Guai a chi infangherà la nostra storia nel nome di Hitler

imagesIn Russia, una commissione voluta dal Cremlino e una legge del parlamento per bloccare falsità storiche antirusse e rigurgiti neonazisti provenienti dalle più russofobe ex repubbliche sovietiche

 

Il parlamento russo si pronuncerà a breve sulla proposta di legge che prevede severe punizioni per chi tenterà di “riabilitare” il nazismo nelle ex-repubbliche sovietiche. Il decreto, voluto da alcuni deputati del partito Russia Unita capeggiato dal premier Putin, parla di carcere fino a tre anni anche per chi dovesse accusare l’Armata Rossa, di sovietica memoria, di atrocità o occupazione illegale durante le fasi dell’ultima grande guerra mondiale.

Il disegno di legge, inoltre, prevede che se le accuse su citate dovessero provenire da rappresentanti ufficiali e divulgate sui media, gli anni di detenzione passerebbero a cinque. E, sempre secondo legge, il governo della Federazione sarebbe autorizzato ad irrigidire i rapporti con quei paesi che tentassero di rivisitare in chiave antirussa la storia della Seconda Guerra Mondiale e a vietare ai leader dei paesi macchiatisi di tale reato di mettere piede sul suolo russo. Le autorità russe potranno anche espellerne gli ambasciatori ed attuare contro di loro il blocco totale delle comunicazioni e dei trasporti.

L’approvazione di questo disegno di legge segue il decreto redatto dal presidente russo Medvedev che ufficializza la creazione di una commissione che avrà il compito di smascherare i tentativi di alterare la storia sovietica. I 28 membri che la comporranno saranno chiamati a vigilare affinché nessuno infanghi le gesta eroiche compiute dal popolo sovietico contro le armate di Hitler.

Il leader del Cremlino ha dichiarato le sue intenzioni a poche ore dai festeggiamenti del giorno della Vittoria russa sul nazismo, spiegando che i falsificatori della storia patria sono sempre più numerosi e aggressivi. “Non bisogna dimenticare – ha spiegato Medvedev – che il nostro paese, l’Unione Sovietica, ha contribuito in maniera fondamentale all’esito della seconda guerra mondiale e che il nostro popolo ha determinato il destino del mondo”.

Ma contro chi dovrà combattere, smascherandone le intenzioni antirusse (e sovietiche), la commissione voluta dai quartieri alti della nuova Russia? Quali i leader che rischiano di non poter più valicare i confini della Federazione e veder rispediti al mittente i loro diplomatici?

Le ire del Cremlino sono dirette, e non è un caso, contro i russofobi (e membri della Nato) paesi Baltici, contro la Georgia del filo-americano Saakashvili e contro un’Ucraina che ancora non ha deciso da che parte stare.

Paesi dove, secondo Mosca, si tenta di travisare i fatti storici legati all’ultimo grande conflitto dipingendo come eroi nazionali personaggi locali che collaborarono con i nazisti ed etichettando come invasori i soldati dell’Armata Rossa.

L’Ucraina, ad esempio, afferma oggi che la spaventosa carestia che colpì il paese nel 1932-33 sia stato un vero e proprio genocidio. Uno sterminio pianificato dai vertici comunisti, che per i russi rimane invece una comune tragedia del popolo sovietico. Sempre a Kiev, il presidente Jushchenko ha firmato un decreto che sancisce come giorno festivo l’anniversario della formazione dell’esercito ribelli ucraino che combatté a fianco delle truppe di Hitler.

Dalla Georgia arriva l’accusa di genocidi compiuti durante le purghe staliniane, dimenticando, come si legge sul sito della Bbc, che in quei tragici anni di terrore quasi i due/terzi del famigerato Nkvd era formato da georgiani.

E come non dimenticare le parole utilizzate per uno spot televisivo dalle forze armate di Tbilisi prima della crisi di agosto con Mosca e pronunciate da Adolf Hitler nel 1932: “Una volta per tutte dobbiamo capire che non riconquisteremo mai i territori perduti né con la preghiera ormai ridotta a formalità né sperando nella Società delle Nazioni, ma solo ed unicamente con la forza delle armi.”

Ricordiamo tutti, inoltre, la feroce contestazione da parte russa seguita alla decisione di Tallinn di spostare la statua del soldato di Bronzo, simbolo dell’eroismo sovietico contro le truppe naziste, dal centro della città.

Tutte azioni, accuse e falsificazioni, provenienti da paesi oggi lontani da Mosca, che la commissione voluta dal Cremlino dovrà respingere con fermezza. Una commissione dal taglio prettamente politico, guidata dal capo dell’amministrazione presidenziale Sergej Naryshkin e da Ivan Davidov, che durante i citati fatti di Tallinn guidava il rissoso movimento giovanile pro-putiniano Nuova Guardia.

Sotto di loro funzionari dell’Fsb
(erede del Kgb), uomini del servizio d’intelligence dell’Svr, membri del ministero della Difesa e della Cultura, rappresenti della Duma (la camera bassa del parlamento russo) e dell’agenzia federale per la scienza e l’innovazione. E soltanto due direttori di altrettanti istituti di storia, oltre a quello dell’Agenzia degli archivi della Federazione Russa.

Mosca vuole dunque bloccare sul nascere un revisionismo che tende a screditare la sua storia. E, attraverso la legge proposta in parlamento, quei sentimenti filo-nazisti che sembrano crescere nei paesi su citati, appena usciti o che stanno per allontanarsi dal suo raggio di interesse, e dove ancora vivono centinaia di migliaia di suoi concittadini.

Mauro De Bonis

http://temi.repubblica.it/limes/guai-a-chi-infanghera-la-nostra-storia-nel-nome-di-hitler/4746?h=0

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