La Principessa di Leonardo

Il ritratto di giovanetta è stato finalmente attribuito con sicurezza all’autore della Gioconda. I fori della verità

Francesca Pini per “Il Corriere della Sera

Tre fori sulla pagina di un incunabolo portano a Leonardo. Alla biblioteca nazionale di Varsavia è affiorata una prova che due studiosi (lo storico dell’arte inglese, Martin Kemp, professore emerito dell’università di Oxford e l’ingegnere francese Pascal Cotte, che con un suo speciale apparecchio ha già esaminato La Gioconda e la Dama dell’Ermellino) stavano cercando da tempo. Per determinare, senza più il minimo dubbio, che il disegno singolo su pergamena (sottoposto tre anni fa alla Eidgenössische Technische Hochschule di Zurigo all’analisi del carbonio 14) della Bella principessa proviene da un codice dal quale è stato staccato ed è un ritratto leonardesco del 1496. Non è quindi un’opera di ambiente tedesco del XIX secolo, quando gli artisti cosiddetti Nazareni rifacevano l’antico. (Come tale fu venduta da Christie’s a New York per 21.850 dollari nel 1998 ed è ora in mani private).

VIE TORTUOSE - Il disegno, per le vie tortuose che prendono le opere d’arte, era arrivato qualche decennio fa a Firenze, acquistato dal restauratore Giannino Marchig (che collaborava con Bernard Berenson) senza che questi ne sospettasse l’autore. Quando la vedova Marchig decise di venderlo lo affidò a Christie’s alla quale poi chiese risarcimento legale per errata attribuzione, senza ottenerlo. La scoperta, a quarantatrè giorni dalla grande mostra che si prepara a Londra alla National Gallery su Leonardo (9 novembre), riguarda una delle ultime attribuzioni fatta risalire al Maestro: il foglio della misura di 33 centimetri per 23,9, noto come La Bella Principessa, una giovanetta vista di profilo, con i capelli raccolti nell’acconciatura del coazzone, molto in voga alla corte Sforzesca. Verosimilmente Bianca Sforza, figlia illegittima (poi legittimata) del Duca di Milano e di Bernardina de Corradis, promessa all’età di dieci anni a Galeazzo Sanseverino, che la sposò nel 1496.

FORI RIVELATORI - Si tratta di un disegno realizzato a inchiostro, matita nera, rossa e biacca, sfumate tra loro con le dita (da qui l’impronta digitale trovata sul foglio durante le analisi) innovando questa tecnica al punto da ottenere un effetto molto pittorico. L’attribuzione di quest’opera a Leonardo (il disegno è stato studiato e confermato autentico già dal 2008 dal gotha leonardesco: Nicholas Turner, Carlo Pedretti, Alessandro Vezzosi, Mina Gregori, Cristina Geddo) è corroborata anche dalla mano mancina del tratteggio, dall’identica ampiezza dell’impronta palmare lasciata dal pittore sia sulla Bella Principessa che sulla Dama dell’Ermellino. I tre fori tre sul margine sinistro del disegno erano l’indizio da seguire: probabilmente, si trattava di una pagina inserita in un incunabolo e poi staccata. Fori emersi durante le analisi spettrografiche eseguite da Pascal Cotte di Lumière Technology, con questa “macchina fotografica” multi spettrale dotata di luci speciali da lui messa a punto (con la quale ha digitalizzato il ritratto della Bella Principessa a una risoluzione di 240 milioni di pixel). Cotte e Kemp, che da tre anni studiano questo disegno comparandolo con altri modelli (come quelli di Isabella d’Este al Louvre e al Profilo di donna alla Royal Library di Windsor Castle) hanno trovato alla Biblioteca Nazionale di Varsavia ciò che cercavano, dopo aver seguito il suggerimento di David Wright, professore emerito dell’Università della South Florida, specialista di miniature rinascimentali.

PERGAMENA - I tre fori del disegno corrispondono a quelli della pagina staccata dall’incunabolo la Sforziade di Giovanni Simonetta (un’elegia della famiglia), le cui analisi scientifiche sulla carta pergamena coincidono con i risultati di quelle effettuate sul vellum della Bella Principessa, questa giovincella che Leonardo vide crescere quando era al servizio di Ludovico a Milano. Diversamente dalle altre tre edizioni presenti alla Bibliothèque Nationale de France, alla British Library, agli Uffizi e alla Vaticana (solo frammenti), in questa di Varsavia (giunta a Blois dopo il sacco dei francesi a Milano nel 1499 e donata nel 1518 da Francesco I per le nozze di Bona Sforza e Sigismondo I di Polonia per ingraziarsi quest’ultimo), si trova un frontespizio miniato di Pietro Birago Giannovani datato 1496 che, con diverse allegorie e precisi riferimenti – come il progetto del monumento equestre a Francesco Sforza – inneggia alle fauste nozze di Bianca con Galeazzo, capitano delle armate di Ludovico Il Moro, che perdette la sua amata sei mesi dopo.

 SOPRAVVISSUTO - Il libro La Sforziade con il ritratto della Bella Principessa è sopravvissuto alla furia di un incendio appiccato dai nazisti nel 1939 alla biblioteca Zamoyski (intitolata al cancelliere polacco) a Varsavia, e fu poi custodito in un monastero a Czestochowa. Quante sorprese ci riserverà ancora Leonardo? A Firenze, a Palazzo Vecchio, si cerca con le ultimissime tecnologie l’invisibile battaglia di Anghiari forse “salvata” dal Vasari. L’attesa per la mostra di Londra è un crescendo: lì comparirà il Cristo benedicente (Salvator Mundi) perduto e ritrovato (prestito di collezionisti americani, tra cui spicca il gallerista Robert Simon), mentre la Bella Principessa ne è esclusa. Questi ritrovamenti, emersi nello stesso periodo, pura coincidenza o abile regia? Tutto serve a questo grande revival leonardesco.

