Addio a Merce Cunningham, l’uomo che reinventò la danza

imagesIl mondo della danza piange la scomparsa di Merce Cunningham, uno dei più influenti coreografi del Ventesimo secolo. “Rivoluzionò le arti visive e di rappresentazione, senza alcun intento iconoclasta, ma per la bellezza e lo stupore che scaturisce dall’esplorare nuove possibilità”, si legge nel comunicato con cui è stata annunciata la sua morte firmato dalle sue due scuole, Cunningham Dance Foundation e Merce Cunningham Dance Company. Morte avvenuta la notte scorsa nella sua abitazione, per cause naturali.

Allievo prodigio di Martha Graham, il leggendario coreografo statunitense aveva compiuto 90 anni lo scorso 16 aprile. Sebbene costretto da tempo su una sedie a rotelle, non ha mai smesso di lavorare pur avendo smesso di esibirsi quasi 30 anni fa, e ha festeggiato il compleanno portando in scena un nuovo lavoro a Brooklyn, dal titolo chiaramente autobiografico, “Nearly Ninety”.

“La notizia della sua scomparsa mi addolora profondamente” ha commentato Romeo Gigli, che ha realizzato i costumi per quell’ultimo spettacolo. “Ero rimasto colpito dalla sua lucidità. Era una delle menti più chiare e libere che abbia mai conosciuto” ha ricordato lo stilista che ha lavorato a fianco del coreografo per diversi mesi. “Sapeva cosa voleva, ma allo stesso tempo incontrava i creativi come me e li lasciava liberi di esprimersi al meglio. Lui era il collante che alla fine metteva la musica e le danze”.

Il mese scorso Cunningham, nel riassumere il suo punto di vista sulla danza, disse: “La mia idea è sempre stata quella di esplorare il movimento del corpo umano. Ho cercato di insegnare a studenti e ballerini la mia tecnica, ma in un modo che lasciasse spazio all’individualità”. A giugno era stato lui stesso ad annunciare un “Living Legacy plan”, un piano per supervisionare l’integrità del suo insegnamento e lasciare un progetto per il futuro della sua scuola anche dopo la sua morte.

Grazie al suo talento, Cunningham lascia “un segno indelebile sulla nostra creatività e sulla cultura collettiva” si legge nel comunicato diffuso dalle due fondazioni. Lavorando con il suo partner, il compositore John Cage, ideò un nuovo modo di “percepire e vivere il mondo”. “Merce è stato un Maverik artistico e il più delicato dei geni. Abbiamo perso un grande uomo e un grande artista, ma celebreremo la sua straordinaria vita, la sua arte, i ballerini e gli artisti con i quali ha lavorato”, ha detto Judith Fishman, presidente della Cunningham Dance Foundation. Fra i suoi lavori più celebri si ricordano Summerspace (1958), Winterbranch (1964), How to Pass, Kick, Fall and Run (1965), Un jour ou deux (per l’Opéra di Parigi, 1973), Locale (1980) Biped (1999).

Come la coreografa tedesca Pina Bausch (scomparsa lo scorso giugno), Cunningham era molto amato in Italia. Si può dire che con la sua compagnia, degna erede degli spettacoli di George Balanchine, non ha mai deluso passando da un successo all’altro, l’ultimo dei quali pochissimo tempo fa che lo aveva visto, tra l’altro, conversare amabilmente con la nostra stampa rivelando un immutato spirito vitale e una instancabile laboriosità nonostante l’avanzatissima età.
Cunningham è stato più volte in Italia, dove peraltro è stato insignito con il Leone d’Oro della Biennale Danza di Venezia, portando i suoi spettacoli a Roma e in altre città.

In Italia i primi a scoprirlo furono negli anni 60 Gerardo Guerrieri e Anne d’Arbeloff con il loro Teatro Club che non si facevano sfuggire niente che non fosse straordinario del panorama culturale internazionale. Cunningham arrivò con il suo inseparabile musicista John Cage, il nome più in linea con i suoi programmi d’avanguardia, e fu subito successo. Da allora, è tornato diverse volte sempre con nuove strabilianti scenografie, ospite del RomaEuropa Festival e di altre manifestazioni. Presentandosi ogni volta con nuove coreografie, segno di un’evoluzione di un lavoro artistico che non conosceva soste.

Cunningham ha rappresentato uno di quei casi in cui pubblico e critica sono andati all’unisono a braccetto. Era al top della danza americana che si riverberava un po’ ovunque. Dal suo studio di New York si muoveva volentieri verso l’Italia sapendo di trovare estimatori che si erano innamorati della sua danza moderna, stilizzata, ricca di spessori trasversali, continuamente lanciata verso l’inesplorato.

http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/spettacoli_e_cultura/merce-cunningham/merce-cunningham/merce-cunningham.html?ref=hpspr1

Tag:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: