Shoah, in mostra le carte della Demorazza e le liste date ai nazisti per le deportazioni

Decine di documenti rari e d’epoca esposti per la prima volta a Roma dall’Archivio di Stato: dalle schede del censimento con nomi e indirizzi degli ebrei alle circolari del ministero dell’Interno sui divieti previsti dalle leggi razziali fino ai giornali della propaganda antisemita

Laura Larcan per “la Repubblica

Poco prima dell’estate del 1938 il ministero dell’Interno trasformava l’Ufficio demografico centrale in Direzione generale per la demografia e razza, la famosa “Demorazza”, col compito di dirigere la politica antisemita. Tra le prime iniziative messe in campo ci fu quella di realizzare un censimento di tutti gli ebrei presenti a Roma e in Italia. E alcune di quelle schede del censimento ordinato dal regime fascista, dove figurano nomi e cognomi, data, luogo di nascita e residenza di cittadini romani di religione ebraica, vengono esposte per la prima volta all’Archivio di Stato di Roma, che il 27 gennaio celebra la Giornata della Memoria con l’esposizione di una sessantina di documenti rari ancora in larga parte da studiare, selezionati tra quelli originari dei fondi della Questura e della Prefettura di Roma.

“Le schede del censimento sono proprio quelle che permisero ai tedeschi di effettuare la razzia del 16 ottobre del ’43 al Ghetto e in altri quartieri di Roma, avendo liste precise per individuare, arrestare e deportare “, racconta Manola Ida Venzo, coordinatrice dell’evento con Augusto Pompeo.

Le schede sono solo alcune delle testimonianze più suggestive della mostra “La persecuzione degli Ebrei a Roma. Documenti e voci” – allestita per due settimane nella Sala Alessandrina – che ripercorre la politica antisemita dal 1938, anno dell’emanazione delle prime leggi razziali, al 1945, attraverso testi emersi da un’accurata ricerca compiuta dallo staff dell’Archivio diretto da Eugenio Lo Sardo (Elvira Grantaliano, Luigi Arbia, Simonetta Ceglie, Carla Cerati, Rosanna Dominici, Paola Ferraris, Roberto Leggio, Antonella Parisi, Luca Saletti, Luisa Salvatori).

Si possono leggere le circolari originali inviate dal Ministero dell’Interno a Questura e Prefettura di Roma per ricordare i divieti sanciti dalla normativa antiebraica: “Sono testi che ribadiscono in modo capillare, ossessivo e grottesco i vari divieti in cui incorrevano gli ebrei – dice Venzo – . Oltre ai divieti di svolgere professioni, all’istruzione nelle scuole del regno, a possedere proprietà mobili e immobili, si estendevano anche ad aspetti minimi della vita associativa e relazionale. Per esempio, si vietava l’accesso a biblioteche, ma anche a luoghi di villeggiatura di lusso frequentati da ariani, o di dormire in dormitori pubblici. Una delle circolari più ridicole ribadiva che gli ebrei non potevano partecipare ad associazioni per la protezione degli animali. Sono testi che evidenziano lo scopo perseguito dal fascismo, cioè l’isolamento dal resto della collettività”.

Accanto alle circolari, spiccano giornali d’epoca che fomentavano la propaganda antisemita, come “La difesa della razza”. Tra gli atti dei processi ai collaborazionisti che si svolsero nel ’46, è stato ritrovato un opuscolo diffamatorio contro Celeste Di Porto, chiamata Stella per la sua bellezza, poi soprannominata “Pantera nera”, controversa e spregiudicata figura di ragazza ebrea romana che passò tristemente alla storia per aver denunciato ai tedeschi i suoi correligionari. Condannata nel Dopoguerra, ha beneficiato dell’amnistia per poi far  perdere le sue tracce.

Sempre nei fascicoli dei processi spiccano lettere di un giovane deportato a Fossoli, scritte alla fidanzata collaborazionista, poi assolta per mancanza di prove: “Tra queste abbiamo ritrovato una lettera mandata di nascosto, scritta in codice, metà a penna e metà a matita – dice Venzo -Per paura che venisse intercettata, il ragazzo si finge un’amica della destinataria che vuole liberarsi del marito, ossia i tedeschi, che vuole obbligarla a seguirlo contro la sua volontà. Il ragazzo finirà in un lager tedesco e morirà”.

Tra le curiosità proposte dall’Archivio di Stato anche la mappa del percorso trionfale di Hitler quando arrivò a Roma l’8 maggio 1843: “Il corteo parte dalla stazione Ostiense, dove Hitler arriva in treno e viene ricevuto dal re e da Mussolini, e raggiunge piazza Venezia passando per il Colosseo e via dell’Impero fastosamente illuminati. E’ la mappa originale della prefettura, studiata per provvedere alla sicurezza del percorso”, racconta Venzo.

Ancora in mostra, le richieste-suppliche da parte degli ebrei: “La normativa imponeva divieti, ma prevedeva anche deroghe per gli ebrei discriminati, in un’accezione positiva, per vari meriti, tra chi aveva servito la patria nella prima guerra mondiale o era iscritto al partito fascista. In quei casi potevano vedersi accordare dei permessi. In mostra ci sono richieste per tenere un apparecchio radio o una cameriera ariana”.

In occasione della Giornata della Memoria, venerdì 27 gennaio, l’Archivio di Stato collaborerà con gli attori del teatro Valle Occupato per la lettura dei documenti con l’interpretazione dell’attrice Veronica Visentin (Sant’Ivo alla Sapienza, Corso Rinascimento 40, dalle ore 11, ingresso libero).

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