Archivio per giugno 2011
giugno 26, 2011
Moisés Naím, da “Il Sole 24 Ore“
Ecco un articolo che vi sorprenderà. La prima sorpresa è che il New York Times ha appena pubblicato un importante articolo che è stato originariamente raccolto, rivisto e preparato dal rivale Washington Post. La seconda sorpresa è che questo è stato possibile proprio grazie al consenso del Post. La terza è che un giovane giornalista di punta, ex dipendente del Post, utilizza l’articolo per confessare un reato per il quale potrebbe finire in carcere o essere espulso dagli Stati Uniti, Paese nel quale vive da quando aveva 12 anni. La quarta sorpresa è che tutto ciò accende i riflettori sui pregiudizi collettivi, sulle tragedie personali e sugli spinosi dilemmi che i Governi affrontano nel momento in cui devono occuparsi degli immigrati. Infine, proprio per questo, si tratta di una vicenda personale sorprendente con enormi ripercussioni a livello globale: sono pochi i Paesi in grado di gestire la questione immigrazione, nonostante diventi ogni anno sempre più problematica. (continua…)
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giugno 26, 2011
Un’enciclopedia di Sergio Gilles Lacavalla racconta per 500 pagine le vite estreme dei grandi del rock: Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, David Bowie ma anche gruppi sconosciuti come i metallari norvegesi Gorgoroth
Domenico Naso per “Il Fatto“
Alzi la mano chi conosce i Gorgoroth o leRockbitch. Forse nessuno, ma poco male. Musicalmente, a parte per i patiti del genere gothic c’è poco da dire. Ma assistere a uno dei loro concerti, quella sì che era una esperienza indimenticabile. Teschi (forse umani, forse no) appoggiati su villosi pubi femminili, donne nude crocifisse, sesso orale saffico degno di un film porno di quart’ordine. E poi droga, autolesionismo, problemi psichici e qualche morte misteriosa. È il rock, bellezza. E in questo caso è anche rock mischiato all’estremismo politico di destra nell’Europa settentrionale e orientale. Roba che riesce a influenzare periodicamente qualche teenager schizzato che, armi in pugno, fa irruzione in un liceo e massacra qualche coetaneo.
Ma è rock di basso livello, almeno per il grande pubblico. E il connubio tra musica dura (e non) e devianza di qualsiasi genere arriva ai massimi livelli delle chart internazionali di tutti i tempi. Di vite distrutte tra palchi, droghe, psicofarmaci ne possiamo elencare a iosa. Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, David Bowie, e potremmo continuare all’infinito. (continua…)
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giugno 26, 2011
Petros Markaris, da “Il Giornale“
Bertolt Brecht pubblicò nel 1939 un articolo dal titolo «Cinque difficoltà per chi scrive la verità». La prima difficoltà, sostiene Brecht, è «il coraggio di scrivere la verità». La seconda difficoltà è «l’accortezza di riconoscere la verità». La terza è «l’arte di maneggiare la verità come un’arma». La quarta è «il sapere scegliere coloro nelle cui mani la verità diventa efficace». E, infine, la quinta difficoltà è «l’astuzia di divulgare la verità ai molti». L’articolo fu pubblicato su un giornale in lingua tedesca che usciva a Parigi quando le armate di Hitler avevano già aggredito la Polonia e la Seconda guerra mondiale era appena iniziata. Di conseguenza Brecht scrisse il suo articolo in un momento in cui la bugia aveva il monopolio nella comunicazione pubblica, alla radio e sui giornali di molti stati, mentre venivano innalzate altissime mura che la verità avrebbe dovuto scavalcare per giungere nelle mani di coloro in grado di utilizzarla efficacemente. \
Di sicuro, ai nostri giorni, non ci vuole più un coraggio particolare per scrivere la verità, come lamentava Brecht nella prima difficoltà. E allo stesso modo non vale più la quinta difficoltà \. Oggi la diffusione della verità è talmente semplice che, in ogni modo, si diffonde ai molti, almeno all’interno dell’Europa. (continua…)
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giugno 26, 2011
Parla di Nobel, domani a Torino:C’è la libertà economica non quella
politica. E’ la nostra eccezione, e potrebbe durare»
Alberto Mattioli per “La Stampa“
Non lo sapeva. Gao Xingjian, premio Nobel per la Letteratura nel 2000, simbolo della dissidenza cinese, in esilio a Parigi dall’87, non sapeva ancora che mercoledì Ai Weiwei, l’architetto dello Stadio nazionale di Pechino, è stato liberato dalle autorità. «È una bella notizia. E anche una grande sorpresa».
Privilegi da Nobel, poter ignorare la cronaca spicciola. Settantun anni portati con qualche problema di salute, dopo aver ricevuto il premio più importante del mondo Gao (che è il cognome, ma i cinesi lo scrivono prima del nome) ha smesso di pubblicare romanzi, non di occuparsi d’arte: è drammaturgo, regista, pittore, cineasta. È in partenza per l’Italia per la parte torinese della Milanesiana: domani alle 21, nel cortile di Palazzo Carignano, sarà suo il «Prologo letterario» di una notte africana di letture, musica e immagini; martedì alle 12, al Circolo dei Lettori, inaugurerà una mostra di sue opere: «Me l’ha proposto Elisabetta Sgarbi, con la Milanesiana ho una lunga consuetudine. A Torino è un’occasione speciale, non ci saranno i miei quadri ma una loro replica elettronica, credo sia molto interessante». (continua…)
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giugno 26, 2011
A Firenze il 14esimo Hackmeeting italiano. Con il filosofo del software libero, i contestatori informatici e gli animatori della protesta spagnola. A parlare delle incognite del cloud, di mondo del lavoro digitale, di primato del business sulla persona e di politica
Artuto Di Corinto per “la Repubblica“
