“Malgrado tutto ha vinto la memoria di Peppino”

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“Resistere a mafiopoli” (Stampa Alternativa, pp. 127 + album fotografico, euro 14,00) racconta la storia di Peppino Impastato. Un vero e proprio libro militante realizzato dal fratello Giovanni e da Franco Vassia, giornalista e fondatore di “Nobody’s Land”, uno dei periodici musicali italiani più apprezzati. Pubblichiamo qui una parte del volume, da ieri in libreria, più strettamente legata all’attualità, un’intervista a Giovanni realizzata appunto da Vassia.

Franco Vassia
Com’è Cinisi adesso?
Cinisi è purtroppo ancora un paese di mafia. Non è più una centrale del traffico di droga come ai tempi di Badalamenti, ma i recenti arresti dei Lo Piccolo e di altri mafiosi dimostrano che la mafia c’è ancora. I Lo Piccolo sono stati arrestati con un blitz a Giardinello, a pochi chilometri da Cinisi, dove si erano recati per partecipare a un summit. La loro “residenza” stabile era però a Terrasini, di fronte al cimitero del paese, dove incontravano altri mafiosi. Erano ospiti in una villetta di proprietà dei coniugi Targia, persone che gestivano il bar vicino la spiaggia di Cinisi, detta Magaggiari. Ma la cosa che più indigna è che il loro covo fosse a poche centinaia di metri in linea d’aria da una caserma dei carabinieri. Anche se erano di stanza a Terrasini, la loro latitanza era comunque coperta dalla mafia di Cinisi e da quel sistema ormai consolidato di connivenze, di favoritismi e di omertà che da tempo soffoca questo paese. Ed è proprio nell’organizzazione della cosca locale che negli ultimi anni avevano fatto il proprio ingresso persone fino ad allora mai coinvolte, come Damiano Mazzola, apparentemente dedito alla sua attività di vivaista. Proprio a lui è legata la storia più sconvolgente delle ultime indagini. Il mafioso collaboratore di giustizia Gaspare Pulizzi ha dichiarato che fu proprio Mazzola a guidare l’auto con a bordo il commando che, nel 2000, sotto gli occhi della figlia di soli sette anni, ha rapito Giampiero Tocco, un pregiudicato del posto vicino ad ambienti mafiosi. Lo ha consegnato al capomafia Lo Piccolo che lo ha ucciso e poi sciolto nell’acido. Dopo l’omicidio di Tocco, Mazzola è rimasto per anni amico della moglie e della famiglia. Tra gli arrestati ci sono Vito Palazzolo, l’autista dei Lo Piccolo che li ha ospitati nel suo bed&breakfast, Gaspare Di Maggio e altri insospettabili accusati di aver coperto la latitanza dei due boss. Qualche tempo dopo è toccato a Freddy Gallina, un mafioso di Carini, arrestato a qualche centinaio di metri dal mio negozio. Anche lui “ospite” di un’altra persona apparentemente onesta di Cinisi. Nelle immediate vicinanze, grazie alle dichiarazioni di Pulizzi, è stato trovato l’ultimo cimitero di mafia. Cinisi è una sorta di roccaforte, cementata dalle strettissime parentele fra gli abitanti. Nel paese è molto facile avere un parente mafioso. Nei piccoli paesi è facile restare impigliati nella ragnatela di Cosa nostra. Per legami anche larghi di parentela o per una serie di vincoli dovuti al sistema mafioso di elargizione dei servizi e di selezione nell’ingresso del mondo del lavoro. Al giorno d’oggi, il silenzio scaturisce più dal consenso che dalla paura.

Questo consenso invece di diminuire cresce?
Ci sono stati episodi che mi hanno particolarmente ferito. Per i funerali di mia madre il sindaco aveva dichiarato il lutto cittadino, che significava la chiusura dei negozi e la cessazione di tutte le attività, comprese quelle istituzionali. Nessuno lo ha rispettato. Il corteo funebre passava dinanzi a saracinesche aperte e a persiane chiuse, mentre gli impiegati comunali approfittavano dell’occasione per fare la spesa. Rispetto a ventisei anni prima non era cambiato nulla, uno spettacolo deprimente. Eppure non c’era nessun mafioso agli angoli delle strade a impedire la partecipazione. La scelta dei miei concittadini è stata presa spontaneamente. Non hanno nemmeno rispettato le usanze tipiche in caso di lutto, come lo scambio della partecipazione ai funerali. Qualche anno prima, per i funerali del figlio di Procopio Di Maggio, c’era tanta gente che non poteva entrare nella chiesa madre e sostava sulla piazza di Cinisi. Il feretro, all’uscita dalla chiesa, è stato accolto dalla folla con un lungo applauso e, nonostante non fosse stato proclamato il lutto cittadino, le saracinesche dei negozi erano quasi tutte abbassate. Il giorno delle esequie di mia madre era anche la ricorrenza della festa dell’Immacolata. La processione, passando davanti alla nostra casa e nonostante il feretro esposto, ha tirato dritto senza nemmeno porgere un saluto. Poco tempo dopo, l’Azione cattolica di Cinisi e Terrasini ha organizzato una marcia contro la guerra in Iraq. Alcuni giovani hanno chiesto che il corteo si fermasse davanti alla casa di mia madre in segno di omaggio, l’unica a esporre la bandiera della pace. E’ stato risposto che Felicia Bartolotta non è un personaggio rappresentativo per la comunità. Nella prima metà del 2005 si è verificato un altro fatto piuttosto eloquente: il vescovo di Monreale, Cataldo Naro, aveva trasferito l’arciprete di Cinisi, quello che aveva proposto di celebrare la festa del paese nello stesso giorno nell’anniversario della morte di Peppino, ed è stato aggredito e insultato dalla folla. Non c’entra la mafia, ma il comportamento di gran parte degli abitanti è questo.

