Posts contrassegnato dai tag ‘arabia saudita’

Il Qatar delega ai sauditi il processo contro al Qaida

settembre 22, 2011

Carta di Laura Canali

I jihadisti che progettavano un attacco contro le basi militari americane Al Udeid e As Sailiyah in Qatar sono stati trasferiti in Arabia Saudita. L’Emirato preferisce che sia Riyad a occuparsi dei terroristi, e si propone come Stato western friendlydella regione

Alma Safira per “Limes

In Arabia Saudita sono sotto processo i membri di Al Qaida che progettavano un attacco contro le basi militari americane Al Udeid e As Sailiyah in Qatar, utilizzate per attaccare l’Afghanistan nel 2011 e l’Iraq nel 2003. La cellula era composta da 41 membri di cui 38 sauditi, uno qatarino, uno afghano e uno yemenita, e aveva legami con gruppi terroristici in Iraq e in Siria; progettava attentati anche in Kuwait.

Il Qatar si sta esponendo sempre di più come una piattaforma western friendly in mezzo al Golfo. La partecipazione attiva all’intervento in Libia, la costruzione di una base politica dei talebani in territorio qatarino su esplicita richiesta degli Stati Uniti, la mediazione sulla questione del Darfur, sono solo alcune delle recenti iniziative strategiche di Doha che hanno esposto e innalzato l’Emirato nella politica internazionale riscuotendo sorrisi occidentali e critiche da parte della frangia più radicale dell’Islam. (more…)

Questione palestinese: i sauditi si preparano a intervenire

luglio 14, 2011

Original Version: The Saudis prepare to step up

Il piano palestinese di dichiarare un proprio Stato alle Nazioni Unite, sempre più minacciato da Israele e dagli Stati Uniti, potrebbe guadagnarsi nuovo sostegno a livello internazionale; in particolare quello dei sauditi – scrive l’analista ebreo americano MJ Rosenberg

da “Medarabnews

***

Fortemente incoraggiato dai finanziatori dell’AIPAC, il Congresso tratta i palestinesi come guerrafondai anche quando perseguono la pace, e gli israeliani come amanti della pace anche quando la rifiutano. Questo è cinico. E le persone che esigono che il Congresso si comporti in questo modo sono solo degli sciovinisti che tifano per la propria squadra, come se si trattasse di una partita di baseball e non di un conflitto che uccide.

Alla fine di giugno il Senato  ha approvato all’unanimità una risoluzione redatta dall’AIPAC con lo scopo di mettere in guardia i palestinesi contro le terribili conseguenze che dovranno affrontare se si rivolgeranno alle Nazioni Unite per chiedere il riconoscimento del loro Stato. (more…)

I sauditi “uccideranno” la Primavera Araba?

giugno 4, 2011

Original Version: Will the Saudis Kill the Arab Spring?

Incoraggiata dalla riuscita repressione del movimento democratico in Bahrain, l’Arabia Saudita ha avviato una strategia regionale per sconfiggere la Primavera Araba; cedere alla volontà dell’Arabia Saudita posizionerebbe l’America dal lato sbagliato di una storica trasformazione nella regione ampiamente appoggiata a livello popolare – scrive l’accademico iraniano-americano Vali Nasr, professore di Politica Internazionale presso la Fletcher School of Law and Diplomacy della Tufts University

da “Medarabnews

***

Nel suo discorso di due settimane fa sul Medio Oriente, il presidente Barack Obama ha inteso lasciare pochi dubbi sul fatto che l’America sta dalla parte dei popoli della regione e della loro richiesta di cambiamento. Questo pone gli Stati Uniti in rotta di collisione con l’Arabia Saudita.

Il regno saudita è emerso come il leader di un nuovo fronte “del rifiuto”, deciso a sconfiggere le richieste popolari di riforma. Ci si sarebbe aspettati che fosse l’Iran a condurre tale fronte, invece è proprio il più stretto alleato arabo dell’America nella regione che sta cercando di sconfiggere la nostra politica. Anche se il presidente non ha fatto riferimenti all’Arabia Saudita nel suo discorso, nel breve termine trattare con il regno sarà la sfida più grande per gli Stati Uniti in Medio Oriente.

