Ieri censurati, bruciati e scomparsi Oggi sono classici: ecco i libri proibiti

imagesNon c’è nulla di più tagliente della parola, e nulla più pericoloso della parola scritta. Il libro, si sa, è l’arma più letale che esista. I libri, dai Vangeli alle Tesi di Lutero, dagli scritti di Voltaire al Libretto rosso di Mao, hanno fatto le più grandi rivoluzioni della storia, quelle religiose, quelle politiche, quelle economiche.Ma alcuni libri sono ancora più «pericolosi» di altri. Proprio a questi testi proibiti è dedicata la mostra dal titolo «Storie di libri censurati, nascosti e mai messi a tacere» che si apre a Cortona (Arezzo) il 22 agosto all’interno della più antica mostra di alto antiquariato, «Cortonantiquaria», in programma a Palazzo Vagnotti (fino al 6 settembre). In particolare saranno esposti 40 volumi pubblicati tra XVI e XX secolo appartenenti alla prestigiosa libreria Quaritch di Londra e alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano (in molti casi per la prima volta presentati al pubblico). Ci saranno esempi di autocensura, libri occultati per decenni da regimi e tirannie, opere elencate nell’«Index librorum prohibitorum» creato dalla Chiesa cattolica nel 1558 per opera del Sant’Uffizio, sotto Paolo IV, e anche documenti recenti, come quelli provenienti dal Fondo Perestrojka russo o dalla collezione di materiali di Piazza Tienanmen della stessa Fondazione Feltrinelli.

Tra i “pezzi” più pericolosi esposti a Cortona – e che hanno dovuto fare i conti con la censura per questioni religiose, politiche o sessuali – la prima biografia di Hobbes che bruciò alcune delle proprie carte per difendere il resto della sua opera; l’eretico alchimista Barnaud che elencò in un novello «Satyricon» l’esatto numero di prostitute, eunuchi, figli illegittimi e servi al seguito degli ecclesiastici di ogni diocesi della Francia del Cinquecento e venne perseguito per l’esattezza delle sue informazioni; e ancora un censore che scrive nel Seicento un’apologia dell’attività repressiva; Machiavelli e i suoi eredi; le meravigliose anatomie rinascimentali, frutto proibito della pratica “immonda” della dissezione; un “empio” Corano inglese del Seicento, e poi opere di Bacone, Hume, Voltaire e i “philosophes” negatori di miracoli e autorità; adattamenti attenuati dell’Ars amatoria di Ovidio; Ludovico Muratori che supera la censura ecclesiastica ma viene fermato da quella civile; la secolare semiclandestinità del «Manifesto del Partito Comunista» di Marx ed Engels. Strutturata per temi, la mostra tocca episodi di censura ecclesiastica o governativa della prima età moderna, suggerendo il nesso tra produzione erotica e sedizione politica e tracciando lo sforzo di emancipazione della scienza e del pensiero dal dogma. E dimostra come una lettura antologica dell’«Indice dei libri proibiti» diventi quasi l’indice di un qualunque moderno manuale del pensiero occidentale, con gli stessi protagonisti: Galileo, Campanella, Copernico o Darwin solo per citare alcuni esempi, ma anche Dante, Boccaccio, Balzac, Defoe, Flaubert, Stendhal…

Tra le chicche che si possono “gustare” a Cortona, anche il manoscritto originale de «Il dottor Zivago» di Boris Pasternak, rifiutato a metà degli anni Cinquanta da molti editori in Russia perché a quei tempi il regime comunista non poteva permettere la pubblicazione di un libro che, fortemente autobiografico, raccontava i lati più oscuri della Rivoluzione d’ottobre. Una storia davvero avventurosa quella romanzo di Pasternak: Giangiacomo Feltrinelli ne aveva sentito parlare e con la mediazione di Sergio D’Angelo ottenne dallo scrittore russo il manoscritto, del quale il Kgb, come è stato recentemente scoperto, seguiva attentamente le tracce. Nell’agosto del 1956 Mosca censurò il romanzo con l’intenzione di impedirne l’uscita anche all’estero. Ma Feltrinelli non si lasciò intimorire e lo pubblicò, nel 1957, in italiano in prima edizione assoluta. Da lì, numerose traduzioni in tutto il mondo, il “rocambolesco” Nobel a Pasternak nel 1958 (per il quale la Cia approntò in tutta fretta una falsa edizione in russo, in mancanza della quale l’Accademia di Svezia non avrebbe potuto assegnare il premio), le minacce al suo autore, costretto a rifiutare il premio per paura di essere espulso dall’Urss… Solo col governo Gorbaciov «Il dottor Zivago» fu riabilitato e venne finalmente pubblicato in Russia.

 

Roghi, censure, furti, distruzioni, occultamenti. Sono moltissimi nella storia della letteratura e del pensiero i libri che, per un motivo o per l’altro, uomini di Paesi e epoche differenti hanno cercato, spesso riuscendoci, di far scomparire (un excursus approfondito sulla materia, affascinate e documentato, lo offrono i due volumi pubblicati lo scorso anno da Simone Berni per Biblohaus: «I nazi-fascisti e le scienze del terrore. A caccia di libri proibiti, vol. 1» e «Dischi volanti e mondi perduti. A caccia di libri proibiti, vol. 2»).

E, solo per fare un altro esempio, andando a curiosare sulla lista dei «Banned books» del famoso sito Bookrags.com, si scopre che anche testi molto più recenti hanno rischiato una brutta fine: «Il giovane Holden» di J. D. Salinger alla sua uscita fu bandito per «poco rispetto della religione, riferimenti sessuali e attacco alla morale», mentre «La fabbrica di cioccolato» di Roald Dahl fu rimosso dalla Colorado public library per la sua «filosofia di vita molto povera», e il capolavoro «Il signore delle mosche» di William Golding a suo tempo venne censurato perché descrive «l’omicidio di un minorenne»…
Del resto, anche una favola come «Il mago di Oz» alla sua uscita fu incriminata per «elementi fantastici e nichilismo», e dietro Peter Pan qualcuno ha addirittura scorso elementi di promozione occulta dell’omosessualità, dell’uso di droghe e incitamento alla miscredenza.
E per stare ai nostri giorni, una gloriosa istituzione come l’università di Yale – la notizia è di oggi – ha optato per l’autocensura in merito alle celebri caricature del profeta Maometto pubblicate anni fa da un giornale danese e che ancora continuano a fare scandalo: la casa editrice del famoso ateneo americano si appresta infatti a pubblicare un saggio sui «Cartoon che hanno scosso il mondo», senza le immagini che nel 2005 provocarono sommosse con oltre 200 morti in Medio Oriente e in Asia. La decisione, che la casa editrice ha preso dopo aver consultato esperti di antiterrorismo, ambasciatori di Paesi musulmani, funzionari Onu e studiosi dell’Islam, ha provocato naturalmente una levata di scudi. Reza Aslan, un esperto di religioni, ha criticato Yale per essersi autocensurata e aver violato la libertà accademica, mentre il «New York Post», giornale del gruppo di Rupert Murdoch, ha tuonato in un editoriale «Codardi, vergogna». Visto, (non) si stampi.

Luigi Mascheroni

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=374905&START=0&2col=

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