A Cinisi si paga il pizzo?
Che io sappia, i commercianti e i piccoli imprenditori non pagano con somme di denaro. Il pizzo viene pagato in altra forma: concedendo un favore, dando merce non pagata o soldi in prestito senza attendere la restituzione. Solo qualche albergatore, qualche impresa di una certa consistenza e i grandi imprenditori esterni che vincono le gare d’appalto, per esempio all’aeroporto, pagano regolarmente le estorsioni. Risulta che il pizzo è stato pagato per il restauro di un immobile confiscato a un mafioso parente di Badalamenti. Personalmente ho vissuto un periodo in cui c’erano continuamente furti nel mio negozio, che mi hanno messo in difficoltà economica. Una notte in seguito a un allarme che rivelava l’ennesimo tentativo di furto, avvisato telefonicamente, mi sono precipitato in auto per raggiungere il negozio. Andavo a forte velocità e l’asfalto era bagnato e sporco di terriccio. Ho avuto un incidente che per poco non mi costava la vita. Sono stato operato due volte e sono stato in ospedale per quaranta giorni. Questo per dire del clima di tensione in cui mi trovo a vivere.

So che recentemente alla Casa Memoria avete avuto intimidazioni…
Nell’estate del 2007, qualcuno aveva gettato dell’acido sulla porta d’ingresso. Un fatto che non ci aveva particolarmente allarmati ma poi si è ripetuto. Abbiamo pensato che fosse una reazione alla nostra protesta per una proposta avanzata da alcuni consiglieri comunali di intitolare l’aula consiliare a Leonardo Pandolfo, l’onorevole “Pantofo” di cui parlava Peppino a Radio Aut . Avevamo diffuso un volantino con la fotografia che lo ritrae con Cesare Manzella, Gaetano e Sarino Badalamenti, mio padre Luigi e suo fratello Masi Impastato. In calce, la didascalia: «Consigliamo di esporre questa fotografia quando l’aula consiliare sarà dedicata all’Emerito Onorevole Pantofo. Siamo disposti a concederla gratuitamente». Due giorni dopo venne gettata la prima bottiglia di acido. L’allarme rientrò quando scoprimmo che quel gesto era stato compiuto da un cinquantenne che in gioventù era nel gruppo dei compagni di Peppino. Sconvolto dalla sua morte, aveva vissuto per quasi dieci anni come un recluso. Negli ultimi tempi si era avvicinato ad ambienti di destra. Tra l’altro aveva proposto che la biblioteca comunale fosse intitolata a Julius Evola, originario di Cinisi. Dopo aver scoperto il colpevole, il presidente del consiglio comunale e il sindaco vennero a Casa Memoria per dire che gettavamo discredito sul paese. «A Cinisi la mafia non c’è più». Cinque mesi dopo ci furono gli arresti dei favoreggiatori dei Lo Piccolo.

La tua è stata una vita di frontiera. Non ti sei mai sentito solo e come sono adesso i tuoi rapporti in famiglia?
Non posso negare che il mio impegno abbia influito anche sugli equilibri familiari e abbia condizionato anche la crescita dei miei figli.
Per quanto abbia tentato, con mia moglie, di salvaguardare la normalità, in alcuni casi ci siamo trovati spiazzati e obbligati ad affrontare condizioni difficili. Durante la scuola media, a mio figlio Gianluca capitò di avere come compagno di giochi un bambino che sembrava appartenere a una famiglia tranquilla. Quando il padre venne arrestato per mafia e vedendo la foto sul giornale, ebbe uno shock. Continuava a chiedermi come fosse possibile che un uomo dai modi così gentili potesse far parte di un’organizzazione criminale. Angosciato dal fatto che fosse impossibile riconoscere i mafiosi dagli altri individui, ci vollero dei giorni per farlo uscire di casa: «Ma chi sono? Come faccio a capirlo?». Quando c’è stato il fatto dell’acido, mia figlia era molto preoccupata. Mi rendo conto che con tutto quello che abbiamo vissuto la paura è di casa e i rapporti tra noi non possono non risentirne. Per i miei continui viaggi in giro per l’Italia e anche all’estero, mia moglie ha dovuto addossarsi il peso del negozio e della casa. Lo so che è stato pesante per lei, e adesso cerco di darle una mano.

C’è qualcosa che ti fa sperare per il futuro?
Il dicembre scorso l’aula consiliare, quella che doveva essere intitolata a “Pantofo”, è stata invece intitolata a Peppino. Nel mio intervento ho ringraziato il sindaco e l’amministrazione, ma non ho potuto tacere che in occasione del consiglio comunale in cui si è ricordata mia madre i consiglieri di Forza Italia si erano allontanati dall’aula. Ho detto: «Spero che nessuno da ora in poi debba vergognarsi di entrare in quest’aula che ora porta il nome di Peppino». Penso che possa essere importante lavorare con le scuole. Abbiamo fatto qualche iniziativa ma bisognerebbe fare molto di più. Tutto dipende dalla disponibilità degli insegnanti. Il quadro politico, a livello locale e nazionale, è quello che è. A Cinisi prima c’era la Democrazia cristiana con i suoi alleati, ora la maggioranza vota Forza Italia, anche se il comune è amministrato da liste civiche senza una precisa connotazione politica. Comunque una cosa è certa: la memoria di Peppino ha vinto e la nostra resistenza, nel suo nome, non è finita.

http://www.liberazione.it/

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