Egitto

imagesIn Egitto prosegue il dibattito sulla successione al presidente Hosni Mubarak; ma il vero problema del paese è la transizione a un regime democratico – scrive l’analista egiziano Osama Al-Ghazali Harb

 

La situazione dell’Egitto è oggi “al suo meglio”. Secondo indicatori scientifici oggettivi, nazionali e internazionali, l’Egitto è ancora un Paese arretrato, superato da molti Paesi asiatici, africani e latino-americani che fino a poco tempo fa erano meno sviluppati. Nonostante molti sforzi da parte del governo, i risultati sono infatti ancora modesti.Ad esempio, il peggioramento del sistema educativo, specialmente negli ultimi due decenni, ha gravemente limitato una risorsa fondamentale per il progresso del Paese. A questo si aggiunge un divario sempre maggiore e senza precedenti tra ricchi e poveri. I milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà nei cimiteri e nei quartieri degradati rappresentano infatti una bomba a orologeria vivente.Questa situazione è sicuramente da imputare in primo luogo all’attuale regime politico autoritario e non democratico in carica da più di mezzo secolo, che è riuscito a indebolire tutte le istituzioni politiche. Il regime ha di fatto allontanato la maggior parte degli egiziani dalla vita politica, creando una condizione di passività e indifferenza rara nel mondo contemporaneo, perfino nei Paesi meno sviluppati.

Sono convinto del fatto che l’unico modo per migliorare realmente la situazione attuale dell’Egitto sia quello di cambiare il sistema politico e trasformare l’attuale regime autoritario, non-democratico e inefficiente, in un regime effettivamente democratico, trasparente e giusto. Questo è l’obiettivo che dovrebbe accomunare i diversi partiti politici, le ONG e le forze vitali del Paese. Forse gli egiziani sono fortunati perché, per la prima volta da quando è nata la repubblica, la carica di vice presidente è vacante, e nessuno sa chi prenderà il posto del presidente. Questa circostanza fornisce le condizioni che potrebbero favorire il passaggio ad una fase transitoria che prepari la strada ad una vera democrazia, a lungo attesa.

In un contesto politico come questo, che va avanti da diversi anni, e soprattutto con il comitato politico del Partito Democratico Nazionale guidato da Gamal Mubarak, sono aumentate le voci su una possibile successione di Gamal al padre, il presidente Hosni Mubarak. La “trasmissione ereditaria del potere” è diventata una delle questioni più importanti dell’attuale situazione politica dell’Egitto. Invece di concentrarsi su come passare dall’attuale regime autoritario ad un sistema democratico, gli egiziani sono preoccupati di capire se Gamal Mubarak diventerà o meno il nuovo presidente – come, perché e quando.

In mezzo al decadimento di un sistema politico gravato da istituzioni deboli, l’influenza operativa e politica di Gamal Mubarak è cresciuta ben oltre la sua posizione ufficiale. Nonostante abbia attirato solo un numero limitato di ricchi, uomini d’affari, accademici e professionisti vicini alla sua generazione o più giovani, Gamal è divenuto un punto di riferimento per molti opportunisti, che popolano il disonesto ambiente politico del regime egiziano.

Queste persone hanno anche spontaneamente organizzato una campagna per promuovere la successione di Gamal Mubarak alla presidenza, basando i loro argomenti sulle seguenti affermazioni: innanzitutto Mubarak junior ha diritto, come ogni altro egiziano, a concorrere alla presidenza e non deve essere incolpato di essere il figlio del presidente. In secondo luogo, è capace, intelligente, educato e serio. Terzo, è cresciuto nella “casa del presidente” ed è quindi stato formato alla politica sin dai primi anni di vita. Quarto, è già “ricco”, quindi non cercherà di trarre benefici finanziari dalla sua posizione, come farebbe chiunque altro. Quinto, è un civile e la sua nomina metterebbe fine a mezzo secolo di governo militare del Paese; e sesto, è l’unico candidato che vale la pena considerare.

Tuttavia nessuna di queste motivazioni ha a che fare con i problemi attuali dell’Egitto o con gli obiettivi degli egiziani. L’Egitto non sta cercando un presidente o una persona in grado di prendere in mano la presidenza della repubblica. Questa è una formula ingenua e irrilevante; perfino umiliante per tutti gli egiziani. Senza alcun dubbio l’Egitto ha centinaia di migliaia di uomini qualificati, anche migliori di Mubarak, per guidare il Paese. Le sue qualifiche non sono superiori a quelle di centinaia di migliaia di giovani egiziani della sua età.

L’Egitto ha invece bisogno di un “nuovo ordine”, di un sistema realmente democratico, come la maggioranza di quelli del resto del mondo. Ha bisogno di un sistema in cui candidati qualificati possano partecipare ad una competizione elettorale ed il popolo possa scegliere il migliore attraverso elezioni libere ed imparziali.

