Il caso Némirovsky. Adesso tutti la vogliono

imagesDopo una distrazione di mezzo secolo, oggi Irène Némirovsky è giustamente molto contesa dagli editori. La Giuntina ripubblica così Un bambino prodigio, rivendicando la propria perspicacia: una prima volta lo aveva proposto nel 1995, ben prima della clamorosa riscoperta dell’autrice avvenuta nel 2005 con la pubblicazione della Suite francese, straordinario romanzo inedito che all’uscita in Francia è diventato immediatamente un caso editoriale, accaparrato per l’Italia da Adelphi.
Nata a Kiev nel 1903, figlia di un ricco banchiere ebreo, ed emigrata con la famiglia al momento della Rivoluzione d’Ottobre, l’allora Irma Irina era diventata francese e scrittrice contemporaneamente, esordendo a Parigi nel 1929 con un romanzo, David Golder, che l’aveva resa famosa in un batter d’occhio.


La Francia avrebbe mal ricambiato l’amore di Irène, che – forgiando una scrittura straordinaria spesso paragonata a quelle di Cechov e di Zola – alla patria adottiva dedicò pagine indimenticabili: il 13 luglio 1942 infatti la Némirovsky, madre di due bambine (Denise di 13 e Elisabeth di 5 anni), già molto nota nonostante l’ancora giovane età, venne arrestata dalla polizia di Vichy e poi spedita a Auschwitz dove sarebbe morta di tifo due mesi dopo. Il marito, Michel Epstein, la seguì di lì a poco e le due sorelline rimasero orfane. Della madre, oltre al ricordo, avevano ormai solo una valigia nera che custodirono gelosamente negli anni, riuscendo ad aprirla solo una volta diventate adulte. La valigia conteneva tante pagine redatte con grafia minuta e fitta, da decifrare. E conteneva il manoscritto della Suite francese, che avrebbe dovuto comportare cinque parti, due sole delle quali erano state compiute al momento dell’arresto.
Dopo l’exploit dell’inedito, Adelphi sta proponendo al pubblico italiano tutta l’opera di Irène Némirovsky. A giorni pubblicherà anche l’importante biografia di Olivier Philipponnat e Patrick Lienhardt che presenta documenti solo ora estratti dalla famosa valigia. Indiscutibilmente, è l’editore italiano della Némirovsky. Ciò nonostante, la grandezza e il successo dei suoi libri sono tali che chi può si butta. Per i tipi di «Via del Vento» è da poco uscito il raccontino (inedito per l’Italia) Giorno d’estate, e la Giuntina torna alla carica con il suo Bambino prodigio, lucida storia di una metaforica parabola: quella di un precoce talento – fiore del ghetto – poi rovinato dalla stupidità borghese. Nel 1989 un altro editore, Feltrinelli, aveva anticipato tutti pubblicando Le mosche d’autunno (recentemente riproposto da Adelphi), splendido e dolente racconto. Ma forse i tempi, chissà, non erano maturi.

Gabriella Bosco per “La Stampa”

http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=30860

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