Derivati tossici e Comuni ora arriva l’effetto domino

imagesL’allarme dei sindaci: “I contratti vanno rinegoziati”

TORINO
Una roulette. Russa, però: perché a finanziarsi con i derivati spesso ci si fa più male che al tavolo verde. È successo al gotha mondiale, non è difficile immaginare che sarà dei contratti sottoscritti dagli enti pubblici italiani. Che non ne parlano volentieri in giro ma se ne sono già accorti.
 L’Anci (l’associazione dei Comuni) s’è presentata in febbraio alla commissione finanze del Senato – che indaga sui derivati – chiedendo soccorso: «Bisogna consentire ai Comuni di rinegoziare i contratti in essere e di istituire un organo di conciliazione» per le eventuali questioni di difficile soluzione. Non basta la toppa messa con l’ultima Finanziaria dal ministro Tremonti, che ha vietato i derivati agli enti locali per il futuro: il problema, infatti, sono i contratti già firmati. La Corte dei Conti
Ancora prima il problema è stato sviscerato dalla Corte dei Conti, che ha denunciato «un uso sconsiderato» di questo tipo di strumenti finanziari da parte degli enti locali, invocando prudenza. Dai documenti dei magistrati contabili risulta che il Comune di Roma (sindaco Veltroni) ha «ristrutturato» un debito da 420 milioni: avrà più tempo per pagare – fino al 2048 – ma il conto è levitato a 620 milioni. Ariano Irpino, comune della provincia di Avellino, è in perdita di oltre un milione. Una cifra analoga pesa sui conti della città di Napoli. E via così: gli enti locali che hanno derivati in bilancio sono 526.

Pagare meno per pagare di più
Tutti caduti nel miraggio di pagare meno. Con i derivati, infatti, gli interessi sulle rate sono legati all’Euribor. Ma il costo di chiusura contratto è legato al mark to market e ai tassi a lunga scadenza. Oggi il primo è in discesa (di quasi tre punti rispetto a un anno fa), dunque alla prima scadenza gli Enti locali faranno un affare. Ma il tasso Irs (quello a lungo periodo) è cresciuto. Per farsi un’idea più precisa: l’aumento di un punto base dei tassi di riferimento a breve, su un prestito a 20 anni si traduce in un aggravio che oscilla tra il 14 e il 15%. Una legnata. D’altro canto si tratta di strumenti complicati: la fluttuazione di un derivato può dipendere dall’andamento di un tasso, dal prezzo di un titolo o dalla quotazione di un altro derivato. E nel caso di prodotti composti può dipendere da tutte queste variabili: così, scavando nei titoli inscatolati l’uno dentro l’altro, le Fiamme gialle avrebbero addirittura scoperto nei portafogli degli enti locali degli swap che scommettono sul downgrading – o addirittura sulla bancarotta – della Repubblica italiana. Se fallisce lo Stato, il Comune ci guadagna: ed è un esempio di quanto possa essere creativa la finanza creativa.

Gli operatori qualificati
A ben vedere poi, i derivati – secondo il Testo unico di Finanza – dovrebbero esser trattati solo da operatori qualificati, ovvero da banche e finanziarie. In caso contrario, i rischi devono essere sottoscritti esplicitamente. Così non è stato, almeno non sempre: insomma gli enti locali non dovrebbero neppure trovarsi questo tipo di contratto in bilancio. Appurato che i derivati nei bilanci ci sono eccome – per 40 miliardi e rotti – le banche sostengono che un ente pubblico può considerarsi a tutti gli effetti qualificato. I comuni che si preparano a fare causa sostengono di no: sono già cinque – L’Aquila in testa – quelli che si preparano a portare in Tribunale le banche che gli hanno venduto derivati. Se non arrivano i magistrati nei Comuni, i Comuni andranno dai magistrati.

Marco Sodano

L’inchiesta fiorentina
D’altro canto il presidente dell’Anci è Leonardo Domenici, sindaco di Firenze. Dunque sa bene che Milano non è la prima procura che si occupa di questa vicenda. Nei mesi scorsi la Guardia di finanza s’è presentata, su mandato dei magistrati di Firenze, alla regione Toscana e in undici comuni del Fiorentino, poi alle porte delle banche creditrici. Gli agenti hanno acquisito documenti su derivati per 1,7 miliardi. Si tratta di controllare, come a Milano, se le condizioni abbiano «causato gravi danni economici agli enti che li hanno sottoscritti», tra commissioni occulte e tassi esageratamente alti. Altre indagini potrebbero aprirsi in diverse Procure italiane, da Bari a Roma, da Genova a Palermo, Lecce e Napoli: tutte hanno ricevuto esposti dall’associazione dei consumatori Adusbef sul caso derivati. E i danni, si direbbe, ci sono stati eccome.

Una Risposta to “Derivati tossici e Comuni ora arriva l’effetto domino”

  1. Patrimoniale - Pagina 14 - BaroneRosso.it - Forum Modellismo Says:

    […] […]

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