Questo è il punto fondamentale della mia contestazione al sistema della trasmissione ereditaria del potere. Questo sistema è un crimine contro la popolazione egiziana, e coloro che lo sostengono devono essere ritenuti colpevoli. Questo tipo di successione al potere rafforza solamente lo status quo corrotto e autoritario del regime politico egiziano. Il primo passo in questa direzione è stato il vergognoso emendamento all’articolo 76 della Costituzione, pensato e formulato per dare al Partito Democratico Nazionale (NDP) l’accesso quasi esclusivo alla candidatura presidenziale.

Il sistema della “successione” può funzionare solo con i meccanismi dell’attuale sistema elettorale, in vigore sin dagli anni ’50, e attraverso il quale gli organi esecutivi e della sicurezza controllano il cosiddetto processo elettorale. Anche questo aspetto ha bisogno di un cambiamento radicale.

In questo contesto, il termine “cospirazione” sarebbe probabilmente più appropriato per descrivere il processo della successione. L’NDP, o meglio, i circoli al suo interno che appoggiano Gamal Mubarak per la candidatura alla presidenza, sono senza logica e si comportano come un partito segreto. Non ci vuole molto per capire che molte decisioni e azioni che riguardano il sistema elettorale, le circoscrizioni, le possibilità di uno scioglimento del parlamento, ecc., sono prese dietro le quinte per servire il complotto per la successione, non l’interesse pubblico.

La domanda è: il sistema della successione funzionerà? Io non credo proprio, per diverse ragioni.

Primo, il presidente Mubarak rimarrà in carica a vita. Questa è una delle lezioni che ci hanno insegnato per più di mezzo secolo i regimi successivi alla Rivoluzione del luglio 1952. I suoi predecessori, Nasser e Sadat, hanno tenuto il loro incarico fino alla loro morte. L’unico presidente che ha lasciato (o più precisamente che fu costretto a lasciare) la presidenza è stato il generale Mohamed Naguib, il cui caso probabilmente non si ripeterà.

Inoltre, il prudente e astuto carattere di Mubarak gli permetterà di restare in carica “fino a che il suo cuore continuerà a battere”, come lui stesso ha confermato in un discorso alla nazione.

Secondo, mettendo da parte tutti gli altri aspetti e facendo semplicemente un confronto tra la popolarità del presidente Mubarak e quella di suo figlio Gamal, ci si accorge che non c’è paragone tra i due. Il presidente Mubarak, veniva da una classe media rurale, con una vita semplice e faticosa alle spalle e un’esperienza nelle forze armate; questo lo ha reso vicino al cuore degli egiziani, in un modo che al figlio è precluso.

Non c’è dubbio sul fatto che l’aspetto della popolarità non può essere tralasciato, neanche in un regime autoritario e non democratico come l’Egitto.

Terzo, in Egitto la base della forza e della legittimità politica dal 1952 fino ad oggi è stata rappresentata dalle forze armate nazionali. I quattro leader dell’Egitto dell’era repubblicana (Naguib, Nasser, Sadat e Mubarak) sono stati tutti ufficiali militari. Questa situazione ad oggi non è cambiata, per le pratiche stesse del regime della Rivoluzione di Luglio, che è fallita, o forse deliberatamente non ha voluto formare attori politici civili. Per questo motivo, potrà esserci un presidente che non proviene dalle forze armate solo dopo un periodo di transizione che permetta di ricostruire le istituzioni politiche ed i partiti politici. In questo contesto è difficile immaginare che i militari possano dare legittimità e promettere fedeltà ad un civile. La caratteristica principale di Gamal è quella di essere il figlio del presidente.

Quarto, il potere di Gamal Mubarak si basa sull’appoggio di alcuni settori dell’NDP, uomini d’affari ed alcuni rappresentanti di organi di governo e della sicurezza, legati a lui dal fatto che è “il figlio del Presidente”. Non appena questa situazione verrà meno, scomparirà immediatamente anche la sua influenza. Se alcuni aspetti di essa persisteranno, sarà solo per motivi meramente opportunistici che non possono resistere ad alcuna sfida reale.

Queste sono alcune delle ragioni per cui credo che il sistema della successione ereditaria al potere fallirà. Quello che ora è importante per gli egiziani, e per l’elite politica, è costruire un sistema veramente democratico sulle rovine di un regime corroso e consumato.

Osama Al-Ghazali Harb è un analista politico egiziano; è direttore della rivista di politica internazionale Al Siyassa Al Dawliya, pubblicata dalla Fondazione Al-Ahram

http://www.medarabnews.com/2009/07/28/trasmissione-potere-egitto/

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