I governanti sauditi hanno fatto capire chiaramente che trovano il sostegno degli Stati Uniti alla democrazia ingenuo e pericoloso, una minaccia esistenziale per le monarchie del Golfo Persico. Se gli Stati Uniti sosterranno la democrazia, i sauditi stanno segnalando che gli USA non potranno più contare sul loro legame speciale con Riyadh (leggi: petrolio). (more…)

Il realismo americano. L’Arabia conta di più

marzo 30, 2011

Robert Kaplan per “Il Corriere della Sera”

Malgrado il dramma in pieno svolgimento in Libia, lo scompaginamento del Medio Oriente è appena all’inizio. Finora gli analisti politici americani hanno avuto gioco fin troppo facile visto l’evolversi degli eventi in Tunisia e in Egitto, Paesi che vantano entrambi istituzioni relativamente salde, numerose associazioni nella società civile e una classe media diffusa, oltre a essere antichi aggregati di civiltà dove varie forme di Stato si sono succedute sin dall’antichità. Prospettive ben più incerte si profilano altrove nella regione, negli Stati che si ritroveranno sostanzialmente indeboliti non appena il guscio della tirannide si sarà sgretolato. Al di là del caso contingente della Libia, nuove e cruciali prove si profilano in futuro. Gli Stati Uniti sono una democrazia, ma anche una potenza fondata su determinati rapporti di potere, la cui posizione globale si regge sul presupposto che il mondo resti così com’è. (more…)

Il risiko africano degli sceicchi

dicembre 27, 2010

Stefano Liberti per “Il Manifesto”

«Questo è il futuro. Riusciamo a produrre una tonnellata di erba medica con un metro cubo d’acqua». L’ingegner Mofareh Aljahbli quasi si commuove mentre mostra la camera idroborica in cui fa crescere i suoi prodotti: un container di metallo, dentro al quale sono impilate tante vaschette di plastica piene di semi. Grazie alla circolazione dell’acqua e all’ambiente umido, i semi germogliano a una velocità incredibile. «Il prodotto è pronto in una settimana. Abbiamo cominciato a gennaio e gli affari già vanno a gonfie vele».
Siamo a Kharj, cittadina polverosa a un’ora di macchina da Riyadh, capitale dell’Arabia Saudita. Un posto dove la pioggia è un evento eccezionale e l’acqua una merce rara. Eppure, nonostante la scarsità, il paesaggio intorno all’azienda di Aljahbli è una teoria di appezzamenti agricoli di piccole e medie dimensioni. Producono, come tante oasi verdi in mezzo al deserto, zucchine, melanzane, broccoli. Sono nate negli anni ’70, quando il governo del regno ha cominciato a sovvenzionare l’agricoltura locale per garantirsi la sicurezza alimentare e non dipendere troppo dagli aiuti esteri. (more…)

Un re, sedici fratelli e tantissimi figli

dicembre 5, 2010

Ugo Tramballi per “Il Sole 24 Ore

Prima ha ricordato che fra i valori islamici c’è anche la protezione dell’ecosistema, «l’uso frugale e saggio delle risorse naturali». Poi, nel sermone che due settimane fa ha chiuso i tre giorni dell’hajj, il pellegrinaggio alla Mecca, sheikh Abdul Aziz al-Sheikh ha ammonito che «diffondere la violenza, l’odio e l’estremismo è contro l’etica dell’Islam», il cui obiettivo è invece «garantire pace e sicurezza». (more…)

Che cosa ci fa il capo del Mossad israeliano in Arabia Saudita?

luglio 27, 2010

da “Il Foglio”

Meir Degan, capo del Mossad israeliano, si sarebbe recato in Arabia Saudita per discutere strategie militari comuni nei confronti del programma atomico iraniano, secondo il WorldNetDaily. La notizia fa il paio con quella diffusa settimane fa dal Times di Londra secondo cui l’Arabia Saudita ha deciso di “spegnere” il suo sistema di difesa aerea per permettere il sorvolo di una flotta aerea israeliana che bombardi i siti nucleari iraniani di Bushehr (notizia smentita dall’ambasciatore saudita a Londra).Le due notizie sono quantomeno plausibili, alla luce delle dichiarazioni recenti dell’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti (alleati dell’Arabia Saudita), Yousef al Otaiba, che ha descritto come i paesi del Golfo vivono la minaccia nucleare iraniana: “Gli aspetti positivi di una soluzione militare al problema nucleare iraniano hanno superato i probabili effetti negativi. Gli Emirati non possono vivere con un Iran nucleare. L’America magari sì. Noi no. I paesi della regione avvertono la minaccia iraniana in modo differente. A 7.000 miglia di distanza, e con due oceani di mezzo, la minaccia nucleare iraniana non sembra così credibile agli Usa. Non vi minaccia direttamente. Il nostro esercito, invece, si sveglia, sogna, respira, mangia e dorme con la minaccia iraniana. E’ l’unica preoccupazione per cui il nostro apparato militare si prepara e si addestra. Non ce ne sono altre. Non ci sono altri paesi che ci minacciano. C’è solo l’Iran”. (more…)

