BANCA LADRONA

A2EBOZNCAQTP8CKCAYB9ILPCAX1N7PGCAFSFROFCAZETUXMCA1ORB2ECAQL02HPCAB3VDOKCAZB3751CADUYO8VCAW3UEO7CADAPR9LCA8DG8BXCAHHTAUECAVRRDPCCA8YCPB9CA8CT0VKCA9QLB95L’ANTITRUST PUNTA IL FARO SULLE COMMISSIONI ELEVATE DELE CARTE DI CREDITO E SU MASTERCARD – SOTTO INCHIESTA, VI SONO OTTO BANCHE – L’ISTRUTTORIA VERIFICA L’ESISTENZA DI UN “CARTELLO” INTERBANCARIO PER SPENNARE I SOLITI POLLI

fabio pozzo per La Stampa

Tra a le banche che hanno ricevuto un sostegno dal parte dello Stato per fronteggiare la crisi finanziaria, sono trenta quelle che dovranno ristrutturarsi. Lo ha affermato la commissaria Ue alla Concorrenza, Neelie Kroes, tornando a sottolineare la necessità di «un profondo cambiamento» nel settore del credito.

 

«All’aiuto per il salvataggio di cui nel 2008 e all’inizio del 2009 hanno beneficiato trenta banche deve seguire una ristrutturazione», ha detto a Dublino la responsabile dell’Antitrust Ue, che la prossima settimana presenterà delle linee guida in questo senso. Linee guida che prevedono più tempo rispetto agli attuali due-tre anni per attuare i piani di risanamento. «Dobbiamo essere onesti – ha proseguito la commissaria – e accettare il fatto che un profondo cambiamento è necessario per assicurare un ritorno della fiducia sui mercati e la sostenibilità del sistema finanziario nel lungo termine». Kroes suggerisce quindi di ispirarsi al modello tedesco, quello che ha portato alla ristrutturazione di gruppi come Commerzbank: «Il successo degli accordi per ristrutturare diverse banche tedesche può essere ripetuto altrove»

 

Sempre la commissaria Ue ha indicato farmaceutica, energia, trasporti e tecnologico i «settori chiave» per verificare l’esistenza di «attività non concorrenziali come i cartelli».L’Antitrust punta il faro sulle carte di credito e su MasterCard. Sotto inchiesta, oltre al circuito, vi sono otto banche. L’istruttoria dovrà verificare se «abbiano posto in essere un insieme di intese restrittive della concorrenza».

Gli istituti sotto la lente dell’autorità garante sono Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Nazionale del Lavoro, Banca Sella Holding, Barclays Bank, Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo, Icbpi (Istituto centrale delle banche popolari italiane), Unicredit. L’avvio del procedimento è stato notificato ieri alle parti interessate nel corso di alcune ispezioni eseguite in collaborazione con le unità speciali della guardia di finanza.

Le indagini dovranno stabilire, in particolare, se la fissazione delle commissioni interbancarie nazionali per le transazioni con carte di pagamento in Italia da parte di MasterCard e quindi la loro applicazione da parte delle banche licenziatarie del marchio, restringa il confronto competitivo, trasferendo costi elevati sugli esercenti e sui consumatori.

MasterCard, presente sul mercato italiano con una quota significativa stimata intorno al 35-45% (circa 10-15 milioni di card in circolazione) ed in costante crescita (la quota, si legge nel provvedimento, è «aumentata di circa il 1-5% tra 2006 e 2007, mentre l’altro circuito Visa risulta avere un andamento decrescente…»), prevede per ogni transazione, ossia per ogni acquisto di un singolo consumatore presso un negoziante, il pagamento di una commissione interbancaria nazionale (interchange fee).

 

Tale commissione viene percepita dalla banca che ha emesso la carta ed è corrisposta dall’istituto di credito che gestisce i rapporti con i singoli esercenti.
Si tratta di un valore uniforme che, rappresentando una quota considerevole della commissione finale (merchant fee) a carico degli esercenti, può limitare il gioco competitivo, innalzando i costi del sistema. Secondo l’Antitrust la fissazione di una «interchange fee» elevata favorisce sia il circuito MasterCard sia le banche (acquirer) che gestiscono i rapporti con i commercianti, sia quegli istituti (issuer) che emettono le carte ai clienti.

Il circuito trae infatti beneficio da commissioni interbancarie elevate perché queste ultime incentivano le banche, che ne incassano l’ammontare, ad emettere carte del proprio circuito, e ciò, a sua volta, aumenta il numero di possibili transazioni sulle quali le banche che gestiscono i rapporti con i negozianti percepiscono le «merchant fee».

 

L’istruttoria dovrà stabilire se la definizione della «interchange fee» da parte del circuito e l’applicazione della stessa da parte degli «acquirer» configurino fattispecie restrittive della concorrenza, sotto i due seguenti profili: una intesa orizzontale relativa alla definizione della commissione italiana da parte del circuito MasterCard (in quanto esito di una decisione di una associazione di imprese); un insieme di intese verticali basate sui contratti di licenza tra MasterCard e le singole banche acquirer che comportano l’applicazione uniforme e coordinata di uguali voci di costo così limitando il confronto competitivo.

 

L’istruttoria dovrò concludersi entro il 31 luglio 2010. Ora MasterCard e banche hanno sessanta giorni di tempo per chiedere di essere sentiti.

Nel 2002 l’Antitrust non avrebbe dovuto decidere sul controllo di fatto di Mediobanca su Generali perché l’autorità competente a deliberare sulla questione è la Commissione Ue. È questa la motivazione con cui il Consiglio di Stato il 12 maggio scorso ha annullato la sentenza del Tar del Lazio del 2004 che impedì a Piazzetta Cuccia di contestare sia il controllo congiunto di Mediobanca e Premafin su Fonsai, sia il controllo della stessa Mediobanca su Generali.

«I rapporti di fatto esistenti tra Mediobanca e Generali – scrivono i giudici – per come ricostruiti dall’autorità, erano sicuramente tali da attribuire all’operazione di concentrazione una rilevanza comunitaria e da radicare, quindi, la competenza della commissione». Da qui l’annullamento della sentenza del Tar che aveva dichiarato «inammissibile» il ricorso di Mediobanca.

http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-7931.htm

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