UNA PENISOLA THRILLING (ECCO PERCHé CI PIACE VIVERE IN ITALIA)

AN5TYJ1CAM8M72QCA5IG9NRCALMMB8NCAKJP8KECA88FTUTCANL9QW6CAL4U0LKCA1O9KGZCAQ2WQY3CA5LMDHJCA7VG3MNCAQTS97LCA3RHLDKCA0C2I1ICAPUINYACARA83V6CAPHXZ56CAV5NNWXNon esiste paese al mondo che abbia più misteri IN Quella zona oscura tra politica e criminalità: DAI DIARI DI MUSSOLINI AI NASTRI DELL’INTERROGATORIO BR DI MORO, DA PASOLINI AD ALI AGCA

 QUELLA ZONA OSCURA TRA POLITICA E CRIMINALITÀ
Filippo Ceccarelli per “la Repubblica

 

Ancora nessuno ha mai visto la lista degli informatori dell´Ovra. Né la lista degli “enucleandi”, cioè di queli da internare in caso di golpe. Né la lista cosiddetta “dei 500”, tanti erano gli eccellenti clienti rimborsati in extremis dal bancarottiere Sindona prima del crack. Né, forse, la “vera” lista della P2, ritenendosi incompleta quella trovata nel 1981. Così come è plausibile che da qualche parte ci sia un´altra lista di gladiatori, molto più nascosta di quella resa nota nel 1991.

Di “papelli”, insomma, ce n´è in giro a iosa. Si pensi alla valigia di Mussolini: forse la recuperò Churchill, forse no. Quanto ai diari, sempre di Mussolini: pure nell´ultima versione, la terza o quarta che sia, probabilmente sono falsi, anche se questa estate il senatore Dell´Utri organizza serate di letture come fossero veri.

 

Mancano poi all´appello le quattro valigie di pelle verde di Togliatti: forse stanno a Mosca, forse altrove. Così come sparite nel nulla risultano le borse di Moro; lo stesso i nastri registrati degli interrogatori nella “prigione del popolo”. Mentre la borsa di Calvi è stata esposta in tv, ma parzialmente svuotata. E l´archivio di Gelli: segnalato in Uruguay, ma eventualmente rientrato in patria.

Non esiste paese al mondo che abbia più misteri dell´Italia. Condizione accettata e a lungo addirittura sanzionata sul piano burocratico attraverso una struttura cui, con un certo candore, era stato dato il nome di “Ufficio Affari Riservati”. E tuttavia, più che riservate certezze, nei suoi fascicoli si sono accumulati dubbi, interrogativi, ipotesi, sospetti, enigmi, malevolenze, veleni, intrighi. Insomma, di nuovo: misteri.

 

E quindi, e ancora ritornando parecchio indietro nel tempo, per poi finire ingloriosamente ai nostri giorni: come è morta nel 1953 la povera Wilma Montesi? E perché nel 1964, durante una crisi di governo, Nenni sentì “rumore di sciabole”? E davvero nel 1973, i bulgari cercarono di fare la pelle a Berlinguer? E chi era l´”Antilope Cobbler” dello scandalo Lockheed? E come ha fatto i primi soldi Silvio Berlusconi? E com´è andata, veramente, la faccenda di Noemi?

«Di sicuro c´è solo che è morto» è la celebre formula usata a proposito del bandito Giuliano (1950). Ma altrettanto di sicuro la quantità di misteri ha determinato in Italia la più fiorente e pervicace misteriologia. Che per contagio si è naturalmente estesa al Vaticano, come dimostrano le indecifrabili trame che segnano l´attentato a Giovanni Paolo II, o il rapimento di Emanuela Orlandi, o la strage delle guardie svizzere.

 

Perché questo sarà pure il paese dei segreti di Pulcinella, ma il più delle volte è un Pulcinella cattivo e assai abile a occultare le sue malefatte. Vedi Feltrinelli, e vedi Pecorelli, e vedi pure il caffè di Pisciotta; e poi a distanza di quarant´anni il caffè, pure corretto al cianuro, di Sindona.

A conferma di una consolidata tradizione che affida al veneficio, o comunque a immaginari avvelenamenti, la fine di diversi personaggi a loro modo rappresentativi delle culture politiche del secolo scorso, da Papa Luciani a Pietro Secchia, probabile capo dell´apparato clandestino del Pci, fino al “Principe nero” Junio Valerio Borghese.

Ora, è anche possibile che tale sovrabbondanza di misteri dipenda dall´aver l´Italia ospitato nei penultimi cinquant´anni una guerra decisiva sul piano geopolitico, eppure non dichiarata, e quindi dalle drammatiche e inconfessabili conseguenze. Di norma il potere rifugge la trasparenza.

 

Ma l´impressione è anche che, per quanto giustificata a suo tempo da ragioni di ordine strategico, la quantità di arcani, di trame oscure, di inganni postumi e falsificazioni retrospettive sia oggi da considerarsi inevitabile dal punto di vista dell´immaginario: nel senso che alcuni eventi di passaggio – l´esecuzione di Mussolini, per dire, o l´assassinio di Aldo Moro, ma anche quello di Pier Paolo Pasolini – hanno finito per caricarsi di un alone di mistero proprio perché segnano per tutti e per ciascuno il confine tra un prima e un poi.

Resta comunque una ben misera consolazione, nel paese della strage di Portella delle Ginestre, del caso Mattei, del Piano Solo, del rapimento De Mauro, di Bologna e di Ustica; ma anche di tante altre vicende minori che riaffiorano di tanto in tanto, riaperture di tombe, curiosi incidenti stradali, sospetti suicidi, i giornalisti Toni e De Palo scomparsi in Libano, il tecnico di guerra elettronica Davide Cervia rapito davanti a casa, le trattative di don Raffaele Cutolo nel carcere di Ascoli, i traffici intorno alla banda della Magliana, con tanto di sepoltura di criminali-benefattori nella cripta della basilica di Sant´Apollinare, la decapitazione del criminologo Semerari o la morte per affogamento di tutti e due i fratelli Bisaglia.

 

Ancora oggi poliziotti, giornalisti e giallisti si premurano di “rivelare” qualcosa di nuovo sul mostro di Firenze, il Corvo di Palermo, Frate Mitra, Pino Pelosi, Alì Agca, il direttore d´orchestra Markevich e il falsario del Lago della Duchessa. Ancora oggi seguitano a uscire libri sull´ennesimo e finora ignoto servizio segreto (Stefania Limiti, L´anello della Repubblica, Chiarelettere) o ricostruzioni (Paolo Cucchiarelli, Il segreto di Piazza Fontana, Ponte alle Grazie) secondo cui alla Banca dell´Agricoltura scoppiarono in realtà due bombe di diverse origini e finalità.

Tutto torna e niente torna, come al solito. E in fondo alla più dissennata e incontrollabile tentazione compilativa senti il solito crampo della verità che si allontana: l´Italia che senza i suoi misteri, forse non sarebbe più nemmeno Italia.

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-8179.htm

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