Riad apre il cielo ai jet di Israele contro l’Iran

giugno 13, 2010

Fonti americane nel Golfo: l’Arabia Saudita è pronta a garantire un corridoio aereo verso Teheran in caso di attacco alle installazioni nucleari degli ayatollah. Anche Giordania ed Egitto preoccupate dei piani atomici di Ahmadinejad

Nell’articolo: Che le sanzioni siano un’opzione incerta sembra dimostrato dal fatto che Usa, Francia e Inghilterra abbiano simulato il 9 giugno l’attacco a obiettivi su terra dalla nave Henry Truman, dalla Charles De Gaulle e da una base britannica: il campo militare di Canjuers vicino a Tolone simulava un obiettivo iraniano

Fiamma Nirenstein per “Il Giornale

Nel compleanno delle sanguinose elezioni iraniane, il Times di Londra ha impacchettato un bel regalo per Mahmoud Ahmadinejad: è la notizia che l’Arabia Saudita avrebbe compiuto test significativi nel campo aeronautico e della difesa missilistica. Avrebbe sperimentato la disattivazione dei sistemi di scrambling, ovvero di messa in avaria di meccanismi utili a chi viola il suo spazio, e quella dei sistemi missilistici destinati a colpire qualsiasi velivolo si azzardi a sorvolare il regno sunnita. Lo scopo è evidente: consentire a Israele di utilizzare lo spazio aereo dell’Arabia Saudita, paese che non riconosce Israele, aprendo una scorciatoia verso il bombardamento delle strutture atomiche iraniane. Sarebbe stato anche previsto il rifornimento in volo dei jet. In caso di attacco israeliano alle installazioni nucleari iraniane, infatti, gli obiettivi distano circa 2.250 chilometri, un’immensità se non si accorcia la strada passando per il Nord dell’Arabia saudita.  (more…)

Cina e Stati Uniti si confrontano in Medio Oriente

giugno 2, 2010

Original Version: China, US jostle in Middle East

Richard Javad Heydarian per “Medarabnews

Questo secolo ha visto emergere la Cina come il principale sfidante allo status di superpotenza degli Stati Uniti. In modo drammatico, la Cina sta cominciando a stabilire la sua presenza nella regione altamente strategica, e ricca di risorse energetiche, del Medio Oriente, stringendo forti legami con le potenze regionali e cominciando gradualmente a sfidare l’egemonia israelo-americana nella regione. Grazie a decenni di rapidissima crescita economica, e accelerando la modernizzazione militare, la Cina ha ora sia la necessità che la capacità di impegnarsi in Medio Oriente.

Confinata ai margini durante la Guerra Fredda, la leadership cinese ha finalmente individuato una finestra di opportunità per fare il proprio ingresso nella politica regionale ed espandere le proprie esportazioni militari. Nel corso degli anni ‘80, la Cina criticò in maniera crescente il disinteresse sovietico ad assistere le “potenze revisioniste” regionali come la Siria contro gli alleati degli Stati Uniti. Di conseguenza, essa cercò di guadagnare influenza nella regione, stringendo forti legami con le principali potenze antiamericane dell’area.

