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images6Ciò che Ahmadinejad tocca si trasforma in polvere

 

Il 14 dicembre 2005, Mahmoud Ahmadinejad è diventato il primo alto responsabile iraniano  a negare apertamente l’Olocausto.

Rivolgendosi alla folla nella città di Zahedan, il presidente iraniano ha definito l’Olocausto come “afsane”, che in Farsi significa “mito”.

Fino ad allora i responsabili iraniani, tra cui l’Ayatollah Khomeini, fondatore della Rivoluzione, avevano concentrato i loro attacchi contro il sionismo, e Israele, che era visto come un suo sottoprodotto. L’Olocausto era stato lasciato da parte, a causa di tutta una serie di motivi. Uno di questi è che era considerato come parte della storia ebraica. In Iran, il giudaismo è una religione rispettata, in quanto menzionata nel Corano. Inoltre, nella cultura iraniana, attaccare o mettere in discussione la storia religiosa altrui genera sempre un notevole biasimo. La cultura e le usanze iraniane considerano tali atti come irrispettosi, estremisti o addirittura blasfemi.

Ci sono poi le conseguenze politiche. Alcuni hanno visto l’Olocausto come un tema delicato, e hanno deciso di non prendere posizione al riguardo. Il prezzo di toccare un tema tanto delicato era di gran lunga superiore ai suoi eventuali vantaggi.

Ci fu anche una questione di orgoglio nazionale. Alcuni iraniani hanno contribuito a salvare gli ebrei durante l’Olocausto, e di ciò vanno fieri.

Le osservazioni di Ahmadinejad hanno causato indignazione internazionale. Tuttavia, questo ha fatto sì che un numero sempre maggiore di persone in Iran prendesse coscienza di questa tragedia, e ha reso il tema una questione di politica interna. Dopo Germania e Israele, l’Iran è ormai diventato il terzo paese al mondo dove l’Olocausto svolge un ruolo nella politica interna, tantoché ora è diventato un tema sul quale i candidati presidenziali iraniani sono invitati a chiarire la propria posizione.

In primo luogo è toccato a Mir Hossein Mousavi, il principale candidato riformista. In una conferenza stampa del 7 aprile è stato chiesto il suo punto di vista sul tema. La sua risposta è stata “l’uccisione di persone innocenti è condannabile. Il modo in cui la questione [Olocausto] è stata presentata [da Ahmadinejad] non è stato corretto.”

In un secondo momento, è stata la volta dell’ex portavoce del parlamento iraniano, Hojatoleslam Mehdi Karoubi, che dopo il terzo posto alle elezioni del 2005, quest’anno è di nuovo in corsa. Il 20 aprile, il giorno stesso in cui Ahmadinejad è intervenuto in seno alla conferenza delle Nazioni Unite contro il razzismo a Ginevra, Karoubi ha apertamente confermato l’Olocausto, dichiarando: “L’Olocausto è un evento che ha avuto realmente luogo”. Egli ha proseguito dicendo: “Come ho già detto due anni fa, in occasione di una manifestazione che celebrava l’anniversario della Rivoluzione Islamica presso l’Università di Teheran, che razza di dichiarazione è che l’Olocausto non è avvenuto? Questo episodio ha sicuramente avuto luogo. Non importa se seimila o sei milioni di persone siano state uccise. L’Olocausto ha certamente avuto luogo”.

Cosa ancor più interessante, il partito di Karoubi è giunto al punto di promettere di rispettare qualsiasi decisione presa dal governo palestinese, che sia la resistenza contro Israele o il negoziato. Prima dell’elezione di Ahmadinejad, non molte persone avevano osato fare tali dichiarazioni. Tuttavia, come reazione contro il suo punto di vista estremista e la sua politica estera di ostilità, tali argomenti tabù sono adesso oggetto di discussione, e apertamente.

Inoltre, a causa delle osservazioni di Ahmadinejad sull’Olocausto, un maggior numero di persone in Iran, che non avevano mai sentito parlare di questa tragedia, ormai conosce questo nome, e il fatto che gli ebrei sono stati uccisi durante la seconda guerra mondiale. Tanto successo ha avuto Ahmadinejad nel dare pubblicità a questo problema, che alcune persone della destra, che di solito sono allineate con lui, si sono infuriate e gli sono diventate ostili. Il dott. Mehdi Khazali, figlio del potente e messianico ayatollah Khazali è arrivato al punto di affermare che Ahmadinejad proviene da una famiglia ebrea, e che questo è il motivo per cui ha continuato a dare pubblicità alla questione. Nel suo blog, Khazali ha detto che similmente a molti importanti commercianti sciiti bazaari che erano d’origine ebrea, il cognome originale di Ahmadinejad, “Saborjian”, che in Farsi significa “tintori”, ha origine ebraica.

Anche se Ahmadinejad venisse eletto di nuovo, è probabile che la sua politica continuerà a ritorcerglisi contro, e si trasformerà in un’opportunità di istruire gli iraniani su questo dramma della storia. È probabile che anche i suoi rivali confermino questo evento, dando così ulteriore conferma che questo tragico evento è proprio qualcosa che tutti devono ricordare.

Nel frattempo, anche il governo israeliano può dire di aver appreso una lezione. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha deciso di richiamare l’ambasciatore israeliano in Svizzera per protestare contro la presenza di Ahmadinejad alla conferenza delle Nazioni Unite sul razzismo, che si è tenuta in territorio elvetico. Gerusalemme non dovrebbe essere irritata con la Svizzera. In realtà Netanyahu deve ringraziare il governo svizzero per aver consentito ad Ahmadinejad di parlare.

Israele dovrebbe aver imparato, ormai, che tutto quello che Ahmadinejad tocca si trasforma in polvere. Egli ha promesso di mettere petrodollari sul tavolo di ogni famiglia iraniana. Invece, ha tolto soldi alle famiglie per via dell’elevata inflazione e di irresponsabili politiche di spesa che hanno rovinato l’economia iraniana. Ahmadinejad ha promesso di “tagliare le mani ai corrotti”, invece ora hanno le mani più lunghe, e muscoli più forti. Egli ha promesso di portare giustizia nella società iraniana, invece il divario tra ricchi e poveri sta crescendo di giorno in giorno.

Come c’era da aspettarsi, la sua presenza alla Conferenza delle Nazioni Unite e la sua prevedibile aggressione a Israele hanno avuto proprio gli stessi risultati. A causa di Ahmadinejad e del suo discorso iniquo, i paesi europei hanno dimostrato apertamente la loro amicizia per il popolo ebraico uscendo dall’aula nel bel mezzo della sua filippica contro Israele. Essi hanno dimostrato che mentre l’Europa è pronta a criticare la politica di Israele verso i palestinesi, non è disposta ad ascoltare i politici che mettono in discussione il diritto di Israele ad esistere.

La prossima volta che Ahmadinejad medita di lanciarsi in un’altra filippica contro Israele, farebbe bene a notare che lui, più di ogni altro presidente iraniano, sta contribuendo alla sopravvivenza dello stato ebraico ed ai suoi successi presso la comunità internazionale.
Meir Javedanfar è un analista israelo-iraniano esperto di questioni mediorientali; è co-autore di “The Nuclear Sphinx of Tehran: Mahmoud Ahmadinejad and the State of Iran”

http://www.medarabnews.com/2009/04/29/cio-che-ahmadinejad-tocca-si-trasforma-in-polvere/

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