Archive for giugno 2011

Jansson Stegner, Sarabande, 2006

giugno 25, 2011

Nasce il partito anti-Putin

giugno 25, 2011

Astrit Dakli per “Il Manifesto

La sfida, non dichiarata ma evidente, tra il presidente russo Dmitrij Medvedev e il premier Vladimir Putin in vista delle elezioni presidenziali del marzo prossimo si arricchisce di un elemento nuovo: il varo ufficiale di un partito nato due anni fa ed esistito finora solo sulla carta, “Giusta Causa“, che si proclama liberale in politica e liberista in economia, sotto la guida di un ricchissimo oligarca, il 46enne Mikhail Prokhorov, proclamato oggi presidente della nuova formazione politica durante il congresso di fondazione. (more…)

Doppia sfida su regole e debiti

giugno 25, 2011

Fabrizio Galimberti per “Il Sole 24 Ore

Narrano le leggende bancocentrali che quando nel 1959 Fidel Castro nominò Che Guevara governatore della Banca centrale cubana la nomina fu frutto di un malinteso nel senso letterale della parola: in una riunione confusa e rumorosa i ribelli vittoriosi dovevano decidere cariche e ministri, e qualcuno disse che per la Banca centrale ci voleva un economista; solo che nel baccano generale Che Guevara capì che ci voleva un comunista”, alzò la mano, e la nomina fu approvata per acclamazione.
La procedura che ha portato Mario Draghi alla presidenza della Banca centrale europea è stata certamente meno sbrigativa di quella ma i tumulti della storia non sono da meno. Mervyin King – il governatore della Bank of England – disse che «l’obiettivo delle banche centrali dovrebbe essere quello di rendere la politica monetaria il più noiosa possibile». Un’aspirazione che da un paio di anni almeno non è stata esaudita. Le banche centrali si sono trovate nell’occhio del ciclone e hanno dovuto stracciare i manuali d’istruzioni che compulsavano in tempi tranquilli. (more…)

E Camus? Fa la guida nel «Cortile dei gentili»

giugno 25, 2011

Lorenzo Fazzini per “Avvenire

I 30 anni dalla sua morte, ce­lebrati nel 2010, hanno ri­messo sotto i riflettori la figu­ra lucida e appassionata di Al­bert Camus. Il quale da più parti viene additato – fosse ancora in vita – come uno dei frequenta­tori del Cortile dei Gentili, lo spazio di dialogo tra credenti e atei voluto da Benedetto XVI. E, viste le frequenti citazioni di Nietzsche, Dostoevskij e Girard, anche il dotto saggio di Valeria Turra Alberto Camus, figure dell’antico. Il mito di fronte al­l’assurdo (Edizioni Fiorini, pp. 292, euro 32) va in questa dire­zione. La giovane ricercatrice dell’università di Verona rintrac­cia nell’opera del Nobel per la letteratura una predilezione per l’elemento greco e ‘russo’ in cui l’esperienza cristiana, comun­que, non è assente.

Camus pone i classici greci e russi come punti di riferimento. Si può considerare la figura di Cristo un «trait d’union» tra i due mondi?
«In parte. Per Camus Cristo è fi­gura tragica perché egli muore per un Dio in cui non crede: ne è una prova la sua sottolineatura per le parole di Gesù in croce sull’abbandono da parte di Dio. Se per Camus Dio esistesse, allo­ra Cristo non sarebbe tragico. Però il cristianesimo, per lo scrittore francese, è totalmente antitragico. Infatti secondo lui il tragico è la messa in scena di due posizioni u­gualmente legitti­me, che corrispon­dono a un universo plurale e politeisti­co. La presenza di un solo Dio, cioè di una sola verità, di una unicità del si­gnificato, svuota di senso la tragedia. Camus non crede in Dio, ma non per questo accetta di essere tirato per la giacchetta da chi è anti-religioso».  (more…)

L’editoria al «margine del caos»

giugno 25, 2011

Giuseppe Granieri per “La Stampa

Per chi si occupa di editoria questa è stata una settimana densa. Un susseguirsi continuo di segnali che mostrano le crepe delle vecchie logiche e l’accelerazione di nuovi paradigmi tutti da comprendere.
A leggere i titoli di post e articoli scritti nel mondo anglofono si ha la sensazione di quanto il cambiamento in corso sia profondo e veloce. Roba da allacciare le cinture di sicurezza e prepararsi alle spinte dell’ottovolante.

La prima notizia forte è stata quella di John Locke, autore indie, autopubblicato, che ha superato il traguardo del milione di copie vendute. Locke pubblica i suoi libri usando la piattaforma di self-publishing di Amazon ed è entrato nel ristrettissimo club degli autori che hanno venduto con numeri a sette cifre. Per intenderci, quelli che ci sono riusciti finora si contano con meno delle dita di due mani e sono nomi tipo Patterson e Larsson.
L’impatto di questa notizia è stato forte. Ha ravvivato il già robusto trend che spinge gli autori a considerare con sempre maggior interesse la possibilità di fare a meno degli editori. I commenti che si sono letti in giro parlano di un processo, quello del self-publishing, che ormai va verso la sua maturità. Il Guardian (sempre attento a quello che sta succedendo e non a caso il primo quotidiano che non si considera più un giornale di carta) scrive che «quella che era giudicata un’ultima spiaggia», la cosa da fare quando proprio nessuno ti pubblicava, «oggi è una delle tendenze di maggior successo tra gli scrittori». E titola, in modo significativo, How self-publishing came of age. Poi, sempre il Guardian, dedica un altro articolo alle Self-Publishing Stars. (more…)

Il Grande in Lotta con i Propri Demoni

giugno 25, 2011

Cent’anni di fraternità umana: la lezione letteraria e civile di Ernesto Sábato. Nel segno della condivisione

Claudio Magris per “Il Corriere della Sera

Dieci anni fa, a Madrid, avevo tenuto il discorso per festeggiare i novant’anni di Ernesto Sábato, lo scrittore che da molti anni era entrato a fondo, nella mia vita con il suo romanzo Sopra eroi e tombe, uno dei capolavori del secolo. C’è una parola che ricorre, con ritrosa passione, nei suoi discorsi e che anche per me, gli dicevo quella sera a Madrid, esprime un senso essenziale dell’esistenza, forse una delle sue possibili, fragili felicità: l’aggettivo «condiviso». Lui sorrideva fraterno, cercando di frenare con l’ironia la commozione che la tarda età rende talora più difficile dominare. Tutto il suo modo di essere faceva capire che aveva saputo realmente condividere l’esistenza: con Matilde e Jorge Federico, la moglie e il figlio morti tanto tempo prima e sempre presenti, vivi e concretamente amati e interrogati di continuo nella mente e nel cuore; con Elvira, la grande, rara compagna accanto a lui per molti anni e da tempo suo tramite col mondo; con la famiglia di lei, con gli amici, con i ragazzi randagi della sua città, che cercava di aiutare come poteva. (more…)