Il Medio Oriente è stato teatro dei conflitti della Guerra Fredda tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. La regione diventerà un campo di battaglia nel conflitto del XXI secolo tra una Cina in ascesa e la potenza stagnante degli Stati Uniti? (more…)

Riforme sociali in Arabia Saudita?

aprile 27, 2010

Nonostante l’opposizione dei religiosi, il capo della polizia religiosa dell’Arabia Saudita si sta sforzando di guidare il regno nella giusta direzione – scrive il giornalista freelance Ahmad Faruqui,  attivista e commentatore radiofonico e televisivo; è stato assistente di Filosofia delle Religioni e di Studi Mediorientali alla Columbia University

Una mattina, di ritorno verso il mio hotel dalla Santa Moschea della Mecca, vidi tre arabi con ventri prominenti e folte barbe nere che chiacchieravano all’ingresso del mio albergo. Le strade erano quasi vuote dopo l’alba. Salutai questi uomini in arabo, ed essi mi risposero all’unisono con uno sguardo compiaciuto. Nel momento in cui due ragazze adolescenti, vestite dalla testa ai piedi di nero, uscirono dalle porte scorrevoli dell’Hilton Mecca, questi uomini diventarono inquieti.

Un uomo vestito con una lunga tunica saudita abbinata ad un copricapo bianco avvicinò le ragazze e urlò: “Rabt al-niqab!”. Egli voleva che si coprissero il volto. Ciò non sarebbe stato un gran problema, a parte il fatto che le ragazze stavano mangiando dei coni gelato.

La spiegazione dell’uomo – che era più che altro a mio beneficio – fu tanto bizzarra quanto comica: “Fuori c’è il sole; è ora che voi ragazze vi copriate”. Ecco come conobbi la famigerata polizia religiosa parecchi anni fa, che lavora sotto l’ombrello della Commissione per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio. (more…)

L’imam va alla guerra

febbraio 23, 2010

In Arabia Saudita cresce l’ostilità per i ribelli sciiti: si rischia un conflitto interconfessionale

Un uomo, legato mani e piedi, piange e implora pietà. Un’altra persona lo colpisce con violenza, brandendo un cavo d’acciaio, sulla pianta dei piedi. Il video, girato con un telefono cellulare, è arrivato nelle mani della Saudi Information Agency (Sia), sito d’informazione saudita con base negli Usa. Il torturatore – ma le immagini mostrano anche altri prigionieri e altri picchiatori – sarebbe stato girato in una base dell’intelligence dell’Arabia Saudita al confine con lo Yemen.

I prigionieri sono yemeniti che gli agenti ritengono legati al movimento sciita dell’imam Abdul-Malik al-Houti, leader spirituale della setta dei Zaidi, che guida una rivolta contro il governo yemenita e contro quello saudita, dopo gli sconfinamenti in Arabia dei miliziani di al-Houti.
Una scena drammatica, un frammento dell’ordinaria violenza che fa da corollario a tutte le guerre. L’elemento più inquietante riguarda la motivazione che avrebbe spinto agenti sauditi a filmare e diffondere il video.
Secondo il direttore della Sia, Alì al-Ahmed, il video serve per tenere alto il morale delle truppe saudite al fronte, incitandone l’odio religioso per i nemici sciiti, prima ancora che yemeniti. Una visione che fa gelare il sangue. Il video, in effetti, presenta all’inizio il logo del governo saudita, come se si trattasse di un filmato istituzionale.
Al centro del conflitto c’è l’aspetto religioso, da non sottovalutare. In Arabia Saudita esiste una forte minoranza sciita che, nel cuore del sunnismo, denuncia abusi e violazioni. Il governo di Riad è molto preoccupato che la rivolta degli Zaidi possa dare inizio a rivendicazioni simili degli sciiti anche in Arabia Saudita. (more…)

La gioventù saudita tra culto del consumismo e giurisprudenza del jihad

febbraio 12, 2010

Un libro della ricercatrice saudita Mai Yamani denuncia il modello di Islam promosso dal regime di Riyadh, il quale pone la gioventù saudita, alienata dalle divisioni sociali presenti nel paese, davanti a un bivio quasi obbligato: un’esaltazione degli aspetti esteriori della fede che porta all’estremismo jihadista, o la caduta in un vuoto consumismo che genera una dipendenza non meno pericolosa di quella generata dalle sostanze stupefacenti

***

Scrivere della “alienazione sistematica” dei giovani di quella vasta area (storicamente e geograficamente) della penisola araba che prende il nome di “saudita”, minoritaria per numero di abitanti e caratterizzata da una lettura ristretta del messaggio islamico, è quantomeno un reale contributo alla costruzione di una cultura della consapevolezza di sé, non solo presso coloro che possiedono le chiavi del futuro dell’Arabia Saudita, ma anche presso i giovani della nazione araba nel suo complesso, nella quale variano solo le forme esteriori dell’alienazione, ma la cui radice resta unica.

