Ronda su ronda

imagesSiccome fa caldo io immagino l’impossibile: una sinistra che pattugli il sud e le coste

 

Beh, forse ci siamo. O almeno, per fortuna, se ne comincia a parlare. Ronde civiche, ecologiche, culturali, anticrimine, volontariato urbano e di quartiere, per iniziativa spontanea, né di destra né di sinistra, o meglio di sinistra, di destra, di centro e anche, magari (magari!), senza particolari né particolarmente accese appartenenze politiche. Se la sinistra, sia parlamentare che ormai extraparlamentare (rifondazionisti, neocomunisti e verdi), comincia a capire queste cose è possibile che qualcosa cambi, nella società, nella politica, nella consapevolezza civile: consapevolezza che non esiste se non riesce a materializzarsi in iniziative visibili e nuove. Sarà necessaria quell’inventiva pratica che alla politica italiana è sempre mancata: un’inventiva che può essere ispirata solo dal bisogno di auto organizzazione e partecipazione attiva per il “bene comune”.

La società, tutte le nostre società, quelle complesse e sviluppate in decomposizione e quelle devastate dal sottosviluppo e dalle dittature, sono sempre più non-società, cioè società deperite, società desocializzate, tramortite dall’indebolimento di molti legami che nella vita associata minacciano di essere in via di sparizione. Sulle ronde la sinistra sente ancora il bisogno di essere ambigua, di ghignare, di sospettare, di pensare: ronde = destra, ronde = pericolo fascista. E’ uno dei tanti riflessi pavloviani di una cultura e mentalità di sinistra che da anni sta distruggendo le proprie potenzialità politiche per conservatorismo, paura, sentimentalismi, anchilosi intellettuale (anche se la stampa di sinistra, quanto a intellettuali e grilli parlanti, è sovraffollata).

Sulla Repubblica del 14 luglio c’era un articolo sensato e informato di Davide Carlucci e Piero Colaprico, intitolato “Il censimento delle ronde”. Era una “mappa delle ronde italiane”. Si parlava di Blue Berets (destra), di baschi rossi dei City Angels (sinistra), di Volontari verdi (leghisti). Si parlava di Ercole Toscani, il primo “rondista” e per di più rosso, un elettricista Pci-Pds di Modena che capì tutto e agì di conseguenza: “Cominciò ad andare in giro per le strade della città a rimuovere le scritte sui muri” e a segnalare alla polizia gli spacciatori. Ercole Toscani, dagli anni Novanta a oggi, a quanto pare non ha smesso: “Continua a tenere la città pulita da svastiche e falci e martello con la sua associazione Vivere Sicuri, promossa dall’allora Pds e con i volontari civici istituiti tre anni fa dal comune (di centrosinistra). E intanto è stato nominato cavaliere della Repubblica”.
Nello stesso articolo Davide Carlucci e Piero Colaprico parlavano di ronde civiche in molte regioni del nord e del centro Italia, un centinaio di gruppi organizzati, per lo più benemeriti: con qualche eccezione neonazi, la cui origine è più nelle tifoserie razzistiche degli stadi che in una tradizione di destra politica estrema, ridotta in briciole e folklore: o forse in stile “neonazisti dell’Illinois” presi in giro nel vecchio film di John Landis “The Blues Brothers”.
Si parla di iniziative utili, pacifiche, tutt’altro che politicamente scorrette e riprovevoli, ronde per la sicurezza ma anche per la difesa dell’ambiente, ronde che controllano la raccolta dei rifiuti e ammoniscono i motociclisti drogati di velocità, ronde diffuse anche in Toscana, Emilia, Umbria, Friuli-Venezia Giulia…

Eppure quell’articolo di Repubblica era illustrato con disegni allarmanti e foto minacciose che contraddicevano il contenuto del testo: cappucci e casacche nere, volti coperti, mani che impugnano manganelli, facce rabbiose che urlano, con chiara allusione a guerre fra bande di “rondisti” estremisti.
Ma il punto debole, il più dolente, è che nella mappa di queste ronde civiche il sud è assente. A Napoli, in Campania, a Palermo, in Puglia: nelle regioni della grande criminalità organizzata, della camorra, della ’ndrangheta e della mafia, lì niente ronde, niente cittadini in circolazione, niente testimoni scomodi e imprevisti. Tutti tappati in casa. Guai a passare per certe strade. Tutti sotto la legge non scritta dei boss del crimine. Lì sembra che risuoni solo la voce di Roberto Saviano, martirizzato dalla quasi totale solitudine che lo condanna a essere un idolo mediatico da esportazione, più amato e ammirato all’estero che nella regione in cui è nato e nel suo paese. Perché ha dovuto scoprirla proprio lui la camorra del napoletano e del casertano, con tanti professionisti dell’inchiesta e della ricerca sul campo, con tanti giornalisti e sociologi stipendiati e con fondi di ricerca?

Direi che nel sud per la sinistra c’è materia di impegno. I leader del Pd e gli ex neocomunisti ora extraparlamentari non se ne accorgono? Nel sud, quanto a ronde, non avrebbero concorrenti, né Lega né altre destre. Ecco un bel sogno di mezza estate: ronde al sud promosse dal Pd, dall’Italia dei valori, da Bertinotti, Diliberto e Pecoraro Scanio. Ronde nei quartieri camorristi e mafiosi, ronde antidroga a Napoli, a Caserta, a Palermo. Ronde ecologiche lungo le coste del Tirreno meridionale, ronde folte di persone di ogni età e sesso, immigrati e extracomunitari compresi. La rinascita del sud potrebbe cominciare da queste ronde che ancora non ci sono. Dalle ronde invisibili che la sinistra si dimentica di incoraggiare e di promuovere, dimenticando così di incoraggiare e promuovere se stessa (nel territorio! nel tessuto sociale! nella vita di tutti i giorni! vicino alla gente!).
Scusate. Fa caldo. Sto immaginando l’impossibile.

© 2009 – FOGLIO QUOTIDIANO

di Alfonso Berardinelli

http://www.ilfoglio.it/soloqui/3007

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