Quando entra scatta l’ovazione. Richard Stallman 1, instancabile e ombroso portavoce della libertà del software è stato accolto dagli applausi all’hackmeeting2 di Firenze. L’occasione è il quattordicesimo incontro degli hacker italiani. Lui, il “nonno” del movimento riunito al centro sociale Next Emerson 3, parte subito all’attacco contro cloud computing, software chiuso e intercettazioni. Non vuole le sue foto su Facebook, “non è nostro amico” dice, “e se fate riprese non usate tecnologie proprietarie”. Il suo intervento è sulla libertà nella società digitale. “La tecnologia digitale può essere uno strumento oppressivo e le multinazionali lavorano per ridurre i diritti delle persone”. “Ma sono stupide. Si può fare business anche senza togliere a nessuno la libertà di parola”. Il suo intervento riassume bene la maggior parte degli incontri del convegno: privacy, sicurezza, copyright, Gnu/Linux. Per Stallman “il primo pericolo è la sorveglianza digitale fatta coi nostri computer quando hanno software che non controlliamo. Ma accade soprattutto con Internet e la violazione sistematica della nostra privacy”. “Questa è tirannia”, dice. (continua…)
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giugno 26, 2011
Un cofanetto della Filmoteka Narodowa ha raccolto in tre dvd i film e i documentari dedicati all’illustre compositore
Paolo Mereghetti per “Il Corriere della Sera“
Che la sua musica potesse infiammare rivoluzioni e rivoluzionari l’aveva messo in conto, e anche auspicato. Ma diventare il «paladino» del nazionalismo territoriale polacco o addirittura il «difensore» del realismo socialista made in Varsavia, questo non l’aveva certo immaginato, nemmeno nei suoi più accesi deliri febbrili. Eppure a Fryderyk Franciszek Chopin è successo e proprio in patria, nella natia Polonia, dove volle che fosse seppellito almeno il suo cuore (il corpo, come si sa, è sepolto al Père Lachèse di Parigi, dove morì a 39 anni, nel 1849). (continua…)
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giugno 25, 2011
Astrit Dakli per “Il Manifesto“
La sfida, non dichiarata ma evidente, tra il presidente russo Dmitrij Medvedev e il premier Vladimir Putin in vista delle elezioni presidenziali del marzo prossimo si arricchisce di un elemento nuovo: il varo ufficiale di un partito nato due anni fa ed esistito finora solo sulla carta, “Giusta Causa“, che si proclama liberale in politica e liberista in economia, sotto la guida di un ricchissimo oligarca, il 46enne Mikhail Prokhorov, proclamato oggi presidente della nuova formazione politica durante il congresso di fondazione. (continua…)
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giugno 25, 2011
Fabrizio Galimberti per “Il Sole 24 Ore“
Narrano le leggende bancocentrali che quando nel 1959 Fidel Castro nominò Che Guevara governatore della Banca centrale cubana la nomina fu frutto di un malinteso nel senso letterale della parola: in una riunione confusa e rumorosa i ribelli vittoriosi dovevano decidere cariche e ministri, e qualcuno disse che per la Banca centrale ci voleva un economista; solo che nel baccano generale Che Guevara capì che ci voleva un comunista”, alzò la mano, e la nomina fu approvata per acclamazione.
La procedura che ha portato Mario Draghi alla presidenza della Banca centrale europea è stata certamente meno sbrigativa di quella ma i tumulti della storia non sono da meno. Mervyin King – il governatore della Bank of England – disse che «l’obiettivo delle banche centrali dovrebbe essere quello di rendere la politica monetaria il più noiosa possibile». Un’aspirazione che da un paio di anni almeno non è stata esaudita. Le banche centrali si sono trovate nell’occhio del ciclone e hanno dovuto stracciare i manuali d’istruzioni che compulsavano in tempi tranquilli. (continua…)
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giugno 25, 2011
Lorenzo Fazzini per “Avvenire“
I 30 anni dalla sua morte, celebrati nel 2010, hanno rimesso sotto i riflettori la figura lucida e appassionata di Albert Camus. Il quale da più parti viene additato – fosse ancora in vita – come uno dei frequentatori del Cortile dei Gentili, lo spazio di dialogo tra credenti e atei voluto da Benedetto XVI. E, viste le frequenti citazioni di Nietzsche, Dostoevskij e Girard, anche il dotto saggio di Valeria Turra Alberto Camus, figure dell’antico. Il mito di fronte all’assurdo (Edizioni Fiorini, pp. 292, euro 32) va in questa direzione. La giovane ricercatrice dell’università di Verona rintraccia nell’opera del Nobel per la letteratura una predilezione per l’elemento greco e ‘russo’ in cui l’esperienza cristiana, comunque, non è assente.
Camus pone i classici greci e russi come punti di riferimento. Si può considerare la figura di Cristo un «trait d’union» tra i due mondi?
«In parte. Per Camus Cristo è figura tragica perché egli muore per un Dio in cui non crede: ne è una prova la sua sottolineatura per le parole di Gesù in croce sull’abbandono da parte di Dio. Se per Camus Dio esistesse, allora Cristo non sarebbe tragico. Però il cristianesimo, per lo scrittore francese, è totalmente antitragico. Infatti secondo lui il tragico è la messa in scena di due posizioni ugualmente legittime, che corrispondono a un universo plurale e politeistico. La presenza di un solo Dio, cioè di una sola verità, di una unicità del significato, svuota di senso la tragedia. Camus non crede in Dio, ma non per questo accetta di essere tirato per la giacchetta da chi è anti-religioso». (continua…)
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giugno 25, 2011
Giuseppe Granieri per “La Stampa“
Per chi si occupa di editoria questa è stata una settimana densa. Un susseguirsi continuo di segnali che mostrano le crepe delle vecchie logiche e l’accelerazione di nuovi paradigmi tutti da comprendere.
A leggere i titoli di post e articoli scritti nel mondo anglofono si ha la sensazione di quanto il cambiamento in corso sia profondo e veloce. Roba da allacciare le cinture di sicurezza e prepararsi alle spinte dell’ottovolante.
La prima notizia forte è stata quella di John Locke, autore indie, autopubblicato, che ha superato il traguardo del milione di copie vendute. Locke pubblica i suoi libri usando la piattaforma di self-publishing di Amazon ed è entrato nel ristrettissimo club degli autori che hanno venduto con numeri a sette cifre. Per intenderci, quelli che ci sono riusciti finora si contano con meno delle dita di due mani e sono nomi tipo Patterson e Larsson.