Gorillaz – To Binge (track 14 of Plastic Beach)

giugno 24, 2011

MORO TOP SECRET (O QUASI)

giugno 24, 2011

“L’HANNO PORTATO A MILANO”, DICEVANO I SERVIZI ALL’INDOMANI DEL RAPIMENTO – FRANCA RAME PEDINATA, TONI NEGRI SUPER SOSPETTATO, ERRORI, INDAGINI APPROSSIMATIVE, PISTA GIAPPONESE, TEDESCA, UNGHERESE… – LE CARTE DEGLI 007 SUL SEQUESTRO DEL LEADER DC DIVENTANO PUBBLICHE MA SVELANO SOPRATTUTTO UNA COSA: “I PRIMI FOMENTATORI DELLA DIETROLOGIA SONO STATI PROPRIO I SERVIZI, CON L´EFFICACISSIMA INTENZIONE DI ALZARE UNA CORTINA FUMOGENA SULLA LORO EFFETTIVA ATTIVITÀ”…

Alberto Custodero per “la Repubblica“, da “Dagospia

«Aldo Moro? L’hanno portato a Milano». Questo ipotizzavano i nostri servizi segreti all’indomani del sequestro dello statista dc. In quei giorni bui l’intelligence seguiva Franca Rame, sospettata di contiguità con le Brigate Rosse, pedinava l’avvocato Tina Lagostena Bassi mentre si recava in Cecoslovacchia, soprattutto era convinta che c’entrasse qualcosa Toni Negri.

I sospetti sul leader dell’Autonomia erano tali, che furono acquisitii nomi dei suoi laureati, dal 1974 al 1978, alla facoltà di scienze politiche a Padova. Sono solo alcuni dei frammenti contenuti nelle migliaia di carte sul “rapimento ed assassinio” dello statista democristiano che la Presidenza del Consiglio ha consegnato all’Archivio Centrale dello Stato. (more…)

Quell’Annunciazione da ritrovare

giugno 24, 2011

Carlo Pedretti per “L’Osservatore Romano

Ogni aspetto della vita e dell’opera di Leonardo è stato indagato a fondo da generazioni di studiosi, ma è curioso che nessuno abbia ancora pensato a una semplice quanto impegnativa e promettente ricerca, quella che risultasse in un elenco completo di tutte le volte che Leonardo menziona o cita se stesso, sia che ricordi di aver visto o fatto qualcosa come protagonista o spettatore, sia che prenda nota di incontri o situazioni che lo portino ad esprimere un’opinione o un giudizio. Di qui la possibilità di un libro che in inglese avrebbe il vantaggio di giocare su un titolo a sorpresa, e cioè Leonardo on Leonardo, come a dire Leonardo che parla di sé o che cita se stesso, e quindi una biografia senza precedenti in quanto avrebbe l’affidabilità di un’autobiografia. (more…)

OSAMA IMPAKISTATO

giugno 24, 2011

DOPO QUASI 2 MESI DI RICERCHE SPUNTA L’INDIZIO CHE SMERDA IL PAKISTAN: SUL CELLULARE DEL CORRIERE DI BIN LADEN PRESO NEL BLITZ AL COMPOUND DI ABBOTTABAD CI SONO I NUMERI DI UN GRUPPO ISLAMISTA DIRETTA ESPRESSIONE DELL’INTELLIGENCE DI ISLAMABAD – SI CHIAMA HARAKAT-UL-MUJAHEDEEN E PROTEGGEVA IL RE DEL TERRORE – “LA PISTOLA FUMANTE NON C’È”, MA POCO CI MANCA…

Dagoreport dall’articolo di Carlotta Gall, Pir Zubair Shah ed Eric Schmitt per “The New York Times”
http://nyti.ms/jYa2nF

Dopo quasi due mesi di ricerche ecco spuntare il primo vero importante indizio della protezione che il Pakistan avrebbe offerto a Osama bin Laden. Gli agenti americani lo hanno trovato sul cellulare del corriere di Osama, quello che si occupava di inviare per lui i messaggi, sempre attento a non farlo mai dal compound di Abbottabad per non essere intercettato.

Sul suo telefonino, sequestrato nel blitz dei Navy Seal in cui è stato ucciso il Re del Terrore, sono stati trovati i contatti di un gruppo militante islamista legato all’Intelligence pakistana: si tratta della formazione Harakat-ul-Mujahedeen. Gli Usa sono andati a spulciare i tabulati telefonici, scoprendo che il gruppo faceva parte del network di protezione su cui bin Laden poteva contare all’interno del paese. (more…)

Dana Schutz, Singed Picnic, 2008

giugno 24, 2011

L’evoluzione degli anticorpi

giugno 24, 2011

Gilberto Corbellini per “Il Sole 24 Ore

È probabile che, dopo “Dna”, la parola “anticorpo” sia il termine scientifico riferito a una molecola biologica più usato in senso metaforico nel linguaggio comune. Capita spesso di dire o leggere che qualcuno possiede gli “anticorpi”, cioè è immunizzato o protetto, non solo contro un agente infettivo, ma anche per affrontare situazioni difficili. E anche una democrazia o una società possono possedere “anticorpi” contro fattori sociali o politici disgreganti. Nel momento in cui usiamo la parola anticorpo fuori dal suo contesto, ci vediamo restituita dalla scienza dell’immunità un’idea scaturita, a sua volta, dalla rappresentazione metaforica dei rapporti biologici tra l’uomo e i parassiti immaginati come una guerra, in cui le difese immunitarie ci proteggono dall’attacco dei microrganismi. La metafora militare dei rapporti tra l’uomo e i microrganismi è certamente frutto di intuizioni maturate sotto la pressione della selezione naturale esercitata appunto dagli agenti patogeni nel corso dell’evoluzione dei nostri apparati di categorizzazione funzionale del mondo. Ma l’evoluzione del concetto di “anticorpo” ha superato queste idee intuitive, e contiene lezioni importanti su come funziona l’accrescimento della conoscenza scientifica e l’innovazione biotecnologica, nonché su come si autogovernano i sistemi biologici in grado di rispondere in modo dinamico e pertinente alle sfide ambientali. (more…)

Le carceri italiane dimenticate dalla legge

giugno 24, 2011

di Adriano Prosperi, da Repubblica, 24 giugno 2011

«Quello della giustizia e della sua appendice carceraria è il tema principe della crisi del Paese»: così, parola più parola meno, sembra che abbia detto il ministro Angelino Alfano a Marco Pannella ricoverato per le conseguenze di un durissimo sciopero della fame e della sete sui problemi del carcere. Dispiace non poter essere d’accordo col ministro. Le sue parole sono un bell’esempio dell’arte del politico di mestiere di cambiare le carte in tavola. Il «tema principe» del Paese, cioè il problema dei processi di Berlusconi, non ha niente a che spartire con la questione carceraria.

