I regimi islamici fanno carriera

imagesOra alla Libia va la presidenza Onu. Vicepresidenza al Sudan, dove si crocifiggono i detenuti

 

I regimi tirannici alle Nazioni Unite continuano ad agire in blocco per egemonizzare l’Assemblea e le Commissioni. La Libia ha messo a segno un grande colpo. L’Assemblea generale ha eletto il libico Ali Treki a presidente della 64ma sessione che inizierà a settembre. Treki prenderà il posto del nicaraguense Miguel d’Escoto Brockmann, il prete sandinista sospeso a divinis da Giovanni Paolo II e che si è distinto per il suo furore antisemita.

Treki è stato ministro degli Esteri libico tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, quando uomini protetti da Gheddafi facevano saltare in aria aerei, aeroporti, sinagoghe e discoteche. In tre mesi Brockmann aveva proposto di boicottare Israele in quanto “regime apartheid”, ha accusato Israele di “crocifiggere” i palestinesi e ha cercato di impedire all’ambasciatore israeliano all’Onu, Gabriella Shalev, di intervenire alla cerimonia per i 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. La Libia in questi ultimi due anni è stato il paese più attivo nella politica antisraeliana assieme all’Iran. Fino a guidare i lavori per la conferenza contro il razzismo di Ginevra, sfociata in una parata antioccidentale e antisionista. Un anno fa, fatto inconsueto all’Onu, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e altri membri abbandonarono una riunione del Consiglio di sicurezza dopo che la Libia, per bocca del suo ambasciatore Ibrahim Dabbashi, aveva paragonato Gaza ai campi di concentramento nazisti.

Il compito dell’Assemblea generale è quello di “assistere nella realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali senza distinzione di razza, sesso, lingua e religione”. Su Gheddafi pesa il sospetto di aver torturato un mese fa quattro ex islamici convertiti al cristianesimo, ha vietato il diritto di sciopero, esegue arresti abritrari, punizioni collettive, sorveglianza totalitaria, non ammette diritto di parola, di associazione, di manifestazione e libertà di religione. Da molti anni la Libia non ha più un solo cittadino di religione ebraica e fino a non molto tempo fa era proibito dare un nome berbero a un nuovo nato. Da un rapporto del dipartimento di stato del 2008 si legge che in Libia vi sono “persone scomparse, torture, arresti arbitrari e traffico di esseri umani”. La Libia ha anche un seggio non permanente al Consiglio di sicurezza, da cui appoggia l’uccisione di israeliani in quanto azione di “resistenza”.

Vicepresidente di Treki è stato eletto il rappresentante sudanese. Nel 1994 il leader del regime islamico del Sudan Bashir, ricercato per genocidio dal Tribunale dell’Aia, ha potuto tranquillamente dire che l’Onu non ha alcun diritto di criticare il suo paese solo perché amputa braccia o piedi oppure perché crocifigge e decapita i detenuti. Alla fine di gennaio del 2005, una commissione Onu stabilì che lo sterminio della popolazione sudanese del Darfur, prima bombardata dagli aerei di Khartoum poi finita dalle milizie arabe janjaweed organizzate dal governo, non era “genocidio”, nonostante gli oltre 200mila morti, i due milioni di profughi e le denunce degli Stati Uniti e delle organizzazioni umanitarie. Con la vicepresidenza sudanese, per Barack Obama sembra chiudersi per il momento ogni partita sul Darfur e si affatica lo stesso processo di accerchiamento di Bashir da parte della corte dell’Aia sotto egida dell’Onu.

Ci sono state nomine importanti anche alla Commissione giuridica, che sui diritti umani ha un ruolo di grande responsabilità. Il presidente sarà un algerino, esponente di un paese in cui vige la sharia sulle questioni familiari e il presidente Bouteflika domina sulla magistratura. Il vicepresidente verrà da Teheran, dove i magistrati sono scelti dai mullah, le donne bandite da incarichi di prestigio giudiziario, le guardie rivoluzionarie dominano la vita civile e mettono a morte centinaia di individui con le accuse di “offesa a Dio” e “corruzione morale”. Non si contano più i dissidenti uccisi e torturati nelle segrete del regime. E’ con questi paladini dei diritti umani che dovrà combattere l’ambasciatrice americana Susan Rice.

© 2009 – FOGLIO QUOTIDIANO

di Giulio Meotti

http://www.ilfoglio.it/soloqui/2623

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