L’impatto di questa notizia è stato forte. Ha ravvivato il già robusto trend che spinge gli autori a considerare con sempre maggior interesse la possibilità di fare a meno degli editori. I commenti che si sono letti in giro parlano di un processo, quello del self-publishing, che ormai va verso la sua maturità. Il Guardian (sempre attento a quello che sta succedendo e non a caso il primo quotidiano che non si considera più un giornale di carta) scrive che «quella che era giudicata un’ultima spiaggia», la cosa da fare quando proprio nessuno ti pubblicava, «oggi è una delle tendenze di maggior successo tra gli scrittori». E titola, in modo significativo, How self-publishing came of age. Poi, sempre il Guardian, dedica un altro articolo alle Self-Publishing Stars. (continua…)
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giugno 25, 2011
Cent’anni di fraternità umana: la lezione letteraria e civile di Ernesto Sábato. Nel segno della condivisione
Claudio Magris per “Il Corriere della Sera“
Dieci anni fa, a Madrid, avevo tenuto il discorso per festeggiare i novant’anni di Ernesto Sábato, lo scrittore che da molti anni era entrato a fondo, nella mia vita con il suo romanzo Sopra eroi e tombe, uno dei capolavori del secolo. C’è una parola che ricorre, con ritrosa passione, nei suoi discorsi e che anche per me, gli dicevo quella sera a Madrid, esprime un senso essenziale dell’esistenza, forse una delle sue possibili, fragili felicità: l’aggettivo «condiviso». Lui sorrideva fraterno, cercando di frenare con l’ironia la commozione che la tarda età rende talora più difficile dominare. Tutto il suo modo di essere faceva capire che aveva saputo realmente condividere l’esistenza: con Matilde e Jorge Federico, la moglie e il figlio morti tanto tempo prima e sempre presenti, vivi e concretamente amati e interrogati di continuo nella mente e nel cuore; con Elvira, la grande, rara compagna accanto a lui per molti anni e da tempo suo tramite col mondo; con la famiglia di lei, con gli amici, con i ragazzi randagi della sua città, che cercava di aiutare come poteva. (continua…)
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giugno 24, 2011
“L’HANNO PORTATO A MILANO”, DICEVANO I SERVIZI ALL’INDOMANI DEL RAPIMENTO – FRANCA RAME PEDINATA, TONI NEGRI SUPER SOSPETTATO, ERRORI, INDAGINI APPROSSIMATIVE, PISTA GIAPPONESE, TEDESCA, UNGHERESE… – LE CARTE DEGLI 007 SUL SEQUESTRO DEL LEADER DC DIVENTANO PUBBLICHE MA SVELANO SOPRATTUTTO UNA COSA: “I PRIMI FOMENTATORI DELLA DIETROLOGIA SONO STATI PROPRIO I SERVIZI, CON L´EFFICACISSIMA INTENZIONE DI ALZARE UNA CORTINA FUMOGENA SULLA LORO EFFETTIVA ATTIVITÀ”…
Alberto Custodero per “la Repubblica“, da “Dagospia“
«Aldo Moro? L’hanno portato a Milano». Questo ipotizzavano i nostri servizi segreti all’indomani del sequestro dello statista dc. In quei giorni bui l’intelligence seguiva Franca Rame, sospettata di contiguità con le Brigate Rosse, pedinava l’avvocato Tina Lagostena Bassi mentre si recava in Cecoslovacchia, soprattutto era convinta che c’entrasse qualcosa Toni Negri.
I sospetti sul leader dell’Autonomia erano tali, che furono acquisitii nomi dei suoi laureati, dal 1974 al 1978, alla facoltà di scienze politiche a Padova. Sono solo alcuni dei frammenti contenuti nelle migliaia di carte sul “rapimento ed assassinio” dello statista democristiano che la Presidenza del Consiglio ha consegnato all’Archivio Centrale dello Stato. (continua…)
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giugno 24, 2011
Carlo Pedretti per “L’Osservatore Romano
“
Ogni aspetto della vita e dell’opera di Leonardo è stato indagato a fondo da generazioni di studiosi, ma è curioso che nessuno abbia ancora pensato a una semplice quanto impegnativa e promettente ricerca, quella che risultasse in un elenco completo di tutte le volte che Leonardo menziona o cita se stesso, sia che ricordi di aver visto o fatto qualcosa come protagonista o spettatore, sia che prenda nota di incontri o situazioni che lo portino ad esprimere un’opinione o un giudizio. Di qui la possibilità di un libro che in inglese avrebbe il vantaggio di giocare su un titolo a sorpresa, e cioè Leonardo on Leonardo, come a dire Leonardo che parla di sé o che cita se stesso, e quindi una biografia senza precedenti in quanto avrebbe l’affidabilità di un’autobiografia. (continua…)
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giugno 24, 2011
DOPO QUASI 2 MESI DI RICERCHE SPUNTA L’INDIZIO CHE SMERDA IL PAKISTAN: SUL CELLULARE DEL CORRIERE DI BIN LADEN PRESO NEL BLITZ AL COMPOUND DI ABBOTTABAD CI SONO I NUMERI DI UN GRUPPO ISLAMISTA DIRETTA ESPRESSIONE DELL’INTELLIGENCE DI ISLAMABAD – SI CHIAMA HARAKAT-UL-MUJAHEDEEN E PROTEGGEVA IL RE DEL TERRORE – “LA PISTOLA FUMANTE NON C’È”, MA POCO CI MANCA…
Dagoreport dall’articolo di Carlotta Gall, Pir Zubair Shah ed Eric Schmitt per “The New York Times”
http://nyti.ms/jYa2nF
Dopo quasi due mesi di ricerche ecco spuntare il primo vero importante indizio della protezione che il Pakistan avrebbe offerto a Osama bin Laden. Gli agenti americani lo hanno trovato sul cellulare del corriere di Osama, quello che si occupava di inviare per lui i messaggi, sempre attento a non farlo mai dal compound di Abbottabad per non essere intercettato.
Sul suo telefonino, sequestrato nel blitz dei Navy Seal in cui è stato ucciso il Re del Terrore, sono stati trovati i contatti di un gruppo militante islamista legato all’Intelligence pakistana: si tratta della formazione Harakat-ul-Mujahedeen. Gli Usa sono andati a spulciare i tabulati telefonici, scoprendo che il gruppo faceva parte del network di protezione su cui bin Laden poteva contare all’interno del paese. (continua…)
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giugno 24, 2011
Gilberto Corbellini per “Il Sole 24 Ore“
È probabile che, dopo “Dna”, la parola “anticorpo” sia il termine scientifico riferito a una molecola biologica più usato in senso metaforico nel linguaggio comune. Capita spesso di dire o leggere che qualcuno possiede gli “anticorpi”, cioè è immunizzato o protetto, non solo contro un agente infettivo, ma anche per affrontare situazioni difficili. E anche una democrazia o una società possono possedere “anticorpi” contro fattori sociali o politici disgreganti. Nel momento in cui usiamo la parola anticorpo fuori dal suo contesto, ci vediamo restituita dalla scienza dell’immunità un’idea scaturita, a sua volta, dalla rappresentazione metaforica dei rapporti biologici tra l’uomo e i parassiti immaginati come una guerra, in cui le difese immunitarie ci proteggono dall’attacco dei microrganismi. La metafora militare dei rapporti tra l’uomo e i microrganismi è certamente frutto di intuizioni maturate sotto la pressione della selezione naturale esercitata appunto dagli agenti patogeni nel corso dell’evoluzione dei nostri apparati di categorizzazione funzionale del mondo. Ma l’evoluzione del concetto di “anticorpo” ha superato queste idee intuitive, e contiene lezioni importanti su come funziona l’accrescimento della conoscenza scientifica e l’innovazione biotecnologica, nonché su come si autogovernano i sistemi biologici in grado di rispondere in modo dinamico e pertinente alle sfide ambientali. (continua…)
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giugno 24, 2011
di Adriano Prosperi, da Repubblica, 24 giugno 2011
«Quello della giustizia e della sua appendice carceraria è il tema principe della crisi del Paese»: così, parola più parola meno, sembra che abbia detto il ministro Angelino Alfano a Marco Pannella ricoverato per le conseguenze di un durissimo sciopero della fame e della sete sui problemi del carcere. Dispiace non poter essere d’accordo col ministro. Le sue parole sono un bell’esempio dell’arte del politico di mestiere di cambiare le carte in tavola. Il «tema principe» del Paese, cioè il problema dei processi di Berlusconi, non ha niente a che spartire con la questione carceraria.