Nell’introduzione che la ricercatrice Mai Yamani ha posto alla seconda edizione del suo libro “Identità che cambiano”, pubblicata nel gennaio del 2010, l’autrice non si limita a fotografare le trasformazioni nella vita della nuova generazione saudita intervenute dopo la pubblicazione della prima edizione del libro nel 2001 (le quali sono il risultato degli avvenimenti politici e degli sviluppi tecnologici), ma si è sforzata di trasmettere le linee guida che circoscrivono le dinamiche dell’identità giovanile saudita, presentando allo stesso tempo gli orientamenti che spingono verso la rottura di queste limitazioni.

La famiglia dei Saud, che diede il proprio nome al paese nel 1932, e che aderì alla dottrina wahhabita, cercò – come spiega la Yamani – “una forte armonizzazione identitaria con i propri sudditi” i quali in realtà erano molto diversi fra loro da un punto di vista dottrinario e culturale, cosa che “il regime ha rifiutato di riconoscere”. Esso si basò pertanto su un sistema basato sulla “frammentazione”, “controllando il grado di ostilità” fra i diversi gruppi confessionali e le diverse correnti sociali, e cercò di trarre la propria legittimità dalla propria custodia dei luoghi stanti alla Mecca e a Medina, sforzandosi di rafforzarla attraverso programmi di insegnamento “dominati dai dotti religiosi” wahhabiti, e attraverso un “sistema di patronato economico” basato sugli introiti petroliferi e sull’ambiguità delle “regole non scritte” che governano i processi di rappresentatività e di successione politica. (more…)

Nelle periferie del mondo il nuovo cuore dell’islam

gennaio 9, 2010
FRANCESCA PACI
LONDRA
La mezzaluna islamica ha affilato le estremità. Mentre il conflitto israelo-palestinese, classico cavallo di battaglia della jihad post moderna, scompare dalle copertine delle riviste di geopolitica interessate al massimo al potenziale economico dell’emergente e non ideologizzata borghesia araba, l’ultima sfida all’occidente arriva dalla periferia della galassia musulmana. «L’islam contemporaneo non si capisce guardando il vecchio centro mediorientale ma i margini, Yemen, Somalia, Pakistan, Afghanistan» osserva l’irano-americano Reza Aslan, ricercatore al Global and International Studies di Santa Clara e autore del volume «How to win a cosmic war», come vincere una guerra cosmica. Per questo, sostiene, Barack Obama ha sbagliato a lanciare dal Cairo la battaglia per i cuori e le menti sedotte dal Corano: «L’Egitto non è più il centro del mondo musulmano da almeno un secolo». (more…)

Hajj: il pellegrinaggio alla Mecca tra religione e politica

dicembre 2, 2009

Si è da poco concluso il rito del hajj, il pellegrinaggio alla Mecca, che ogni musulmano fisicamente abile e non indigente deve compiere almeno una volta nella vita.

Malgrado i timori della vigilia, non vi sono stati incidenti legati a tentativi di strumentalizzazione politica, o derivanti da problemi nella gestione dell’enorme flusso di pellegrini (fra i 2 e i 3 milioni) che ogni anno si riversano nella regione della Mecca, dove si trova la Grande Moschea che custodisce la Kaaba, il tempio cubico che secondo la tradizione musulmana fu costruito da Abramo, capostipite dei profeti che portarono sulla Terra l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam.

Le preoccupazioni maggiori sono state invece perfettamente in linea con quelle diffuse in Occidente, a ulteriore conferma dell’apparentemente inarrestabile globalizzazione, e dei problemi che essa porta con sé: i timori legati alla diffusione dell’influenza H1N1, il cui contagio poteva essere facilitato da una così enorme concentrazione di persone in spazi molto ristretti, e le bizzarrie del clima, con gli assolutamente insoliti e violentissimi nubifragi che hanno colpito la regione della Mecca e le città costiere di Gedda e Rabigh, provocando circa un centinaio di morti, gran parte dei quali non erano pellegrini. (more…)

La crisi yemenita e il nuovo scontro settario irano-saudita

novembre 21, 2009

Diversi analisti, ormai da mesi, stanno lanciando l’allarme sul preoccupante deterioramento della situazione yemenita, nel relativo disinteresse della stampa internazionale. L’unità stessa del paese è minacciata su due fronti: a nord dalla guerra civile con i ribelli Houthi – un movimento sciita così chiamato dal nome del suo fondatore, Hussein al-Houthi – e a sud da un movimento secessionista che ha il suo centro nell’antica città portuale di Aden, che è anche la capitale commerciale del paese. 