No, il carcere non è un’appendice del problema della giustizia, è “il” problema. Lo è in assoluto: noi non abbiamo per fortuna la pena di morte, ma abbiamo carcerazioni di una lunghezza tale da esserne l’equivalente. Eppure si dice che la gente chiede pene sempre più dure: sarà vero? Di fatto c’è solo che nel Paese non c’è un’emergenza criminalità. Tutte le statistiche dicono che in Italia il numero dei reati è fermo da anni. Eppure cresce di continuo l’affollamento delle prigioni. (more…)

Il futuro di Porto Rico

giugno 24, 2011

Voglia di indipendenza o annessione agli Usa come cinquantunesimo Stato? Le incognite sul futuro dell’isola. Reazioni contrastanti alla visita di Obama

Maurizio Stafanini per “Limes

Il “Grido di Lares” è del 23 settembre del 1868,quando un piccolo esercito indipendentista compreso tra i 400 e i 600 uomini iniziò la rivolta per l’indipendenza di Porto Rico dalla Spagna occupando appunto la città di Lares, dove il giorno dopo fu proclamata la Repubblica di Porto Rico.

 

La città fu subito ripresa dalle truppe spagnole, e il movimento stroncato. Il “Grido di Jayuya” è invece il 30 ottobre del 1950, quando il Partito nazionalista di Porto Rico scatenò a Ponce, Mayagüez, Naranjito, Arecibo, Utuado, San Juan e Jayuya un’insurrezione, che a Jayuya riuscì a impadronirsi della città, e a proclamare di nuovo una Repubblica di Porto Rico. (more…)

Il secolo lungo del capolavoro di Klimt rubato dai nazisti, conteso in tribunale

giugno 24, 2011

Maria Altmann accanto al ritratto della zia Adele Bloch-Bauer dipinto da Gustav Klimt

Il quadro dipinto a Vienna nel 1907, requisito nel ’38, recuperato nel 2006, oggi è a New York. Gli acquisti sospetti e le denunce degli eredi. Le razzie del Reich sono ancora al centro di battaglie legali

Mario Porqueddu per “Il Corriere della Sera

Dalla Mitteleuropa a Manhattan, dalla Belle Epoque al terzo millennio: inseguito per anni da una donna attraverso due guerre e gli abissi del nazismo. È il viaggio di un quadro. Olio su tela, argento e oro, 1 metro e 40 per 1 metro e 40, «Adele Bloch-Bauer I», capolavoro di Gustav Klimt, oggi è custodito nel cuore degli Stati Uniti: «Neue Galerie», 1048 della Quinta Strada, museo dell’arte tedesca e austriaca di New York. La targhetta vicina al ritratto accenna a una storia fuori dell’ordinario. Alla voce «Provenienza», nell’ordine, elenca: «Adele e Ferdinand Bloch-Bauer, Vienna (acquistato dall’artista)». Furono i primi e legittimi proprietari. Ebrei. Per questo il quadro venne loro «sequestrato dalla magistratura viennese» (in seguito all’Anschluss nazista, marzo 1938). Hitler voleva distruggere le radici ebraiche, prime fra tutte quelle culturali, nelle società dei Paesi occupati; stabilì che gli ebrei dovessero cedere i loro beni agli «ariani» a prezzi «politici». È a questo punto che nella genealogia del dipinto compare il nome di Erich Führer, avvocato, definito «amministratore designato dallo Stato per Ferdinand Bloch-Bauer». Molti pezzi della collezione di quella famiglia passarono dalle sue mani tra gli anni Trenta e Quaranta. Alcuni finirono all’«Österreichische Galerie Belvedere» di Vienna. Resta un’ultima frase: «Restituito agli eredi di Adele e Ferdinand Bloch-Bauer dalla Repubblica d’Austria». Ciò che la targhetta non dice è come sia successo. (more…)

Lara Schnitger, Cupidity (After Bronzino), 2009

giugno 23, 2011

Avete visto The Social Network? La guerra tra Zuckerberg e i gemelli Winklevoss è finita

giugno 23, 2011

Angela Manganaro per “Il Sole 24 Ore

«Preside, siamo qui perché nel codice di condotta di Harvard c’è scritto: gli studenti devono essere onesti e trasparenti con gli altri membri della comunità; devono rispettare la proprietà pubblica e privata. In caso di furto, appropriazione indebita..» esordisce uno dei gemelli Winklevoss. «Anne, per favore prendimi a pugni» dice Larry Summers alla sua segretaria.

In The Social Network, film sulla nascita di Facebook, i due gemelli di buonissima famiglia denunciano al preside di Harvard il compagnoMark Zuckerberg per il furto dell’idea del social network. Summers, due zii Nobel dell’Economia, lui stesso genio precoce, a 16 anni già al Mit di Boston, sfoggia la simpatia politicamente corretta che il mondo ha conosciuto nel gennaio 2005 quando citando uno studio disse: «Ci sono fattori biologici che spiegano perché poche donne hanno successo in matematica e scienze». (more…)

Il colpo di stato che fece crollare l’Unione Sovietica

giugno 23, 2011

Il braccio destro di Boris Eltsin racconta su Foreign Policy la sua versione dei tre giorni che cambiarono il mondo, un’altra volta

da “ilpost

Tra i molti eventi che alla fine del secolo scorso hanno portato alla fine dell’Unione Sovietica e alla nascita della Russia come la conosciamo adesso, uno dei più decisivi è stato il tentato – e fallito – colpo di stato dell’agosto del 1991 contro Michail Gorbaciov, segretario del Partito comunista impegnato allora in complicati e ambiziosi programmi di riforme e rinnovamento (la cosiddetta perestrojka). Il colpo di stato fu guidato da alcune tra le cariche più importanti della politica sovietica, tra cui il primo ministro Valentin Pavlov, il ministro degli Interni Boris Pugo e il capo del KGB Vladimir Krjuckov, che cercavano in questo modo di tenere al sicuro il potere del PCUS e la sopravvivenza dell’URSS. Il maggiore effetto del tentato golpe fu invece l’accelerazione del suo collasso, con le dimissioni di Michail Gorbaciov dalla guida dell’Unione Sovietica e l’ascesa di Boris Eltsin, all’epoca presidente della Repubblica Russa.