No, il carcere non è un’appendice del problema della giustizia, è “il” problema. Lo è in assoluto: noi non abbiamo per fortuna la pena di morte, ma abbiamo carcerazioni di una lunghezza tale da esserne l’equivalente. Eppure si dice che la gente chiede pene sempre più dure: sarà vero? Di fatto c’è solo che nel Paese non c’è un’emergenza criminalità. Tutte le statistiche dicono che in Italia il numero dei reati è fermo da anni. Eppure cresce di continuo l’affollamento delle prigioni. (continua…)
Etichette: carceri italiane
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giugno 24, 2011
Voglia di indipendenza o annessione agli Usa come cinquantunesimo Stato? Le incognite sul futuro dell’isola. Reazioni contrastanti alla visita di Obama
Maurizio Stafanini per “Limes“
Il “Grido di Lares” è del 23 settembre del 1868,quando un piccolo esercito indipendentista compreso tra i 400 e i 600 uomini iniziò la rivolta per l’indipendenza di Porto Rico dalla Spagna occupando appunto la città di Lares, dove il giorno dopo fu proclamata la Repubblica di Porto Rico.
La città fu subito ripresa dalle truppe spagnole, e il movimento stroncato. Il “Grido di Jayuya” è invece il 30 ottobre del 1950, quando il Partito nazionalista di Porto Rico scatenò a Ponce, Mayagüez, Naranjito, Arecibo, Utuado, San Juan e Jayuya un’insurrezione, che a Jayuya riuscì a impadronirsi della città, e a proclamare di nuovo una Repubblica di Porto Rico. (continua…)
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giugno 24, 2011

Maria Altmann accanto al ritratto della zia Adele Bloch-Bauer dipinto da Gustav Klimt
Il quadro dipinto a Vienna nel 1907, requisito nel ’38, recuperato nel 2006, oggi è a New York. Gli acquisti sospetti e le denunce degli eredi. Le razzie del Reich sono ancora al centro di battaglie legali
Mario Porqueddu per “Il Corriere della Sera“
Dalla Mitteleuropa a Manhattan, dalla Belle Epoque al terzo millennio: inseguito per anni da una donna attraverso due guerre e gli abissi del nazismo. È il viaggio di un quadro. Olio su tela, argento e oro, 1 metro e 40 per 1 metro e 40, «Adele Bloch-Bauer I», capolavoro di Gustav Klimt, oggi è custodito nel cuore degli Stati Uniti: «Neue Galerie», 1048 della Quinta Strada, museo dell’arte tedesca e austriaca di New York. La targhetta vicina al ritratto accenna a una storia fuori dell’ordinario. Alla voce «Provenienza», nell’ordine, elenca: «Adele e Ferdinand Bloch-Bauer, Vienna (acquistato dall’artista)». Furono i primi e legittimi proprietari. Ebrei. Per questo il quadro venne loro «sequestrato dalla magistratura viennese» (in seguito all’Anschluss nazista, marzo 1938). Hitler voleva distruggere le radici ebraiche, prime fra tutte quelle culturali, nelle società dei Paesi occupati; stabilì che gli ebrei dovessero cedere i loro beni agli «ariani» a prezzi «politici». È a questo punto che nella genealogia del dipinto compare il nome di Erich Führer, avvocato, definito «amministratore designato dallo Stato per Ferdinand Bloch-Bauer». Molti pezzi della collezione di quella famiglia passarono dalle sue mani tra gli anni Trenta e Quaranta. Alcuni finirono all’«Österreichische Galerie Belvedere» di Vienna. Resta un’ultima frase: «Restituito agli eredi di Adele e Ferdinand Bloch-Bauer dalla Repubblica d’Austria». Ciò che la targhetta non dice è come sia successo. (continua…)
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giugno 23, 2011
“Nelle rivoluzioni ci sono due generi di persone: quelle che le fanno e quelle che ne approfittano. “
(Napoleone)
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giugno 23, 2011
Angela Manganaro per “Il Sole 24 Ore“
«Preside, siamo qui perché nel codice di condotta di Harvard c’è scritto: gli studenti devono essere onesti e trasparenti con gli altri membri della comunità; devono rispettare la proprietà pubblica e privata. In caso di furto, appropriazione indebita..» esordisce uno dei gemelli Winklevoss. «Anne, per favore prendimi a pugni» dice Larry Summers alla sua segretaria.
In The Social Network, film sulla nascita di Facebook, i due gemelli di buonissima famiglia denunciano al preside di Harvard il compagnoMark Zuckerberg per il furto dell’idea del social network. Summers, due zii Nobel dell’Economia, lui stesso genio precoce, a 16 anni già al Mit di Boston, sfoggia la simpatia politicamente corretta che il mondo ha conosciuto nel gennaio 2005 quando citando uno studio disse: «Ci sono fattori biologici che spiegano perché poche donne hanno successo in matematica e scienze». (continua…)
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giugno 23, 2011
Il braccio destro di Boris Eltsin racconta su Foreign Policy la sua versione dei tre giorni che cambiarono il mondo, un’altra volta
da “ilpost“
Tra i molti eventi che alla fine del secolo scorso hanno portato alla fine dell’Unione Sovietica e alla nascita della Russia come la conosciamo adesso, uno dei più decisivi è stato il tentato – e fallito – colpo di stato dell’agosto del 1991 contro Michail Gorbaciov, segretario del Partito comunista impegnato allora in complicati e ambiziosi programmi di riforme e rinnovamento (la cosiddetta perestrojka). Il colpo di stato fu guidato da alcune tra le cariche più importanti della politica sovietica, tra cui il primo ministro Valentin Pavlov, il ministro degli Interni Boris Pugo e il capo del KGB Vladimir Krjuckov, che cercavano in questo modo di tenere al sicuro il potere del PCUS e la sopravvivenza dell’URSS. Il maggiore effetto del tentato golpe fu invece l’accelerazione del suo collasso, con le dimissioni di Michail Gorbaciov dalla guida dell’Unione Sovietica e l’ascesa di Boris Eltsin, all’epoca presidente della Repubblica Russa.
