Intervista a Stefano Bollani

imagesValerio Venturi
Stefano Bollani è in vacanza. Succede raramente. E’ l’occasione giusta per fare due chiacchere insieme a lui, per fare il bilancio di un’estate passata a far concerti e per avere qualche contributo interessante sull’Italia e lo stato di salute culturale del nostro Paese.
Bollani, musicista geniale, ha gli argomenti per dire la sua. Considerato tra i migliori pianisti jazz del mondo, autore di libri e ironico corrispondente radiofonico, ha disponibilità pari al talento. Non se la tira e sa quel che dice; fatto raro. Non si è montato la testa – cespugliosa assai, come quella per nulla naif di un altro pianista italiano che se la tira parecchio; e non se la mena neanche quando gli ricordiamo che è stato nominato “Gran Visir dello Swing Italiano”: è successo il 7 agosto di quest’anno a Sanremo; si teneva il Primo raduno nazionale dello swing, organizzato dal fantomatico e goliardico Sultanato dello Swing – un “regno” che riunisce i jazz-kidz d’Italia – all’interno della rassegna della canzone sincopata chiamata Zazzarazzaz. Bollani, gran Visir, ha presenziato e suonato con brio.
«Trovo giusto e bello che sia nato questo Sultanato dello Swing nella città che ha il Festival della Canzone – lasciamo perdere quello che è diventato; basterebbe anche solo l’invenzione per far entrare Sanremo nella storia della musica. Il centro che ha il Festival e il Premio della canzone d’autore, il Tenco, dedica ora giusta attenzione ai brani jazzati: se all’Ariston si celebra la melodia e al Tenco gli autori, è bello che a Zazzarazzaz, nella città di Pippo Barzizza – l’arrangiatore milanese passò gli ultimi anni della sua vita a Sanremo, dove morì, ndr – si celebri il contatto tra jazz e canzone,

Quali sono i suoi primi atti politici da Gran Visir del Sultanato dello swing?
A dire il vero non è che prendiamo grandi decisioni; ci si lacia trascinare, come accade appunto nello swing.

Da dove nasce il suo amore, la sua “perversione” “per le canzoni della nonna, che – dice lei – pure la nonna troverebbe retrò?
Ho iniziato ad interessarmi a questi brani da bambino, a 8 anni, quando comprai un disco di Nilla Pizzi. Non era il regalo per una eventuale nonna; era tutto per me. Non ricordo perché lo comprai, ma quello fu di fatto il mio primo atto d’amore verso certe canzoni; poi ho approfondito, continuando a comprare dischi, cassette, a tempestare di domande i miei nonni e mio padre sugli artisti che mi piacevano… Sono diventato un bambino enciclopedico: alcune cose ora non le ricordo perché quello spazio è stato “preso” da altre informazioni; ma all’epoca sapevo tutto sulla musica dagli anni ’60 in giù.

E la musica dai ’60 in su?
Dagli anni ’60 in su, niente. Non c’era rifiuto, ma voglia di andare oltre la normalità. Ovviamente sentivo i Simply Red, gli Spandau Ballet, ed ero obbligato a conoscere le cose che ballavamo al mare – di Camerini, Baglioni, Anna Oxa… Piuttosto il punto è che volevo conoscere tutto il resto. Le canzoni che giravano in radio non le potevi “cercare”, ti venivano addosso.

Questa estate ha suonato con Chick Corea. Quale il resoconto?
Chick è fantastico, abbiamo fatto solo tre concerti insieme ma chissà. In futuro mi piacerebbe ripetere l’esperienza; è cosa da programmare, ma magari per l’estate prossima ci si riesce. E’ uno dei rari casi in cui ammiri un artista – io Chick l’ammiravo già da dopo Nilla Pizzi – e poi quando lo conosci scopri che l’immagine che ti sei fatto di lui corrisponde al vero. In Chick l’uomo corrisponde all’artista. A volte questo non accade e l’essere umano risulta inferiore a ciò che produce. Lui invece è bravo, ironico, intelligente… ce le ha tutte. Avevo poi l’impressione che quando suonavamo fosse attento e interessato; non suonava “con la mano sinistra”, come si dice, ma con tutte e due.

