TALEBAN

imagesIl mullah Omar detta le regole per menti e cuori

 

Porre dei limiti agli attacchi suicidi, evitare l’uccisione di civili innocenti e conquistare «i cuori e le menti» della popolazione civile, regolare la gestione di ostaggi e prigionieri . Firmato Mullah Omar. Un documento diffuso dai leader taleban regola la vita e le prossime attività dei miliziani. Un vademecum stilato in modo da permettere ai combattenti di raggiungere l’obiettivo della nascita dell’Emirato islamico dell’Afghanistan. Una guida in piena regola il cui contenuto è stato rivelato ieri dall’emittente televisiva Al-Jazeera.


Tredici capitoli e sessantasette articoli che svelano la struttura di una delle organizzazioni più segrete al mondo e spiegano cosa sia lecito o meno. Ad esempio è vietata la costituzione di nuove formazioni o «battaglioni», se non inquadrati nella struttura formale del movimento. Un modo per riportare sotto il controllo del Mullah Omar, capo spirituale dei taleban afghani, i vari gruppi attivi nel paese, i cui comandanti, fino ad oggi, avevano goduto di una certa autonomia. Centralizzare tutte le operazioni dei vari gruppi combattenti per poter meglio affrontare le forze della Nato. Ricalcando se possibile le strategie dell’Alleanza. «L’obiettivo non è colpire gli afghani, ma conquistare le loro menti e i loro cuori», si legge nel documento, un obbiettivo che ricalca le nuove linee di condotta stabilite dal generale Usa Stanley McChrystal per le forze multinazionali, che hanno limitato i bombardamenti. Bisogna perciò cercare l’unità, i combattenti devono perciò «evitare di discriminare gli afghani per motivi etnici o tribali».
Ma soprattutto si devono evitare le vittime innocenti. Gli attacchi suicidi dovranno essere mirati, «usati solo per bersagli importanti», perché «un figlio coraggioso dell’Islam non dovrebbe essere sacrificato per colpire obiettivi piccoli o insignificanti». Ai combattenti è affidato il compito di convincere gli impiegati del governo di Kabul a lasciare il proprio lavoro.
Chi accetta potrà considerarsi al sicuro, anzi se verrà attaccata « una persona che ha avuto la garanzia da parte nostra per la sua vita», il responsabile sarà processato.
Regole precise anche per tutelare i prigionieri: «Ogni volta che un funzionario, un soldato, un imprenditore o un lavoratore del governo viene catturato non deve essere ferito o danneggiato». Le trattative per il rilascio dei prigionieri sono affidate ai leader locali. I prigionieri potranno essere scambiati o rilasciati «dietro forti garanzie», ma è vietato «liberare i prigionieri in cambio di soldi». E se ad essere catturato sarà un «combattente infedele» ogni decisione è affidata all’imam, ovvero al Mullah Omar, l’unico a poter decidere se uccidere, rilasciare o scambiare l’ostaggio.
Lettera 22

http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090728/pagina/02/pezzo/255991/

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