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3 Risposte a “La Principessa di Leonardo”

  1. roberto grazioli Dice:

    verrebbe da chiedersi che tipo di preparazione hanno gli esperti della famosa casa d’asta londinese per vendere addirittura ad offerta un capolavoro di Leonardo da Vinci, per 21.850 dollari, anche il meno esperto, avrebbe almeno intuìto il tratto della scuola del Leon! Questo dimostra che dobbiamo aspettarci qualche altra attribuzione, vedi il Salvator Mundi, perduto e ritrovato in America. Le coincidenze sembrano sin troppe, dove sono finiti i veri lavoratori del pensiero! Roberto Grazioli

  2. PROF. ERNESTO SOLARI Dice:

    In merito agli articoli apparsi in questi giorni sulla stampa nazionale, internazionale e sulla rivista della National Geographic

    LEONARDO …fori di verità o di falsità?

    Spett.le Redazione,

    è apparsa una nuova prova o una nuova falsità su Leonardo, questa poi sembra essere estremamente grossa e gelida come il clima di questi giorni.
    Dopo il Cristo Salvator Mundi, esposto alla National Gallery di Londra, il Prof. Kemp coadiuvato da altri prof.ri, (D.R.Edward Wright, Pascal Cotte) continua la serie di affermazioni ricche di imprecisioni e inesattezze. Queste dimostrano ancora una volta una superficiale conoscenza della storia di Milano, di quella degli Sforza e tantomeno del nostro Leonardo.
    Il Prof. Kemp ha affermato di aver trovato una prova inconfutabile sull’autenticità e l’attribuzione a Leonardo del dipinto su pergamena, la bella Principessa.
    Ho già avuto modo di scrivere su questo ritrovamento sostenendo che molte cose non quadravano e che quelle che il Prof. Kemp considera prove non dimostrano in realtà proprio nulla a cominciare dall’impronta digitale di Leonardo.
    Ma vediamola quest’ultima e determinante grande prova: si tratterebbe del ritrovamento presso la Biblioteca Nazionale di Varsavia di un volume della Sforziade scritta da Giovanni Simonetta (fratello di Cicco Simonetta segretario e amico del Duca Galeazzo Maria Sforza) e che, come tutti gli storici sanno, trattava della storia della famiglia Sforza fra il 1442 e il 1466.
    Gli storici sanno anche che il Simonetta venne perseguitato dal futuro Duca Ludovico il Moro, nonché padre di Bianca Sforza, e che il Simonetta morì in esilio a Vicenza nel 1490. Tutti sanno inoltre che le nozze di Bianca e Galeazzo Sanseverino avvennero nel 1496. Quindi come si vede sono tante le date e i numeri che non sembrano coincidere con la tesi proposta con tanta sicurezza dal Prof. Kemp.
    Come ebbi a scrivere in precedenza pensai anch’io per primo (Il Prof. Kemp lo affermò nove mesi dopo il sottoscritto) ad una possibile identificazione col volto di Bianca Sforza figlia del Moro così come probabilmente aveva fatto pensare ed in modo superficiale il frontespizio del miniaturista Giovan Pietro Birago che era alla corte sforzesca solo dal 1470 e cioè dopo la morte di Francesco Sforza. Gli illustratori e miniaturisti della Sforziade erano stati, prima del Birago, Cristoforo De Predis e gli aiutanti della sua bottega fra i quali vi era il fratello, quell’Ambrogio De Predis che dopo pochi anni affiancò e aiutò Leonardo nella realizzazione di diverse opere. (Leonardo arrivò a Milano solo nel 1482 e prima di entrare nelle grazie del Duca dovettero passare alcuni anni)
    Sulla base di tali considerazioni la mano di un bravissimo e geniale Ambrogio De Predis la possiamo facilmente ritrovare nella bella principessa così come possiamo ritrovare quella sigla che Ambrogio inserisce nella maggior parte dei suoi dipinti, una sorta di segno suo di riconoscimento. E allora se l’autore può essere Ambrogio l’effigiata chi può essere? Non certo Bianca Sforza figlia del Moro ma Bianca Landriani che andò in Sposa a Carlo Sforza figlio di Galeazzo Maria Sforza e Lucrezia Landriani. Lucrezia che era nata a Milano nel 1440 appare, in un ritratto del pittore Domenico Veneziano, molto bella, con biondi capelli, occhi azzurri ed eleganti lineamenti, molto in linea con i lineamenti della splendida fanciulla oggi definita la bella Principessa che potrebbe essere il ritratto di sua figlia e del Duca Galeazzo Maria Sforza. Non dimentichiamo poi che Bianca Landriani era sorella di Caterina Sforza a proposito della quale parlai dei due simboli che si trovano nella Chiesa di Melzo nel mausoleo di Galeazzo Maria e che lega il dipinto della bella principessa proprio agli Sforza.
    Pertanto l’equivoco potrebbe proprio essere nato sul nome della effigiata che è sempre Bianca ma non la figlia del Moro ma di Galeazzo (non Sanseverino ma Sforza).
    Ritengo che tali importanti precisazioni dovessero essere portate a conoscenza dei numerosi lettori che in questi giorni sono stati attratti da tanti “fori di verità”molto discutibili.

  3. cioccolato Dice:

    fuori dai nostri confini l’attribuzione di un dipinto al nostro Leon non ha nessun vincolo etico con la nostra civiltà, facciamo al contrario se avessimo un codice giuridico per la tutela d’autore del mancino fiorentino, quella roba rimarrebbe solo una semplice curiosità. Roberto Grazioli Asti

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