IL DUELLO MURDOCH-BERLUSCONI VISTO DA Conrad Black

imagesEX magnate dei media, Dal 2007 IN GALERA – “Come Napoleone, non ha alcuna politica se non la guerra e con lui nessuna OPERAZIONE amichevole è niente di più di una tregua prima di un nuovo assalto”

 

Pubblichiamo un articolo apparso su “The Daily Beast” scritto da Conrad Black, storico canadese e giornalista, membro della Camera Lord britannica. È stato il terzo maggior magnate dei media al mondo. Dal 2007 è detenuto nel carcere federale di Coleman, in Florida, numero di matricola 18330424.

La disputa in corso tra il premier italiano e imprenditore dei media Silvio Berlusconi e il presidente di News Corp. Rupert Murdoch è una nuova temeraria frontiera per l’insaziabile espansionista Murdoch. Quando mostrarono al generale De Gaulle le macerie di Stalingrado durante una visita in Urss nel 1944, lui scandalizzò i suoi ospiti russi dicendo: “Che gran popolo! – riferendosi ai tedeschi – Ad aver raggiunto il Volga”.

Non è chiaro chi vincerà questa battaglia tra giganti dei media, ma è un riconoscimento
all’invasore il fatto stesso che stia accadendo. Berlusconi non avrebbe potuto mettere in piedi un’offensiva simile contro Murdoch in Australia. Nonostante una personalità abbastanza affabile, Murdoch è un uomo d’affari aggressivo-compulsivo.

 

Come Napoleone, non ha alcuna politica se non la guerra e con lui nessuna separazione apparentemente amichevole da un mercato o da una impresa è niente di più di una tregua prima di un nuovo assalto. Ha fatto accordi infiniti con uomini d’affari e politici, ma a eccezione di Ronald Reagan, e forse di Tony Blair, li ha abbandonati tutti – Margaret Thatcher, John Major, Jimmy Carter, i Clinton e una lunga serie di australiani.

Non serve dire che Silvio Berlusconi non è un leader politico comune. Ha riscosso il successo elettorale più grande di chiunque altro nella storia italiana. Mussolini non fece vere elezioni e i leader di lungo corso della Dc Alcide De Gasperi e Giulio Andreotti guidavano coalizioni fragili e furono parecchio aiutati e guidati dai pontefici di allora, come quando Pio XII scomunicò preventivamente tutti gli elettori comunisti italiani appena prima delle elezioni del 1949.

In questi eventi alcuni schemi comportamentali suonano familiari. Berlusconi fu al fianco di Murdoch mentre metteva insieme un monopolio virtuale della televisione a pagamento in Italia, mentre la sua società, Mediaset, era leader di mercato nella programmazione
generalista, davanti al gruppo statale, la Rai. Murdoch rese Sky Italia un successo, che ora fa profitti annuali da 3,2 miliardi di dollari, contro i 4 miliardi di Mediaset e i 2,9 miliardi della Rai.

 

La relazione fra i due cominciò ad andare a monte con le reciproche incursioni fra i principali protagonisti delle rispettive emittenti. Da quando è suonato il campanello d’allarme, ha iniziato a pesare – sempre di più ogni settimana che passa – il fatto che Berlusconi controlla il governo, il Parlamento e, di fatto, la Rai, che l’Italia non sia un ambiente politico puritano e che la sua opinione pubblica non vada in particolare subbuglio
per questioni di etica finanziaria e sessuale che rovescerebbero i governi britannici o persino australiani e porterebbero a una procedura di impeachment negli Stati
Uniti.

Berlusconi ha raddoppiato la tassa sulle pay tv – ovvero sull’azienda di Murdoch – dal 10 al 20 per cento, un pesante colpo basso per la maggior parte degli standard anglosassoni. Sta anche sfilando Mediaset e Rai dai canali di Murdoch. Questo è giocare pesante, ma è lo stile preferito anche da Murdoch, che sapeva bene di trovarsi nel paese di Machiavelli e dei Borgia, non alle Bermuda, in Svizzera o in Danimarca.

 

Come è sua abitudine, Murdoch ha risposto con editoriali bigotti sul Times londinese e altrove, di fatto accusando Berlusconi di essere un corrotto aspirante dittatore e un libertino depravato sessualmente alla ricerca costante di minorenni. Questo ha fatto gioco con l’annuncio della signora Berlusconi della richiesta di divorzio dal marito,
che “frequenta le ragazzine”. Questa coppia ha avuto per diversi anni una divertente serie di dispute pubbliche con accuse, minacce, scuse pubbliche da parte di lui e lacrimose riconciliazioni.

Giornali cerimoniosi e perbenisti come l’Economist si sono lamentati a lungo del comportamento ridicolo di Berlusconi, ma gli italiani in generale lo hanno ritenuto un efficace capo di governo e un personaggio accattivante. E’ molto ricco, flamboyant, ha riempito il suo governo di signore attraenti e non sempre qualificate, e intrattiene i suoi concittadini che nel complesso, e per ovvie ragioni storiche, considerano la politica
un’attività assurda.

 

Berlusconi rivela ammirabili qualità umane in caso di crisi, come quando ha tenuto un consiglio dei ministri a Napoli durante lo sciopero della spazzatura un anno fa, e quando ha personalmente supervisionato la distribuzione degli aiuti alla popolazione colpita dal recente terremoto. L’unica elezione che ha perso in dieci anni l’ha persa di pochissimo, quando il suo avversario, un socialista essiccato come Romano Prodi, lo lasciò di sasso
sostenendo che le uniche iniziative prese da Berlusconi erano state “un trapianto di capelli e un naso rifatto”.

E’ gioco facile per il Times di Murdoch – quotidiano che non ha alcuna influenza in Italia e che Murdoch ha trasformato da una delle testate più importanti del mondo a un altro tabloid del gruppo News Corp. – accusare Berlusconi di “disprezzo verso il popolo italiano”. Murdoch può tranquillamente lasciare che siano gli italiani che hanno eletto Berlusconi a deciderlo.

Nipote di un pastore presbiteriano scozzese, Murdoch ama dipingersi come una specie di moralista. Ma avendo degradato gli standard pubblici di informazione e intrattenimento più di ogni altro nella storia dei media in lingua inglese, e non essendo esattamente un testimonial di fedeltà coniugale, questo atteggiamento da moralista si posiziona fra i più bizzarri dei suoi tanti tentativi di finzione.

Berlusconi ha giurato che non ci fosse nulla di “piccante” nella sua relazione con l’ex diciassettenne, e la ragazza e la madre confermano. Nel momento in cui non emerge nulla che implichi coercizione, gli italiani con tutta probabilità non si faranno toccare dalla questione.

Il sostegno a Murdoch da parte dei giornali della famiglia Agnelli – il Corriere della Sera e La Stampa – indica che ha fatto qualche attenta attività di “coalition-building” – Murdoch è stato un abile giudice di uomini politici per molti anni, saltando al momento giusto e, con qualche lieve plausibilità, raccogliendo il merito di essere uno che fa e disfa governi.

Ma pure se gli italiani dovessero stancarsi delle buffonerie da circo di Berlusconi, non si scalderanno certo per un intruso australiano, cinico e grigio. Rupert Murdoch è un grande uomo d’affari, ma non potrà mai emergere in un atto di una commedia da nightclub, soprattutto in Italia, dove la politica è spesso misurata sulla base di questo
standard.

Murdoch potrebbe anzi rivelarsi un calcio provvidenziale per la demagogia pseudopopulista e vagamente xenofoba di Berlusconi. Questa volta non è probabile che Murdoch riesca a far sloggiare un premier forte e intelligente, nonostante il logoro travestimento di Berlusconi in un buffone iperattivo. Ma nel peggiore dei casi, Murdoch subirà una modesta erosione di profitti in Italia e una ramanzina in una lingua che non capisce. La cosa non gli farà certo male, ma nemmeno bene.

Da “Il Foglio”

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/articolo-6884.htm

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