La crisi yemenita ha tuttavia compiuto un ulteriore salto di qualità nei primi giorni di novembre, con il diretto coinvolgimento militare dell’Arabia Saudita al confine nord-occidentale del paese, attraverso un’operazione bellica ufficialmente finalizzata ad impedire le infiltrazioni di ribelli Houthi in territorio saudita.

L’intervento militare saudita rischia di conferire definitivamente una dimensione regionale al conflitto nel nord dello Yemen, visto che i ribelli Houthi, di confessione sciita, sono accusati da Riyadh di essere sostenuti dall’Iran. Al punto che molti commentatori nel mondo arabo, e non solo, si sono affrettati a definire il conflitto yemenita come la nuova guerra “per procura” fra Iran e Arabia Saudita, dopo la crisi libanese, le ingerenze iraniane in Palestina, e la guerra civile a sfondo settario che ha avuto luogo in Iraq. (more…)

Arabia Saudita, una corsa contro il tempo

novembre 15, 2009

imagesL’Arabia Saudita in una corsa contro il tempo. L’Arabia Saudita è uno dei regimi più autoritari del mondo. Essa ha una politica di discriminazione nei confronti delle donne, non ha nessuna attenzione per i diritti umani, ed ha una totale mancanza di democrazia. La rigida applicazione della Shari’a, la legge islamica, conduce ad atrocità enormi quali il mettere a morte le donne per lapidazione, il tagliare le mani ai ladri e l’indiscriminato uso della pena di morte.
Il regno è il centro dell’Islam ultra-conservatore Wahabita, ed elargisce grandi quantità di denaro per la creazione di moschee e di centri culturali islamici in giro per il mondo, luoghi nei quali si insegnano le forme più estreme della religione.
Inoltre i Sauditi hanno aiutato i talebani in Afghanistan e Hamas a Gaza, salvo poi bloccare questi aiuti, ma solo quando hanno realizzato che entrambi questi gruppi creavano enormi minacce interne. Tutto ciò non ha aiutato a migliorare l’immagine dell’Arabia Saudita nel mondo, un’immagine che fu danneggiata quando venne rivelato che 16 dei 18 terroristi che lanciarono gli attacchi dell’11/9 su New York erano di nazionalità saudita. (more…)

Il petrolio fu l’arma finale contro l’Urss

novembre 5, 2009

Muro_BerlinoGli Stati Uniti, con l’Arabia Saudita,  usarono il prezzo del greggio per mettere in crisi Mosca, al cui bilanci in crisi erano indispensabili le esportazioni dell’oro nero

La caduta del muro di Berlino vent’anni fa è stato il segnale più dirompente della crisi sovietica in fase avanzata. Si temeva nella notte del 9 novembre l’arrivo devastante di divisioni corazzate sovietiche, come già successo nel 1953 nella stessa città e nel 1968 a Praga. Non successe, e il mondo cambiò per sempre.

Sulle ragioni della crisi sovietica si è scritto molto e la tesi più accreditata è quella dell’ “iperspesa” sovietica. Il sistema statale inefficiente, reso isterico dalla competizione militare reaganiana, giunse in pochi anni a una crisi che generò prima il disarmo, e poi la disgregazione. (more…)

L’antagonismo tra Iran ed Arabia Saudita raggiunge il punto di ebollizione

ottobre 26, 2009

imagesL’attentato che domenica 18 ottobre ha ucciso diversi alti ufficiali della Guardia Rivoluzionaria iraniana nella regione sud-orientale del Sistan_Baluchistan è stato rivendicato da Jundallah, un gruppo sunnita attivo nella regione. Teheran ha spesso accusato il Pakistan, l’Arabia Saudita, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna di fornire sostegno a questo gruppo. Quest’ultimo episodio si inserisce nel contesto di un progressivo inasprimento dei rapporti fra Arabia Saudita e Iran – scrive l’ex ambasciatore indiano M. K. Bhadrakumar

Il buon senso suggerisce che l’attacco terroristico del movimento Jundallah nel sud-est dell’Iran, domenica 18 ottobre, potrebbe aver avuto l’appoggio degli Stati Uniti o della Gran Bretagna. Ma oggi Jundallah costituisce un’attrazione “fatale” per un discreto numero di potenze straniere che sono interessate a disorientare le politiche dell’Iran.

