Il Pakistan, stretto tra l’India e i Talebani

imagesIl problema di molti indiani e pakistani è che, accecati dalla contrapposizione fra i due paesi, non vedono i mali che attanagliano le rispettive società in cui vivono. Tuttavia la vecchia abitudine di puntare il dito al di là del confine serve a poco, oltre che a distogliere l’attenzione dai pressanti problemi interni

 

Stando all’articolo di Kapil Komireddi, la fine del Pakistan sarebbe “inevitabile” perché, sin dalla sua fondazione, il paese è stato all’origine di divisioni ed estremismo. Questa non è una teoria nuova. Praticamente ogni analista occidentale, a cui adesso si è felicemente aggiunto un coro di osservatori indiani inspiegabilmente privi del contesto regionale e storico, ritiene che lo stato del Pakistan, contrastato da autentici estremisti al suo interno, sia la peggiore minaccia in assoluto per la pace e la sicurezza internazionale.

Sulla carta, ci sarebbe molto materiale per avvalorare quest’idea. Dopotutto, il Pakistan è uno stato in via di sviluppo, considerevolmente mal governato e corrotto, che ha incoraggiato l’estremismo religioso per decenni, nel frattempo continuando a dotarsi di un formidabile arsenale nucleare. La possibilità che i Talebani mettano le mani sulle armi atomiche del Pakistan è una prospettiva da incubo e il sogno di Dick Cheney. E’difficile immaginare uno scenario più spaventoso.

Con l’eccezione della Corea del Nord, nessuna nazione dotata di armi atomiche è controllata così da vicino quanto il Pakistan. Eppure, la proliferazione nucleare è in aumento in tutto il mondo. Secondo il Pentagono, il Pakistan sta incrementando il proprio arsenale nucleare più velocemente di qualunque altro paese. Ma l’India lo segue da vicino e, insieme alla Cina, alla Russia ed agli Stati Uniti, è molto impegnata nell’aumentare la quantità e la qualità dei suoi sistemi per l’approvvigionamento di armi.

Ad una più attenta riflessione, l’idea che il Pakistan sia intrinsecamente pericoloso si rivela un’indolente litania, utilizzata da coloro che vogliono ignorare la storia, evitando la ben più complessa realtà.

Nel migliore dei casi, uno stato-nazione è un concetto piuttosto indefinito. Ma quando si tratta di uno stato come il Pakistan, creato frettolosamente (nel 1947), inadeguatamente amministrato e frammentato in numerosi centri di potere, stabilire piani diabolici diviene difficile, sebbene non impossibile.

La società pakistana è tanto divisa quanto differenziata al suo interno, e le sue élite rispecchiano questi tratti. All’interno dell’esercito, l’istituzione più potente del paese, vi sono carrieristi, islamisti e affaristi in divisa kaki, più impegnati nell’accumulare beni attraverso loschi affari legati ai finanziamenti dell’esercito, che nel jihad nucleare. Questo non significa che l’esercito sia incapace di sviluppare strategie machiavelliche. Per decenni, esso ha cercato di stabilire un regime filo-pakistano in Afghanistan.

A seguito della guerra contro i sovietici in Afghanistan, e del generoso incoraggiamento degli USA e dell’Arabia Saudita, l’esercito ha guardato agli islamici radicali perché assumessero questo ruolo. E’anche vero che molta della società pakistana – incluso l’esercito – è attraversata dalla paura patologica di una possibile emarginazione orchestrata dall’India. Ancora adesso esistono forti elementi a sostegno della tesi che l’esercito stia appoggiando la militanza contro l’India nel Kashmir.

Insieme a commentatori come Komireddi, gli USA hanno ciclicamente e pubblicamente criticato il Pakistan per il suo rifiuto di spostare le sue truppe, in gran parte schierate lungo il confine con l’India (soprattutto in Kashmir).

