Argentina ’76. Vietati Battisti, Baglioni e Nicola di Bari

imagesListe nere. La censura del regime colpì anche gli artisti. Tutti eversivi: dai folksinger Victor Jara e Joan Baez alla regina della disco music Donna Summer, compresi lo scandaloso Gainsbourg e i Pink Floyd. Gli Italiani? Disubbidienti e passionali, come la Carrà

Che Questo piccolo grande amore di Claudio Baglioni con la sua «maglietta fina, tanto stretta al punto che mi immaginavo tutto e quell’ aria da bambina, che non glielo detto mai, ma io ci andavo matto» avesse rappresentato per una generazione un tormentone strappalacrime lo sapevamo tutti, ma che potesse in qualche modo portare con sè un senso di libertà e trasgressione tanto da infastidire un regime dittatoriale è una scoperta che vale la pena raccontare. Dagli archivi argentini del Comitato Federale della Radiodiffusione emerge un documento di sette pagine dattiloscritte (disponible online su http://www.comfer.gov.ar), contenente i titoli di oltre 200 canzoni censurate all’epoca della dittatura militare, tra il 1976.

Per la prima volta il governo argentino autorizza una pubblicazione di questo tipo. «Nessuno si era mai occupato della questione in modo istituzionale – ha dichiaratoo Gabriel Mariotto del Comfe alla rivista Criticadigital, che titola il servizio La discoteca del terror – Per noi ha un’importante rilevanza culturale, politica e sociale» .

La lista è democratica, unisce indistintamente artisti diversi, persino innocui melodici, comunque non graditi, autori di «canzoni ritenute non adatte per i servizi della radio-diffusione» come riporta in calce il documento scritto dal comitato responsabile della censura, controllato dei militari del generale Videla saliti al potere nel 1976. In cima agli indesiderabili le icone dell’impegno pacifista e antimilitarista come Victor Jara, arrestato torturato e ucciso dal regime di Pinochet, con Te Recuerdo amanda: «Ti ricordo, Amanda, – nella strada bagnata, che correvi alla fabbrica – dove lavorava Manuel. Col tuo largo sorriso, – la pioggia nei capelli… Non t’importava niente – correvi incontro a lui a lui, a lui, a lui. Che partì per la guerra, – che non fece male a nessuno, che partì per la guerra – e in cinque minuti fu trucidato… – Suona la sirena, – di nuovo al lavoro. Molti non tornarono, – come Manuel». Doppia citazione per la folksinger newyorchese per eccellenza, Joan Baez, sodale di Bob Dylan. Bandita anche Yoko Ono, che non stava simpatica neanche ai militari, con Kiss kiss kiss, apparsa sull’ultimo album di John Lennon. C’è spazio anche per l’antimilitarismo di Camarada di Charles Aznavour.

Scorrendo l’elenco, numerosi gli argentini finiti nel mirino della censura come Luis Alberto Spinetta, Charly García, León Gieco e il monumento nazionale, il re del “nuevo tango”, Astor Piazzolla. Stesso destino per cantautori spagnoli come Joan Manuel Serrat, politicamente impegnato, ma anche artisti pacifici come Camilo Sesto o José Luis Perales. Dentro anche il brasiliano Roberto Carlos.
Poi è la volta dei big stranieri, come una volta venivano chiamati a Sanremo, quelli occidentali, scandalosi, dissoluti. Eric Clapton con l’esplicita Cocaine «se hai ricevuto brutte notizie, e vuoi cacciarle via, cocaina…quando il giorno é finito e vuoi correre, cocaina…lei non mente, lei non mente, cocaina…», i Doors con l’allucinata Light my fire, la psichedelia dei Pink Floyd, il kitsch energetico dei Queen: «Lega tua madre, chiudi tuo papà fuori, dammi tutto il tuo amore stanotte». E poi le hit sexy da classifica: Donna Summer, la regina della disco music viene nominata addirittura quattro volte. Non poteva mancare la scandalosa Je t’aime moi non plus di Serge Gainsbourg e un altro classico groove Do you think I’m sexy di Rod Stewart.

E Baglioni? È in ottima compagnia, nella lista nera tra gli italiani ci sono anche Lucio Battisti con E penso a te, La donna che amo di Gino Paoli, Nicola di Bari con Mia che nel 1977 incise in argentino un album intero spopolando, Toto Cutugno, Umberto Tozzi con Ti amo, Tanti auguri cantata da Raffaella Carrà ma anche Un’età di Baldan Bembo. Melodici ed eversivi? Il testo della canzone di Tozzi sembra confondere le tracce della sovversione: «oggi ritorno da lei, primo maggio, su coraggio !, io ti amo e chiedo perdono, ricordi chi sono, apri la porta a un guerriero di carta igienica e dammi il tuo vino leggero». Forse ad essere incriminata è stata la passione e la disubbidienza, insomma al cuore non si comanda, e non solo a quello: da Battisti che cantava «Io lavoro e penso a te, torno a casa e penso a te ,le telefono e intanto penso a te, come stai e penso a te dove andiamo e penso a te le sorrido abbasso gli occhi e penso a te» alla Carrà «convinta che non c’è odio, non c’è guerra quando a letto l’amore c’è, com’è bello far l’amore da Trieste in giù, com’è bello far l’amore io son pronta e tu?».

http://www.ilriformista.it/stories/Culture/78328/

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