Gennady Burbulis, che durante il golpe era Segretario di Stato e braccio destro di Eltsin, racconta in un articolo su Foreign Policy come Eltsin e i suoi sostenitori abbiano vissuto i tre giorni del golpe. Burbulis scrive, col suo inevitabilmente parziale punto di vista, che nell’estate del ’91 l’Unione Sovietica si stava sbriciolando: l’economia era sempre più in crisi e le riforme di Gorbaciov non avevano portato nessun sollievo, acuendo anzi i problemi finanziari e il desiderio di maggiore autonomia degli stati dell’Unione. Le repubbliche di Armenia, Georgia, Estonia, Lettonia e Lituania avevano dichiarato la propria indipendenza, mentre in Russia le forze democratiche, guidate da Eltsin, spingevano per trasformare l’Unione Sovietica in una confederazione di repubbliche indipendenti dotate di ampio autogoverno. Dopo mesi di lavoro le repubbliche erano riuscite a stilare un trattato che avrebbe concesso maggiore autonomia ai singoli stati, trasformando l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche nell’Unione delle Repubbliche Sovietiche Sovrane. Gorbaciov, allora presidente dell’URSS e segretario del PCUS, si era detto favorevole al trattato e aveva accettato di firmarlo. La firma era stata fissata il 20 agosto del 1991. (more…)

Messico, parla Luz Sosa, giornalista in prima linea

giugno 23, 2011

La violenza dei narcos, la paura della popolazione: oggi il Messico vive sotto le regole della criminalità organizzata

Alessandro Grandi per “Peacereporter

La tremenda violenza in corso da anni nell’area nord del Messico, al confine con gli Stati Uniti, miete tutti i giorni decine di vittime. Una situazione divenuta ormai insostenibile. La popolazione ha paura e abbandona le proprie case e i negozi. La polizia, quando non è collusa con le bande criminali, viene presa di mira e colpita dai killer dei narcos. Un paese il Messico, che oggi non vede un futuro di pace. Ne abbiamo discusso al telefono con Luz Sosa, giornalista in trincea, sempre in prima line nel raccontare le atrocità della criminalità. La sua carriera, ricca di premi, è minata dalle minacce dei cartelli. (more…)

Incertezza e instabilità nella politica estera americana

giugno 23, 2011

Più che di imperialismo e collasso dell’ultima superpotenza, due libri ci parlano dell’umiltà e del pragmatismo della politica estera americana odierna. Una politica che fa i conti con l’incertezza del contesto e l’instabilità delle forme di governo

Enrico Beltramini per “Limes

Due libri appena pubblicati ci offrono l’opportunità di una pausa. Entrambi parlano di politica internazionale dal punto di vista degli Stati Uniti, ma lo fanno costruendo un discorso intorno a due parole che sembrano impronunciabili da esponenti dell’ormai ultima superpotenza rimasta.

La prima parola è “incertezza” ed è approfondita in un libro, “Uncertain Times:American Foreign Policy after the Berlin Wall and 9/11″, che riunisce politici e studiosi. La tesi del libro è semplice: viviamo un tempo di incertezza. Non tanto dalla Guerra fredda in poi, perché anche il crollo del Muro di Berlino trovò tutti impreparati; la fine della Guerra fredda appartiene al territorio sconosciuto, è a pieno titolo nel perimetro dei tempi incerti.  (more…)

L’esile ponte tra Pound e Luciani

giugno 23, 2011

Roberto Festorazzi per “Avvenire

«Nei primi anni della mia presenza a Venezia, ho avuto modo di vedere, qualche volta, il poeta Ezra Pound fermo a metà del ponte dell’Accademia, appoggiato al parapetto che guarda verso San Marco. Un giorno lo incontrai ai piedi del ponte, mi vide, mi salutò togliendosi il cappello, lo salutai. Era pallido, magro, camminava come fosse estraneo e assente dalla realtà che lo circondava». Sono parole che Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I, consegnò alla discrezione di padre Francesco Saverio Pancheri, al tempo in cui era patriarca di Venezia, tra il 1970 e il ’78. Al religioso, direttore del Messaggero di Sant’Antonio del quale era prezioso collaboratore, il cardinale Luciani confidò di conoscere il dramma vissuto da Pound, come uomo e letterato. E di certo aveva letto qualche pagina dei Cantos, se si sentiva interpellato da quel vecchio con la barba bianca, che sostava sul ponte assorto nei suoi pensieri, come se provenisse da un mondo lontano, messaggero del mistero e dell’ignoto. I due patriarchi, attraversandosi con lo sguardo per un istante durato l’eternità, specchiarono i loro animi l’uno nell’altro lasciandovi l’impronta di un interrogativo e, forse, di una risposta. (more…)

I pedagoghi giacobini camuffati da libertari

giugno 23, 2011

Giampietro Berti per “il Giornale

Nel 1549 un giovane studente in legge dell’Università di Orléans, Étienne de La Boétie, scrive un pamphlet destinato a una significativa fortuna: Discorso sulla servitù volontaria. Nato a Sarlat nel 1530 e morto a Bordeaux nel 1563, amico tra i più intimi di Montaigne, La Boétie fu giurista e membro del Parlamento di Bordeaux. Nel Discorso, pubblicato postumo, egli cerca di rispondere alla domanda fondamentale che sostanzia tutta la scienza politica: perché alcuni uomini comandano e la stragrande maggioranza ubbidisce? Perché l’obbedienza si ritrova in qualsiasi tipo di società? E perché, ancor più, questa supina arrendevolezza dei più ai meno vige anche laddove vi è la più feroce tirannia? Non può esservi altra interpretazione che questa: perché gli uomini – quasi tutti gli uomini – accettano spontaneamente di sottomettersi al potere. Attivano cioè, volontariamente, la propria servitù. Certo, molte altre cause – storiche, economiche, sociali, religiose, culturali, ecc. – possono dar conto dei motivi per cui esiste il dominio dei pochi sui molti, ma, in ultima istanza, la ragione dipende dal fatto che vi è un consenso, proveniente dal basso, alla sua esistenza e persistenza. (more…)

“Con il rock tecnico farò svegliare l’Italia”

giugno 23, 2011

Franco Battiato lancia la tournée Up patriots to arms!: “Non faccio barricate, Celentano è un’altra cosa. Canterò anche La cura, Shock in my town e Autodafé”

Paolo Giordano per “il Giornale

Massì che quegl’occhi sor­nioni nascondono ancora una bella scintilla polemica. Così colto, così arabo nel parlare, Franco Battiato non le manda a dire neppure oggi che presen­­ta uno dei tour dell’estate, roba da tutto esaurito quasi ovun­que. «Però attenzione, non mi piace fare campagne elettora­li ». In fondo, meglio l’arte, ov­vio. «Sarò sul palco con una band e faremo rock tecnico, mi­ca dark», spiega a tavola parlan­do a modo suo, con voce poten­te quando gli fa comodo ( bellis­sima la barzelletta su Berlusco­ni e Bersani), o sussurrando se è il caso. Dunque il giretto d’Ita­lia intitolato Up patriots to ar­ms! durerà due mesi esatti (par­te il 15 luglio a Rock in Roma, finisce il 15 settembre a Tori­no) ed è una parentesi terrestre tra i voli pindarici e artistici di questo che, a sessantasei anni suonati, è ancora un’artista senza confini, qualità rarissi­ma capirete. Però spiazza subi­to tutti: «Il pubblico non mi manca proprio», e beccatevi questa.