Ci sono altri artisti con i quali vorrebbe collaborare?
Da ragazzo desideravo suonare con Caetano Veloso. Poi l’ho fatto. Quindi ora non ho risposta: collaborerei con tutti!

Cosa pensa del taglio del Fus e più in generale dello stato dello spettacolo nel nostro Paese? Dell’Italia d’oggi?
Partiamo dallo spettacolo per parlare anche dell’Italia. Qualsiasi governo ha tagliato i fondi per lo spettacolo; non si tratta in questo caso di destra o sinistra, perché i politici pensano tutti erroneamente che la cultura sia il campo in cui i devastanti effetti causati dai tagli si notano meno. Posso capire ci siano cose più urgenti come la sanità o la riforma della giustizia, da seguire. Ma se ci sono così tanti ministri e ministeri è proprio perché il governo trova il tempo per occuparsi di tutto. Non capisco allora perché il Ministro della cultura attuale non si preoccupi dello stato di salute della cultura nel nostro Paese. A occhio, nessuno si preoccupa di ciò da anni; i politici pensano che nessuno si curi di certe cose. La verità è che ci accorgeremo delle lacune tra 30 anni: vedremo allora quale tipo di italiano medio verrà fuori! Eppure basterebbe poco: credo infatti anche che i soldi che ci sono vengano spesi male. Danimarca, Belgio, Olanda, per esempio, non investono tantissimi euro; però li spendono bene. Quindi da noi c’è qualcosa che non va nel modo in cui si spendono. Se fanno una tangentopoli dello spettacolo, chissà che viene fuori! Ma non si tratta solo di sprechi. Si potrebbero fare più cose, piuttosto che solo progetti magniloquenti. Comunque la musica dal vivo – parlo del jazz, almeno – prospera e funziona.

A parte il Fus?
Dal punto di vista culturale, stiamo raccogliendo i frutti delle politiche avviate già 30 anni fa. E’ dura tenere vive certe tradizioni, e la Rai, per esempio, non ci concede neanche più alle 3 di notte gli spettacoli di qualità: prima c’era Umbria jazz, si vedeva il teatro… Ora passa qualcosa di carino d’estate e basta: repliche – sono quasi sempre solo cose di Gilberto Govi e De Filippo. Mi sembra incredibile: visto che ci sono Sky e internet, i dirigenti si giustificano: «Volete Strehler o Beethoven?», dicono. «…Allora cercateveli voi!». Ma questo non si chiama educare! Con lo stesso principio che hanno ora alla Rai, si potrebbe fare una scuola con il professore che dice: «Perché studiare l’alfabeto o Dante? Se avete voglia, informatevi da voi».
Il problema non è la qualità dell’italiano medio, ma la volontà di chi è nelle stanze dei bottoni. L’italiano contemporaneo, senza dubbio, è sempre meno sensibile a certi stimoli. Ma è certo che la nostra dirigenza – che pure ci esprime – forse è peggio di noi; per qualche anno ancora possiamo dire che ci meriteremmo di meglio. Tra poco non sarà più così. Rispetto alla tv: dire che lo spettatore medio sia indifferente alla qualità credo sia una bugia; se si guarda L’isola dei famosi è solo perchè in tv c’è solo quello! E poi: lo share è fatto sulla gente che guarda la tv. Ma chi guarda la tv? I disperati! Gli altri vanno a teatro, ai concerti, però non fanno numero. Quando faranno un po’ di tutto, nel piccolo schermo, voglio proprio vedere come se la caveranno con L’isola dei famosi ! Di sicuro io vedrei musica e teatro, se ci fossero.

Veniamo al suo lavoro. A cosa sta lavorando?
Esce ora un mio nuovo disco con Morten e i miei amici danesi che si intitola Stone in the water . Poi a Natale ritorno su Radio 3. Niente, in campo letterario.

Lei fa musica, radio, libri, imitazioni. Dove trova l’energia e il tempo per fare tutto?
Dormo poco e quando non dormo ho sempre voglia di far qualcosa. Vado in vacanza, ma non ho mai voglia di riposare dalla creatività. Non ne ho bisogno. Ogni tanto me lo impongo, come accade adesso: questo è per me un periodo senza concerti. Ma è raro che succeda; lo faccio solo perché ho letto che serve alla testa e al fisico.

http://www.liberazione.it/

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