Sia Washington che Londra si sono affrettate con una rapidità inusuale, non solo a declinare ogni coinvolgimento nell’attacco che ha ucciso sette alti ufficiali del corpo della Guardia Rivoluzionaria iraniana, nonché altre 42 persone, ma a condannare l’accaduto con toni molto decisi.

Domenica 18, un portavoce del Dipartimento di Stato americano, Ian Kelly, è stato incaricato di effettuare una categorica smentita . “Noi condanniamo questo atto di terrorismo e ci rammarichiamo per la perdita di vite innocenti. Le voci di un presunto coinvolgimento americano sono completamente false”, ha detto. (more…)

Arabia Saudita e Marocco, otto anni dopo l’11 settembre

ottobre 16, 2009

imagesDopo l’11 settembre e gli attentati degli anni successivi che hanno colpito anche il mondo arabo, sia l’Arabia Saudita che il Marocco hanno cercato di correre ai ripari, promuovendo politiche orientate all’integrazione ed alla tolleranza, riformando i metodi educativi, e cercando di rimuovere le cause sociali che favoriscono il fenomeno estremista

Un linguaggio di tolleranza in Arabia Saudita, di Tarik al-Maeena

Jeddah – L’ Arabia Saudita ha subito un forte scossone nel 2001 quando è stata largamente diffusa la notizia che 15 dei 19 sospettati per l’attentato dell’11 settembre erano sudditi del regno. Nei giorni e nelle settimane seguenti, praticamente ogni saudita si è sentito un sospettato sul palcoscenico del mondo.

Il presidente americano George W. Bush non è stato di grande aiuto annunciando la sua “crociata”, con la conseguente reazione in alcuni ambienti del regno saudita, che ha portato ad accrescere l’ammirazione per lo sprezzante Osama Bin Laden, il quale si era ribellato agli Stati Uniti. Al-Qaeda è diventata una parola familiare e, a fronte di una politica americana percepita nella regione come aggressiva, l’organizzazione, ormai nota, non ha avuto problemi a trovare nuove reclute per la propria causa. (more…)

Due “S”, e una “W” a Beirut, siriani, sauditi e americani in Libano

ottobre 4, 2009

imagesMentre la costituzione di un governo libanese appare ancora lontana, a Beirut le principali potenze regionali continuano a tessere la loro tela. Se da un lato il riavvicinamento fra sauditi e siriani lascia ben sperare per il Libano, dall’altro resta l’incognita del contrastato rapporto fra l’Egitto ed Hezbollah – scrive l’analista siriano Sami Moubayed

Quest’anno, Nabih Berri, il presidente del parlamento libanese, ha coniato una frase che è apparentemente entrata a far parte del dizionario politico del Libano: l’influenza delle “due S” – in riferimento ai sauditi e alla Siria.

Alcuni politici libanesi hanno scherzosamente modificato la frase in “SS-W”, in riferimento a Washington. I pezzi grossi della politica a Beirut, tuttavia, sono ancora incerti su quanto il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, sia impegnato in Libano.

Al di là di tutta la retorica ascoltata da parte di Washington negli ultimi nove mesi, essi temono che Obama sia troppo preoccupato dall’Iran, dall’Iraq, dal Pakistan e dall’Afghanistan per occuparsi di questo piccolo paese del Mediterraneo. (more…)

Al-qaeda in arabia saudita

settembre 15, 2009

imagesIl fallito attentato al viceministro dell’interno saudita, l’emiro Mohammed bin Nayef, attraverso un’azione suicida, rappresenta un punto di svolta nel confronto fra la corrente salafita jihadista e le autorità saudite.

Dopo che le due parti erano entrate in uno scontro diretto che aveva avuto il suo culmine fra il 2003 e il 2005, “al-Qaeda nel Paese delle due Sacre Moschee” (l’Arabia Saudita (N.d.T.) ) aveva registrato un declino. La recente azione terroristica segnala dunque l’adozione di un nuovo tipo di tattica da parte degli affiliati a questa organizzazione in Arabia Saudita.