Addirittura, caro Franco Battiato. 
«Nel senso che non sono fat­to per stare sul palco. Ma stavol­ta ci sarò con una band vera e propria, roba del tipo basso chi­tarra e batteria, e faremo molti pezzi famosi del mio reperto­rio». (more…)

Luigi Einaudi, l’Italia sognata come un villaggio delle Langhe

giugno 23, 2011

Si inaugura sabato a Dogliani, il paese materno, il museo dedicato all’economista liberale che fu il primo Presidente della Repubblica

Bruno Quaranta per “La Stampa

Dogliani attende il Presidente della Repubblica. Nulla vi è ancora di ufficiale, ma la speranza è nell’opera, nei contatti assidui e discreti fra il Comune – il sindaco venticinquenne Nicola Chionetti, il più giovane primo cittadino d’Italia – e il Quirinale, che dovrebbero sfociare nella visita di Giorgio Napolitano in autunno. Si celebrerebbe così al diapason il cinquantesimo anniversario della scomparsa di Luigi Einaudi, avvenuta il 30 ottobre 1961. E con Napolitano, in Langa, si sospingerebbe la Napoli di Croce, Croce e Einaudi, un lungo, talvolta increspato sodalizio, in comune una suprema passione, la biblofilia, a dividerli una diversa interpretazione del rapporto liberalismo-liberismo, a suggellarne il rapporto il no opposto da Croce al Capo dello Stato che vorrebbe nominarlo senatore a vita. (more…)

La Casa Bianca val bene un viaggio a San Juán

giugno 22, 2011

A Portorico, Obama ha riaffermato il legame storico che unisce il paese latinoamericano agli Stati Uniti. Ma ha anche posto la prima pietra della campagna per le presidenziali del 2012

Fabrizio Maronta per “Limes

Nel mare magnum delle crisi internazionali – belliche, umanitarie, naturali ed economico-finanziarie, la recente visita di Barack Obama a Portorico ha ricevuto scarsa attenzione, almeno fuori dagli Stati Uniti (e in Italia meno che altrove). Eppure, essa segna indirettamente l’inizio “ufficioso” della campagna elettorale per le presidenziali del 2012.


Vista da Washington, San Juán non è una capitale latinoamericana come le altre. Dal 1967, il piccolo Stato che essa presiede – ex colonia spagnola, strappata dagli Usa alla madrepatria con la guerra delle Filippine del 1898 — gode infatti dello status di “libero Stato associato”. Una condizione giuridica particolare, che tra l’altro garantisce aiboricua (i portoricani nello slang ispano-statunitense, come attestano con orgoglio le canzoni di Jennifer Lopez, illustre rappresentante della categoria) un accesso privilegiato agli Stati Uniti. (more…)

Kate Moss Portfolio e altre storie

giugno 22, 2011

Glen Luchford, 1994

Juergen Teller, 2000

Mary McCartney, 2004

Mario Testino, 2008

Più di una top, un’icona. L’inconfondibile bellezza della modella inglese è la protagonista di una mostra fotografica ospitata fino al 30 giugno alla galleria Danziger Projects di New York. In esposizione i celeberrimi scatti realizzati da maestri della fotografia come Mario Testino, Bruce Weber e Jürgen Teller. Altre foto qui

Liz Neal, Green Lady, 2003

giugno 22, 2011

Lo zen oltre la metafisica

giugno 22, 2011

Martin Heidegger

Remo Bodei per “Il Sole 24 Ore

Il luogo dove si pensa (o, meglio, quello che si sceglie per pensare) influenza la filosofia? Si sa che molti, come il Cartesio delle Meditazioni, hanno cercato il silenzio, mentre altri hanno amato scrivere nei caffè, incuranti del frastuono circostante. Alcuni hanno elaborato le loro teorie nella solitudine dei chiostri o «sedendo e mirando» il paesaggio e il cielo stellato, altri fermando e interrogando i conoscenti per le strade di Atene o passeggiando con i propri discepoli nel cortile del Peripato. Per alcuni la città ha costituito l’unico luogo in cui si può filosofare (la campagna e gli alberi – diceva Socrate – non mi insegnano niente), mentre per altri è stata essenziale proprio la lontananza dal convulso attivismo e dalla fretta delle città.
Martin Heidegger appartiene decisamente a questa ultima categoria. A partire dal 1922 si rifugia, infatti, a pensare nella sua modesta baita (Hütte) di Todtnauberg, nella Selva Nera, a circa 1.200 metri d’altezza, tra i prati e ai margini di un bosco di abeti. Da questo ambiente a contatto diretto con la natura sono nate le sue idee e immagini più note: i sentieri interrotti, la radura, la luminosità, l’”aperto”.
Non si tratta certo, come da vecchio soldato lo descrisse Ernst Jünger in una sua visita, di «un posto perfetto per piazzare mitragliatrici pesanti», ma di un luogo di sereno raccoglimento e di ricerca di vita semplice. Tra questi «umidi prati silvestri, non spianati» e colmi di «orchidee selvatiche», Heidegger aveva però deluso profondamente un altro visitatore: il poeta Paul Celan, che si era augurato di sentire da lui parole (non pronunciate) di pentimento per la sua adesione al nazionalsocialismo. (more…)

Redford, l’irrequieto porta il cinema sul web

giugno 22, 2011

L’attore, 74 anni, annuncia a Cannes una partnership con Yahoo! per la promozione del nuovo cinema attraverso la distribuzione di cortometraggi su internet. “Mi piace mettermi in gioco, nella vita ho sempre cercato l’avventura. Paura di sbagliare? No, senza errori non si impara nulla”

Ernesto Assante per “la Repubblica

Robert Redford  è un giovanotto di 74 anni, elegante e sportivo, vestito sempre con un paio di blue jeans, disponibile a firmare autografi, a rispondere a chi lo saluta, a lasciarsi fotografare dai fan che, fuori dal Palais du Festival a Cannes lo aspettano con ansia. E’ ancora un divo, insomma, anche se non è più in competizione con le star di oggi. Lui gioca un altro campionato, quello dei “grandi vecchi” di Hollywood. Liberal, appassionato, impegnato e sempre pronto a lanciarsi in qualche nuova sfida. A Cannes, per il Lions, il festival internazionale della pubblicità, Redford è arrivato per annunciare una partnership con Yahoo!, per la promozione e il sostegno del nuovo cinema, attraverso la distribuzione via internet di film corti, realizzati attraverso la sua Sundance Foundation.