Gennady Burbulis, che durante il golpe era Segretario di Stato e braccio destro di Eltsin, racconta in un articolo su Foreign Policy come Eltsin e i suoi sostenitori abbiano vissuto i tre giorni del golpe. Burbulis scrive, col suo inevitabilmente parziale punto di vista, che nell’estate del ’91 l’Unione Sovietica si stava sbriciolando: l’economia era sempre più in crisi e le riforme di Gorbaciov non avevano portato nessun sollievo, acuendo anzi i problemi finanziari e il desiderio di maggiore autonomia degli stati dell’Unione. Le repubbliche di Armenia, Georgia, Estonia, Lettonia e Lituania avevano dichiarato la propria indipendenza, mentre in Russia le forze democratiche, guidate da Eltsin, spingevano per trasformare l’Unione Sovietica in una confederazione di repubbliche indipendenti dotate di ampio autogoverno. Dopo mesi di lavoro le repubbliche erano riuscite a stilare un trattato che avrebbe concesso maggiore autonomia ai singoli stati, trasformando l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche nell’Unione delle Repubbliche Sovietiche Sovrane. Gorbaciov, allora presidente dell’URSS e segretario del PCUS, si era detto favorevole al trattato e aveva accettato di firmarlo. La firma era stata fissata il 20 agosto del 1991. (continua…)
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giugno 23, 2011
La violenza dei narcos, la paura della popolazione: oggi il Messico vive sotto le regole della criminalità organizzata
Alessandro Grandi per “Peacereporter“
La tremenda violenza in corso da anni nell’area nord del Messico, al confine con gli Stati Uniti, miete tutti i giorni decine di vittime. Una situazione divenuta ormai insostenibile. La popolazione ha paura e abbandona le proprie case e i negozi. La polizia, quando non è collusa con le bande criminali, viene presa di mira e colpita dai killer dei narcos. Un paese il Messico, che oggi non vede un futuro di pace. Ne abbiamo discusso al telefono con Luz Sosa, giornalista in trincea, sempre in prima line nel raccontare le atrocità della criminalità. La sua carriera, ricca di premi, è minata dalle minacce dei cartelli. (continua…)
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giugno 23, 2011
Più che di imperialismo e collasso dell’ultima superpotenza, due libri ci parlano dell’umiltà e del pragmatismo della politica estera americana odierna. Una politica che fa i conti con l’incertezza del contesto e l’instabilità delle forme di governo
Enrico Beltramini per “Limes“
Due libri appena pubblicati ci offrono l’opportunità di una pausa. Entrambi parlano di politica internazionale dal punto di vista degli Stati Uniti, ma lo fanno costruendo un discorso intorno a due parole che sembrano impronunciabili da esponenti dell’ormai ultima superpotenza rimasta.
La prima parola è “incertezza” ed è approfondita in un libro, “Uncertain Times:American Foreign Policy after the Berlin Wall and 9/11″, che riunisce politici e studiosi. La tesi del libro è semplice: viviamo un tempo di incertezza. Non tanto dalla Guerra fredda in poi, perché anche il crollo del Muro di Berlino trovò tutti impreparati; la fine della Guerra fredda appartiene al territorio sconosciuto, è a pieno titolo nel perimetro dei tempi incerti. (continua…)
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giugno 23, 2011
Roberto Festorazzi per “Avvenire“
«Nei primi anni della mia presenza a Venezia, ho avuto modo di vedere, qualche volta, il poeta Ezra Pound fermo a metà del ponte dell’Accademia, appoggiato al parapetto che guarda verso San Marco. Un giorno lo incontrai ai piedi del ponte, mi vide, mi salutò togliendosi il cappello, lo salutai. Era pallido, magro, camminava come fosse estraneo e assente dalla realtà che lo circondava». Sono parole che Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I, consegnò alla discrezione di padre Francesco Saverio Pancheri, al tempo in cui era patriarca di Venezia, tra il 1970 e il ’78. Al religioso, direttore del Messaggero di Sant’Antonio del quale era prezioso collaboratore, il cardinale Luciani confidò di conoscere il dramma vissuto da Pound, come uomo e letterato. E di certo aveva letto qualche pagina dei Cantos, se si sentiva interpellato da quel vecchio con la barba bianca, che sostava sul ponte assorto nei suoi pensieri, come se provenisse da un mondo lontano, messaggero del mistero e dell’ignoto. I due patriarchi, attraversandosi con lo sguardo per un istante durato l’eternità, specchiarono i loro animi l’uno nell’altro lasciandovi l’impronta di un interrogativo e, forse, di una risposta. (continua…)
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giugno 23, 2011
Giampietro Berti per “il Giornale“
Nel 1549 un giovane studente in legge dell’Università di Orléans, Étienne de La Boétie, scrive un pamphlet destinato a una significativa fortuna: Discorso sulla servitù volontaria. Nato a Sarlat nel 1530 e morto a Bordeaux nel 1563, amico tra i più intimi di Montaigne, La Boétie fu giurista e membro del Parlamento di Bordeaux. Nel Discorso, pubblicato postumo, egli cerca di rispondere alla domanda fondamentale che sostanzia tutta la scienza politica: perché alcuni uomini comandano e la stragrande maggioranza ubbidisce? Perché l’obbedienza si ritrova in qualsiasi tipo di società? E perché, ancor più, questa supina arrendevolezza dei più ai meno vige anche laddove vi è la più feroce tirannia? Non può esservi altra interpretazione che questa: perché gli uomini – quasi tutti gli uomini – accettano spontaneamente di sottomettersi al potere. Attivano cioè, volontariamente, la propria servitù. Certo, molte altre cause – storiche, economiche, sociali, religiose, culturali, ecc. – possono dar conto dei motivi per cui esiste il dominio dei pochi sui molti, ma, in ultima istanza, la ragione dipende dal fatto che vi è un consenso, proveniente dal basso, alla sua esistenza e persistenza. (continua…)
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giugno 23, 2011
Franco Battiato lancia la tournée Up patriots to arms!: “Non faccio barricate, Celentano è un’altra cosa. Canterò anche La cura, Shock in my town e Autodafé”
Paolo Giordano per “il Giornale“
Massì che quegl’occhi sornioni nascondono ancora una bella scintilla polemica. Così colto, così arabo nel parlare, Franco Battiato non le manda a dire neppure oggi che presenta uno dei tour dell’estate, roba da tutto esaurito quasi ovunque. «Però attenzione, non mi piace fare campagne elettorali ». In fondo, meglio l’arte, ovvio. «Sarò sul palco con una band e faremo rock tecnico, mica dark», spiega a tavola parlando a modo suo, con voce potente quando gli fa comodo ( bellissima la barzelletta su Berlusconi e Bersani), o sussurrando se è il caso. Dunque il giretto d’Italia intitolato Up patriots to arms! durerà due mesi esatti (parte il 15 luglio a Rock in Roma, finisce il 15 settembre a Torino) ed è una parentesi terrestre tra i voli pindarici e artistici di questo che, a sessantasei anni suonati, è ancora un’artista senza confini, qualità rarissima capirete. Però spiazza subito tutti: «Il pubblico non mi manca proprio», e beccatevi questa.
