L’intervista: Il regista di Sarajevo pronto a girare un film sul guerrigliero messicano

imagesKusturica: il mio Pancho Villa sarà un eroe con il volto di Depp

 

VENTOTENE (Latina) — Emir Kusturica posa per un momento la chitarra, lascia la sua No Smoking Orchestra che riprenderà a settembre (concerti il 5 a Frascati e il 6 a Ancona) e torna alla sua prima pelle, quella del regista. Ma la musica, seppure di stampo classico, rientra subito dalla finestra: «Farò un film sul vostro Verdi, uscirà nel 2012, a ridosso dell’anniversario verdiano che cadrà nel 2013. Ma prima, il prossimo anno, ne girerò uno su Pancho Villa». In fondo i due sono accomunati dall’essere stati due patrioti. Ride: «Pancho Villa è stato l’eroe della mia vita, mentre il mio primo contatto con Verdi fu a Sarajevo alle elementari, la maestra cercava di farci ascoltare le sue arie, io non mi comportavo bene e fui cacciato dall’aula».

Kusturica è ospite al Festival Cinema e…Blu di Ventotene curata da Mario Sesti e Loredana Commorana. Nell’isola pontina in questi giorni, oltre all’omaggio a Nino Manfredi, si discute del rapporto fra cinema e musica negli incontri con Franco Battiato, Lucio Dalla, Neri Marcoré e appunto Kusturica. È arrivato sull’isola portato dalla santa pazienza della Solares Fondazione delle Arti di cui lui è presidente onorario, con i suoi umori ballerini e la sua vulcanica indolenza, d’altra parte il suo talento multiforme e visionario si connota nel mischiare le carte, gatti neri e gatti bianchi, come un prestidigitatore folle, o come l’acrobata di un circo balcanico. Il film sull’eroe popolare che ha colpito la fantasia popolare dovrebbe placare la sua sete di giustizia e libertà. Ha pensato a chi sarà il suo Pancho Villa? «L’ho già preso, è Johnny Depp, mentre la protagonista femminile sarà Salma Hayek». Una messicana doc… «Però il film lo gireremo per gli interni in Serbia e per gli esterni in Spagna, tra Granada e Murcia, la località dove Sergio Leone ambientò tante sue scene».

Ecco, pensavamo proprio a Leone per lo stile del suo film. «Allora andiamo d’accordo, perché Leone usò il kitsch e lo trasformò in arte esattamente come faccio io. Senza contare che nei suoi western all’italiana al posto degli indiani c’erano i messicani. Una seconda fonte d’ispirazione sono i quadri così potenti e rivoluzionari, sull’alta società, del pittore messicano Rivera». Ci saranno tutte le battaglie, gli assalti alle truppe regolari e ai fiancheggiatori americani, i contadini e i despoti, le rapine? «Alt, Pancho Villa con le rapine, dal 1910 al ’20, finanziò la rivoluzione. E poi saltò il fosso e divenne governatore». Chi potrebbe essere nel mondo contemporaneo Pancho Villa? «Nessuno, il potere integra e corrompe. Forse ha qualche ingrediente Chavez. Il suo sguardo libero mi ricorda Tito della mia Jugoslavia. È vero, era comunista. Ma non era stalinista. E rappresentava una sorta di terza via, esattamente come successe a Pancho Villa in Messico».

L’Italia ha sempre voluto bene a Kusturica, Gianni Amelio a novembre alla sua prima edizione del Festival del cinema (dopo il biennio di Nanni Moretti) gli darà il premio alla carriera. Lui ci «ricambierà» col film su Verdi. «L’ho scritto con Lorenzo Miglioli e non mi chieda chi sarà il protagonista perché non lo so. Il titolo c’è, Verdiana. Che è il nome di una città immaginifica». Racconta il film e qui siamo nel pieno del Kusturica style: «Dovremmo girarlo alla Fenice di Venezia, dove ci sono tanti personaggi delle sue opere che convivono nella stessa sera. Al teatro è in programma l’Aida ma irrompono in sala dei terroristi. La storia è quella di uno spettacolo che per una serie di vicissitudini non riesce a andare in scena». Terroristi di quale regione del mondo? Lorenzo Miglioli, scrittore, produttore di cinema e qui coautore del testo: «Sono archetipi come i personaggi verdiani, che manterranno i nomi delle opere e costruiscono un universo che sta in piedi da solo: c’è chi rappresenta il potere chi la schiavitù, l’odio sociale, l’irresponsabilità fanciullesca… Tornando ai terroristi, non sono attualizzati, approfittano del fatto che in sala quella sera ci sono tutte le tv del mondo per prendere in ostaggio i politici e costringerli a una confessione pubblica sull’identità, la globalizzazione…». Tira aria di melodramma? «È molto melodrammatico l’impianto, in una narrazione iper-realista con delle premesse filosofiche; siamo in un mondo ideale, Verdiana rappresenta una sorta di Atlantide della cultura umana». La colonna sonora assemblerà Verdi, il cross over di Kusturica che dalle radici slave in realtà si ciba di tutto, e alcune star internazionali del rock. Kusturica, le sue canzoni hanno una qualche influenza verdiana? «Può sembrare strano ma dico sì, la musica del nostro tempo, sia rock o folk, non esisterebbe senza i classici». Dimenticando il suo impeto, chiediamo: lei è verdiano o pucciniano? «Che domanda, sono verdiano dalla testa ai piedi».

Valerio Cappelli

http://www.corriere.it/spettacoli/09_luglio_28/Kusturica_pancho_villa_cappelli_914af786-7b40-11de-9006-00144f02aabc.shtml

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