Seattle, idee trasparenti nella casa dei geeks

Viaggio nel centro ricerche della Microsoft, tra gli “evangelisti” che lavorano al nostro futuro all’insegna della condivisione

Anna Masera per “La Stampa

Se pensate che i laboratori dove nascono le idee della Microsoft siano grigi come quel «Mister Pc» incravattato serio e tristanzuolo che è ormai diventato un cliché nello spot in cui la concorrente Apple fa svettare il suo giovane, simpatico e stiloso signor «Mac», siete fuori strada. Il centro di ricerche è immerso in un campus che assomiglia a quelli universitari americani: tanto verde, frisbee che svolazzano da tutte le parti e non solo in pausa pranzo, edifici «trasparenti» con le pareti di vetro per far passare la luce e lo scambio di idee. I ricercatori, vestiti casual per lo più in maglietta, jeans e scarpe da ginnastica, sono affatto formali e pieni di entusiasmo. C’è da capirli: lavorano per la multinazionale fondata da Bill Gates, uno degli uomini più ricchi del mondo, che investe in ricerca e sviluppo ben 9,5 miliardi di dollari.

«In tempi di crisi in cui molte aziende tirano i remi in barca, c’è da leccarsi le dita per tanto ben di Dio» commenta Vittorio Bertocci, 39 anni, originario di Camogli, cervello felicemente in fuga dall’Italia. Sul suo bigliettino da visita c’è scritto «Principal Architect Evangelist», e dell’evangelista ha anche l’aspetto, con i suoi occhi azzurri e capelli neri lunghi sciolti, che raccoglie in una coda solo per motivi pratici, sembra un personaggio di Jesus Christ Superstar: è il guru della Microsoft esperto di sicurezza ed identità. Insomma: ricercatori come questi sono uguali a quelli visti in Silicon Valley ed era ora che Microsoft incominciasse a cercare di cambiare l’immagine esterna che continua a dare di sè. La Microsoft ha deciso di aprire le porte ai visitatori e mostrare come sono e come lavorano i suoi «geeks»: termine intraducibile per dire tecnofili o tecno-maniaci esperti di informatica. Nella sua sede di Redmond, un tranquillo e modernissimo sobborgo di Seattle nello stato di Washington, sulla costa dell’Oceano Pacifico, non si bada a spese per incentivare la creatività e testare le invenzioni fino a sfornarle sul mercato. Per i suoi detrattori, Microsoft è diventata una delle aziende più ricche al mondo facendo pagare caro il suo software proprietario Windows e Office che gira sulla maggioranza dei personal computer esistenti, praticamente un monopolio. Ma nell’era del «cloud computing», l’informatica sulla nuvola grazie a Internet, l’azienda sta rincorrendo rivali altrettanto forti come Amazon, Apple, Google. E per non restare indietro lo fa come sempre spostando in massa tutte le sue forze lì, come in un enorme gioco di Risiko: il 90 per cento delle risorse di ricerca e sviluppo sono passate al «cloud».

Sono tanti, gli «evangelist» che lavorano sul campus di Redmond: guru divulgatori specializzati che sanno far sognare. Uno è Curtis Wong, che assomiglia un po’ allo scienziato pazzo di Ritorno al Futuro ed è a capo del progetto World WideTelescope, un’applicazione cloud gratuita online a disposizione di tutti che rende l’astronomia a portata di clic. Il telescopio è online da un po’, ma finora è stato inspiegabilmente poco pubblicizzato. La novità che emerge dai laboratori Microsoft è che Wong l’ha reso interattivo: ci ha unito i sensori delle videocamere del sistema «Kinect» (quello già in commercio per videogiocare con la Xbox senza usare mouse o controller, solo muovendo il corpo e le mani) e il «Surface computing», che trasforma qualsiasi superficie (muri, vetri, porte, tavoli, pavimenti, soffitti) in uno schermo touchscreen che si attiva al tocco. Così non c’è bisogno nemmeno di toccarlo, il megaschermo: basta muovere le mani come fa Tom Cruise nel film Minority Report e si naviga nell’universo. Ma anche restando sulla terra, fa sognare l’idea di una scuola e di un ambiente di lavoro del futuro che emerge dai laboratori di ricerca Microsoft con «Magic Window» (finestra magica): un’interfaccia utente naturale che si presenta come uno schermo intelligente con le videocamere nascoste in una parete di vetro (o una finestra o uno specchio…) attraverso il quale tutti si vedono, e su cui si possono prendere appunti, scambiarsi idee, consultare file.. i laboratori di ricerca sono separati da queste pareti, così tutti comunicano con tutti e lavorano ovunque. «Le tecnologie che sembravano uno scenario da fantascienza nel film Minority Report in realtà ci sono già e saranno sul mercato entro i prossimi cinque anni» spiega Lili Cheng, «evangelista» esperta di social computing con l’aspetto flessuoso di Spider Woman.

Il nuovo stile Microsoft è arrivato anche in Italia: settimana scorsa è stata inaugurata la nuova sede, tutta di vetro: è la nuova Microsoft 2.0, all’insegna della trasparenza, della collaborazione e della condivisione. «Microsoft finora si era concentrata sul mondo degli affari, anzichè coltivare la propria immagine per il grande pubblico come fa Apple, ma – come i computer – sa imparare dagli errori» commenta Harald Becker, capo dell’«Envisioning Lab», dove ci sono i prototipi del futuro modo di lavorare e vivere, tra cui la Casa del Futuro: un inquietante ambiente stile Grande Fratello pieno di pareti-schermo connesse a Internet per fare di tutto, anche cucinare. E’ bello sapere che si possono spegnere, per riconquistare una vita disconnessa lontana dai riflettori.

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