Signor Redford, cosa l’ha spinta a lanciare il Sundance? Alla fine degli anni Settanta lei era al massimo del successo, non deve essere stato facile resettare tutto e lanciarsi in una iniziativa difficile e ambiziosa come questa.
“Io ho sempre fatto così, credo che ricominciare sia una delle molle essenziali della vita, forse il modo migliore per restare con i piedi per terra e non lasciarsi trasportare dal ‘dark side’, il lato oscuro della celebrità. E’ vero, ero al massimo del successo allora, ma proprio per questo mi interessava uscire dal mainstream e provare cose diverse, più interessanti, più rischiose. Cercavo storie che avessero un lato umano affascinante, mentre lagrande industria del cinema iniziava a orientarsi verso un pubblico più giovane e un uso sempre più ampio degli effetti speciali. E poi era iniziata l’era della tv via cavo, c’erano nuovi canali di distribuzione e quindi pensai che si era creato uno spazio per storie meno commerciali. Così iniziai la storia del Sundance, non contro il mainstream ma in aggiunta, non contro il sistema di Hollywood ma per dare spazio a voci e intelligenze nuove, giovani, libere. Dato che nessuno ci credeva l’ho fatto in Utah, perché a New York sarebbe costato troppo, e ho aperto il primo laboratorio. Da una cosa ne è nata pian piano un’altra, abbiamo pensato al Festival, poi ad altre manifestazioni, poi alla televisione, insomma, siamo cresciuti fino al punto in cui, oggi, possiamo dire di aver creato un’alternativa di successo”.  (more…)

LA BATTAGLIA FINALE PER L’EURO SARÀ COMBATTUTTA IN ITALIA

giugno 21, 2011

Dall’articolo di Edward Altman e Maurizio Esentato per il “Financial Times”, da “Dagospia
http://www.ft.com
http://video.ft.com/v/1007994235001/Italy-next- (VIDEO)
http://www.cnbc.com/id/43474315

Alcuni analisti ritengono che la Spagna sia l’ultimo bastione per la sopravvivenza dell’euro. Noi no, scrivono Edwaed Altman e Maurizio Esentato, rispettivamente professore di finanza alla Stern School of Business di New York e Ceo, nonché fondatore, di Classis Capital. Noi crediamo che l’ultima battaglia sarà combattuta nella pittoresca Italia, con la conseguente elezione di Roma a eroina oppure a cattiva a seconda che l’euro si salvi oppure no.

La maggior parte dei politici europei vuole ardentemente che la “fuga” da molti dei membri del loro “club” finisca, e che i salvataggi ripristino la fiducia. Ma questo, purtroppo, è un sogno che rischia di essere infranto mentre il prossimo pezzo del domino – la Spagna – è sotto un severo scrutinio circa la propria solvibilità. (more…)

SALVIAMO LA GRECIA? SÌ, MA DAI GRECI!

giugno 21, 2011

ALCUNI MINISTERI HANNO 50 AUTISTI PER OGNI AUTO BLU – 40MILA PENSIONATE PRENDONO 1000 € AL MESE SOLO PERCHÉ FIGLIE NUBILI DI FUNZIONARI STATALI DECEDUTI – SENZA CONTARE LE 600 CATEGORIE PROFESSIONALI, DI “PROFESSIONI STANCANTI” (PARRUCCHIERI, MUSICISTI O PRESENTATORI TV), CHE VANNO IN PENSIONE A 55 ANNI (SE UOMINI, A 50 LE DONNE) – CILIEGINA SULLA TORTA: UN GRECO SU QUATTRO NON PAGA UN CENTESIMO DI TASSE…

Carlo Nicolato per “Libero“, da “Dagospia

A proposito di austerity, di riforme e di tagli, da dove potrebbe iniziare la Grecia per guadagnarsi i nuovi aiuti promessi dall’Europa entro la metà del mese prossimo? Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Basti dire, come già sanno tutti, che di 4,2 milioni di lavoratori (poco più di un terzo della popolazione totale) ben 750 mila sono dipendenti dello Stato. Facile è anche rispondere che sforbiciare i numeri è un conto, le persone è un’altro.

Anche se poi si viene a sapere, tanto per fare un esempio, che in Grecia alcuni dipartimenti dell’Amministrazione pubblica vantano un sicuro primato mondiale, ben 50 autisti per ogni auto blu. Ecco, incominciamo da qui, verrebbe da dire. Certo anche loro dovranno pur mangiare, ma che fanno durante il giorno? Probabilmente si incontrano alla bocciofila con i giardinieri dell’ospedale Evagelismos, uno di più grossi e importanti di Atene. Di fronte al grosso edificio che ospita malati e reparti vari c’è un giardino con qualche pianta e aiuola. (more…)

Anya Kielar, Mostly Ghostly, 2007

giugno 21, 2011

Dr Dee trailer no 1

giugno 21, 2011

Venezia celebra Ileana Sonnabend, la grande cacciatrice d’arte del XX secolo

giugno 21, 2011

Giovanna Canzi per “Il Sole 24 Ore

A otto anni è di passaggio a Vienna, con la madre e la sorella. Trascinata per boutique alla moda, si annoia e si mostra insofferente. Quando la madre le chiede: «Allora, cosa ti piacerebbe fare?» lei risponde: «Vorrei andare al museo». E così mentre le donne di famiglia si trastullano fra stoffe e merletti, Ileana Sonnabendtrascorre lunghe giornate al Kunsthistoriche Museum, soffermandosi su ogni opera per quasi mezz’ora.

Lo racconta Manuela Gandini nell’attenta e interessante biografia (“Ileana Sonnabend, The Queen of Art”, Castelvecchi, 2008) dedicata alla collezionista morta nel 2007, oggi protagonista di una mostra ospitata dalla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. Curata daAntonio Homem, direttore della Sonnabend Gallery di New York, e figlio adottivo della collezionista e da Philip Rylands, direttore della Collezione Peggy Guggenheim, «Ileana Sonnabend. Un ritratto italiano» porta in Laguna 60 opere di 50 artisti entrati a fare parte della scuderia della «cacciatrice» – così la definisce Achille Bonito Oliva nell’introduzione del catalogo – Ileana. (more…)