Addirittura, caro Franco Battiato.
«Nel senso che non sono fatto per stare sul palco. Ma stavolta ci sarò con una band vera e propria, roba del tipo basso chitarra e batteria, e faremo molti pezzi famosi del mio repertorio». (continua…)
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giugno 23, 2011
Si inaugura sabato a Dogliani, il paese materno, il museo dedicato all’economista liberale che fu il primo Presidente della Repubblica
Bruno Quaranta per “La Stampa“
Dogliani attende il Presidente della Repubblica. Nulla vi è ancora di ufficiale, ma la speranza è nell’opera, nei contatti assidui e discreti fra il Comune – il sindaco venticinquenne Nicola Chionetti, il più giovane primo cittadino d’Italia – e il Quirinale, che dovrebbero sfociare nella visita di Giorgio Napolitano in autunno. Si celebrerebbe così al diapason il cinquantesimo anniversario della scomparsa di Luigi Einaudi, avvenuta il 30 ottobre 1961. E con Napolitano, in Langa, si sospingerebbe la Napoli di Croce, Croce e Einaudi, un lungo, talvolta increspato sodalizio, in comune una suprema passione, la biblofilia, a dividerli una diversa interpretazione del rapporto liberalismo-liberismo, a suggellarne il rapporto il no opposto da Croce al Capo dello Stato che vorrebbe nominarlo senatore a vita. (continua…)
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giugno 22, 2011
GLI HACKER DI ANONITALY, COSTOLA ITALIANA DEL MOVIMENTO ANONYMOUS (SCHIERATO IN DIFESA DI ASSANGE E WIKILEAKS) HANNO DICHIARATO GUERRA INFORMATICA A BERLUSCONI E AL SUO GOVERNO – COLPITI I SITI DI CAMERA E SENATO, I DANNI MAGGIORI SAREBBERO STATI INFERTI ALLE PAGINE DEL PDL – LA SITUAZIONE È TORNATA PRESTO ALLA NORMALITÀ, PERCHÉ “QUESTO ERA SOLO UN GESTO SIMBOLICO”, MA L’ATTACCO È ANCORA IN CORSO CONTRO IL MINISTERO DELL’INTERNO E LA REGIONE CAMPANIA…
1- DAGOREPORT, da “Dagospia“
Ieri gli hacker di Anonitaly, costola italiana del movimento internazionale Anonymous (che si era schierato in difesa di Assange e Wikileaks), al grido di “Noi siamo legione” hanno dichiarato guerra informatica a Berlusconi e al suo governo, attraverso il comunicato che vedete in foto. Oggi sono stati attaccati non solo i siti ilpopolodellaliberta.it e governoberlusconi.it, ma anche quelli di Camera e Senato, in coincidenza con l’intervento del Premier. (continua…)
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giugno 22, 2011
A Portorico, Obama ha riaffermato il legame storico che unisce il paese latinoamericano agli Stati Uniti. Ma ha anche posto la prima pietra della campagna per le presidenziali del 2012
Fabrizio Maronta per “Limes“
Nel mare magnum delle crisi internazionali – belliche, umanitarie, naturali ed economico-finanziarie, la recente visita di Barack Obama a Portorico ha ricevuto scarsa attenzione, almeno fuori dagli Stati Uniti (e in Italia meno che altrove). Eppure, essa segna indirettamente l’inizio “ufficioso” della campagna elettorale per le presidenziali del 2012.
Vista da Washington, San Juán non è una capitale latinoamericana come le altre. Dal 1967, il piccolo Stato che essa presiede – ex colonia spagnola, strappata dagli Usa alla madrepatria con la guerra delle Filippine del 1898 — gode infatti dello status di “libero Stato associato”. Una condizione giuridica particolare, che tra l’altro garantisce aiboricua (i portoricani nello slang ispano-statunitense, come attestano con orgoglio le canzoni di Jennifer Lopez, illustre rappresentante della categoria) un accesso privilegiato agli Stati Uniti. (continua…)
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giugno 22, 2011

Glen Luchford, 1994

Juergen Teller, 2000

Mary McCartney, 2004

Mario Testino, 2008
Più di una top, un’icona. L’inconfondibile bellezza della modella inglese è la protagonista di una mostra fotografica ospitata fino al 30 giugno alla galleria Danziger Projects di New York. In esposizione i celeberrimi scatti realizzati da maestri della fotografia come Mario Testino, Bruce Weber e Jürgen Teller. Altre foto qui
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giugno 22, 2011

Martin Heidegger
Remo Bodei per “Il Sole 24 Ore“
Il luogo dove si pensa (o, meglio, quello che si sceglie per pensare) influenza la filosofia? Si sa che molti, come il Cartesio delle Meditazioni, hanno cercato il silenzio, mentre altri hanno amato scrivere nei caffè, incuranti del frastuono circostante. Alcuni hanno elaborato le loro teorie nella solitudine dei chiostri o «sedendo e mirando» il paesaggio e il cielo stellato, altri fermando e interrogando i conoscenti per le strade di Atene o passeggiando con i propri discepoli nel cortile del Peripato. Per alcuni la città ha costituito l’unico luogo in cui si può filosofare (la campagna e gli alberi – diceva Socrate – non mi insegnano niente), mentre per altri è stata essenziale proprio la lontananza dal convulso attivismo e dalla fretta delle città.
