Cocaina, il taglio criminale

Giorgio Bignami per “il Manifesto”

Non passa giorno che non si debba tornare su qualche effetto perverso delle politiche proibizioniste e repressive, quelle che alimentano una economia criminale sempre più robusta (e sempre più legata a doppio filo all’economia cosiddetta legale), pronta a sperimentare cinicamente sulla pelle dei consumatori, a scopi di maggior profitto, i cocktail più micidiali. Questa storia comincia notoriamente col proibizionismo americano, grazie al quale Al Capone & Co. spacciavano micidiali bevande alcoliche adulterate; e per giunta scherzandoci sopra, come mostrano le testimonianze letterarie su quella porcheria chiamata Old Tennis Shoes – vecchie (e quindi assai fetenti) scarpe da tennis – a imitazione del classico bourbon Old Tennessee. Da tempo è noto che la cocaina viene tagliata col levamisolo, un prodotto nato come antielmintico (cioè vermifugo) per uso umano e veterinario; poi usato come immunomodulatore e quindi provato in alcune forme di tumore e nell’ artrite reumatoide. Altrettanto noto è che il levamisolo può causare gravi effetti collaterali, favorendo infezioni multiple, producendo leucopenia e agranulocitosi (cioè riduzione sino alla scomparsa delle cellule “bianche” del sangue), anche mortale. Ora si aggiungono due pesanti carichi.

Il primo è il reperto di una crescente frequenza di tagli al levamisolo – l’ultimo dato è 70% – nella coca spacciata in Usa, e il frequente reperto di tali tagli anche in Italia. Il secondo viene da una ricerca condotta dal gruppo della tossicologa forense di Ferrara Elisabetta Bertol, in collaborazione con un’ esperta di Firenze, Sandra Furlanetto, e un altro californiano, Steven Karch («Journal of Pharmaceutical and Biomedical Analysis», v.55, n.5, p.1186-1189, 2011). Questo lavoro conferma nel cane e nell’uomo quanto già in precedenza accertato nel cavallo: cioè che il levamisolo si trasforma nel corpo in aminorex – sì, proprio quel micidiale farmaco anti-fame che tempo fa fu ritirato dal commercio dopo una serie di casi anche mortali di ipertensione polmonare; il che è particolarmente preoccupante per i consumatori di coca, che in caso di eccessi possono andare incontro a gravi incidenti cardiovascolari. L’Oms ha a suo tempo avvertito le nostre autorità dei rischi creati da questi tagli; e queste a loro volta hanno avvertito i vari presidi responsabili del settore tossicodipendenze e del trattamento di emergenze tossicologiche. Tuttavia sappiamo che i consumatori di coca sono per la maggior parte nel sommerso, “invisibili”; quindi occorre anche una capillare campagna informativa coinvolgendo soprattutto i servizi più raggiungibili dai consumatori, quelli di bassa soglia. In una parola, occorre potenziare la riduzione del danno per proteggere la salute di tutti. Infine, questo caso costituisce un forte argomento in più a favore a favore della legalizzazione di tutte le droghe. Legalizzare tutte le droghe non significa regolamentarle tutte allo stesso modo, anche se la finalità è la medesima. Come scrivono gli autori del volume della Transform Drug Policy Foundation appena tradotto in italiano («Dopo la guerra alla droga, un piano per la regolamentazione legale delle droghe», Ediesse), l’obiettivo comune della regolazione legale è di «sottrarre il controllo del mercato delle droghe a coloro che sono i meno indicati per gestirlo in una maniera costruttiva». Tanto più che allo stato “pulito” – cioè in assenza di manipolazioni criminali – le droghe più pericolose sono proprio quelle attualmente legali.

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