Hezbollah nell’era delle rivoluzioni arabe

giugno 21, 2011

Original Version: حزب الله في زمن الثورات العربية 

Il tentativo di Hezbollah di riabilitare il regime siriano, che in passato è stato al fianco del partito sciita libanese, non giustifica il fatto che il partito lo sostenga anche nella sua tirannia, con il pretesto della fedeltà e di non voler compiere un voltafaccia – scrive l’analista libanese Mohammad Alloush, giornalista e politologo libanese; è autore di studi e ricerche sui movimenti islamici, con particolare riferimento alle correnti libanesi; collabora abitualmente con giornali locali ed internazionali

da “Medarabnews

***

Se i popoli arabi sono entrati in una nuova era, avviata dallo scoppio delle rivoluzioni di cui il giovane tunisino Mohamed Bouazizi ha avuto il merito di scrivere il primo rigo, dal canto loro le entità politiche – regimi, partiti e raggruppamenti – hanno iniziato a percepirne gli effetti, cominciando dai regimi dittatoriali e finendo con le correnti rivoluzionarie che hanno fondato la loro legittimazione sul loro impegno a favore dei capisaldi della nazione araba e sulla loro lotta contro la tirannia locale ed internazionale. Ne è un esempio al-Qaeda, a cui le masse ribollenti nelle piazze hanno fatto mancare la terra sotto i piedi dicendo: il cambiamento comincia da qui, dai nostri petti nudi, dai nostri pugni che toccano il cielo, aspirando alla libertà e alla dignità. (more…)

Non solo Somalia: tutto il Corno d’Africa può esplodere

giugno 21, 2011

Due omicidi eccellenti e un accordo sgradito hanno infiammato Mogadiscio. Sequestrato un cargo nordcoreano pieno d’armi diretto in Eritrea. Un difficile negoziato tra Etiopia ed Egitto. Sul futuro di Yemen e Sud Sudan regna l’incertezza. L’instabilità domina nel Corno d’Africa

Nicola Pedde e Vincenzo Palmieri per “Limes

Non è ancora chiara la dinamica dell’uccisione del comoriano Fazul Abdullah Mohammed nella notte tra l’8 e il 9 giugno a Mogadiscio. L’uomo, tra i più ricercati componenti della rete di al Qaida, era accusato dagli Stati Uniti di aver organizzato gli attentati contro le ambasciate Usa in Kenya e Tanzania nel 1998, e di rivestire il ruolo di comandante delle forze della rete terrorista in Africa Orientale.


Secondo la versione fornita dall’Agenzia per la Sicurezza Nazionale somala (Asn), sia nel comunicato ufficiale sia nel successivo più dettagliato memorandum riservato alle agenzie omologhe straniere, Fazul Abdulah Mohammed, 38 anni, sarebbe stato alla guida di un mezzo in compagnia di un’altra persona, trasportando medicinali e materiali informatici in una residenza periferica della rete logistica dell’Al Shabab. (more…)

La sfida di Arianna Huffington: “Il mio Post ora in Europa”

giugno 21, 2011

La fondatrice del sito: “I lettori non vogliono solo notizie, ma anche partecipare. La nostra formula fatta di blog e di aggregazione è quella giusta”

Ernesto Assante per “la Repubblica

“Quando sono venuta per la prima volta a Cannes nel 2006 l’Huffington Post aveva solo un anno di vita e cinquecentomila lettori. Oggi siamo con Aol e raggiungiamo 200 milioni di persone. Per me è come aver vinto la Palma d’Oro, solo che al festival di Cannes non sono abbastanza avant-garde e non me l’hanno data”. Ecco, Arianna Huffington celebra con leggerezza il suo trionfo. Pochi giorni fa il suo Huffington Post, il sito di news che lei ha fondato nel 2005, ha superato per numero di utenti unici i lettori del sito del New York Times. E solo quattro mesi fa era stato venduto ad America On Line per ben 315 milioni di dollari. “È il segno che le cose stanno cambiando molto velocemente”, dice lei, “che i lettori non si accontentano più di avere solo notizie, ma che vogliono partecipare, che la nostra formula, fatta di news, blog e aggregazione è quella giusta e che l’informazione tradizionale deve fare i conti con questa nuova realtà”.  (more…)

«La crisi italiana è culturale»

giugno 21, 2011

I 90 anni di Livio Garzanti. «Oggi i libri durano qualche giorno». Il Novecento raccontato da uno dei grandi interpreti dell’editoria. Con una riflessione disincantata sul nuovo secolo

Armando Torno per “Il Corriere della Sera

Livio Garzanti, novant’anni il prossimo primo luglio. Lo incontriamo nella sua casa milanese, dove ci accoglie con battute e spirito da giovanotto. «Ma perché dovete occuparvi di me?», borbotta lasciandosi cadere su una comodissima poltrona. Una pausa e poi un’altra domanda che non ha bisogno di risposte: «Ma lei è così ingenuo da credere che ci siano ancora editori?». Infine, una sentenza che andrebbe meditata: «La crisi dell’Italia è una crisi culturale».

Garzanti ha scritto due romanziL’amore freddo (1979) e La fiera navigante (1990), i racconti Una città come Bisanzio (1985) e un saggio filosofico, Amare PlatoneUna lettura del Fedro (2006), ma soprattutto è l’ultimo esemplare di quella razza di editori – anche nel senso industriale – che fece onore all’Italia. Appena ci vede, le sue parole non si fanno attendere: «Romanzi? Narrativa? C’è ancora qualcosa che vale la pena leggere? Me lo dica, per favore, perché i libri durano qualche giorno e niente si fissa nella memoria». Dopo un calcolato stacco con sospiro: «Siamo sommersi dai premi ma non ricordiamo nemmeno i titoli dei vincitori dello scorso anno. Vedere i “letterati” di oggi mi fa senso, anzi mi sembra di essere caduto in una pozzanghera». E dopo una breve pausa: «Quando andavo alla Garzanti, nel mio ufficio, incontravo Dino Buzzati, Pietro Bianchi, Orio Vergani, Attilio Bertolucci. Ludovico Geymonat veniva con il suo progetto di una storia del pensero filosofico e scientifico, Emilio Cecchi e Natalino Sapegno con quello dedicato alla letteratura. Oggi?». (more…)

Nicole Eisenman, Beer Garden at Night, 2007

giugno 20, 2011

Memento Armstrong, è in arrivo un doppio anniversario che pochi sembrano ricordare

giugno 20, 2011

Franco Fayenz per “Il Sole 24 Ore

E’ in arrivo un doppio anniversario che pochi sembrano ricordare, a cominciare dalle case discografiche. Il sommo trombettista e cantante Louis Armstrong nacque a New Orleans il 4 agosto 1901 (una data che fu a lungo incredibilmente incerta) e morì a New York il 6 luglio 1971. Visse dunque meno di settant’anni, logorato da un itinerario musicale lungo e faticoso che nella fase estrema si era attenuato poco o nulla. Diceva «il jazz e io siamo cresciuti insieme».