Martin Heidegger appartiene decisamente a questa ultima categoria. A partire dal 1922 si rifugia, infatti, a pensare nella sua modesta baita (Hütte) di Todtnauberg, nella Selva Nera, a circa 1.200 metri d’altezza, tra i prati e ai margini di un bosco di abeti. Da questo ambiente a contatto diretto con la natura sono nate le sue idee e immagini più note: i sentieri interrotti, la radura, la luminosità, l’”aperto”.
Non si tratta certo, come da vecchio soldato lo descrisse Ernst Jünger in una sua visita, di «un posto perfetto per piazzare mitragliatrici pesanti», ma di un luogo di sereno raccoglimento e di ricerca di vita semplice. Tra questi «umidi prati silvestri, non spianati» e colmi di «orchidee selvatiche», Heidegger aveva però deluso profondamente un altro visitatore: il poeta Paul Celan, che si era augurato di sentire da lui parole (non pronunciate) di pentimento per la sua adesione al nazionalsocialismo. (continua…)
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giugno 22, 2011
L’attore, 74 anni, annuncia a Cannes una partnership con Yahoo! per la promozione del nuovo cinema attraverso la distribuzione di cortometraggi su internet. “Mi piace mettermi in gioco, nella vita ho sempre cercato l’avventura. Paura di sbagliare? No, senza errori non si impara nulla”
Ernesto Assante per “la Repubblica“
Robert Redford è un giovanotto di 74 anni, elegante e sportivo, vestito sempre con un paio di blue jeans, disponibile a firmare autografi, a rispondere a chi lo saluta, a lasciarsi fotografare dai fan che, fuori dal Palais du Festival a Cannes lo aspettano con ansia. E’ ancora un divo, insomma, anche se non è più in competizione con le star di oggi. Lui gioca un altro campionato, quello dei “grandi vecchi” di Hollywood. Liberal, appassionato, impegnato e sempre pronto a lanciarsi in qualche nuova sfida. A Cannes, per il Lions, il festival internazionale della pubblicità, Redford è arrivato per annunciare una partnership con Yahoo!, per la promozione e il sostegno del nuovo cinema, attraverso la distribuzione via internet di film corti, realizzati attraverso la sua Sundance Foundation.
Signor Redford, cosa l’ha spinta a lanciare il Sundance? Alla fine degli anni Settanta lei era al massimo del successo, non deve essere stato facile resettare tutto e lanciarsi in una iniziativa difficile e ambiziosa come questa.
“Io ho sempre fatto così, credo che ricominciare sia una delle molle essenziali della vita, forse il modo migliore per restare con i piedi per terra e non lasciarsi trasportare dal ‘dark side’, il lato oscuro della celebrità. E’ vero, ero al massimo del successo allora, ma proprio per questo mi interessava uscire dal mainstream e provare cose diverse, più interessanti, più rischiose. Cercavo storie che avessero un lato umano affascinante, mentre lagrande industria del cinema iniziava a orientarsi verso un pubblico più giovane e un uso sempre più ampio degli effetti speciali. E poi era iniziata l’era della tv via cavo, c’erano nuovi canali di distribuzione e quindi pensai che si era creato uno spazio per storie meno commerciali. Così iniziai la storia del Sundance, non contro il mainstream ma in aggiunta, non contro il sistema di Hollywood ma per dare spazio a voci e intelligenze nuove, giovani, libere. Dato che nessuno ci credeva l’ho fatto in Utah, perché a New York sarebbe costato troppo, e ho aperto il primo laboratorio. Da una cosa ne è nata pian piano un’altra, abbiamo pensato al Festival, poi ad altre manifestazioni, poi alla televisione, insomma, siamo cresciuti fino al punto in cui, oggi, possiamo dire di aver creato un’alternativa di successo”. (continua…)
Etichette: robert redford
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giugno 21, 2011
Dall’articolo di Edward Altman e Maurizio Esentato per il “Financial Times”, da “Dagospia“
http://www.ft.com
http://video.ft.com/v/1007994235001/Italy-next- (VIDEO)
http://www.cnbc.com/id/43474315
Alcuni analisti ritengono che la Spagna sia l’ultimo bastione per la sopravvivenza dell’euro. Noi no, scrivono Edwaed Altman e Maurizio Esentato, rispettivamente professore di finanza alla Stern School of Business di New York e Ceo, nonché fondatore, di Classis Capital. Noi crediamo che l’ultima battaglia sarà combattuta nella pittoresca Italia, con la conseguente elezione di Roma a eroina oppure a cattiva a seconda che l’euro si salvi oppure no.
La maggior parte dei politici europei vuole ardentemente che la “fuga” da molti dei membri del loro “club” finisca, e che i salvataggi ripristino la fiducia. Ma questo, purtroppo, è un sogno che rischia di essere infranto mentre il prossimo pezzo del domino – la Spagna – è sotto un severo scrutinio circa la propria solvibilità. (continua…)
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giugno 21, 2011
ALCUNI MINISTERI HANNO 50 AUTISTI PER OGNI AUTO BLU – 40MILA PENSIONATE PRENDONO 1000 € AL MESE SOLO PERCHÉ FIGLIE NUBILI DI FUNZIONARI STATALI DECEDUTI – SENZA CONTARE LE 600 CATEGORIE PROFESSIONALI, DI “PROFESSIONI STANCANTI” (PARRUCCHIERI, MUSICISTI O PRESENTATORI TV), CHE VANNO IN PENSIONE A 55 ANNI (SE UOMINI, A 50 LE DONNE) – CILIEGINA SULLA TORTA: UN GRECO SU QUATTRO NON PAGA UN CENTESIMO DI TASSE…
Carlo Nicolato per “Libero“, da “Dagospia“
A proposito di austerity, di riforme e di tagli, da dove potrebbe iniziare la Grecia per guadagnarsi i nuovi aiuti promessi dall’Europa entro la metà del mese prossimo? Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Basti dire, come già sanno tutti, che di 4,2 milioni di lavoratori (poco più di un terzo della popolazione totale) ben 750 mila sono dipendenti dello Stato. Facile è anche rispondere che sforbiciare i numeri è un conto, le persone è un’altro.