E’ vero che l’esercito ha reagito con lentezza all’insorgere dei Talebani all’interno del Pakistan. E’ stato solo lo scorso mese che esso ha finalmente deciso di predisporre un’azione decisiva contro la penetrazione talebana, e questo dopo anni spesi nella stipula di infruttuosi accordi di pace che hanno visto gli insorti infiltrarsi nell’11% del paese.

Ma questi ragionevoli elementi non fanno del Pakistan un impero del male.

Facciamo un’ulteriore riflessione sull’esercito indiano. Come ha scritto di recente l’analista Farrukh Saleem, esperto in questioni di sicurezza:

“L’esercito del Pakistan guarda all’esercito indiano e vede i suoi 6.384 carri armati,…i suoi 672 aerei da combattimento,…i suoi 6 corpi militari, sui 13 complessivi dell’esercito, che sono truppe d’assalto…tutti con le loro armi puntate sul Pakistan…per spezzarlo in due. L’esercito pakistano guarda poi ai Talebani e non vede nessun carro armato Arjun, ..nessun missile terra-aria Akash,..nessun caccia tattico multiruolo Sukhoi Su-30 MKI, ..nessun MiG-27, nessun ordigno termonucleare Shakti, nessun ordigno Shakti-II da 12 kilotoni, e nessuna artiglieria pesante.”

Soltanto quest’anno, l’India spenderà quasi 40 miliardi di dollari per le sue forze armate, fino ad otto volte la spesa del Pakistan. L’India ha combattuto quattro grandi guerre con il Pakistan e, in ciascuna, ha tenuto testa al più piccolo rivale in materia di bellicosità e provocazione.

Questi fatti non assolvono l’esercito del Pakistan dalla responsabilità di dover reprimere i miliziani. Ma considerare il ruolo del Pakistan nella creazione dell’instabilità che attualmente sta avviluppando il subcontinente, senza tener conto dell’India, è come studiare la crisi dei missili a Cuba senza fare riferimento alle testate americane puntate verso l’Unione Sovietica.

E qui sta il problema di molti indiani e pakistani. Smarriti nella suddivisione tra buoni e cattivi operata dall’Occidente nel Terzo Mondo, molti sono divenuti ciechi nei confronti dei mali dei propri rispettivi paesi. E’ stato in India, dopotutto, che un pogrom, messo in atto da gruppi di fanatici hindu aiutati dal governo del Gujarat, ha portato all’assassinio di migliaia di musulmani e cristiani.

Il fascismo ha una lunga storia in India – il nazionalista anti-britannico Subhash Chandra Bose, che aveva combattuto al fianco dei giapponesi contro le forze di Sua Maestà durante la seconda guerra mondiale, era enormemente attratto e impressionato dalla capacità di Hitler di rinvigorire lo stato tedesco. Alle ultime elezioni indiane, i partiti fascisti Bajrang Dal e Rashtriya Swayamsevak Sangh hanno apertamente sostenuto un programma di supremazia hindu. I richiami ai Talebani non potrebbero apparire più chiari.

Molti in Pakistan rifiutano ancora di accettare che vi sia un estremismo interno nel proprio paese. Rimangono convinti che i servizi indiani, israeliani o americani (o tutti e tre in combutta), stiano alimentando le fiamme dell’estremismo per screditare il Pakistan, dato che è l’unico paese musulmano a possedere armi nucleari. Nel frattempo, gli studenti delle scuole pakistane continuano ad essere riempiti di menzogne sui piani indiani nei confronti del loro paese e sulle virtù dell’esercito del Pakistan, un esercito storicamente incapace.

Per gli indiani, come per i pakistani, la solita vecchia abitudine di puntare il dito al di là del confine è servita a ben poco, oltre che a distogliere l’attenzione dai pressanti problemi interni. L’amara ironia è che l’India ed il Pakistan condividono tuttora molte difficoltà in gran parte simili, a circa sei decenni dalla loro partizione.

Mustafa Qadri è un giornalista freelance residente in Pakistan

http://www.medarabnews.com/2009/06/25/il-pakistan-stretto-tra-l%e2%80%99india-e-i-talebani/

Tag: , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: