriore è fatto di parole stampate nel romanzo. La sua sostanza è quella delle inconsolabili ombre assetate che sempre si affollano intorno a noi, oscurando l’aria. Il nostro cuore è una fossa chiusa colma di sangue, e quelle parvenze vi accorrono, per berne: sanno che non esiste per loro altra fontana di vita, di resurrezione. Assomigliano agli ectoplasmi che nell’Odissea Ulisse attira a sé dal mondo dei morti, con la ciotola del sangue sacrificale, di cui sono golosi.
Solo dopo la sorsata parlano, ridono, singhiozzano. Davanti a tutti, si precipita Zorba, con quelle sue grandi falcate, e spintona gli altri fantasmi, perché sente che oggi è il suo giorno. Noi, lettori delle sue gesta, siamo gli Ulisse di turno. Quindi offriamogli la linfa rossa e calda, che possa rivivere, questo straordinario crapulone, beone, lavoratore instancabile, donnaiolo, cacciatore di vedove, guerriero e nomade macèdone, l’anima più grande, il corpo più saldo, il grido più libero, il canto più assordante mai deflagrati sulle pagine di un libro. (continua…)

Usa-Cina la fatica del potere

maggio 30, 2011

Bill Emmott per “La Stampa

Desideriamo tutti la semplicità, o almeno spiegazioni facili. Mentre Barack Obama compiva il suo tour trionfale, da celebrità politica numero uno in Europa, in tanti hanno voluto credere che l’America resta la potenza mondiale dominante, egemonica, nonostante tutte le profezie di un suo declino. Pochi giorni dopo, alla notizia che la Cina si sarebbe presto dotata di una base navale in Pakistan, in tanti l’hanno interpretata come una defezione di Islamabad nel campo cinese, a conferma che il potere andava a Oriente. Quale delle due affermazioni è corretta? Nessuna.

La realtà è molto più complessa. La natura e la distribuzione del potere nel mondo sono cambiate. E’ una mutazione avvenuta gradualmente nel corso degli ultimi decenni, ma ogni tanto un improvviso spiraglio di luce svela il grado di cambiamento. (continua…)

Il decennale di Vito Laterza, Scalfari: “Ha segnato il Novecento”

maggio 30, 2011

Il fondatore di “Repubblica” racconta il sodalizio con il grande editore barese morto nel maggio 2001. Seppe affrancarsi dall’eredità crociana aprendo il dibattito culturale e politico al presente, rileggendo in chiave moderna il pensiero liberaldemocratico

Antonio Di Giacomo per “la Repubblica

Dieci anni dopo la sua scomparsa, la memoria di Vito Laterza non è un esercizio retorico. Lo conosceva bene Eugenio Scalfari, il fondatore di Repubblica, che, non per caso, si ritroverà oggi, lunedì,, a Roma, nella sede di casa Laterza, insieme con Tullio De Mauro, e alla presenza del presidente Giorgio Napolitano, a testimoniare l’avventura intellettuale di un editore che ha lasciato il segno. “È passato ben più di mezzo secolo e – confida Scalfari – il mio primo incontro con Vito Laterza non lo rammento davvero. Mi ricordo, invece, quando già ci si conosceva indirettamente e ancora non s’era cominciato a collaborare insieme. Vito era un editore di prestigio che, insieme col cugino, aveva ereditato una casa editrice che, fino ad allora, tuttavia, s’era limitata al ruolo di tipografia di Benedetto Croce”.

Un’eredità ingombrante, che pure aveva segnato l’affermazione delle edizioni Laterza definendone l’identità.
“C’era stato in origine un incontro di idee, una condivisione della concezione della vita e della cultura liberale che aveva fatto sì che Giovanni Laterza diventasse lo stampatore del pensiero di don Benedetto e dei suoi amici”. (continua…)

Il fotografo «partigiano» Mario Dondero

maggio 30, 2011

«Io sono un narratore. Frequentare Piero Manzoni e Buzzati è stata la mia università»

Paolo Di Stefano per “Il Corriere della Sera”, video

Se volete incontrare Mario Dondero, vi conviene stare ad aspettarlo. Dovunque siate, prima o poi, potete scommetterci, passerà. Un nomade, un viaggiatore, un camminatore instancabile. Da sempre. Ancora oggi che è arrivato, come dice, alla quarta età. Con la faccia da gabbiano sonnacchioso e candido, come fosse disegnata da Altan, di quelle che piacerebbero a un grande fotografo come lui, Dondero parla della sua vita consapevole dell’eccezionalità: il libro che ha appena pubblicato, a cura di Simona Guerra (Bruno Mondadori), mette insieme una fila incredibile di incontri con i protagonisti del secolo, ma anche di nomi minimi che incrociandolo hanno fatto la ricchezza della sua umanità decisamente fuori dal comune. Lo dice Massimo Raffaeli nella prefazione: con la «nonchalance del un ritardatario cronico» è arrivato comunque puntuale agli appuntamenti della storia: in montagna durante la guerra di Liberazione, nella Milano bohémienne del Bar Giamaica, nella Parigi di Beckett, di Sartre e di Theodorakis (suo vicino di casa in rue Notre-Dame-des-Champs), nella Roma di Pasolini, di Moravia, di Flaiano, poi di nuovo a Parigi durante l’occupazione della Sorbona, ad Atene per il processo a Panagulis, nella Spagna di Franco e nel Portogallo di Salazar, nella Praga della Primavera, nell’Africa della povertà e degli eterni conflitti, nella Cambogia dei khmer rossi, a Cuba più volte, a Berlino nei giorni della caduta del Muro. E a Fermo, dove si stabilisce nel ’99 («Vi spira un vento gioioso»), non si ferma di certo. (continua…)

Croce e il diritto positivo

maggio 29, 2011

di Gianluca Miligi, da “Micromega

Leggendo libro di Perazzoli su Croce (Benedetto Croce e il diritto positivo. Sulla “realtà” del diritto, Il Mulino, Bologna, 2011) si comprende perché questo filosofo – di cui si parla di solito a sproposito – sia stato molto amato da liberali come Piero Gobetti, Mario Pannunzio, Piero Calamandrei… La congiunzione di liberalismo e diritto positivo che si trova in Croce lascia vedere infatti una teoria politica liberale di grande interesse. Il problema centrale del libro riguarda però un tema che si trova all’intersezione tra filosofia teoretica e filosofia politico-giuridica, ovvero la battaglia concettuale sulla “realtà” del diritto positivo.

Il nichilismo, inteso come riconoscimento dell’infondatezza, è il fantasma da esorcizzare per tutte le teorizzazioni della positività del diritto, da Georg Jellinek a Carl Schmitt, da Hans Kelsen, a Herbert L. A. Hart. Fantasma che si profila a partire dalla domanda: che cos’è il diritto positivo, tale in quanto ‘posto’ da un atto deliberativo? Qual è la sua realtà, se è vero che la radice del suo essere si trova solo nella volontà? Per rispondere, e mettersi al riparo dal pericolo di doversi riconoscere “infondato”, il diritto positivo ricorre surrettiziamente a una non postulata e contraddittoria premessa metafisica. Il libro di Perazzoli fa emergere e analizza proprio questo sfondo problematico e aporetico, lo statuto logico-costituitivo del diritto positivo, intorno a cui si decide la coerenza con sé medesimo. Sia chiaro che il libro in questione non propone una critica del diritto positivo a favore del diritto naturale; al contrario: è un’indagine sulla fisionomia, non “risolta” in senso antimetafisico, del diritto ‘positivo’. (continua…)


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