CROCE ROTTA

CRI CRI! DA FIORE ALL’OCCHIELLO IMITATO IN TUTTO IL MONDO A CARROZZONE PARA-SOVIETICO MANGIA SOLDI – COME PASSARE DALL’EROICA RISALITA DELL’ITALIA CON IL GENERALE CLARK DI SUSANNA AGNELLI ALLA CONDANNA (900MILA €) DI MAURIZIO SCELLI PER “DANNO ERARIALE” – BILANCI IN ROSSO, 1600 PRECARI, MILITARI DISTACCATI IN SOVRANNUMERO – FINO ALL’IDEA MERAVIGLIOSA DI TREMONTI: PRIVATIZZIAMO LA CROCE ROSSA…

Fabio Martini per “la Stampa“, da “Dagospia

Era spuntata, eroicamente e per caso, sul campo di battaglia di Solferino nel 1859 e da allora, per un secolo e mezzo, è stata imitata in tutto il mondo. Ma proprio da noi – i pionieri – la Croce rossa è via via diventata uno degli ultimi lembi di Unione Sovietica, un carrozzone pubblico nel quale il costante afflato umanitario dei volontari ha finito per essere soffocato dalla gestione clientelare, statalista e spendacciona dei partiti.

Probabilmente la Croce rossa italiana – guidata per ironia involontaria da un organismo che si chiama Comitato centrale, proprio come quello del Pcus – sarà privatizzata per effetto della manovra economica in gestazione in queste ore: se così fosse, saranno i posteri a decidere, come dice il proverbio, chi abbia sparato sulla Croce rossa.

Chi negli anni l’ha portata a fondo, con i suoi crescenti bilanci in rosso, i 1600 precari, i militari distaccati e in sovrannumero, un deficit annuo di 170 milioni di euro? Oppure chi vorrebbe trarne le conseguenze, emancipando di punto in bianco l’unica Croce rossa del mondo dal patronage statale?

Negli ultimi anni il mito aveva iniziato a vacillare. Eppure, nell’immaginario collettivo degli italiani, per oltre un secolo le crocerossine e la croce scarlatta su sfondo bianco hanno rappresentato una delle icone del candore e dell’altruismo. Una immagine trasmessa di generazione in generazione soprattutto per effetto dell’epica bellica, alimentata da due guerre mondiali e negli ultimi anni anche dalla partecipazione ad alcune missioni militari di pace.

Tutto aveva preso origine da una scintilla accesa in pieno Risorgimento: l’idea della Croce rossa prende corpo il 24 giugno di 152 anni fa nella pianura tra Mantova e Brescia. Lì, durante la terribile battaglia di Solferino tra gli eserciti piemontese, francese e austriaco, un certo Henry Dunant, ragazzo ginevrino che aveva messo su una società agricola, dopo aver vagabondato tra cadaveri, fango e vermi nella speranza di poter parlare di affari con Napoleone III, prende tutt’altra decisione. Assieme a qualche volontario, si dà da fare con acqua, bende e soccorsi distribuiti – ecco la novità – ad entrambe le parti in lotta.

Quattro anni più tardi Dunant fonda il nucleo del “Comitato internazionale della Croce rossa; come simbolo utilizza la bandiera svizzera a colori invertiti e prende corpo l’idea di un corpo di operatori umanitari neutrali, liberi di dare assistenza ai feriti e i primi 12 paesi si associano nella Convenzione di Ginevra.

Da quel momento ogni paese si fa la sua Croce rossa. In Italia il primo nucleo risale al 1864 e da quel momento prende il via una straordinaria storia, lunga 150 anni, segnata da migliaia e migliaia di storie commoventi. Protagoniste tante crocerossine anonime, ma anche dal cognome famoso. Come Edda Ciano, la figlia di Mussolini, che si salvò a nuoto dopo che l’ospedale galleggiante sul quale prestava servizio, era stato colpito da un siluro.

Come Susanna Agnelli, che risalì l’Italia con la Quinta Armata del generale Clark: «Sapevamo di polvere e respiravamo aria di cadavere». Come Maria Pia Tavazzani, l’energica ex partigiana che a 53 anni sposò Amintore Fanfani e negli anni Ottanta assunse un ruolo dirigente nella Croce rossa.

Poi, con il moltiplicarsi degli sprechi, delle autoblu, delle assunzioni inutili, delle promozioni illegittime, dei super-stipendi sono arrivati gli anni dei commissari, il più noto dei quali, Maurizio Scelli tra il 2003 e il 2005 si segnala per imprese mirabolanti, in particolare come liberatore di connazionali prigionieri in Iraq: memorabile il blitz a reti unificate per le due Simone.

Anche se poi la Corte dei Conti, in primo grado, ha condannato Scelli e restituire 900mila euro per il «danno erariale» causato per effetto di alcune «irregolarità».

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Una Risposta to “CROCE ROTTA”

  1. Francesco Says:

    Rimarrà una cattiva illusione quella di privatizzare l’ennesimo carrozzone politico della C.R.I., purtroppo!
    Mi auguro che unitamente alla C.R.I. possano decidere anche per la privatizzazione della Protezione Civile perchè nessuno forse avrà notato che il suo utilizzo toglie posti di lavoro a tanta gente. Controllate e meditate……

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