Uno dei teorici del gruppo in Arabia Saudita, Faris bin Shwail al-Zahrani – noto come Abu Jandal al-Azdi, ed attualmente detenuto nelle carceri del paese – scrisse, nel pieno dello scontro con le autorità saudite, un testo intitolato: “Esortazione agli eroici mujahidin a far nuovamente ricorso alla consuetudine dell’omicidio”. In esso egli offriva una base legale alla liceità ed all’utilità di ricorrere alla tattica degli omicidi. Tra gli obiettivi che egli aveva identificato, oltre ai diplomatici, ai militari ed agli agenti stranieri, vi erano i funzionari dello stato, della sicurezza e dell’esercito di quei paesi definiti dall’organizzazione come “empi” o “apostati”. (more…)

Arabia Saudita, lo schermo spento

luglio 25, 2009

imagesDopo 30 anni prima proiezione a Riad, ma viene annullato il festival del cinema di Gedda

 

Magari non sarà stato un film indimenticabile, ma c’è da scommettere che in Arabia Saudita per molto tempo si parlerà della storia di Menahi, un beduino che va a vivere in città. Metafora di una società intera, una migrazione che rappresenta l’inurbamento di un popolo all’inseguimento del mito del petrolio.Trenta anni dopo. La storia di Menahi, è stata raccontata da un film che porta il nome del protagonista e che si merita un posto di riguardo nella storia. Non per meriti particolari degli attori, o per la travolgente sceneggiatura, la maestosa scenografia oppure la regia sperimentale. Il film passerà alla storia per essere la prima pellicola proiettata a Riad, la capitale dell’Arabia Saudita, negli ultimi trenta anni. (more…)

L’amico DEI SAUDITI

luglio 11, 2009

imagesA metà degli anni ’90 al Qaeda aveva cominciato la sua guerra contro le forze Usa nella penisola arabica, e non ne faceva segreto. Perché dunque un capo del Fbi ignorò tutte le piste che portavano a bin Laden? E perché oggi è sul libro paga di un principe saudita?

 

Dopo l’attentato a Khobar, nell’Arabia saudita orientale, che aveva ucciso 19 militari degli Stati uniti, la polizia saudita aveva segretamente arrestato e torturato alcuni jihadisti islamici, veterani della guerriglia antisovietica in Afghanistan legati a Osama bin Laden. La notizia non fu passata però al Fbi, responsabile delle indagini per parte americana.
Tra quei veterani c’era Yusuf al-Uyayri, che poi si è saputo essere il vero capo di al Qaeda in Arabia Saudita (nel 2003 al-Uyayri confermò in una pubblicazione di al Qaeda di essere stato arrestato e torturato dopo l’attacco alle torri Khobar). Al-Uyayri fu rilasciato a metà del 1998; fu poi riarrestato alla fine del 2002 o inizio 2003, quando ormai la Cia lo aveva individuato come una figura molto importante di al Qaeda, anche se non ancora come il capo dell’organizzazione nella penisola araba: ma fu di nuovo rilasciato. Il capo di al Qaeda in Arabia Saudita e la polizia segreta saudita stavano giocando un gioco complesso. (more…)

Il bidone SAUDITA

luglio 9, 2009

imagesUn capo del Fbi molto credulone. Come il governo di Riyadh coprì al Qaeda, dopo i primi attentati contro gli Usa in Arabia saudita nel ’96, indirizzando le indagini (e gli americani) su un comodo nemico: l’Iran

 

Il 25 giugno 1996 un’autobomba esplose contro l’edificio delle torri Khobar, nell’omonima città dell’Arabia Saudita orientale dove aveva sede l’aviazione militare Usa , uccidendo 19 aviatori americani e ferendone 372: era il secondo attentato contro le forze americane in Arabia saudita in pochi mesi.Subito oltre 125 agenti dell’Fbi ebbero ordine di raccogliere ogni indizio e avviare le indagini. Ma quando due funzionari dell’ambasciata Usa arrivarono sul luogo, presto la mattina dopo, trovarono un bulldozer delle autorità saudite che stava già rimuovendo le macerie. Le macchine si fermarono solo dopo che Scott Erskine, agente speciale dell’Fbi per le indagini sul terrorismo internazionale, minacciò l’intervento dell’allora segretario di stato Warren Christopher, che si trovava in Arabia Saudita. (more…)


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 91 follower