Anche se poi si viene a sapere, tanto per fare un esempio, che in Grecia alcuni dipartimenti dell’Amministrazione pubblica vantano un sicuro primato mondiale, ben 50 autisti per ogni auto blu. Ecco, incominciamo da qui, verrebbe da dire. Certo anche loro dovranno pur mangiare, ma che fanno durante il giorno? Probabilmente si incontrano alla bocciofila con i giardinieri dell’ospedale Evagelismos, uno di più grossi e importanti di Atene. Di fronte al grosso edificio che ospita malati e reparti vari c’è un giardino con qualche pianta e aiuola. (continua…)
Etichette: crisi economica grecia
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giugno 21, 2011
Giovanna Canzi per “Il Sole 24 Ore“
A otto anni è di passaggio a Vienna, con la madre e la sorella. Trascinata per boutique alla moda, si annoia e si mostra insofferente. Quando la madre le chiede: «Allora, cosa ti piacerebbe fare?» lei risponde: «Vorrei andare al museo». E così mentre le donne di famiglia si trastullano fra stoffe e merletti, Ileana Sonnabendtrascorre lunghe giornate al Kunsthistoriche Museum, soffermandosi su ogni opera per quasi mezz’ora.
Lo racconta Manuela Gandini nell’attenta e interessante biografia (“Ileana Sonnabend, The Queen of Art”, Castelvecchi, 2008) dedicata alla collezionista morta nel 2007, oggi protagonista di una mostra ospitata dalla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. Curata daAntonio Homem, direttore della Sonnabend Gallery di New York, e figlio adottivo della collezionista e da Philip Rylands, direttore della Collezione Peggy Guggenheim, «Ileana Sonnabend. Un ritratto italiano» porta in Laguna 60 opere di 50 artisti entrati a fare parte della scuderia della «cacciatrice» – così la definisce Achille Bonito Oliva nell’introduzione del catalogo – Ileana. (continua…)
Etichette: Ileana Sonnabend
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giugno 21, 2011
Original Version: حزب الله في زمن الثورات العربية
Il tentativo di Hezbollah di riabilitare il regime siriano, che in passato è stato al fianco del partito sciita libanese, non giustifica il fatto che il partito lo sostenga anche nella sua tirannia, con il pretesto della fedeltà e di non voler compiere un voltafaccia – scrive l’analista libanese Mohammad Alloush, giornalista e politologo libanese; è autore di studi e ricerche sui movimenti islamici, con particolare riferimento alle correnti libanesi; collabora abitualmente con giornali locali ed internazionali
da “Medarabnews“
***
Se i popoli arabi sono entrati in una nuova era, avviata dallo scoppio delle rivoluzioni di cui il giovane tunisino Mohamed Bouazizi ha avuto il merito di scrivere il primo rigo, dal canto loro le entità politiche – regimi, partiti e raggruppamenti – hanno iniziato a percepirne gli effetti, cominciando dai regimi dittatoriali e finendo con le correnti rivoluzionarie che hanno fondato la loro legittimazione sul loro impegno a favore dei capisaldi della nazione araba e sulla loro lotta contro la tirannia locale ed internazionale. Ne è un esempio al-Qaeda, a cui le masse ribollenti nelle piazze hanno fatto mancare la terra sotto i piedi dicendo: il cambiamento comincia da qui, dai nostri petti nudi, dai nostri pugni che toccano il cielo, aspirando alla libertà e alla dignità. (continua…)
Etichette: hezbollah
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giugno 21, 2011
Due omicidi eccellenti e un accordo sgradito hanno infiammato Mogadiscio. Sequestrato un cargo nordcoreano pieno d’armi diretto in Eritrea. Un difficile negoziato tra Etiopia ed Egitto. Sul futuro di Yemen e Sud Sudan regna l’incertezza. L’instabilità domina nel Corno d’Africa
Nicola Pedde e Vincenzo Palmieri per “Limes“
Non è ancora chiara la dinamica dell’uccisione del comoriano Fazul Abdullah Mohammed nella notte tra l’8 e il 9 giugno a Mogadiscio. L’uomo, tra i più ricercati componenti della rete di al Qaida, era accusato dagli Stati Uniti di aver organizzato gli attentati contro le ambasciate Usa in Kenya e Tanzania nel 1998, e di rivestire il ruolo di comandante delle forze della rete terrorista in Africa Orientale.
Secondo la versione fornita dall’Agenzia per la Sicurezza Nazionale somala (Asn), sia nel comunicato ufficiale sia nel successivo più dettagliato memorandum riservato alle agenzie omologhe straniere, Fazul Abdulah Mohammed, 38 anni, sarebbe stato alla guida di un mezzo in compagnia di un’altra persona, trasportando medicinali e materiali informatici in una residenza periferica della rete logistica dell’Al Shabab. (continua…)
Etichette: corno d'africa
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giugno 21, 2011
La fondatrice del sito: “I lettori non vogliono solo notizie, ma anche partecipare. La nostra formula fatta di blog e di aggregazione è quella giusta”
Ernesto Assante per “la Repubblica“
“Quando sono venuta per la prima volta a Cannes nel 2006 l’Huffington Post aveva solo un anno di vita e cinquecentomila lettori. Oggi siamo con Aol e raggiungiamo 200 milioni di persone. Per me è come aver vinto la Palma d’Oro, solo che al festival di Cannes non sono abbastanza avant-garde e non me l’hanno data”. Ecco, Arianna Huffington celebra con leggerezza il suo trionfo. Pochi giorni fa il suo Huffington Post, il sito di news che lei ha fondato nel 2005, ha superato per numero di utenti unici i lettori del sito del New York Times. E solo quattro mesi fa era stato venduto ad America On Line per ben 315 milioni di dollari. “È il segno che le cose stanno cambiando molto velocemente”, dice lei, “che i lettori non si accontentano più di avere solo notizie, ma che vogliono partecipare, che la nostra formula, fatta di news, blog e aggregazione è quella giusta e che l’informazione tradizionale deve fare i conti con questa nuova realtà”. (continua…)
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L’immigrato tra talento e reati
giugno 26, 2011Ecco un articolo che vi sorprenderà. La prima sorpresa è che il New York Times ha appena pubblicato un importante articolo che è stato originariamente raccolto, rivisto e preparato dal rivale Washington Post. La seconda sorpresa è che questo è stato possibile proprio grazie al consenso del Post. La terza è che un giovane giornalista di punta, ex dipendente del Post, utilizza l’articolo per confessare un reato per il quale potrebbe finire in carcere o essere espulso dagli Stati Uniti, Paese nel quale vive da quando aveva 12 anni. La quarta sorpresa è che tutto ciò accende i riflettori sui pregiudizi collettivi, sulle tragedie personali e sugli spinosi dilemmi che i Governi affrontano nel momento in cui devono occuparsi degli immigrati. Infine, proprio per questo, si tratta di una vicenda personale sorprendente con enormi ripercussioni a livello globale: sono pochi i Paesi in grado di gestire la questione immigrazione, nonostante diventi ogni anno sempre più problematica. (continua…)
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