Le farneticazioni radicali di Balkan Beat Box, un ponte rumoroso

imagesIl gallo canta. Questo è il segnale e il palco s’infiamma. I Balkan Beat Box sanno di macchina e carne quanto basta per aver scovato una nuova convincentissima formula in grado di raccogliere i principali fremiti sonori che dal mediterraneo frangono i propri battiti lungo il profilo montuoso dei Balcani, indefinibile cerniera tra estasi orientale e fisicità in salita e rimonta dall’africa settentrionale verso nord. La loro base operativa risiede in quel di Tel Aviv dove hanno vissuto le loro prime esperienze musicali e inseguito nel corso del tempo le diaspore sonore e ritmiche di un suono e di un sentire comune. Un antidoto privilegiato in grado di annullare le ragioni dell’odio misurabili sui confini del popolo arabo con quello ebraico. La musica e i suoi passi di danza. Il sogno di una nuova pax mediterranea.

Un nuovo Mediterraneo, Nu Med, il significativo titolo del loro secondo lavoro del 2007, coltivato dall’etichetta belga Crammed, successivo al promettentissimo esordio dell’omonimo Balkan Beat Box e immediatamente precedente al recente Nu-made (remixes & video) in cui il materiale prodotto è stato affidato all’opportuno trattamento di ulteriori manipolatori digitali.
Consumando i fiati spezzati delle poderose fanfare macedoni, recuperando i misteri asimmetrici delle voci bulgare e le radici popolari della musica mizhrai e del klezmer, i BBB affrontano un viaggio in grado di collegare le province del maghreb con quelle dell’est europeo. In questo senso, la chitarra elettrica di Uri Kinrot, insegue e ritrova negli intervalli di scale contigue, il sapore melodico e ritmico di lontane ventilazioni, scambi e passaggi. Una via senza seta ma carica di suoni e simbologie ritmiche. Andata e ritorno. Il passo verso l’hip hop e i cerimoniali di riluttanza ragamuffin’ è breve e viene annullato da Tomer Yosef, mc versatile e infaticabile che alterna le frenetiche ritmologie vocali (anche in ebraico) alle «parole» ritmiche delle sue percussioni. Tramite il programming e i battiti di Tamir Muskat – ex-anima pulsante dell’esperienza nuyorkese “gipsy punk” a firma Gogol Bordello condivisa con il sax di Ori Kaplan – in questi primi cinque anni di vita, i BBB hanno saputo raccogliere sia le radicalità d’oltreoceano che le esperienze underground di minoranza in chiave drum’n’bass del vincente manifesto Asian. Incluse quelle derive elettroniche più vicine geograficamente come quelle degli Ahlam (a suo tempo prodotti da Bill Laswell).
Valido sostegno ritmico il basso di Itamar Ziegler, perfettamente in fil d’equilibrio nel corso delle surriscaldatissime deviazioni del combo. La sintesi di queste esperienze, miscelate in un crogiolo dalle elevatissime temperature, dà vita ad una viatico sonico non solo convincente ma, specialmente dal vivo, del tutto irresistibile, vista e ascoltata l’incredibile energia che hanno avuto modo di dispensare sui palchi di buona parte del mondo. Non di meno, l’altra sera sul palco del festival Roma incontra il Mondo hanno confermato tutte le attese per una band intrisa di relativismo in cui gli effetti sonori delle proprie macchine e i campioni vocali (Vlada Tomova e Hassan Ben Jaffar, tra gli altri) e timbrici della tradizione hanno interagito con gli strumenti e le ambizioni fisiche e mentali. Uno spettacolo dal quale è stato praticamente impossibile tirarsi indietro. La performance dei BBB ha avuto un’interessante estensione nel dj set del londinese Kobayashi Doron che in pieno mood gipsy kicks ha portato avanti le farneticazioni ritmiche e danzanti. Una questione di affinità elettive.

Luca Perini

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090728/pagina/13/pezzo/256041/

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2 Risposte to “Le farneticazioni radicali di Balkan Beat Box, un ponte rumoroso”

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