Era vero sia per ragioni anagrafiche, sia per il ruolo trainante che Armstrong svolse, sia come trombettista sia come cantante, in un periodo circoscritto ma fondamentale per la storia del jazz, quello che va pressappoco dal 1925 al 1932. Gli esperti più avvertiti affermano che senza Armstrong l’itinerario del jazz sarebbe stato diverso, o comunque meno rapido, ed è altrettanto vero. Se chiedeste ai jazzofili in età di nominare tre dischi che porterebbero sulla solita isola deserta, la maggioranza vi risponderebbe, in ordine cronologico, West End Blues di Louis Armstrong, Lover Man di Charlie Parker e My Favorite Things di John Coltrane, saltando perfino Duke Ellington (fra parentesi, West End Blues fu il primo disco di jazz, ovviamente a 78 giri, acquistato dal sottoscritto nel dopoguerra, incorniciato oggi in un quadro e appeso al muro). (more…)

Sulcis, Guccini tra le torri di ferro di Serbariu. La miniera simbolo torna rossa per una sera

giugno 20, 2011

Un luogo che una volta incarnava il benessere economico di parte della Sardegna, ma soprattutto battaglie sindacali e lavoro duro. Adesso che è ‘Museo internazionale del carbone’, il concerto torna a tingere di rosso il piazzale tra un ricordo dello zio minatore dell’artista e una battuta su Berlusconi e i referendum

Cinzia Simbula per “Il Fatto

Camicia rossa, in piedi sul palco allestito tra le imponenti torri di ferro, ricorda il prozio Enrico, minatore. Ma a parlare davanti a settemila persone assiepate nell’ampio piazzale della “Grande miniera di Serbariu” a Carbonia (città capoluogo del Sulcis), non è un sindacalista, bensìFrancesco Guccini. Così, in un caldo sabato sera preludio d’estate, questo luogo riprende vita. Una volta simbolo di un benessere economico del territorio che non c’è più, ma soprattutto di battaglie sindacali e duro lavoro nella zona sud occidentale della Sardegna. Il concerto di Guccini non è il primo spettacolo in quello che ora è diventato “Museo internazionale del carbone”, ma forse è quello che si sposa meglio con il contesto. (more…)

Rischi finanziari, Consob ripensaci

giugno 20, 2011

Riccardo Cesari e Luigi Guiso per “Il Sole 24 Ore

Mentre molti investitori si leccano ancora le ferite per le perdite subìte durante la crisi finanziaria, c’è il pericolo che venga dissipata un’importante lezione che la crisi ci ha insegnato: l’importanza che il risparmiatore presti una costante attenzione ai rischi dei suoi investimenti e, fatto ancor più importante, che quando investe i propri risparmi abbia consapevolezza del rischio che assume.

Ma questa consapevolezza dipende dal tipo di informazione che è messa a disposizione dell’investitore al momento di decidere se investire in uno strumento oppure no e dal modo in cui l’informazione sul rischio è trasmessa. (more…)

L´affaire della nave ‘Altalena’ ferisce i padri della patria

giugno 20, 2011

Fabio Scuto per “la Repubblica”

A un mese dalla dichiarazione d´indipendenza e nel mezzo della prima fase della guerra del 1948 – un momento cruciale e disperato nella lotta per la sua sopravvivenza – Israele si trovò a fronteggiare una crisi drammatica, che portò lo Stato ebraico sull´orlo della guerra civile. L´episodio passò alla storia col nome di «Altalena», nom de guerre del fondatore del movimento sionista revisionista Vladimir Jabotinsky che fu dato a una nave dell´Irgun nel giugno 1948. Salpata da un porto francese l´11 giugno del ‘48, la nave «Altalena» – un vecchio mezzo da sbarco residuato della Seconda guerra mondiale – giunse a nord di Tel Aviv il 20 giugno con un carico di armi francesi, acquistate in segreto dall´Irgun – l´organizzazione sionista di destra guidata da Menachem Begin – per sostenere lo sforzo bellico contro l´attacco arabo.  (more…)

In Honduras è tornato Manuel Zelaya

giugno 20, 2011

Grazie alla mediazione di Colombia e Venezuela, l’ex presidente è tornato in patria a quasi due anni dal golpe subito. Tegucigalpa rientra nell’Oas dopo la sospensione del 2009. Voci di un patto segreto con Caracas

Maurizio Stefanini per “Limes

Porfirio Lobo ha fatto la pace con Manuel Zelaya, ma corre il rischio di fare la sua stessa fine. Domenica 22 maggio a Cartagena, Colombia, il presidente dell’Honduras Lobo ha firmato un accordo di riconciliazione con il deposto presidente Zelaya; sabato 28 maggio quest’ultimo è potuto tornare in Honduras, accolto da una grande folla; mercoledì primo giugno l’Honduras è stato riammesso nell’Organizzazione degli Stati americani (Oas).


Alla celebrazione completa è mancata solo l’unanimità: che l’Oas avrebbe preferito, sebbene per la reintegrazione dell’Honduras, sospeso nel 2009 dopo il “pijiamazocontro Zelaya, bastassero 22 voti su 33. L’Ecuador ha infatti votato contro, argomentando che è vero che Zelaya è stato amnistiato da ogni accusa e gli è stato concesso di riprendere la vita politica, ma i responsabili civili e militari della sua deposizione, avvenuta il 29 giugno del 2009, non sono stati ancora puniti. (more…)

La Turchia di Cevdet, l’Europa e un sogno quasi raggiunto

giugno 20, 2011

Esce per la prima volta in italiano il romanzo di esordio dello scrittore turco Orhan Pamuk, premio Nobel 2007 per la letteratura. La saga di una famiglia che riflette i mutamenti di una nazione, le attese per il futuro e la modernità nella cornice sociale di profondi cambiamenti

Stefano Giani per “il Giornale

Cevdet era un bottegaio. Umile e musulmano. Sopravvisse a momenti difficili nella Istanbul del primo Novecento, in uno stato in transizione. Lenta transizione. Con un occhio all’Europa e un altro verso se stessa. Il proprio interno. Cevdet e la saga della sua famiglia, multiforme nei caratteri come nei componenti, che rappresentano la storia della Turchia recente. Una vicenda, importante da conoscere, che aiuta a comprendere un presente forse per molti ancora troppo misterioso. «Il signor Cevdet e i suoi figli» (Einaudi, pp.650, 24 euro) è un romanzo ma ha il grande respiro di un’opera di saggistica senza presupporre nel lettore conoscenze che talvolta i saggi richiedono. «Il signor Cevdet», opera prima del Nobel 2007 Orhan Pamuk, è un grande affresco con un alito di attualità che lo rende interessante anche in questo scorcio di anni, nei quali tanto si parla dei rapporti fra Turchia ed Europa oltre ai problemi per l’ingresso della Turchia nell’Unione europea. (more…)


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